{"id":1194,"date":"2014-09-23T22:30:00","date_gmt":"2014-09-23T20:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1194"},"modified":"2022-01-19T16:54:39","modified_gmt":"2022-01-19T15:54:39","slug":"w-leterogeneita-w-le-pluriclassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/w-leterogeneita-w-le-pluriclassi\/","title":{"rendered":"W l\u2019eterogeneit\u00e0, W le pluriclassi!"},"content":{"rendered":"<p>La campagna in vista della votazione sull\u2019iniziativa \u00abAiutiamo le scuole comunali\u00bb, iniziata in primavera, ha moltiplicato a dismisura gli interventi sulla stampa. Dal fronte del <strong>s\u00ec<\/strong> e da quello del <strong>no<\/strong> giungono motivazioni a sostegno dell\u2019una o dell\u2019altra tesi che vanno ad arricchire la gi\u00e0 nutrita serie dei colori dell\u2019iride. Non ho naturalmente letto e ascoltato tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto e detto. Sono stato costretto a una selezione, perch\u00e9, a dispetto dell\u2019essere in pensione, non posso mica passare le giornate a leggere di tutto e di pi\u00f9 sulla scuola ticinese e i suoi dintorni.<\/p>\n<p>Ma, qua e l\u00e0, ho colto qualche sparata degna di citazione. Eccone tre che mi hanno colpito per l\u2019originalit\u00e0 della traiettoria.<\/p>\n<ul>\n<li>Per replicare a chi afferma che se quest\u2019iniziativa fosse accolta dal popolo il margine decisionale dei comuni si avvicinerebbe allo zero, qualcuno ha affermato che <em>\u00abLa scuola comunale rimane ai comuni per quanto riguarda la scelta dei docenti, del direttore, dell\u2019edilizia e tante altre cose; e soprattutto la vigilanza. Per\u00f2 \u00e8 importante che su tutto il territorio cantonale tutti abbiano le medesime opportunit\u00e0\u00bb.<\/em> Quando si dice l\u2019autonomia \u2013 e senza tornare al merito delle ormai famose \u00abpari opportunit\u00e0\u00bb, che son diventate il classico nebbione che nasconde e confonde tutto. L\u2019autonomia: babbo Stato impone ai comuni auto costose e non necessariamente adeguate a ogni particolare territorio. Naturalmente il Comune paga una sostanziosa parte del costo (e non \u00e8 un <em>leasing).<\/em> Poi pu\u00f2 scegliere il colore dell\u2019auto e chi la guida. Addirittura ha l\u2019autonomia di verificare che l\u2019auto funzioni come si deve. Per finire pu\u00f2 (eh eh!) finanche costruire una bella autorimessa, possibilmente Minergie.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>\u00abCon pi\u00f9 la classe \u00e8 numerosa, pi\u00f9 il maestro \u00e8 costretto a fare delle lezioni frontali, delle lezioni cattedratiche\u00bb.<\/em> Questa l\u2019ha detta un caro amico e ormai ex collega, che conosce bene le esperienze di Don Lorenzo Milani, tanto per citarne uno tutt\u2019altro che a caso. Un Maestro che non la pensava proprio cos\u00ec, anzi. Si vede che il caro amico e ormai ex collega \u00e8 ancora attratto dal <em>magister,<\/em> sul modello universitario; l\u2019unica alternativa possibile sarebbero classi sufficientemente piccole, affinch\u00e9 sia possibile dare \u201clezioni private\u201d. Tertium non datur.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Della terza chicca ho perso l\u2019autore e il giornale che l\u2019ha ospitata. Riassumo a memoria: l\u2019opinionista di turno \u00e8 d\u2019accordo che si diminuisca il numero di allievi per classe. Ma ritiene che tra 25 e 15, 16 o 20 non cambi gran che. Bisognerebbe fare classi veramente piccole, di otto o dieci allievi. Vabbe\u2019, pian piano torneremo al precettore di aristocratica memoria.<\/li>\n<\/ul>\n<h4><\/h4>\n<h4><strong>Un\u2019interessante intervista al ministro dell\u2019educazione<\/strong><\/h4>\n<p>Ma torniamo alle cose serie. Manuele Bertoli, che da presidente del Partito socialista era tra i promotori dell\u2019iniziativa e che da Direttore del DECS aveva proposto un compromesso al Parlamento, oggi, da Presidente del Consiglio di Stato, si ritrova a sostenere il punto di vista della maggioranza governativa, come noto contrario all\u2019iniziativa. E lo sta facendo con grande correttezza: tanto di cappello. L\u201911 settembre ha rilasciato una lunga intervista al <em>Corriere del Ticino, <\/em>pubblicata col titolo \u00abScuola, oggi sono tenuto a dire no\u00bb. Non entro nuovamente nel merito dei soliti capitoli trattati dall\u2019iniziativa, ma voglio sottolineare una sua affermazione significativa, importante e fuori dal coro.<\/p>\n<p>Domanda del giornalista: <strong>\u00ab\u00c8 vero che portare a 20 allievi l\u2019asticella potrebbe generare l\u2019effetto perverso dell\u2019aumento delle pluriclassi?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Risposta del ministro Bertoli: <em>\u00abLo abbiamo segnalato nel documento consegnato alla Commissione scolastica sugli effetti quantitativi che dava conto dei costi dell\u2019iniziativa. \u00c8 vero che in alcune zone il numero di pluriclassi potrebbe aumentare perch\u00e9 non sarebbe data la possibilit\u00e0 di fare monoclassi da 22 o 23 allievi e quindi si andrebbero a comporre sezioni con pi\u00f9 classi al loro interno. <span style=\"color: #000000;\"><strong>Bisogna per\u00f2 non drammatizzare troppo il tema, le pluriclassi non sono necessariamente un male.<\/strong> <\/span>Alcuni sostengono addirittura che sono utili nella misura in cui chi \u00e8 pi\u00f9 debole pu\u00f2, quando segue la classe pi\u00f9 avanzata, ascoltare e ripetere quanto fatto l\u2019anno prima e chi \u00e8 pi\u00f9 forte, nella classe meno avanzata, pu\u00f2 gi\u00e0 sentire cosa far\u00e0 l\u2019anno successivo. Comunque l\u2019iniziativa porta ad un aumento delle pluriclassi, anche se la situazione \u00e8 molto differenziata sul territorio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Era ora che qualcuno lo dicesse, non fosse che per il grande rispetto verso i tanti maestri che insegnano <strong>bene<\/strong> e da anni nelle pluriclassi [1]. Ma \u00e8 ora e tempo di finirla con la storiella che le pluriclassi siano una sorta di <em>male necessario<\/em> allorch\u00e9, per far funzionare le alchimie numeriche e nell\u2019impossibilit\u00e0 di poter istituire le tanto agognate monoclassi, si \u00e8 costretti a mettere insieme allievi di classi diverse. Prendendo a prestito un recente tormentone di Celentano \u2013 mi si passi la citazione bislacca \u2013 <span style=\"color: #000000;\"><strong>la pluriclasse \u00e8 rock<\/strong><\/span>, mentre la monoclasse \u00e8 lenta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per sintetizzare i tanti vantaggi della pluriclasse e il primato educativo della massima eterogeneit\u00e0. Chi \u00e8 interessato ad approfondire il tema pu\u00f2 rivolgersi all\u2019ampia letteratura in materia. Se si vuol trovare qualche spunto, magari leggermente provocatorio, si pu\u00f2 dare un\u2019occhiata al capitolo che Philippe Meirieu dedica all\u2019eterogeneit\u00e0 nel suo libro <em>L\u2019\u00e9cole ou la guerre civile,<\/em> <a href=\"http:\/\/www.meirieu.com\/LIVRESEPUISES\/ecoleouguerrecivile.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">che pu\u00f2 essere consultato e scaricato qui<\/a>: <em>Pour un nouveau contrat entre la soci\u00e9t\u00e9 et son \u00e9cole: \u201cvive l\u2019\u00e9cole obligatoire\u201d!<\/em> (da pagina 108).<\/p>\n<h4><strong>L\u2019omologazione \u00e8 nemica dello sviluppo, della crescita e della creativit\u00e0<\/strong><\/h4>\n<p>La monoclasse \u00e8 parente stretta di quella classe che si \u00e8 stabilizzata nel XIX secolo, basata essenzialmente sul corso ex cathedra, e nasconde in modo subdolo la selezione delle future \u00e9lites attraverso la legittimazione degli status socio-economici e culturali di partenza. Se \u00e8 questa la scuola che si vuole, lo si dica con chiarezza. In caso contrario occorrono \u00abdelle riforme di carattere pi\u00f9 pedagogico\u00bb per la scuola dell\u2019obbligo (Manuele Bertoli, nella medesima intervista citata), per staccarsi esplicitamente e senza alibi quantitativi dall\u2019organizzazione del lavoro quotidiano degli insegnanti che ruota attorno a lezioni uguali per tutti, esercizi uguali per tutti, tempi uguali per tutti e valutazioni uguali per tutti da effettuarsi nei medesimi momenti per tutti \u2013 col servizio di sostegno pedagogico a inseguire i danni provocati da <em>questa maniera di affrontare la scuola dell\u2019obbligo,<\/em> senza mai arrivarne a capo.<\/p>\n<p>Sar\u00f2 vecchio, ma resto vicino alle finalit\u00e0 che il nostro Parlamento ha definito per la scuola dell\u2019obbligo: formare cittadini. Cio\u00e8 educare e istruire, perch\u00e9 non esiste un concetto di cittadino ignorante, mentre \u00e8 facile allevare idioti specializzati, vale a dire uomini e donne super-specialisti nella loro disciplina, che non sanno assolutamente nulla delle discipline altrui.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio la scuola \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 utilitaristica. Cio\u00e8 a dire: si \u00e8 votata anno dopo anno alle conoscenze sterili e specialistiche (pardon, oggi le chiamano <strong>competenze<\/strong>).<\/p>\n<p>Una scuola siffatta ha bisogno di strutture coerenti. Oddio: da sempre la scuola tende a omologare i gruppi, come avevo scritto in un articolo <em>\u00abFuori dall\u2019aula\u00bb<\/em> del 2009, prendendo spunto da un\u2019estemporanea proposta che voleva reintrodurre la separazione dei sessi nella formazione delle classi: <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=595\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Classi maschili e femminili nella scuola media?<\/a> Cos\u00ec come, in due altre puntate della mia rubrica sul <em>Corriere del Ticino,<\/em> mi ero occupato dell\u2019omologazione delle classi (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=418\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I ghetti del XXI secolo<\/a>) e dell\u2019individualizzazione esasperata dell\u2019insegnamento (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=422\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nel grande emporio della formazione<\/a>).<\/p>\n<h4><strong>I vantaggi della pluriclasse<\/strong><\/h4>\n<p>Detto questo, parliamo un poco delle pluriclassi, con un plauso al ministro Manuele Bertoli, che, seppur timidamente <em>(le pluriclassi non sono necessariamente un male),<\/em> ha avuto il coraggio di dire quel che sarebbe stato preferibile sentire, da sempre e non solo da ieri, da ispettori, direttori e funzionari del Dipartimento. In questo Cantone le pluriclassi sono normalmente istituite <em>quando non \u00e8 possibile fare altrimenti,<\/em> vale a dire quando i numeri non permettono l\u2019istituzione delle tanto bramate monoclassi, quasi che il mettere insieme allievi pi\u00f9 o meno della stessa et\u00e0 risolvesse motuproprio il problema dell\u2019insuccesso scolastico.<\/p>\n<p>Dovremmo chiederci, per cominciare, se vi sono dati chiari che indichino se vi sono significative differenze tra le competenze che si acquisiscono in una monoclasse rispetto alla pluriclasse. Nel contempo: da una trentina d\u2019anni si ripete che, mono o pluri che sia la classe, \u00e8 fondamentale differenziare l\u2019insegnamento, badando bene al fatto che <em>differenziare<\/em> non \u00e8 l\u2019equivalente di <em>individualizzare.<\/em> Anche in questo caso l\u2019insegnante \u00e8 la trave portante della scuola: il maestro che non sa o non vuole differenziare il suo insegnamento, optando per troppe chiacchiere cattedratiche ed esercizi uguali per tutti, sar\u00e0 ancor pi\u00f9 in difficolt\u00e0 in una pluriclasse. Ma se non sa o non vuole, non \u00e8 al suo posto.<\/p>\n<p>Vi sono sedi scolastiche che non conoscono le monoclassi, perch\u00e9 i numeri non l\u2019hanno mai permesso. Per\u00f2 anche in questi casi ogni tanto non mancano le soluzioni perverse o, quantomeno, poco ragionevoli. Ho incontrato a fine agosto una bravissima maestra che lavora in una di queste piccole sedi. Mi ha detto che quest\u2019anno le \u00e8 stata assegnata una 1\u00aa\/2\u00aa\/3\u00aa di 24 allievi, mentre la sua collega avr\u00e0 una 4\u00aa\/5\u00aa di 16 allievi. In quella sede ci sono dunque 40 allievi. Non sarebbe stato pi\u00f9 logico istituire due pluriclassi di 20 allievi? O, meglio ancora, non sarebbe stato pi\u00f9 razionale istituire un\u2019unica sezione di cinque classi e 40 allievi affidata a due docenti a tempo pieno, quasi certamente con la presenza di un docente d\u2019appoggio? Per dirne una, un\u2019organizzazione siffatta avrebbe offerto la possibilit\u00e0 di <strong>far variare il numero di allievi<\/strong> a dipendenza dell\u2019attivit\u00e0 da svolgere. Per esemplificare, con un caso semplice semplice, e farmi capire: mentre 20 allievi sono in palestra con il docente speciale, due maestre possono occuparsi di 20 allievi. Le combinazioni sono naturalmente infinite.<\/p>\n<p>In altri anni c\u2019era stata la moda dei consorzi. Mi viene in mente il caso della Vallemaggia. Negli anni \u201970 si era costruito e istituito il Centro Scolastico Bassa Vallemaggia, azzerando con un colpo di spugna le scuole di nove comuni (Avegno, Gordevio, Aurigeno, Moghegno, Maggia, Lodano, Coglio, Giumaglio e Someo). Il nuovo centro sembra una scuola di citt\u00e0. Ha la palestra e le sue brave monoclassi. Costa un sacco di soldi, costringe un gran numero di bambini e ragazzetti a trasferte giornaliere coi bus. I villaggi non hanno pi\u00f9 la loro scuola (uh, le pluriclassi\u2026) e la nuova scuola assomiglia a tutte le altre.\u00a0 Cosa ne abbia guadagnato la Valle in termini di educazione e istruzione non si sa.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/A\u0303\u0089cole-active-de-Malagnou.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1814 size-medium\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/A\u0303\u0089cole-active-de-Malagnou-300x201.jpg\" alt=\"\u00c9cole-active-de-Malagnou\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/A\u0303\u0089cole-active-de-Malagnou-300x201.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/A\u0303\u0089cole-active-de-Malagnou.jpg 344w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Le scuolette di paese. Anni fa avevo avuto occasione di visitare una scuola a Ginevra, \u00abLa Barigoule\u00bb, nel quartiere di Malagnou, a quei tempi diretta da un bravissimo Jean-Claude Br\u00e8s [2]. Ricordo un piccolo edificio a due piani, su una collinetta, attorniato da palazzi che fanno sembrare \u00abLa Barigoule\u00bb a una specie di isola in mezzo all\u2019oceano (la foto mostra una ristrutturazione recente; io parlo di oltre vent&#8217;anni fa). \u00c8 una scuola che ha scelto <em>L\u2019\u00e9cole active,<\/em> malgrado i locali esigui, i banchi e il mobilio raffazzonati (forse scarti di scuole pubbliche rammodernate). Ma vi si respirava un\u2019aria entusiasmante e vivace, generatrice di educazione, sostenuta da un gruppo di insegnanti appassionati e ben consapevoli del loro ruolo. Alle monoclassi e al mobilio scintillante e moderno avevano preferito la forza delle idee e del rigore.<\/p>\n<p>C\u00e9lestin Freinet (1896-1966) ha spesso operato con pluriclassi piuttosto numerose. In quei primi decenni del \u2019900 i dibattiti attorno all\u2019educazione come strada di progresso e di emancipazione politica e civica sono intensi. Accanto alla scuola \u00abufficiale\u00bb, che <em>classifica gli allievi<\/em> e <em>seleziona le \u00e9lite,<\/em> crescono e si diffondono movimenti che approfondiscono la cooperazione tra allievi, la corrispondenza scolastica, la differenziazione come forma di rispetto dei ritmi di ognuno, il rigore della conoscenza. Lo stesso Freinet si butta nell\u2019esperienza <em>dell\u2019Educazione nuova,<\/em> entra in contatto con John Dewey, Adolphe Ferri\u00e8re, Ovide Decroly, Roger Cousinet.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0: forse le scuole ispirate dai modelli dell\u2019<em>educazione nuova<\/em> non sono mai riuscite a offuscare la vecchia scuola \u00abufficiale\u00bb proprio perch\u00e9 i suoi principi e le sue finalit\u00e0 tendono per davvero all\u2019emancipazione. Quell\u2019altra scuola, ancor molto legata nella sua organizzazione e nelle sue strutture a quella dei suoi albori (XVIII e XIX secolo), ha saputo superare anche il \u201968 e arrivare sin qua, pimpante e cinica, pronta ad affrontare le prossime riforme gattopardesche: tanto ci sar\u00e0 sempre qualche nuovo gruppo sociale da bocciare ed escludere. C\u2019\u00e8 sempre bisogno di braccia che, soprattutto, stiano zitte.<\/p>\n<p>Mi fermo qui, per oggi. Sono convinto che la pluriclasse, combinata col lavoro in \u00e9quipe, offrirebbe tante formidabili opportunit\u00e0 per migliorare la scuola dell\u2019obbligo. La ricerca affannosa dell\u2019omogeneit\u00e0 \u2013 per et\u00e0, per sesso, per quoziente intellettivo, per segno astrologico, per scelta religiosa\u2026 \u2013 impone di volta in volta aggiustamenti costosi. La strada affinch\u00e9 ogni cittadino possa dire, con l\u2019Alfieri (e con Piero Gobetti), di non aver niente a che fare con gli schiavi \u00e8 ancora lunghissima.<\/p>\n<p>Poi ci sarebbero altre innovazioni per rendere la scuola pi\u00f9 coerente col mondo che la circonda. Ma di ci\u00f2 parler\u00f2 forse in altra occasione.<\/p>\n<hr \/>\n<p>[1] Per intenderci: quando parlo di <em>pluriclasse<\/em> intendo ogni sezione formata da allievi che frequentano classi diverse: dai classici 1\u00aa\/2\u00aa e 3\u00aa\/4\u00aa\/5\u00aa alle tante combinazioni possibili, non escluse le sezioni di otto classi, ancora esistente in qualche scuoletta discosta fino a 40 o 50 anni fa (dalla 1\u00aa elementare alla 3\u00aa maggiore, senza saltare nessuno).<\/p>\n<p>[2] En 1972, Claude Ferri\u00e8re, Robert Hacco, Michael Huberman, Laurie Lamartine et Freddy Stauffer fondent une association dans le but de promouvoir la p\u00e9dagogie active \u00e0 Gen\u00e8ve. Face \u00e0 la difficult\u00e9 d&#8217;introduire une r\u00e9novation rapide au sein de l&#8217;instruction publique, ils d\u00e9cident de cr\u00e9er une \u00e9cole priv\u00e9e. Ils font appel pour cela \u00e0 diff\u00e9rentes personnes d\u00e9j\u00e0 engag\u00e9es dans des d\u00e9marches de p\u00e9dagogie active dont Jean-Claude Br\u00e8s et Ariane Ferri\u00e8re. (<a href=\"http:\/\/www.ecoleactive.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00c9cole active de Malagnou<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La campagna in vista della votazione sull\u2019iniziativa \u00abAiutiamo le scuole comunali\u00bb, iniziata in primavera, ha moltiplicato a dismisura gli interventi sulla stampa. Dal fronte del s\u00ec e da quello del no giungono motivazioni a sostegno dell\u2019una o dell\u2019altra tesi che vanno ad arricchire la gi\u00e0 nutrita serie dei colori dell\u2019iride. 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