{"id":1073,"date":"2014-06-12T16:27:10","date_gmt":"2014-06-12T14:27:10","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1073"},"modified":"2015-08-16T22:56:59","modified_gmt":"2015-08-16T20:56:59","slug":"a-colloquio-col-direttore-del-dipartimento-formazione-e-apprendimento-della-supsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/a-colloquio-col-direttore-del-dipartimento-formazione-e-apprendimento-della-supsi\/","title":{"rendered":"A colloquio col direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI"},"content":{"rendered":"<p><em>La redazione de <\/em>La Rivista, Mensile illustrato del Locarnese e valli,<em> mi ha chiesto di intervistare il direttore del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI, da due anni alla guida dell\u2019istituto locarnese per la formazione dei maestri. Non \u00e8 stata una passeggiata, perch\u00e9 ho voluto evitare la via pi\u00f9 tradizionale e odierna: ti mando alcune domande via posta elettronica e tu mi rispondi con calma. L\u2019ho invece incontrato nel suo ufficio il 23 aprile scorso.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono consapevole di quel che diceva Leo Longanesi a proposito delle interviste: sono articoli rubati. Dunque il succo sta nelle risposte.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019intervista \u00e8 apparsa sul numero di giugno de La Rivista, nella rubrica \u00abMicrofono aperto\u00bb (La Rivista, Mensile illustrato del Locarnese e valli, N\u00b0 6 Giugno 2014, Anno XXI); il testo e le immagini, nella grafica originale, possono essere scaricate <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/LaRivista-giugno-2014-Intervista-Mainardi.pdf\" target=\"_blank\">qui<\/a>.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h3>Michele Mainardi, direttore del DFA, guarda e rovista nella \u00abcassetta degli attrezzi\u00bb dei maestri<\/h3>\n<p>Dal 2012 Michele Mainardi, soldunese DOC, classe 1957, \u00e8 il nuovo direttore del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI. Dottore in pedagogia specializzata, Mainardi ha alle spalle una lunga esperienza accademica quale docente universitario e ricercatore e una parallela militanza nella scuola pubblica ticinese, dove \u00e8 stato capogruppo del sostegno pedagogico delle scuole comunali, ispettore dell\u2019insegnamento speciale, formatore e vicedirettore alla Scuola Magistrale.<\/p>\n<p>Dal 2012 \u00e8 stato chiamato al timone della formazione dei docenti in un momento storico particolarmente delicato: l\u2019entrata in vigore dell\u2019accordo intercantonale sull\u2019armonizzazione della scuola obbligatoria (Concordato HarmoS), la penuria di insegnanti nella scuola elementare, l\u2019ennesima riforma della scuola media, il bullismo precoce, gli effetti delle nuove tecnologie sull\u2019educazione delle nuove generazioni, l\u2019educazione civica e altro ancora pongono naturalmente importanti problemi anche sul piano della formazione di base e continua degli insegnanti. L\u2019abbiamo incontrato nel suo ufficio nell\u2019ex convento di San Francesco, in dirittura d\u2019arrivo del suo secondo anno alla guida di questo fondamentale istituto.<\/p>\n<p><i>Una volta si diceva che il maestro era un missionario e che per insegnare ci voleva la vocazione. Lo psicologo svizzero Jean Piaget ha scritto che \u00abL\u2019insegnamento \u00e8 arte altrettanto quanto scienza\u00bb. Insegnare \u00abla scienza\u00bb ai futuri docenti \u00e8 certamente fattibile. Ma come si fa a insegnare l\u2019arte?<\/i><\/p>\n<p>In un\u2019epoca in cui gli scarti generazionali si amplificano considerevolmente col passare degli anni, direi che l\u2019insegnamento dell\u2019arte rimanda in primo luogo all\u2019impegno dello Stato, ancorato alla Costituzione e alle Leggi, teso a educare i pi\u00f9 giovani nella prospettiva di donne e uomini consapevoli, autonomi, democratici, membri attivi della comunit\u00e0 in cui vivono. Non parlerei pi\u00f9 di missione, ma certamente di scelta impegnativa nel diventare insegnante, in particolare per la scuola dell\u2019obbligo, e nel partecipare cos\u00ec in prima persona e direttamente a questo fondamentale obiettivo culturale, civico e istituzionale. In quest&#8217;ordine d&#8217;idee, quindi, si potrebbe intravedere una sorta di vocazione: si tratta comunque di una decisione importante.<\/p>\n<p>Quanto alla scienza, perseguiamo l\u2019obiettivo di formare ogni futuro insegnante \u2013 della scuola dell\u2019infanzia, della scuola elementare o della scuola media (e senza scordare il settore medio-superiore e le specializzazioni) \u2013 dal punto di vista pedagogico, vale a dire a livello di finalit\u00e0, di obiettivi generali e di scelte metodologiche, e da quello delle didattiche disciplinari, in altre parole delle migliori modalit\u00e0 per ottimizzare e rafforzare le diverse discipline e specificit\u00e0 che fanno parte del piano di studio e dell\u2019impegno della scuola.<\/p>\n<p>\u00c8 dall\u2019incontro tra la missione dello Stato e l\u2019azione responsabile di ogni insegnante e di ogni istituto scolastico che il progetto \u00abscuola\u00bb genera educazione.<\/p>\n<p><i>In quei medesimi tempi il maestro sedeva in cattedra, assieme al sindaco e al prete. Oggi sappiamo che quell\u2019autorit\u00e0 \u00e8 svanita: allievi e famiglie non esitano a reclamare, pretendere, minacciare, aggredire e disprezzare. Che fare?<\/i><\/p>\n<p>Comincerei col dire che in quegli anni l\u2019autorit\u00e0 \u2013 il sindaco, il prete, il poliziotto, il maestro\u2026 \u2013 era riconosciuta di pubblica utilit\u00e0. Un punto di riferimento per la societ\u00e0. Col passare degli anni e il procedere della storia, nel bene e nel male, la legittimit\u00e0 di argomenti, giudizi e decisioni dell\u2019autorit\u00e0 \u00e8 stata messa costantemente in discussione. Oggi pochi sono disposti a delegare ad altri la definizione di ci\u00f2 che \u00e8 lecito, giusto, buono, utile o superfluo. Va da s\u00e9 che la scuola e l\u2019educazione sono confrontate con queste dinamiche, peraltro molto attuali, civicamente fondate e che interessano molto da vicino le regole della convivenza e della partecipazione.<\/p>\n<p><i>La scuola di oggi \u00e8 ben pi\u00f9 comp\u00f2sita rispetto anche solo a quarant\u2019anni fa. La popolazione \u00e8 sempre pi\u00f9 multi-culturale, c\u2019\u00e8 uno scollamento tra gli obiettivi della scuola (o dell\u2019insegnante\u2026) e quelli delle famiglie, tante \u00abagenzie educative\u00bb esterne perseguono scopi diversi e non sempre edificanti. Quale \u00abcassetta degli attrezzi\u00bb deve avere il docente di oggi per affrontare siffatta complessit\u00e0?<\/i><\/p>\n<p>La sfida di sempre \u00e8 quella di mettere da subito le nuove generazioni nella condizione di partecipare alla cultura, alla conoscenza e alla vita della societ\u00e0, delle arti e delle scienze con la pi\u00f9 grande consapevolezza. Una sfida portata avanti entro condizioni dinamiche, eterogenee e singolari. Da un lato la crescente mobilit\u00e0 delle famiglia, al tempo stesso qualit\u00e0 e necessit\u00e0; dall\u2019altro la miriade di pressioni, sollecitazioni \u00abaggressive\u00bb, pubblicit\u00e0, modelli ed esempi che quotidianamente, dai pi\u00f9 disparati contesti e con strumenti sempre pi\u00f9 potenti e performanti, penetrano la sfera privata di ognuno, senza eccezione per i bambini e i ragazzi. La scuola \u00e8 testimone quotidiano della variet\u00e0 di storie individuali molto diverse fra loro e al tempo stesse molto simili per la loro attualit\u00e0. La diversit\u00e0 \u00e8 la norma e la scuola, a ragione, ha colto e considerato il fenomeno, ha saputo reagire con competenza ma, da sola, non pu\u00f2 certamente compensare l\u2019influenza di tutti i fattori di contesto che incidono direttamente e indirettamente sulla sua missione. I nuovi piani di studio delle scuole dell\u2019obbligo, a livello internazionale, federale e cantonale, sono sensibili a questi aspetti e sono ugualmente coscienti che la scuola \u00e8 un importante vettore della formazione, dell\u2019educazione e della crescita di ognuno, ma non \u00e8 l\u2019unico o necessariamente il pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p><i>Cio\u00e8?<\/i><\/p>\n<p>Provo a spiegarlo con un esempio d\u2019attualit\u00e0: l\u2019indebitamento e il piccolo credito. C\u2019\u00e8 chi accusa la pubblicit\u00e0 di essere troppo aggressiva e vorrebbe intervenire a questo livello per prevenire effetti indesiderati, e chi invece affronta la questione sul piano del giudizio individuale e rimanda il tutto nel campo dell\u2019educazione e della formazione. C\u2019\u00e8 da chiedersi quanto la partita possa essere giocata ad armi pari: di qua gli strumenti e l\u2019invadenza della pubblicit\u00e0; di l\u00e0 la possibilit\u00e0 di spazi dedicati a questo e a mille altri temi urgenti e prioritari di cui si vorrebbe che la scuola si assumesse il compito di intervenire.<\/p>\n<p><i>La scuola deve istruire e educare. \u00c8 possibile?<\/i><\/p>\n<p>Educare, parafrasando lo psicologo americano Jerome Bruner, significa accompagnare la crescita. Oggi \u00e8 vero che i \u00abcuccioli della comunit\u00e0\u00bb, figli, allievi e piccoli cittadini, sono sottoposti ad uno tsunami di stimoli che tende a determinare interessi, comportamenti, concezioni, opinioni e modelli spesso frammentati, difficilmente conciliabili fra loro. Elementi culturali, educativi e formativi che talvolta differiscono significativamente, per quantit\u00e0 e qualit\u00e0, dalle esperienze di crescita che chi si occupa d\u2019infanzia vorrebbe ne caratterizzassero la condizione e i diritti. La scuola \u00e8 direttamente confrontata in parallelo o in concorrenza, nel bene e nel male, con sollecitazioni che vengono tanto dai mass-media quanto da materiali cartacei e digitali, da internet e dalla moltiplicazione delle possibilit\u00e0 di avvicinamento diretto dei minori a queste fonti. I bambini e i giovani sono la nuova e affermata frontiera di un mercato mondiale palese o nascosto, con interessi e proposte di ogni tipo, con attenzioni educative e formative esplicite o totalmente assenti; con tratti di responsabilit\u00e0 e sensibilit\u00e0 etica molto diverse. Dal mio punto di vista questo \u00e8 un elemento molto critico e molto delicato della nostra epoca. Mai come oggi i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze, sono stati cos\u00ec esposti a esperienze non accompagnate. La rete di internet e il portale globale portano il mondo a casa di ognuno ma al tempo stesso porta ognuno a contatto del mondo della Piazza mondiale, spesso da solo e senza esperienze sul come destreggiarsi nelle situazioni e fra le persone, le vetrine, le vicende e le cose di internet. Nella realt\u00e0 della Piazza grande, pensando a Locarno, il bambino si accompagna, e solo pi\u00f9 tardi si passa la mano, prima con il \u00abnon ci vai da solo\u00bb e poi con il \u00abmi raccomando\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Nel mondo dei social network, cos\u00ec come di internet e di tutto quanto vi sta attorno, si fanno esperienze reali dentro un mondo in cui l\u2019infanzia accede per la prima volta nella storia dell\u2019umanit\u00e0 in modo molto individuale e con grande facilit\u00e0 e intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Siamo di fronte a un\u2019immersione totale, spesso compulsiva ed impulsiva in un\u2019esperienza di vicinanza potenziale a tutte le dimensioni della realt\u00e0, attraverso uno strumento che molti genitori conoscono meno del bambino o dell\u2019adolescente. In questo contesto \u00e8 assolutamente urgente continuare a riflettere sul patto educativo che una societ\u00e0 deve porre a tutela delle esperienze di ognuno e in particolare dei minorenni. Non per moralismo, ma per necessit\u00e0 nel predisporre e preservare esperienze educative e formative auspicate e, quindi, intenzionali, Come assicurare alle nuove generazioni talune esperienze positive, spesso vere e proprie conquiste, che appartengono alla nostra storia e a quella dei diritti del bambino e, pi\u00f9 in generale, della persona?<\/p>\n<p>La scuola, pur mantenendo intatte le sue finalit\u00e0, \u00e8 e deve continuare a poter essere un agente dinamico e sensibile, riconosciuto e sostenuto dalle altre istanze istituzionali, un luogo accogliente e qualificante, un investimento in sintonia con i tempi e le necessit\u00e0 di accompagnamento, crescita e sviluppo tanto del singolo quanto della societ\u00e0. Non possiamo guardare alla scuola e ai bisogni del singolo e della societ\u00e0 come se il mondo fosse immobile, ma al tempo stesso non possiamo guardare a lei come unico agente dell\u2019educazione e della formazione.<\/p>\n<p><i>Qual \u00e8 il suo bilancio di questi primi due anni quale direttore del DFA?<\/i><\/p>\n<p>Sono stati due anni certamente impegnativi sotto molti aspetti, perch\u00e9 il grado di complessit\u00e0 di questa scuola rispetto alla Scuola Magistrale \u00e8 decisamente cambiato, soprattutto per l\u2019ampio ventaglio di offerta che dobbiamo assicurare e per le forme di rapporto con il Cantone che il passaggio alla SUPSI ha comportato.<\/p>\n<p>Ho certamente (ri)trovato un corpo docente e amministrativo valido, che devo ringraziare per l\u2019accoglienza e per la disponibilit\u00e0, grazie alla quale \u00e8 stato da subito possibile collaborare e portare a buon frutto il grande impegno che assieme portiamo avanti. Ho trovato attenzione, competenza e passione non solo nei confronti del nostro mandato specifico, che \u00e8 quello di formare docenti, ma anche nella voglia di proporsi ed esporsi nel contribuire ulteriormente all\u2019ampia offerta di esperienze e di momenti culturali aperti, che la Citt\u00e0 e la regione gi\u00e0 offrono organizzando, da soli o in collaborazione con altri, eventi particolari dentro e fuori le mura dell\u2019ex convento di San Francesco.<\/p>\n<p>Ritengo ottimi gli sviluppi sul piano della ricerca in educazione e nella formazione, con aspetti da confermare e consolidare e altri da promuovere, considerando anche l\u2019evidente potenziale vantaggio in tal senso della collocazione in seno alla SUPSI.<\/p>\n<p>Concluderei sottolineando l\u2019impegno di tutti i colleghi e le colleghe e l\u2019ottima collaborazione con il DECS e, in particolare, con la Divisione della scuola nei lavori di coordinamento dell\u2019offerta formativa e della ridefinizione dei piani di studio in vista dell\u2019imminente entrata in vigore di HarmoS. Sar\u00e0 indispensabile poter agire da subito, sul piano della formazione dei docenti, nell\u2019ottica delle nuove scelte del Cantone. Siamo una scuola giovane, nella sua nuova concezione, e il lavoro da fare \u00e8 ancora tanto, con un occhio di riguardo puntato sulle esigenze immediate, ma senza scordare la necessit\u00e0 di consolidare una presenza qualificata e qualificante, come scuola universitaria professionale, nel contesto accademico locale e nazionale. Tuttavia le premesse e la passione di tutti sono ragguardevoli.<\/p>\n<p><i>Professor Mainardi, immagino che le sue settimane siano complesse e molto lunghe. Come ricarica le batterie?<\/i><\/p>\n<p>Confido molto nelle \u00abfonti energetiche alternative\u00bb e nel fatto che il mondo della scuola d\u00e0 gi\u00e0 di per s\u00e9 delle belle e costanti possibilit\u00e0 di ricarica nei riscontri quotidiani. Ricariche ulteriori le trovo nella famiglia, nella musica e nel contatto con la natura: da tanti anni suono con un gruppo di carissimi amici \u2013 la \u00abBis\u00e8rcia\u00bb. Ambiziose prove settimanali, in cui cerchiamo di sfidare il repertorio con i nostri strumenti a corde (contrabbasso, violino e chitarre), e qualche esecuzione pubblica durante l\u2019anno, sono momenti di grande intensit\u00e0, attraverso il jazz, lo swing e qualche rivisitazione a modo nostro di canti popolari. E poi la montagna, i \u00abmiei\u00bb monti in valle Onsernone, che devo a mia moglie Bruna, una Candolfi originaria di Spruga: la cascina, gli amici e la terra sempre bisognosi di cure ricorrenti, ripetitive e rilassanti; le passeggiate e i momenti contemplativi l\u00ec attorno, spesso solo, ora che non ho pi\u00f9 il mio cane, immerso nella natura, la selvaggina, i pensieri, il vento, la luce, la vera oscurit\u00e0 e i silenzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La redazione de La Rivista, Mensile illustrato del Locarnese e valli, mi ha chiesto di intervistare il direttore del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI, da due anni alla guida dell\u2019istituto locarnese per la formazione dei maestri. 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