{"id":1106,"date":"2014-07-12T00:03:02","date_gmt":"2014-07-11T22:03:02","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1106"},"modified":"2018-03-18T18:39:21","modified_gmt":"2018-03-18T17:39:21","slug":"caro-dellagnola-per-rifar-la-magistrale-ci-vuole-un-po-di-creativita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/caro-dellagnola-per-rifar-la-magistrale-ci-vuole-un-po-di-creativita\/","title":{"rendered":"Caro Dell\u2019Agnola, per rifar la magistrale ci vuole un po\u2019 di creativit\u00e0\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Daniele Dell\u2019Agnola non \u00e8 uno che le manda a dire. Ha il pregio di esprimersi pubblicamente su problemi concreti con coraggio e onest\u00e0 intellettuale. Cos\u00ec il 10 luglio ha pubblicato un interessante scritto sul portale ticinonews. Titolo: <a title=\"La ex magistrale\" href=\"http:\/\/www.ticinonews.ch\/ospiti-blog\/206477\/daniele-dell-agnola-la-ex-magistrale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La ex magistrale<\/a>. Argomento (di partenza): il crescente fabbisogno di maestri di scuola elementare ha trovato una prima parziale soluzione attraverso due misure che saranno operative dal prossimo anno scolastico. Quattordici maestre di scuola dell\u2019infanzia \u2013 <em>\u00abBrave e con esperienza\u00bb,<\/em> chiosa Dell\u2019Agnola; brave dovrebbero esserlo tutte \u2013 frequenteranno un corso di due semestri per diventare insegnanti di scuola elementare. Inoltre i nuovi iscritti al corso bachelor del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI \u2013 il DFA, cio\u00e8 l\u2019ex ASP, cio\u00e8 l\u2019ex scuola Magistrale \u2013 saranno circa \u2153 in pi\u00f9 degli anni scorsi, vale a dire 88, invece dei 60 usualmente ammessi. Se tutto filer\u00e0 liscio, questi 88 entreranno nella scuola elementare nel settembre 2017.<\/p>\n<p>Non intendo riprendere le diverse tesi evocate da Dell\u2019Agnola; invito semmai i miei lettori a leggerselo, anche perch\u00e9 non \u00e8 lunghissimo. Sono d\u2019accordo, e non potrebbe essere altrimenti, che una buona scuola ha bisogno di bravi maestri. Il problema, semmai, \u00e8 che lo Stato dovrebbe dire cosa vuole dalla sua scuola, mentre la Magistrale dovr\u00e0 poi formare i bravi docenti. Si capisce subito che siamo confrontati con due sistemi di grande complessit\u00e0. Dico spesso che la Scuola avrebbe bisogno di modifiche strutturali importanti a tutti i livelli. Per restare agli insegnanti \u2013 lo zoccolo duro di una buona scuola \u2013 occorrerebbe tra l\u2019altro rivedere una lunga serie di \u00abcondizioni istituzionali perverse\u00bb che impediscono o, almeno, frenano tante interessanti strategie per tener alti l\u2019impegno e la tensione etica di ognuno. Penso alla sempre pi\u00f9 improrogabile necessit\u00e0 di risolvere il problema dell\u2019aggiornamento regolare e della formazione continua; penso alla differenziazione delle carriere (non \u00e8 normale, ad esempio, che uno possa diventare direttore di un istituto scolastico solo perch\u00e9 \u00e8 un insegnante, magari del partito giusto); penso alle collaborazioni tra insegnanti, non solo per scambiarsi esercizi, per organizzare la festa di fine anno o per votare ampollose prese di posizione di natura politico-sindacale; penso a un titolo abilitante con la data di scadenza. Penso, insomma, a una struttura scolastica che sappia offrire serenit\u00e0 e rigore e a un\u2019organizzazione delle sue risorse umane che non sia sempre pi\u00f9 in emergenza \u2013 il <em>burn out,<\/em> i casi difficili, la burocrazia crescente, \u2026 \u2013 tanto da richiedere costosi cerotti un giorno s\u00ec e l\u2019altro pure.<\/p>\n<p>Anche sul versante della formazione dei maestri e dei professori (sic) \u00e8 urgente chinarsi sulle migliori strategie per assolvere al meglio il mandato della Magistrale. Ed \u00e8 soprattutto qui che dissento da Dell\u2019Agnola: diminuire il numero di studenti seguiti da ogni docente e, conseguentemente, aumentare le risorse finanziare proporzionalmente con il numero di insegnanti da formare \u00e8 una soluzione che comincia a venire a noia, bench\u00e9 trovi quasi tutti concordi. Ma ragioni e torti non sono una questione di maggioranze e minoranze. \u00c8 da trent\u2019anni e passa che la magistrale riflette approfondisce riforma, senza mai riuscire ad andare al nocciolo della questione.<\/p>\n<p>La prima chiave di volta \u00e8 il passaggio dal modello seminariale a quello post-liceale, che <em>de facto<\/em> aveva spazzato via il primato della pedagogia e della didattica generale, a tutto vantaggio delle didattiche disciplinari, con tutti i danni che ci\u00f2 comporta e ha comportato: non ultima, l\u2019imperante e antipatica tecnocrazia scolastica. Detto di transenna: i primi insegnanti di scuola elementare formati dalla post-liceale erano veramente pochissimi, complice anche la crisi occupazionale del settore. C\u2019eran quasi pi\u00f9 docenti che studenti, e questi maestri in formazione erano coccolati e amati come creature eteree. Malgrado il numero ridottissimo, non tutti sono passati agli annali della scuola ticinese. Anche per quei pochi vale l\u2019affermazione secondo cui alcuni erano molto bravi e altri diversamente bravi\u2026<\/p>\n<p>Qualche anno dopo fu il momento dell\u2019Alta Scuola Pedagogica (ASP), che poi cos\u00ec alta non era. Tagliando un po\u2019 con l\u2019accetta, si pu\u00f2 dire che gli assi portanti della magistrale precedente furono travasati pari pari nella nuova scuola, che doveva pur rispondere ai tanti requisiti formali fissati dalla famigerata \u00abDichiarazione di Bologna\u00bb del 1999. \u00c8 con la nascita dell\u2019ASP che si inventano i moduli, gli ECTS, i Docenti di Pratica Professionale (DPP), i Coordinatori di Pratica Professionale (CPP) e altre amenit\u00e0 di contorno. Mi si passi un\u2019osservazione critica sul reclutamento dei DPP. Ne servivano a vagonate e, nelle intenzioni dei loro inventori, si sarebbero selezionate rigorosamente le centinaia di postulanti, cos\u00ec da poter far capo <em>\u00e0 la cr\u00e8me de la cr\u00e8me.<\/em> Le cose non andarono per il verso atteso e sognato. Tanti bravi maestri che negli anni precedenti avevano collaborato con la magistrale per la formazione pratica degli studenti scapparono a gambe levate. Cos\u00ec l\u2019ASP aveva allentato i filtri, mentre i responsabili del reclutamento telefonavano alle direzioni scolastiche come moderni \u00abfra cerc\u00f2tt\u00bb, frati questuanti alla ricerca di DPP disponibili. Una menata che dur\u00f2 diversi anni e che fece venire l\u2019orticaria a diversi direttori di scuole comunali.<\/p>\n<p>L\u2019ASP, tuttavia, non dur\u00f2 molto. Con l\u2019anno scolastico 2009-2010 avvenne il passaggio della gloriosa magistrale dal Cantone, che la gestiva tramite il DECS, alla SUPSI, diventandone uno dei dipartimenti. Fu nominata direttrice quella Nicole Rege-Colet che fu defenestrata dal Consiglio della SUPSI gi\u00e0 nel novembre del 2011 (avevo dedicato due articoli al tema: <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=692\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La frittata al DFA, in attesa della prossima portata<\/a> e <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=696\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La formazione dei docenti tra politica e missione della scuola<\/a>). Quell\u2019anno, dunque, il DFA fu gestito <em>ad interim<\/em> dallo stesso direttore della SUPSI, in attesa che fosse nominato Michele Mainardi, che ha iniziato il suo mandato due anni fa. Va da s\u00e9 che i primi tre anni della nuova scuola non hanno favorito la riflessione alla ricerca di importanti cambiamenti, per far s\u00ec che questo dipartimento della Scuola Universitaria Professionale iniziasse per davvero ad accostarsi al modello universitario, lasciandosi alle spalle, senza troppi rimpianti, i cinque lustri della post-liceale e della scuola tanto alta.<\/p>\n<p>\u00c8 pure ovvio che l\u2019eredit\u00e0 del nuovo direttore pu\u00f2 far tremare i polsi anche al pi\u00f9 scafato tra gli uomini di scuola. Mainardi si \u00e8 trovato a dover creare dalle fondamenta la nuova struttura, in un momento dalle mille emergenze e dovendo fare i conti con decisioni e invenzioni estemporanee del passato, recente e meno. Va da s\u00e9 che i cambiamenti, di cui si avverte l\u2019impellente bisogno, non possono essere realizzati da un direttore <em>deus ex machina, <\/em>ma servir\u00e0 il contributo critico e fantasioso di tanti collaboratori del DFA, che non manca certo di personalit\u00e0 di tutto rispetto.<\/p>\n<p>E qui torno al mio dissenso rispetto alla tesi di Dell\u2019Agnola concernente il rapporto tra docente del DFA e numero di studenti che gli sono affidati. Vi sono, in effetti, alcune stranezze proprio nel modello formativo, che rasentano a volte l\u2019astrusit\u00e0 e che appesantiscono, col rischio di vanificarlo, il compito del docente. Senza naturalmente entrare nel merito dei contenuti, vale a dire in ci\u00f2 che \u00e8 essenziale insegnare ai futuri docenti.<\/p>\n<p>Provo a enumerare qualche bizzarria, cos\u00ec alla rinfusa, ispirato da quel che sento in giro. Non ci sono fonti di riferimento, ma non credo di essere troppo lontano dalla realt\u00e0 e, cos\u00ec, di prendere qualche cantonata vistosa.<\/p>\n<ul>\n<li>Per essere una scuola di livello universitario, gli studenti stanno troppo a scuola, seguono troppe lezioni. Ho frequentato l\u2019universit\u00e0 prima che finisse in salsa bolognese. L\u2019anno accademico durava 25 settimane e le lezioni erano otto o nove a settimana, ognuna di due ore. Il lavoro individuale, organizzato autonomamente, era, sull\u2019arco dell\u2019anno, molto di pi\u00f9. Gli studenti della magistrale, invece, sono trattati come allievi di scuola media. Cos\u00ec, tra l\u2019altro, non li vedi mai a un evento se, in cambio, non ricevono qualche biscottino, sotto forma di ECTS o di ore-lezione bonificate.<\/li>\n<li>Oltre a ci\u00f2 sembra che accanto ai corsi e alle pratiche professionali debbano compilare protocolli che richiedono un impegno sproporzionato, che potrebbe essere speso molto meglio. Tra l\u2019altro: questi documenti qualcuno li deve pur leggere (tra i \u201cqualcuno\u201d gli assistenti non esistono ancora), e non \u00e8 detto che il biologo riciclato in docente di didattica delle scienze sia in grado di iscrivere ci\u00f2 che legge nel contesto del \u00ablavoro in aula\u00bb, con allievi concreti: che sono solitamente assai diversi dagli allievi libreschi.<\/li>\n<li>Sento di docenti del DFA che svolgono un numero spropositato di corsi durante la settimana, magari saltabeccando da un bachelor all\u2019altro e da un master all\u2019altro. Poi fanno anche ricerca. In parallelo, almeno durante i periodi di pratica degli studenti, corrono su e gi\u00f9 per il Ticino come piazzisti, a veder lezioni, di solito dopo regolare preavviso. Anche dal profilo economico l\u2019organizzazione non regge.<\/li>\n<li>Per tornare alla mia esperienza universitaria, ricordo, il primo anno, un bel corso sulla valutazione tenuto dalla prof. Linda Allal. Tra le altre cose, per la certificazione era richiesto un lavoro personale che affondasse le sue radici nella pratica. A quel corso eravamo in tanti. Ma a seguire i nostri lavori personali c\u2019erano fior di assistenti, mica la titolare del corso.<\/li>\n<li>Non so se, a tutt\u2019oggi, certi corsi prettamente teorici impartiti al DFA si svolgano un\u2019unica volta per tutti, oppure se il docente deve sottoporsi al rito delle repliche. A leggere Dell\u2019Agnola sembrerebbe di s\u00ec. So che ai tempi della post-liceale questa proposta era stata avanzata, ma respinta dai docenti medesimi. Chiss\u00e0 perch\u00e9.<\/li>\n<li>I DPP, a statuto comunale o cantonale, sono pagati dal DFA per accogliere gli studenti in formazione. Vi sembra logico che per formare gli insegnanti della scuola ticinese la SUPSI deva pagare? Non sarebbe nell\u2019interesse della scuola ticinese mettere a disposizione insegnanti e classi per la formazione dei futuri colleghi? Per quel che ne so, il DFA versa centinaia di migliaia di franchi solo per pagare i DPP, per coordinarli e formarli. Non \u00e8 assurdo?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Mi fermo, anche se avrei ancora molte cose da dire. Daniele Dell\u2019Agnola, che \u00e8 artista prima che docente di scuola media e formatore del DFA, m\u2019insegna che la creativit\u00e0 \u00e8 quella capacit\u00e0 di superare ostacoli che, di primo acchito, sembrano insormontabili. La creativit\u00e0 non serve solo per scrivere romanzi originali, per dipingere quadri stupefacenti e modernissimi o per progettare edifici straordinari e pi\u00f9 funzionali. La teoria della relativit\u00e0 di Einstein, il teorema di Pitagora, le intuizioni di Mendel, la teoria dell\u2019eliocentrismo di Copernico sono imprese di grande creativit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019accordo, la Magistrale non \u00e8 la fisica, n\u00e9 la matematica, le genetica o l\u2019astronomia. Ma, per favore!, finiamola di proporre la soluzione d\u2019ogni problema con le prime cose che saltano in mente. O con le proposte evocate anche dai paracarri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daniele Dell\u2019Agnola non \u00e8 uno che le manda a dire. Ha il pregio di esprimersi pubblicamente su problemi concreti con coraggio e onest\u00e0 intellettuale. Cos\u00ec il 10 luglio ha pubblicato un interessante scritto sul portale ticinonews. Titolo: La ex magistrale. Argomento (di partenza): il crescente fabbisogno di maestri di scuola elementare ha trovato una prima &hellip; <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/caro-dellagnola-per-rifar-la-magistrale-ci-vuole-un-po-di-creativita\/\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Caro Dell\u2019Agnola, per rifar la magistrale ci vuole un po\u2019 di creativit\u00e0\u2026<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[34],"class_list":["post-1106","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita","tag-professione-insegnante"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1106","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1106"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1106\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}