{"id":1059,"date":"2014-05-29T21:56:09","date_gmt":"2014-05-29T19:56:09","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1059"},"modified":"2015-08-17T16:06:47","modified_gmt":"2015-08-17T14:06:47","slug":"supermarket-scuola-griglie-orarie-e-lobby-scolastiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/supermarket-scuola-griglie-orarie-e-lobby-scolastiche\/","title":{"rendered":"Supermarket \u00abScuola\u00bb: griglie orarie e lobby scolastiche"},"content":{"rendered":"<p>Il 27 maggio \u00e8 stato presentato a Locarno il rapporto della SUPSI relativo alla valutazione della sperimentazione dell\u2019insegnamento di \u00abStoria delle religioni\u00bb, che \u00e8 iniziata in sei sedi di scuola media del Cantone Ticino nel settembre del 2010. Per il ministro dell\u2019educazione e della scuola Manuele Bertoli \u00e8 stata l\u2019occasione per tratteggiare a grandi linee la quadratura del cerchio necessaria per istituire nella scuola media il corso di \u00abStoria delle religioni\u00bb e la nuova disciplina \u00abEducazione alla cittadinanza\u00bb, esigenze espresse dal Parlamento il primo e da un\u2019iniziativa popolare la seconda.<\/p>\n<p>Non m\u2019interessa, per ora, entrare nel merito delle due nuove discipline pretese dal \u201cpopolo sovrano\u201d, in attesa di leggere il rapporto della SUPSI. Segnalo di transenna che nella mia rubrica sul Corriere del Ticino ho gi\u00e0 parlato in tre occasioni di insegnamento della religione: il 24 dicembre 2003 (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=410\" target=\"_blank\">Scuola, cultura religiosa e indifferenza<\/a>), l\u20198 maggio 2007 (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=514\" target=\"_blank\">La nuova ora di religione sconfigger\u00e0 la barbarie?<\/a>) e il 24 ottobre 2012 (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=741\" target=\"_blank\">Religione a scuola: una sperimentazione inutile?<\/a>).<\/p>\n<p>Durante l\u2019incontro di Locarno Bertoli, secondo quanto ha riferito il <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/CdT-28-05-2014-Sperimentazione-religione-e-altro.pdf\" target=\"_blank\">Corriere del Ticino<\/a>, ha detto a chiare lettere che in nessun caso si deve aumentare la griglia di 33 ore settimanali in vigore nella scuola media: <i>\u00abQuesto \u00e8 il carico massimo che i ragazzi possono sopportare, anzi, idealmente andrebbe ridotto\u00bb.<\/i> Concordo, soprattutto sull\u2019accenno alla riduzione, anche se avrei preferito l\u2019uso del modo indicativo al posto del condizionale. Ergo: <b>va<\/b> ridotto.<\/p>\n<p>Teoricamente i nostri ragazzi sono a scuola per trentatre ore settimanali, dunque, pi\u00f9 o meno, per circa 1&#8217;200 ore all\u2019anno. Bisogna poi aggiungere i famigerati compiti a casa, vacanze comprese, che sono difficili da quantificare e, sempre teoricamente, sono inversamente proporzionali alle attitudini di ognuno e ai suoi ritmi di apprendimento. Si pu\u00f2 ipotizzare che per alcuni le ore di lavoro potranno avvicinarsi a cinquanta, mentre per altri non giungeranno nemmeno alle canoniche trentatre: i \u201cbigioni\u201d son sempre esistiti.<\/p>\n<p>Sull\u2019altra faccia della medaglia, vale a dire dal punto di vista della scuola, possiamo dare altre letture, assai variegate. Ne segnalo una, ben descritta da Don Milani in anni ormai lontani:<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abAttualmente lavorate 210 giorni di cui 30 sciupati negli esami e un\u2019altra trentina nei compiti in classe. Restano 150 giorni di scuola. Met\u00e0 dell\u2019ora la sciupate a interrogare e fa 75 giorni di scuola contro 135 di processo. Anche senza toccare il vostro contratto di lavoro potreste moltiplicare per tre le ore di scuola.\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>D\u2019accordo, oggi la maniera di essere a scuola \u00e8 forse un po\u2019 diversa, ma non poi cos\u00ec tanto. A colpi di test e di blitz e di verifiche, quasi sempre spacciati per strumenti scientifici e pertinenti (ohib\u00f2!), si perde un sacco di tempo che potrebbe essere dedicato all\u2019insegnamento, all\u2019approfondimento e al recupero. Senza naturalmente contare i giorni durante i quali non si insegna n\u00e9 si valuta \u2013 e, altrettanto naturalmente, senza scordare la grande ricreazione di fine anno (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=390\" target=\"_blank\">v. il mio scritto del 4 giugno 2003<\/a>).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi almeno un secondo aspetto, tutt\u2019altro che di <i>niuna importanza.<\/i> La griglia oraria settimanale, sintetizzando un po\u2019, \u00e8 occupata pi\u00f9 o meno dalle medesime discipline che l\u2019avevano presidiata tanti decenni addietro: l\u2019italiano, la matematica, la storia e la civica, la geografia, le scienze naturali, e poi le seconde e terze lingue (queste in crescita), le educazioni visiva, manuale e tecnica, musicale, fisica e via etichettando. Poi, giustamente o no, il peso specifico di ogni materia cambia: il peso specifico dell\u2019italiano o della matematica \u00e8 ancor oggi ai vertici della classifica, con un\u2019accelerazione delle scienze naturali. In fondo troviamo la religione. Tra i due un\u2019ammucchiata di difficile interpretazione educativa: l\u2019educazione fisica ha pi\u00f9 ore, poniamo, della storia, che ha lo stesso numero di ore delle educazioni manuale e tecnica, musicale e visiva (almeno nei primi due anni).<\/p>\n<p>\u00c8 difficile capire quale logica educativa e pedagogica sia sottesa a un simile allestimento della griglia oraria: che \u00e8 troppo fitta e che serve a poco. A dirla tutta, non contribuisce neanche alla \u201cfamosa\u201d selezione delle future \u00e9lite e alla formazione dei cittadini di domani, perch\u00e9 \u00e8 sotto gli occhi di tutti che per almeno due terzi degli allievi i risultati scolastici dipendono strettamente dal contesto socio-culturale (ed economico!) di appartenenza, da un po\u2019 di fortuna nell\u2019incappare negli insegnanti pi\u00f9 bravi (o pi\u00f9 larghi di manica, e naturalmente non sempre le due variabili vanno insieme) e dalle tempeste ormonali, ovviamente in agguato proprio in quegli anni della scolarit\u00e0. Mi par di capire che la tradizione, le lobby disciplinari e certe mene corporative sanciscano il futuro dei nostri ragazzi, e conseguentemente dell\u2019intero Paese, al di l\u00e0 di ogni ragionamento pi\u00f9 razionale.<\/p>\n<p>Philippe Perrenoud, sociologo e professore onorario dell\u2019universit\u00e0 di Ginevra, ha pubblicato nel 2011 un libro dal titolo intrigante: \u00abQuando la scuola pretende di preparare alla vita\u00bb. \u00c8 una lettura interessante, che pone sul tavolo della discussione diversi temi di sicuro interesse: sempre che, naturalmente, la discussione non dia troppo fastidio e il dibattito si apra. Fino a non tanti anni fa, si dava per scontato che la scuola dell\u2019obbligo doveva insegnare a leggere, scrivere e far di conto, con l\u2019obiettivo finale, allo scadere dei quindici anni, di preparare alla vita e di trasmettere gli elementi fondamentali della cittadinanza. Altri tempi, certo. Con gli anni sulla scuola son piovuti sempre pi\u00f9 compiti, sia all\u2019interno stesso delle sue discipline tradizionali \u2013 la matematica, la storia, la geografia, le scienze naturali, \u2026 \u2013 sia inserendo qua e l\u00e0 nuove \u00abeducazioni\u00bb: ai media, alla salute, sessuale, interculturale, alimentare, \u2026 Come sempre, per\u00f2, tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 proverbialmente di mezzo il mare. Basta avere qualche figlio alla scuola media o scorrerne il \u00abPiano di formazione\u00bb per rendersi conto che tante nozioni che fluiscono durante i quattro anni, e che assai spesso concorrono alla riuscita scolastica, sono destinate a non sedimentarsi in nessun angolino del cervello e della mente. Ma Perrenoud va oltre, osservando come ben altre conoscenze sarebbero molto utili alla vita, mentre non sono contemplate dai programmi, se non, qualche volta, solo di striscio: si pensi alla psicologia e alla psicanalisi, alla sociologia, alle scienze politiche ed economiche, al diritto.<\/p>\n<p>Tra addetti ai lavori si parla da decenni della necessit\u00e0 di rendere pi\u00f9 essenziali i piani di formazione dei diversi settori, ognuno dei quali \u00e8 messo sotto pressione da quello successivo, un po\u2019 come il pesce grande che mangia il pesce piccolo: l\u2019universit\u00e0 preme sul liceo, che a sua volta sollecita la scuola media, che si lamenta dell\u2019impreparazione di chi giunge dalle elementari. Ma al di l\u00e0 del mero parlarne, \u00e8 difficile, se non impossibile, riuscire a modificare qualcosa in pi\u00f9 di alcuni dettagli, solitamente marginali. Lascio immaginare cosa succederebbe qualora si volessero ridurre le ore di una qualsiasi disciplina: la lobby annessa inizierebbe certamente a strillare, e gli strilli sarebbero tanto pi\u00f9 alti e robusti, quanto pi\u00f9 la presunta utilit\u00e0 della disciplina sarebbe blasonata. Gi\u00e0 sarebbe difficile ridurre l\u2019educazione musicale; ci si immagini quale coraggio ci vorrebbe per ritoccare la matematica. Si possono immaginare catastrofi epocali.<\/p>\n<p>Per tornare al ministro Bertoli e alle nuove imposizioni parlamentari o popolari che sono oggi sui tavoli del DECS, non resta che immaginare cosa potrebbe succedere se, nei prossimi mesi, giungessero nuove imposizioni popolari o parlamentari da ficcare in qualche modo in questa e\/o quella griglia oraria della scuola dell\u2019obbligo: non sono certo gli argomenti a mancare. Nel frattempo il vescovo, Mons. Lazzeri, e gli iniziativisti dell\u2019educazione alla cittadinanza hanno gi\u00e0 manifestato il loro netto disaccordo alle proposte dipartimentali.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da sperare, dunque, che qualcuno, magari il dipartimento di Manuele Bertoli, s\u2019ispiri alla rinomata poesia di Robert Desnos \u00ab<a title=\"Le p\u00e9lican\" href=\"http:\/\/www.poesie.net\/enfandes.htm\" target=\"_blank\">Le p\u00e9lican<\/a>\u00bb, che Bourdieu e Passeron avevano inserito come epigrafe al loro libro pi\u00f9 importante \u2013 <i>La reproduction. <\/i><i>\u00c9l\u00e9ments pour une th\u00e9orie du syst\u00e8me d&#8217;enseignement<\/i> (Minuit, Paris, 1970) \u2013 e avvii finalmente la frittata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 maggio \u00e8 stato presentato a Locarno il rapporto della SUPSI relativo alla valutazione della sperimentazione dell\u2019insegnamento di \u00abStoria delle religioni\u00bb, che \u00e8 iniziata in sei sedi di scuola media del Cantone Ticino nel settembre del 2010. 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