{"id":1093,"date":"2014-06-25T01:00:11","date_gmt":"2014-06-24T23:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1093"},"modified":"2015-08-16T22:33:50","modified_gmt":"2015-08-16T20:33:50","slug":"la-selezione-scolastica-e-gli-esami-che-non-finiscono-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-selezione-scolastica-e-gli-esami-che-non-finiscono-mai\/","title":{"rendered":"La selezione scolastica e gli esami che non finiscono mai"},"content":{"rendered":"<p>I mass-media hanno l\u2019abitudine di pubblicare qualche articolo in linea con talune scadenze canoniche. Natale, Pasqua, Carnevale e l\u2019esodo per le vacanze estive sono ghiotte occasioni per qualche riflessione. Non pu\u00f2 mancare all\u2019appello la fine dell\u2019anno scolastico. Cos\u00ec ecco che \u00abIl Caff\u00e8 della domenica\u00bb, settimanale gratuito del Canton Ticino, nella sua edizione di domenica 16 giugno 2014 ha pubblicato un interessante contributo del Prof. Renato Martinoni, professore di Letteratura italiana all\u2019Universit\u00e0 di San Gallo, sul tema degli <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Renato-Martinoni-Esami-sul-CaffA\u0303\u00a8-15-06-2014-piccolo.pdf\" target=\"_blank\">Esami<\/a>. Riporto la prima parte dell\u2019articolo, che pu\u00f2 essere condiviso e, nel contempo, criticato. Scrive Martinoni:<\/p>\n<p><i>In realt\u00e0, tutti lo sanno, non \u00e8 soltanto a scuola che si fanno gli esami. Perch\u00e9, nella vita, gli esami non finiscono mai. Anche se poi c\u2019\u00e8 chi preferisce rimandarli alle calende greche. Resta che \u00e8 la scuola il vero tempio degli esami. Forse anche per questo c\u2019\u00e8 stato chi, alla fine degli anni Sessanta del secolo passato, in alcuni Paesi dell\u2019Europa, ha cercato di abolirli: creando per\u00f2 una inestricabile confusione dove tutti, i bravi e i somari, uscivano dall\u2019accademia con il voto \u201cpolitico\u201d della sufficienza. Tutti promossi, evviva!, e tutti dottori. Cos\u00ec per\u00f2, invece di garantire l\u2019uguaglianza sociale, veniva legittimata l\u2019asineria collettiva. E i furbi promossi, ma ti pareva?, si ingegnavano quasi sempre a rubare il posto di lavoro ai bravi. Anche Pier Paolo Pasolini suggeriva, verso la met\u00e0 degli anni Settanta, di abolire la scuola media e la televisione: perch\u00e9, diceva, la scuola illude di sapere, e rende presuntuosi, mentre la televisione (quanta lungimiranza c\u2019era nelle sue visioni!) ammalia con realt\u00e0 artificiose, anzi false, e quindi rincoglionisce. Resta che, fin che la scuola esister\u00e0, gli esami scolastici non potranno essere aboliti. Perch\u00e9 non sono carta straccia, come qualcuno si ostina a pensare, ma un compromesso faticoso, e a volte anche doloroso, eppure indispensabile. Necessaria, nelle scuole, \u00e8 la selezione, senza la quale anche gli scansafatiche vengono promossi: con tutte le belle conseguenze che ognuno pu\u00f2 immaginare.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Primo insegnare: \u00e8 il patto della scuola dell\u2019obbligo (o dovrebbe esserlo)<\/h2>\n<p>Ma vengo al dunque. Martinoni scrive che <i>\u00abfin che la scuola esister\u00e0, gli esami scolastici non potranno essere aboliti\u00bb, <\/i>perch\u00e9 sono <i>\u00ab<\/i><i>un compromesso faticoso, e a volte anche doloroso, eppure indispensabile. <\/i>E conclude che <i>\u00ab<\/i><i>Necessaria, nelle scuole, \u00e8 la selezione, senza la quale anche gli scansafatiche vengono promossi\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>Alt! Il discorso di Martinoni va bene per tutte le scuole dopo l\u2019obbligo scolastico. Durante la fascia d\u2019et\u00e0 durante la quale lo Stato ha deciso di scolarizzare coattivamente tutti i bambini e ragazzi tra i quattro e i quindici anni, non \u00e8 eticamente accettabile questo tipo di selezione, basata essenzialmente su conoscenze di tipo intellettuale o cognitivo. Lo scopo della scuola dell\u2019obbligo non \u00e8 quello di scegliere le future \u00e9lite del paese, bens\u00ec quello di dare una formazione di base solida affinch\u00e9 ognuno possa diventare un cittadino attivo e informato, un cittadino che sa pensare, perch\u00e9 conosce a fondo la lingua parlata dove vive, perch\u00e9 padroneggia le basi della matematica, perch\u00e9 ha imparato la storia e la geografia del suo paese, e magari ha sufficienti rudimenti per comunicare in altre lingue. Aggiungerei: durante quegli undici anni di scuola obbligatoria ha pure imparato ad apprezzare la poesia o la letteratura, la pittura o l\u2019architettura, la musica, la fisica o le scienze naturali.<\/p>\n<p>A cosa servono le certificazioni annuali, i test reiterati e ravvicinati, le note a ogni pi\u00e8 sospinto, i dannosi giudizi di valore? Nella scuola dell\u2019obbligo deve eccellere la tensione etica volta a insegnare. La soddisfazione del Maestro \u00e8 quella di riuscire a far <i>\u00abbere un cavallo che non ha sete\u00bb,<\/i> per citare C\u00e9lestin Freinet. Per separare gli astrofisici dagli idraulici e i filosofi dagli imbianchini ci sar\u00e0 tempo pi\u00f9 tardi, aggiungendo che una scuola dell\u2019obbligo seria e deontologicamente elevata \u00e8 pure in grado di orientare bene una ragazza o un ragazzo di quindici o sedici anni: che se \u00e8 in grado di conoscere le sue debolezze e i suoi punti di forza non andr\u00e0 al liceo solo <i>perch\u00e9 non ha ancora capito cosa vuol fare da grande <\/i>\u2013 o perch\u00e9 <i>se la va la spacca.<\/i><\/p>\n<p>Qualche giorno fa ho partecipato alla cerimonia di commiato dagli allievi di 5\u00aa elementare delle scuole comunali di Locarno. Ospite d\u2019onore era Franco Lazzarotto, per tanti anni direttore (anomalo) di scuola media. Che non ha risparmiato alcuni consigli alla sua platea di decenni neo-licenziati dalla scuola elementare. <i>\u00abIn settembre<\/i> \u2013 ha detto \u2013 <i>inizierete a frequentare la scuola media. Vi do tre consigli. Primo: quando entrate a scuola, ricordatevi di accendere il cervello. Secondo: andare a scuola \u00e8 un po\u2019 come andare a lavorare. Piegare la schiena \u00e8 importante e inevitabile, con costanza a caparbiet\u00e0. Terzo: \u00e8 importante metterci anche il cuore, che d\u00e0 una prospettiva positiva e piacevole verso la scuola e ci\u00f2 che s\u2019impara\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>Facile a dirsi, ma sappiamo quali sono gli effetti, a quell\u2019et\u00e0, delle tempeste ormonali (e degli stimoli pi\u00f9 o meno \u201calti\u201d che si ricevono o non si ricevono in famiglia; e, aggiungerei, anche a scuola). E allora non \u00e8 con i test e con le note e con gli esami che si insegna. Ma i tre consigli di Lazzarotto valgono anche per gli insegnanti: accendere il cervello, piegare la schiena e metterci il cuore riportano dritti dritti a Johann Heinrich Pestalozzi, che non \u00e8 propriamente l\u2019ultimo arrivato.<\/p>\n<p>Non ci si pu\u00f2 beare \u2013 e magari riderne \u2013 delle tante insufficienze che si rifilano a fine semestre e fine anno. Assegnare un 3 in matematica o in italiano a un bambino di otto anni o a un ragazzo di tredici non serve a nessuno. Non serve all\u2019insegnante, che se \u00e8 psichicamente equilibrato e ha fatto il possibile per far crescere il suo allievo, dovrebbe farsene un cruccio; non serve all\u2019allievo, che nella peggiore delle ipotesi sapeva gi\u00e0 di non aver capito; e non servir\u00e0 a quello Stato che ha bisogno di cittadini che sanno pensare.<\/p>\n<p>Attenzione. Non sto spalleggiando i fautori del voto \u201cpolitico\u201d. Ma un insegnante della scuola dell\u2019obbligo ha il compito primario di <b>insegnare<\/b>, prima di sottrarre tempo inutile a d\u00e0r le note. Il maestro della scuola elementare e il professore della scuola media devono parlare coi loro allievi, devono \u2013 se occorre \u2013 metterli duramente con le spalle al muro.<\/p>\n<p><i>\u00abCaro ragazzo, \u00e8 inutile cercare scuse e arrampicarti sui vetri. Questo libro che dovevi leggere entro oggi non l\u2019hai nemmeno aperto. Cos\u00ec gi\u00e0 da oggi starai con me ogni marted\u00ec sera. Io preparer\u00f2 le lezioni dell\u2019indomani o corregger\u00f2 alcuni lavori di oggi, e tu leggerai il tuo libro\u00bb.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00abCome? Non puoi perch\u00e9 il marted\u00ec sera hai l\u2019allenamento del calcio? No, caro mio. Parler\u00f2 coi tuoi genitori e col tuo allenatore, ma tu al calcio continuerai a giocare solo dopo che avrai svolto fino in fondo il tuo dovere: che \u00e8 quello di venire a scuola e di imparare\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>Ha scritto don Lorenzo Milani che <i>\u00abBocciare \u00e8 come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse una lepre. Si vedr\u00e0 a comodo\u00bb.<\/i> E aggiungeva: <i>\u00abLa scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Scuola e selezione<\/h2>\n<p>Scrive ancora Martinoni: <i>\u00abNecessaria, nelle scuole, \u00e8 la selezione, senza la quale anche gli scansafatiche vengono promossi: con tutte le belle conseguenze che ognuno pu\u00f2 immaginare\u00bb.<\/i> Non credo che si tratti solo di scansafatiche e di veri e propri fannulloni. La selezione \u00e8 certo necessaria, al momento buono. La scuola dell\u2019obbligo dovrebbe saper <b>orientare<\/b>. Se la scuola media fosse in grado di insegnare e di orientare per davvero, eviteremmo per cominciare tante carneficine durante il primo biennio della scuola media superiore. Ma anche su queste stragi qualcuno dovrebbe in ogni modo riflettere: un po\u2019 per esperienza diretta, come genitore, e un altro po\u2019 grazie a osservazioni indirette, non mi sembra che gli esami del liceo rispondano alla definizione che ne d\u00e0 Martinoni: <i>\u00abcome deve essere un esame degno di questo nome? (\u2026). Un vero esame \u00e8 uno spazio aperto di riflessione, non un palcoscenico per dei secchioni che ripetono alla lettera quello che hanno mandato a memoria. Senza magari neanche capire ci\u00f2 che dicono. Un vero esame non \u00e8 un atto intimidatorio: dove chi interroga (succede, ahim\u00e8!) \u00e8 il tiranno e chi viene tartassato, il tapino, \u00e8 la vittima sacrificale. Anzi, diciamola pure tutta, un vero esame \u00e8 un luogo di incontro, dove ciascuno ha un compito definito: chi lo conduce, il professore, deve porre domande chiare e precise (\u2026); chi lo sostiene deve sapere che non si pu\u00f2 vomitare tutto, solo per fare bella figura (\u2026). Perch\u00e9 a contare non deve mai essere la quantit\u00e0: ma la qualit\u00e0. Detto altrimenti, un esame degno di questo nome non \u00e8 un fuoco d\u2019artificio, n\u00e9 una camera delle torture, ma una prova di intelligenza: dove una preparazione solida si combina con la capacit\u00e0 di argomentare con saggezza e di sostenere le proprie opinioni\u00bb.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p>Alzi la mano chi ritiene che nelle nostre scuole la selezione avvenga solitamente attraverso esami di simil fatta.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, per contro, che la selezione ha grande valenza sociale e politica quando si imbocca la strada che porta al mondo del lavoro. Quando ho bisogno dell\u2019elettricista, quando porto l\u2019auto in garage, se sono ricoverato all\u2019ospedale, quando mando mio figlio a scuola devo avere cieca fiducia nell\u2019elettricista, nel meccanico, nel medico e negli infermieri, nell\u2019insegnante. Pretendo che il mio elettricista, il mio meccanico, il medico e gli infermieri che si prenderanno cura di me, l\u2019insegnante che insegner\u00e0 e valuter\u00e0 mio figlio siano formati adeguatamente per svolgere le loro mansioni e che conoscano a menadito lo stato dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Le scuole, in questi casi, non devono e non possono titubare o distribuire \u201cvoti politici\u201d. Ho sempre creduto che le cose si sanno o non si sanno (ecco perch\u00e9 sono contro le scale di note, coi loro mezzi punti beceri). Il giurista, il maestro, l\u2019imbianchino e il poliziotto devono saper fare il loro lavoro. \u00c8 quel che ognuno si aspetta da loro.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 un chirurgo da 4 o 4\u00bd? Ci si pu\u00f2 fidare? Oppure la probabilit\u00e0 che <i>\u201cl\u2019operazione \u00e8 riuscita ma il paziente \u00e8 morto\u201d<\/i> \u00e8 alta?<\/p>\n<p>Poi ci sarebbero alcune cose da dire sulla scuola medio-superiore, liceo in testa: una scuola dall\u2019identit\u00e0 sempre pi\u00f9 imprecisa, sulla quale converrebbe riflettere seriamente. Ma questo \u00e8 un altro discorso (che in parte ho gi\u00e0 toccato il 18 settembre 2013: <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=766\" target=\"_blank\">Non accorciamo il liceo, ma cinquemila studenti son troppi<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I mass-media hanno l\u2019abitudine di pubblicare qualche articolo in linea con talune scadenze canoniche. Natale, Pasqua, Carnevale e l\u2019esodo per le vacanze estive sono ghiotte occasioni per qualche riflessione. Non pu\u00f2 mancare all\u2019appello la fine dell\u2019anno scolastico. 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