{"id":1226,"date":"2014-10-05T17:49:04","date_gmt":"2014-10-05T15:49:04","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1226"},"modified":"2016-05-17T15:39:37","modified_gmt":"2016-05-17T13:39:37","slug":"linclusione-tra-sogni-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/linclusione-tra-sogni-e-realta\/","title":{"rendered":"L\u2019inclusione tra sogni e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una nuova parola che circola nel contesto pedagogico ticinese da un paio d\u2019anni: <em>inclusione,<\/em> erede diretta di <em>integrazione<\/em> e di <em>accoglienza,<\/em> che hanno caratterizzato gli ultimi due o tre decenni. \u00abScuola Ticinese\u00bb, periodico della Divisione della scuola del DECS, ha dedicato un suo <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/SCUOLA-TICINESE-Inclusione.pdf\" target=\"_blank\">recente numero monografico al tema dell\u2019inclusione<\/a>. E di inclusione si parla anche nel <a href=\"http:\/\/www3.ti.ch\/CAN\/comunicati\/23-09-2014-comunicato-stampa-47737321529.pdf\" target=\"_blank\">comunicato stampa del DECS dedicato alla quinta indagine internazionale PISA<\/a>. Vi si legge:<\/p>\n<blockquote><p><em>Uno dei capisaldi della scuola ticinese \u00e8 l\u2019inclusione: il sistema cerca infatti di accogliere al proprio interno il maggior numero di allievi, evitando il pi\u00f9 possibile separazioni di tipo strutturale. Questo implica di riflesso la presenza di classi maggiormente eterogenee, come succede nei sistemi scolastici con i migliori risultati, ma di pi\u00f9 difficile gestione se non accompagnate da adeguate misure pedagogiche. Partendo dal presupposto che la scuola ticinese intende mantenere, se non rafforzare, la sua natura inclusiva, \u00e8 necessario un cambiamento che, pur preservando i principi della scuola attuale, permetta ai docenti di disporre di strumenti pi\u00f9 efficaci attraverso i quali gestire l\u2019eterogeneit\u00e0 in classe. Maggiore differenziazione, percorsi pi\u00f9 personalizzati, incoraggiamento della collaborazione tra docenti e una griglia oraria pi\u00f9 flessibile potrebbero essere delle risposte a queste sfide.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<h4>I \u00abcasi difficili\u00bb<\/h4>\n<p>In un commento al mio articolo <strong><em>W l\u2019eterogeneit\u00e0, W le pluriclassi!,<\/em><\/strong> Doriano Buffi, direttore di scuola comunale, ha toccato il tema dell\u2019inclusione riferendosi ai cosiddetti <a href=\"http:\/\/www4.ti.ch\/decs\/ds\/uim\/cosa-facciamo\/difficolta-di-apprendimento\/casi-difficili\/\" target=\"_blank\"><em>casi difficili<\/em><\/a> (si veda <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=1194\" target=\"_blank\">in calce all&#8217;articolo <\/a>il suo primo commento un po\u2019 maldestro, seguito dalla mia reazione e dalla sua precisazione). L\u2019argomento rimanda dritti dritti al lodevole proposito dipartimentale, e fanno bene i suoi vertici politici e pedagogici a mirare al nobile obiettivo di accogliere all\u2019interno dei normali canali scolastici il maggior numero possibile di allievi, evitando separazioni di tipo strutturale. Giustamente lo stesso Dipartimento auspica <em>\u00ab<\/em><em>un cambiamento che (\u2026) permetta ai docenti di disporre di strumenti pi\u00f9 efficaci attraverso i quali gestire l\u2019eterogeneit\u00e0 in classe\u00bb <\/em>attraverso<em> \u00abmaggiore differenziazione, percorsi pi\u00f9 personalizzati, incoraggiamento della collaborazione tra docenti e una griglia oraria pi\u00f9 flessibile\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>In tanti anni di esperienza ho avuto spesso a che fare con <em>casi difficili,<\/em> a volte gi\u00e0 alla scuola dell\u2019infanzia, e ben prima che si cominciasse a parlarne come di un problema. Detto per inciso: si sa che quando si comincia a parlare di qualche nuovo fenomeno \u00e8 perch\u00e9 i casi si stanno moltiplicando e, sovente, i buoi sono almeno sull\u2019uscio, pronti a uscire dalla stalla. Chiuso l\u2019inciso.<\/p>\n<p>Quei casi sono triplicemente difficili. Lo sono perch\u00e9 i bambini o i ragazzi soffrono assieme alle loro famiglie. Lo sono perch\u00e9 l\u2019insegnante e gli altri allievi si vedono l\u2019ambiente di lavoro disturbato pesantemente, un ambiente costruito in tanti mesi di impegno assiduo o magari, invece, ancor tutto da creare. E lo sono pure per le cosiddette autorit\u00e0 scolastiche al fronte \u2013 ispettori, direttori, capigruppo del sostegno pedagogico \u2013 che sanno molto bene come gli strumenti a loro disposizione siano fragili o inesistenti e, soprattutto, richiedano tempi lunghi per essere attivati. Si creano cos\u00ec situazioni drammatiche, grondanti frustrazioni a 360 gradi, senza parlare del pietoso festival delle arrampicate sui vetri, nell\u2019estenuante tentativo di limitare i danni in attesa di escogitare una soluzione precaria.<\/p>\n<p>In questi casi non \u00e8 lecito intervenire nell\u2019ambito dell\u2019inclusione a priori. Si deve capire che questi <em>casi difficili<\/em> non possono essere affrontati all\u2019interno della classe, nemmeno con la presenza in aula di personale supplementare, peraltro mai a tempo pieno e quasi mai disponibile dall\u2019oggi al domani. Per contro occorrerebbero strutture in grado di proteggere questi allievi e le loro famiglie e, nel contempo, di intervenire sulle cause che provocano i comportamenti devianti, con l\u2019obiettivo di raggiungere l\u2019inclusione nel tempo pi\u00f9 breve: per taluni potrebbero essere poche settimane, per altri anni interi. La presenza di un bambino <em>difficile<\/em> in una sezione di scuola dell\u2019infanzia o elementare ha effetti devastanti, con ricadute incontrollabili su tutta la scuola. Sono casi che annichiliscono la necessaria serenit\u00e0 che serve per mettere in atto il gi\u00e0 difficile compito di educare all\u2019interno di un gruppo attraverso il lavoro dell\u2019imparare.<\/p>\n<p>Tenere in classe questi seppur pochi <em>casi difficili<\/em> sar\u00e0 anche politicamente corretto, ma alla fine \u00e8 logorante e, nel contempo, non fa il bene della scuola n\u00e9, ovviamente, di quegli stessi allievi. Siamo insomma confrontati con casi psichiatrici. Dalle maestre e dai maestri delle scuole dell\u2019infanzia ed elementari, che sono dei generalisti, non possiamo continuare a pretendere che, oltre a tutti i compiti che son stati loro assegnati negli ultimi quarant\u2019anni, siano pure in grado di affrontare situazioni che neanche gli specialisti saprebbero gestire in situazioni analoghe.<\/p>\n<h4>I diversi \u00abnon difficili\u00bb<\/h4>\n<p>Diversa \u00e8 la vicenda, invece, di alcuni allievi che non sono di per s\u00e9 <em>casi difficili, <\/em>ma finiscono assai spesso in quel benemerito settore scolastico che si chiama <em>scuola speciale.<\/em> Penso, in particolare, a quei bambini o ragazzi dalle capacit\u00e0 intellettive lievemente ridotte, leggeri ritardi che rendono particolarmente difficile la loro <em>inclusione<\/em> nelle classi \u00abnormali\u00bb, essenzialmente a causa del fatto che nelle classi \u00abnormali\u00bb \u2013 le virgolette sono naturalmente una scelta consapevole \u2013 vige il primato della prestazione prettamente scolastica, appesantito da un accanimento valutativo e sommativo che non giova a nessuno. Questa <em>indifferenza alle differenze,<\/em> che si traduce, ad esempio, nella certificazione annuale, cozza in maniera apertamente contraddittoria contro quella differenziazione dell\u2019insegnamento e quei percorsi personalizzati di cui parla il Dipartimento.<\/p>\n<p>Vi sono allievi che finiscono a scuola speciale perch\u00e9 non raggiungono determinati obiettivi dei programmi nei tempi prestabiliti, tempi che sono fissati dalle statistiche della psicologia cognitiva e da quelle, pi\u00f9 empiriche, dell\u2019esperienza. Ho visto ragazzi finire a scuola speciale perch\u00e9, ad esempio, dopo aver rinviato l\u2019inizio della scuola obbligatoria e aver ripetuto poi una classe, rischiavano di ritrovarsi con delle competenze scolastiche inadeguate per l\u2019et\u00e0, mentre il corpo era gi\u00e0 quello di un preadolescente. Per questi ragazzi l\u2019alternativa alla scuola speciale poteva essere il disimpegno della scuola: li si aiutava a cavarsela in qualche modo per tirare a campare fino al termine della scuola elementare, assegnando delle sufficienze che nascondevano gravi lacune e che si aggravavano col trascorrere degli anni. Qualcuno sarebbe riuscito a barcamenarsi fino ai quindici anni, qualche altro sarebbe diventato un <em>caso difficile.<\/em><\/p>\n<h2><\/h2>\n<p>Ancora una volta, quindi, <span style=\"color: #ff9900;\"><strong>W la massima eterogeneit\u00e0<\/strong><\/span>. Per una volta mi sento di sognare anch\u2019io coi vertici del Dipartimento dell\u2019Educazione: la scuola indicata, quella dell\u2019inclusione, \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 Educare per davvero. Ma occorre azzerare le contraddizioni interne, la pi\u00f9 vistosa delle quali resta la selezione dei \u00abmigliori\u00bb, o quantomeno la loro <em>classificazione,<\/em> attraverso programmi scolastici ingiustificabili, che sono <strong>soggettivamente<\/strong> valutati a scadenze ravvicinate e regolari \u2013 con tanto di promozioni e bocciature \u2013 senza tener conto delle differenze individuali. Le <em>pari opportunit\u00e0<\/em> sono state una conquista; oggi, tuttavia, non devono impedire di mirare alla parit\u00e0 dei risultati a livello elevato, vale a dire al raggiungimento del risultato massimo a cui ognuno pu\u00f2 spingersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una nuova parola che circola nel contesto pedagogico ticinese da un paio d\u2019anni: inclusione, erede diretta di integrazione e di accoglienza, che hanno caratterizzato gli ultimi due o tre decenni. \u00abScuola Ticinese\u00bb, periodico della Divisione della scuola del DECS, ha dedicato un suo recente numero monografico al tema dell\u2019inclusione. 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