{"id":1321,"date":"2014-12-14T18:46:18","date_gmt":"2014-12-14T17:46:18","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1321"},"modified":"2018-03-18T00:18:59","modified_gmt":"2018-03-17T23:18:59","slug":"la-scuola-che-verra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-che-verra\/","title":{"rendered":"La scuola che verr\u00e0\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Natale, si sa, \u00e8 il tempo della bont\u00e0 e delle strenne. Credo per\u00f2 che sia solo un caso se il DECS ha scelto met\u00e0 dicembre per diffondere un progetto ambizioso: <em>La scuola che verr\u00e0. Idee per un\u2019innovazione tra continuit\u00e0 e innovazione <\/em><span style=\"color: #000000;\">(<a href=\"https:\/\/www.lascuolacheverra.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">a questo indirizzo <\/a>si trova tutto ci\u00f2 che serve).<\/span><\/p>\n<p>La tentazione di rifarmi a Lucio Dalla \u00e8 naturalmente grande, anche se il documento non \u00e8 certo stato scritto solo per <em>distrarsi un po\u2019 (e siccome sei molto lontano pi\u00f9 forte ti scriver\u00f2).<\/em> Per ora c\u2019\u00e8 almeno da sperare che sia un caso, e che non vada a finire con tanta somiglianza: <em>E se \u2019sta scuola poi passasse in un istante,\/ vedi amico mio \/ come diventa importante \/ che in questo istante ci sia anch&#8217;io. \/ La scuola che sta arrivando tra un anno passer\u00e0 \/ io mi sto preparando \/ \u00e8 questa la novit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Il 12 dicembre, quando ho seguito i tanti servizi giornalistici, mi sono lasciato prendere da un certo entusiasmo, seppur misurato. A qualche mezza giornata permane il sentimento di plauso sincero per il tentativo di scombinare un po\u2019 certe abitudini e tanti dogmi ormai radicati e ammuffiti, anche se qualche lucina, qua e l\u00e0, ha pur cominciato a lampeggiare. Ma credo che sia normale: dietro ogni grande dichiarazione \u00abdi principio\u00bb si celano visioni diverse, suggerite dall\u2019esperienza personale, dal proprio percorso intellettuale e culturale, dalle speranze e dall\u2019ideologia.<\/p>\n<p>Stando all\u2019edizione odierna (14.12.2014) del settimanale \u00abIl Caff\u00e8\u00bb, Silvio Tarchini, settantenne imprenditore di successo, ha gi\u00e0 detto la sua: <em>\u00ab\u00c8 l\u2019ennesimo abbassamento della selettivit\u00e0 della scuola. L\u2019abolizione dei livelli porter\u00e0 ad ulteriori difficolt\u00e0 nel momento del passaggio nel mondo del lavoro. Ma soprattutto saranno guai per coloro che vorranno continuare a studiare\u00bb.<\/em> Lapidario.<\/p>\n<p>Naturalmente \u00e8 un <em>d\u00e9j\u00e0 vu.<\/em> Ma \u00e8 noto che in tanti, dentro e fuori la scuola, la pensano esattamente allo stesso modo, magari nascondendosi dietro il dito scarno di tanti alibi fantasiosi e\/o egoisti.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 mi auguro che il progetto lanciato dal ministro Manuele Bertoli e dai suoi collaboratori sia per davvero intenzionato a dar vita \u2013 finalmente! \u2013 a una scuola dell\u2019obbligo che promuova <em>lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0 e di realizzare sempre pi\u00f9 le istanze di giustizia e di libert\u00e0<\/em> \u2013 tanto per citare ancora una volta la Legge della scuola del 1990, con tutte le sue finalit\u00e0. Sarebbe un disastro se ci si limitasse a un tentativo di revisione del modello esistente, che nel suo DNA conserva troppi ricordi di un passato a volte atavico e quasi mai migliore del presente (a parte l\u2019aroma del pane\u2026).<\/p>\n<p>Stiamo parlando della scuola dello Stato (e della sua decisione di obbligare tutti i cittadini tra i 4 e i 15 anni d\u2019et\u00e0 a doverla frequentare), non di orticelli privati.<\/p>\n<p>Anni fa ebbi la fortuna di incontrare Bruno Munari, il grande artista e designer italiano. Era reduce da un viaggio in Giappone e mi raccontava, con gli occhi luccicanti e con la felice semplicit\u00e0 che gli era propria, di come le strade e le piazze nipponiche fossero pulite. <em>\u00abIn Giappone<\/em> \u2013 diceva \u2013 <em>si insegna sin dall\u2019et\u00e0 pi\u00f9 tenera che le strade e le piazze sono di tutti e che quindi devono essere rispettate e curate come qualcosa che appartiene a ognuno di noi. Invece in Italia si considera che le strade e le piazze sono dello Stato, vale a dire di nessuno: quindi non meritano n\u00e9 rispetto n\u00e9 cura\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>La scuola che verr\u00e0<\/strong> dovr\u00e0 essere la scuola dello Stato. La scuola pubblica non \u00e8 degli insegnanti, dei partiti, dei politici, degli psicologi e dei funzionari pi\u00f9 o meno accreditati; e non \u00e8 nemmeno dei sindacati, delle associazioni magistrali e padronali, delle assemblee dei genitori. Non deve rispondere a interessi corporativi, finanziari, confessionali, ideologici, razziali o di genere.<\/p>\n<p><strong>La scuola che verr\u00e0<\/strong> dovr\u00e0 preoccuparsi in primo luogo di mirare alla parit\u00e0 dei risultati a un livello elevato, affinch\u00e9 in un domani che mi auguro molto vicino ognuno possa chiedersi orgogliosamente <em>\u00abChe ho a che fare io con gli schiavi?\u00bb,<\/em> senza vergognarsi della sua risposta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Natale, si sa, \u00e8 il tempo della bont\u00e0 e delle strenne. Credo per\u00f2 che sia solo un caso se il DECS ha scelto met\u00e0 dicembre per diffondere un progetto ambizioso: La scuola che verr\u00e0. Idee per un\u2019innovazione tra continuit\u00e0 e innovazione (a questo indirizzo si trova tutto ci\u00f2 che serve). 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