{"id":1289,"date":"2014-11-12T17:39:35","date_gmt":"2014-11-12T16:39:35","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1289"},"modified":"2017-05-31T00:27:56","modified_gmt":"2017-05-30T22:27:56","slug":"incontro-con-un-maestro-e-poeta-bepi-de-marzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/incontro-con-un-maestro-e-poeta-bepi-de-marzi\/","title":{"rendered":"Incontro con Bepi De Marzi, maestro e poeta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Bepi-De-Marzi-per-Cose-di-scuola.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-1833 size-full\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Bepi-De-Marzi-per-Cose-di-scuola-e1439655794541.jpg\" alt=\"Bepi-De-Marzi-per-Cose-di-scuola\" width=\"241\" height=\"340\" \/><\/a><strong>Il mio primo incontro con Bepi De Marzi risale a molti anni fa. Avevo seguito un concerto con i suoi \u00abCrodaioli\u00bb nel salone della SES a Locarno. Molte cose mi avevano colpito e commosso. Ricordo ancora con commozione il canto <em>L\u2019aqua z\u00e8 morta,<\/em> potente e rabbioso, e nel contempo di grande poesia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Poi, tanti anni dopo e in una circostanza molto triste, ho avuto la fortuna di conoscerlo e di parlargli e di mantenere un legame, seppur solo epistolare (l\u2019epistola elettronica). Quando ho aperto questo <em>Cose di scuola<\/em> ho mandato una comunicazione ai miei contatti. Lui mi rispose a stretto giro di posta elettronica: <em>\u00abPotrei collaborare, magari rispondendo a qualche tua domanda sulla mia esperienza di insegnante\u00bb.<\/em> Le mie domande sono andate oltre le sue esperienze di scuola. Ma, insomma, eccoci qua.<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>Voglio cominciare questa chiacchierata da un dettaglio divertente. Introducendo il canto \u00abLa sagra\u00bb (dove <em>g\u00f2 visto la m\u00e8 Maria),<\/em> raccont\u00f2 di una sua visita a un asilo infantile in qualche paesino dalle sue parti. Parl\u00f2 di una bambina di tre o quattro anni, col moccio ciondolante, che si chiamava <span style=\"text-decoration: underline;\">gi\u00e0<\/span> Samantha\u2026 Maestro, perch\u00e9 Maria \u00e8 meglio di Samantha?<\/p>\n<p><em>Il nome dato dai genitori si porta per tutta la vita e riesce perfino a segnarla, a condizionarla, in bene o in male. Ho in mente tanti \u201cChristian\u201d che poi non hanno nemmeno il coraggio di scristianizzarsi; penso alle Deborah che devono aggiungere \u201csi scrive con l\u2019acca!\u201d. Ci sono le piccole Katiuscie che a scuola precisano stanche \u201ccon la cappa e con la i\u201d. E i poveri Igor? i Patrik? La figlia di una mia dolcissima amica si chiama Michelle; ha dodici anni e da quando era alla scuola materna continua a ripetere \u201csi scrive come Michele ma con due elle\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Dopo il \u201968 si \u00e8 cominciato a credere che a scuola era pi\u00f9 importante <em>saper fare <\/em>e<em> saper essere <\/em>che<em> sapere <\/em>e basta. Era una battaglia giusta contro lo sterile nozionismo, per lo pi\u00f9 usato come arma impropria per la selezione sociale. Per\u00f2 oggi si comincia a dire che le nozioni, se non le hai, sei un ignorante. A quasi cinquant\u2019anni di distanza la scuola, e non solo quella dell\u2019obbligo, ha preso derive tecnocratiche. A farne le spese sono innanzitutto talune discipline \u00abinutili\u00bb, vale a dire del tutto inservibili sul piano della spendibilit\u00e0 immediata. Penso, in particolare, alla Storia \u2013 la storia da insegnare nel solco dell\u2019eredit\u00e0 di Fernand Braudel e di Jacques Le Goff. \u00c8 importante studiare la storia?<\/p>\n<p><em>Come viene proposta a scuola \u00e8 proprio inutile. L\u2019insegnante dovrebbe dire: \u201cIo sono la storia e vi racconto il mio ieri: la mia famiglia, i miei studi, le mie fatiche, le mie felicit\u00e0, i miei desideri realizzati o tralasciati\u201d. E spaziare progressivamente lungo il tempo. Conosco un professore di Storia dell\u2019Arte che in una celebre Universit\u00e0 veneta spiega come si deve \u201cleggere\u201d un quadro proiettando la sua faccia, cominciando a ridere del naso, delle rughe, dei capelli tinti. \u201cContiamo i peli della barba\u201d, esordisce. E gli allievi non lo abbandonano pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p>Ma veniamo alla musica, il suo mestiere. Perch\u00e9 far musica assieme \u00e8 importante, al di l\u00e0 del fatto artistico in s\u00e9 e dell\u2019insito divertimento?<\/p>\n<p><em>Divertimento? Neanche far bene l\u2019amore deve essere solo divertimento! \u201cIl genio \u00e8 una lunga fatica\u201d, diceva Mozart. Chi dice \u201cmi diverto\u201d \u00e8 uno che non sa cosa sia lo studio, il lavoro. Tutto, sempre, deve essere impegno e partecipazione cosciente. Far musica insieme, suonando o cantando, \u00e8 come lavorare collettivamente a una costruzione. Poi si insinua il tarlo dell\u2019esibizione, del mostrarsi, del farsi ascoltare. E il lavoro diventa ansia, competizione. Fino alla cattiveria della rivalit\u00e0. <\/em><em>Organizzare i bambini, gli adolescenti per mostrarli in gruppi corali \u00e8 un\u2019operazione discutibile. E si crede di invogliarli alla musica obbligandoli a cantare storie, opere, che niente hanno a che fare con la loro et\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>A una mamma che gli diceva: \u201cIl mio bambino ha solo nove anni e suona il Chiaro di luna di Beethoven\u201d, il grande pianista Arthur Rubinstein ha risposto: \u201cProvo pena per il suo bambino, ma anche per Beethoven\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il pedagogista francese Philippe Meirieu ha scritto: \u00abAlla domanda: <em>\u201cQuale mondo lasceremo ai nostri figli?\u201d<\/em> \u2013 quesito che resta attuale come mai \u2013 \u00e8 oggi urgente aggiungerne un\u2019altra: <em>\u201cChe figli lasceremo al mondo?\u201d\u00bb.<\/em> Allora, Maestro: come dovrebbero essere i figli che lasceremo al futuro?<\/p>\n<p><em>Non dovrebbero somigliare troppo a noi. A noi che non leggiamo pi\u00f9, ma che scriviamo e scriviamo per pubblicare a nostre spese ci\u00f2 che nessuno legge. A noi che non sappiamo pi\u00f9 ascoltare nemmeno la musica, ma che ci crediamo compositori mettendo insieme tre o quattro note con i programmi e i suoni freddi del computer. A noi che per cantare in coro facciamo grottescamente cabaret con mossette e deambulazioni da orsi ammaestrati. A noi che perdiamo i giorni nelle rivendicazioni di autonomia, di indipendenza, magari con l\u2019inutile e puntiglioso sostegno del dialetto. Noi che abbiamo distrutto l\u2019ambiente con i capannoni e le costruzioni assurde, anche di qualche chiesa impraticabile o di qualche strampalata struttura alberghiera in montagna; noi che vogliamo lavorare poche ore al giorno per poi annoiarci nel cosiddetto tempo libero che diventa incomunicabilit\u00e0 o trama e ordito del pettegolezzo.<\/em><\/p>\n<p>Ho letto che ha lasciato Arzignano, il paese dove \u00e8 nato e ha sempre vissuto, perch\u00e9 si \u00e8 lasciato prendere dal leghismo imperante. Ma dove andr\u00e0, in questa Europa percorsa da fremiti sempre pi\u00f9 populisti, banali, xenofobi, paurosi, ripiegati su se stessi nel difendere le proprie miserie?<\/p>\n<p><em>Per ora abito a Vicenza, in un quartiere di periferia che pare un bosco. Confesso di non essere mai stato legato a un solo luogo. Come, nonostante qualcuno mi creda un sentimentale, non sono n\u00e9 nostalgico e nemmeno attaccato alle tradizioni. Come dice Olmi di se stesso, \u201csono un uomo di sentimenti\u201d. Ma anche di passioni. La vergogna di questo tempo \u00e8 il nazionalismo. E i fanatismi religiosi sono un altro drammatico pericolo per l\u2019umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Si dice che questo \u00e8 un mondo forgiato dalle diverse globalizzazioni, dalla finanza arrogante, dalle incertezze per il futuro. E se fosse anche un mondo figlio di un\u2019educazione pressappochista e mollacciona? Costruire e mantenere la democrazia \u00e8 un percorso faticoso.<\/p>\n<p><em>La democrazia, quasi ovunque, \u00e8 al limite dell\u2019illusione. In Italia, con questo ducetto toscano onnipresente e becero, con la montante xenofobia attizzata dalla Lega sottobraccio ai neofascisti, poi con la sotterranea e torva presenza condizionante del potentissimo pregiudicato, ci crediamo liberi. Possiamo chiamarlo il regime dei miliardari? delle banche?<\/em><\/p>\n<p>Il mondo la conosce soprattutto come autore della splendida \u00abSignore delle cime\u00bb, un canto che, secondo me, si sta per\u00f2 banalizzando e svuotando della sua forza artistica. Colpa della ridondanza e del \u201cpensiero\u201d unico: ormai \u00e8 diventato un <em>must<\/em> in talune circostanze, un po\u2019 come l\u2019\u00abAve Maria\u00bb di Schubert o le marce nuziali di Mendelssohn e Wagner. Personalmente trovo tante altre sue composizioni di una forza incredibile. E mi appassionano il suo impegno civile, il suo amore per Mario Rigoni Stern, per Padre Turoldo e per le cose semplici.<\/p>\n<p><em>Beh, non posso dire di accontentarmi delle cose semplici. Amo le melodie tonali, comprensibili; ma ai miei allievi di Conservatorio ho insegnato le fughe, i contrappunti, le costruzioni polifoniche, le grandi forme musicali, pur esprimendomi poi nel minimalismo dei canti di ispirazione popolare, nei Salmi o nei mottetti per la liturgia. Ho studiato la dodecafonia tanto da considerarla lo sberleffo di una persona solitaria e geniale. Ma c\u2019\u00e8 qualcuno che la sta scoprendo adesso e ci si crogiola dentro. Mi indispongono tante espressioni pseudoartistiche, specialmente nella pittura e nella scultura. Il grande Cioran ha detto che \u201cnon si pu\u00f2 amare ci\u00f2 che non si comprende\u201d. Il massimo della mia passione musicale moderna sta nelle Metamorfosi di Strauss, la disperazione di un genio davanti alle distruzioni della guerra.<\/em><\/p>\n<p>Ma si stava parlando di Signore delle cime e degli altri canti. Li ha mai contati?<\/p>\n<p><em>Forse ne ho composti pi\u00f9 di centocinquanta. Sinceramente, non lo so. Ma, \u00e8 vero, nella mia piccola storia c\u2019\u00e8 soprattutto <\/em>Signore delle cime.<em> L\u2019ho ascoltato in questi giorni in una versione rock che mi ha stupito, affascinato, perfino commosso. Dobbiamo rinnovarci continuamente, ma dentro la certezza della sincerit\u00e0, soprattutto nell\u2019ebbrezza della poesia. Ho avuto la fortuna di avere dei meravigliosi amici e maestri. Nella vita ho obbedito solo a tre persone: mia mamma, mio pap\u00e0 e il maestro Scimone suonando l\u2019organo e il clavicembalo nei Solisti Veneti. Sono credente, ma sono anche dolcemente anticlericale: la gerarchia ecclesiastica mi sorprende per il nulla che autorappresenta, per l\u2019infantilismo dei paludamenti, per la teatralit\u00e0 delle liturgie infarcite di filastrocche e di pessima musica: perch\u00e9 la nuova musica della Chiesa cattolica \u00e8 vergognosa. Pur nella malinconia che domina il mio carattere, mi confesso dolcemente ironico e teneramente anarchico.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Giuseppe De Marzi<\/strong>, detto <strong>Bepi<\/strong>, musicista, \u00e8 nato ad Arzignano, nella Valle del Chiampo, dove ha abitato fino al 2011, prima di trasferirsi a Vicenza.<\/p>\n<p>Ha insegnato Educazione Musicale a Valdagno, in una scuola media a tempo pieno. Maestro di Organo e Composizione organistica nell\u2019Istituto Comunale \u201cCanneti\u201d di Vicenza, sezione staccata del Conservatorio \u201cBenedetto Marcello\u201d di Venezia, ha insegnato anche nei Seminari Diocesani di Vicenza, chiamato da monsignor Ernesto Dalla Libera.<\/p>\n<p>A Vicenza ha fondato e diretto per qualche anno il Coro Polifonico \u201cNicol\u00f2 Vicentino\u201d.<\/p>\n<p>Poi ha scelto definitivamente l\u2019insegnamento nel Conservatorio \u201cPollini\u201d di Padova diretto da Claudio Scimone. E subito, lo stesso celebre maestro padovano, lo ha voluto come clavicembalista e organista nei prestigiosi Solisti Veneti.<\/p>\n<p>La notoriet\u00e0 del musicista vicentino \u00e8 dovuta soprattutto alla fondazione e alla direzione, tuttora vivace e sempre innovativa, del gruppo corale maschile \u201cI Crodaioli\u201d di Arzignano, con il quale ha proposto, attraverso le Edizioni Curci di Milano, pi\u00f9 di cento composizioni &#8211; parole e musica &#8211; di ispirazione popolare, prima fra tutte \u201cSignore delle cime\u201d, canto diffuso nel mondo, tradotto in varie lingue, elaborato anche in versioni sinfoniche perfino in Giappone. Recentemente, il maestro Scimone ha chiesto a De Marzi di realizzarne una fantasia per archi da proporre nei concerti dei Solisti Veneti con il titolo \u201cTrasparenze su Signore delle cime\u201d. Con l\u2019amico poeta Carlo Geminiani, il popolare Bepi ha composto una decina di canti entrati nella tradizione alpina, e basti ricordare \u201cJoska la rossa\u201d, \u201cL\u2019ultima notte\u201d, \u201cIl ritorno\u201d, \u201cMonte Pasubio\u201d. Con un altro grande amico, Mario Rigoni Stern, ha composto il canto \u201cVolano le bianche\u201d che ricorda la guerra sull\u2019Ortigara.<\/p>\n<p>Nel 1970, padre David Maria Turoldo ha chiesto a De Marzi di affiancare il giovane intellettuale e musicista Ismaele Passoni nella composizione musicale di Salmi, Inni e Cantici che aveva realizzato stroficamente per il rinnovamento della liturgia, composizioni che la Chiesa non ha accettato proprio per la loro intensit\u00e0 poetica e per l\u2019emozionata cantabilit\u00e0.<\/p>\n<p>De Marzi ha pubblicato con la casa Musicale Carrara di Bergamo molta musica didattica per la Scuola Materna e Elementare, oltre ai Canti per il Battesimo, la Cresima e il Matrimonio con testi del poeta Giovanni Costantini. Fecondo scrittore, soprattutto con interventi giornalistici nel Giornale di Vicenza, si produce in conferenze con argomenti musicali e di costume. La mamma milanese e il pap\u00e0 veneto gli hanno trasmesso l\u2019instancabilit\u00e0 nel lavoro, l\u2019irrefrenabile fantasia, l\u2019inquietudine nella fede, l\u2019indipendenza e la sottile ironia nei rapporti sociali che Bepi manifesta anche in una malcelata malinconia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio primo incontro con Bepi De Marzi risale a molti anni fa. Avevo seguito un concerto con i suoi \u00abCrodaioli\u00bb nel salone della SES a Locarno. Molte cose mi avevano colpito e commosso. Ricordo ancora con commozione il canto L\u2019aqua z\u00e8 morta, potente e rabbioso, e nel contempo di grande poesia. 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