{"id":244,"date":"2001-09-29T16:07:53","date_gmt":"2001-09-29T17:07:53","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=244"},"modified":"2018-03-18T18:53:47","modified_gmt":"2018-03-18T17:53:47","slug":"asp-gasp","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/asp-gasp\/","title":{"rendered":"Magistrale: si cambier\u00e0 tutto&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Fra qualche tempo il Gran Consiglio ticinese sar\u00e0 chiamato ad esprimersi sul progetto di Alta Scuola Pedagogica (ASP, appunto). Di che si tratta? In buona sostanza di una nuova scuola, che sostituir\u00e0 i differenti istituti che attualmente si occupano della formazione degli insegnanti, vale a dire la Magistrale e l\u2019istituto per l\u2019abilitazione e l\u2019aggiornamento.<br \/>\nSe ne parla ormai da molto tempo, sebbene la scadenza sia gi\u00e0 nota: l\u2019ASP debutter\u00e0 col settembre del 2002, e la decisione granconsigliare \u00e8 vissuta come una sorta di pignolo formalismo; tant\u2019\u00e8 vero che, sino ad oggi, gli unici elementi di contenzioso che hanno guadagnato non dico le prime pagine, ma almeno qualche articolo in cronaca, sono legati alla geografia. Cio\u00e8 a dire: vogliamo lasciare l\u2019ASP a Locarno, al posto della vecchia e gloriosa Scuola magistrale, oppure traslochiamo tutto a Lugano, inglobandola nell\u2019USI?<br \/>\nOddio, al di l\u00e0 degli aspetti di campanile, la disputa sul tipo di scuola che deve formare gli insegnanti \u2013 universit\u00e0 o no ? \u2013 ha tenuto banco per diversi anni, e non solo da noi. Fatto sta che la maggior parte delle regioni svizzere ha optato per le alte scuole pedagogiche \u2013 ad eccezione di Ginevra, dove gi\u00e0 da qualche anno i maestri dell\u2019asilo e delle elementari si formano all\u2019universit\u00e0. Di altre cose pi\u00f9 importanti, invece, non si discute, se non tra i presunti addetti ai lavori (che sarebbero poi quelli che si guadagnano il pane nella scuola Magistrale di oggi), come se la formazione degli insegnanti di domani non fosse affare di tutti i cittadini. Tutto sommato \u2013 sembra di capire \u2013 meglio dar credito agli esperti, per evitare che il tutto si tramuti nella solita chiacchiera da bar.<br \/>\nC\u2019\u00e8 per\u00f2 un punto che \u00e8 incomprensibile: com\u2019\u00e8 possibile cambiare da cima a fondo la Magistrale \u2013 chiamiamola cos\u00ec, per semplicit\u00e0, che \u00e8 anche pi\u00f9 bello che dire ASP \u2013 senza minimamente ridisegnare la scuola? Poco pi\u00f9 di dieci anni fa gli studi magistrali erano gi\u00e0 stati riformati, passando da quattro anni di formazione a cui si accedeva dopo il ginnasio, a due anni di formazione dopo il liceo. Forse perch\u00e9 il modello proposto ha mostrato assai in fretta la corda, ora si vuole aggiungere un terzo anno, che speriamo non ricalchi i primi due.<br \/>\nInsomma: da pi\u00f9 parti si sente dire che la scuola \u2013 almeno quella dell\u2019obbligo \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 adeguata alle odierne esigenze della societ\u00e0, che il mondo \u00e8 complesso, che con le semplificazioni scolastiche non si impara ad essere cittadini consapevoli. Ma nell\u2019ambito di questa riforma non si discute di queste astruserie, e probabilmente non se ne discuter\u00e0 neanche domani, se \u00e8 vero, com\u2019\u00e8 certamente vero, che oggi la Magistrale \u00e8 uno dei bastioni cruciali che garantiscono l\u2019immobilit\u00e0 del sistema scolastico, sistema che tenta atavicamente di adattarsi ai cambiamenti, apponendo cerotti alla bell\u2019e meglio: ieri la matematica moderna (a proposito: che fine ha fatto?), l\u2019educazione sessuale e quella stradale; oggi l\u2019inglese e l\u2019informatica (e i ragazzi ingestibili): come se crescere fosse solo una questione di nozioni, come se la scuola dello Stato non avesse propositi ben pi\u00f9 ambiziosi. Per dire che non conta molto la durata della formazione degli insegnanti, mentre sarebbe meglio prefigurarne il ruolo e i compiti, attraverso un ampio e franco dibattito.<br \/>\nEra dai tempi di \u201cSummerhill\u201d (Alexander Neill, del 1971 l\u2019edizione italiana), che un libro sui grandi indirizzi dell\u2019educazione non diventava un must (nell\u2019ambiente c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi divide il mondo in chi l\u2019ha letto e chi no): c\u2019\u00e8 riuscito Edgar Morin proprio nel 2001, con \u201cI sette saperi necessari all\u2019educazione del futuro\u201d; ma quel dibattito, da noi, viene sistematicamente eluso. E allora v\u2019\u00e8 da augurarsi che il Gran Consiglio non la tiri per le lunghe e ci risparmi tante elucubrazioni geo-universitarie: tanto si cambier\u00e0 tutto per non cambiare un bel niente. Gasp!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra qualche tempo il Gran Consiglio ticinese sar\u00e0 chiamato ad esprimersi sul progetto di Alta Scuola Pedagogica (ASP, appunto). Di che si tratta? In buona sostanza di una nuova scuola, che sostituir\u00e0 i differenti istituti che attualmente si occupano della formazione degli insegnanti, vale a dire la Magistrale e l\u2019istituto per l\u2019abilitazione e l\u2019aggiornamento. 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