{"id":256,"date":"2002-01-04T16:14:54","date_gmt":"2002-01-04T17:14:54","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=256"},"modified":"2017-10-12T15:58:24","modified_gmt":"2017-10-12T13:58:24","slug":"non-serve-lastrologia-per-predire-i-guai-della-scuola-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/non-serve-lastrologia-per-predire-i-guai-della-scuola-2\/","title":{"rendered":"Non serve l&#8217;astrologia per predire i guai della scuola"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 tempo di astrologi e divinatori: un gran numero di giornali, in assenza di pettegolezzi ragguardevoli e anche per garantire le inevitabili vacanze ai redattori, vivacchia tra i bilanci dell\u2019anno appena concluso e le profezie sull\u2019anno che verr\u00e0. La scuola \u00e8 normalmente esente da queste attenzioni d\u2019inizio anno: un po\u2019 perch\u00e9 l\u2019anno attacca due volte \u2013 in settembre e in gennaio \u2013 un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 sempre meglio non guardarsi indietro, per non arrossire. E poi, siamo chiari: per sbagliare le ipotesi sulla scuola non servono gli astrologi, n\u00e9 tanto meno maghi e indovini: a prender cantonate s\u2019arrangiano i governi senza chiedere il sostegno degli astri.<br \/>\nPrendiamo l\u2019ultima in ordine di tempo. Sul finire del 2001 la stampa svizzera ha dedicato ampio spazio ai risultati di una ricerca che ha messo a confronto i quindicenni di oltre trenta paesi del mondo sulle loro competenze in matematica, scienze naturali e comprensione della lettura. Il sistema scolastico elvetico \u00e8 avvezzo a simili esami internazionali e si \u00e8 sempre vantato di ottenere risultati d\u2019alta classifica. L\u2019ultima verifica ha invece mostrato che se nelle materie fondate sulla scienza ce la caviamo ancora benino, nella comprensione della lettura siamo scesi sotto la media globale dei paesi che hanno partecipato all\u2019inchiesta: sul podio sono saliti Finlandia (oro), Corea (argento) e Canada (bronzo), mentre noi ci accontentiamo del 17\u00b0 posto. Se oltre la met\u00e0 dei quindicenni finlandesi raggiunge risultati di comprensione ai livelli alti (4\u00b0 e 5\u00b0), i giovani svizzeri con competenze analoghe sono poco pi\u00f9 di un terzo, mentre quasi un decimo non raggiunge il livello minimo (inferiore al 1\u00b0 livello).<br \/>\nEra prevedibile un tale tonfo in un ambito fondamentale della formazione dei cittadini di domani? S\u00ec, se solo si pon mente al fatto che negli ultimi venti o trent\u2019anni le scienze e le lingue moderne hanno catalizzato pressoch\u00e9 completamente l\u2019attenzione dei dipartimenti dell\u2019istruzione dell\u2019intero Paese. Prendiamo la scuola dell\u2019obbligo ticinese. Gi\u00e0 a otto anni si attacca col francese, con allievi che assai volentieri non sanno neanche l\u2019italiano \u2013 e non ci riferiamo solo agli stranieri e ai confederati. Quattro anni dopo, ecco entrare in scena il tedesco e, so wie so, c\u2019\u00e8 pure chi non s\u2019accontenta e briga da anni per l\u2019insegnamento precoce e obbligatorio dell\u2019inglese. Cos\u00ec a quindici anni i nostri pargoli si districheranno disinvoltamente nei loro contatti con gli abitanti di gran parte del pianeta \u2013 salvo poi incontrare notevoli problemi anche solo a scrivere correttamente una domanda d\u2019assunzione.<br \/>\nLe due cose non sono necessariamente correlate, ma come mi diceva un amico giornalista durante il pranzo di Natale, il congiuntivo \u00e8 in via di estinzione, e non sar\u00e0 certo il WWF (World Wildlife Found, of course!) a salvarlo. In effetti il congiuntivo potrebbe assurgere al ruolo di panda gigante della lingua italiana, che non si sta estinguendo a causa della deforestazione o dell\u2019effetto serra, bens\u00ec per le inaudite scelte di chi regge le nostre sorti. Il guaio \u00e8 doppio: in primo luogo ci si illude in pochi anni di conoscere due o tre lingue straniere \u2013 Je parle fran\u00e7ais, Ich spreche Deutsch, I speak english\u2026 ed io speriamo che me la cavo \u2013 senza cogliere la differenza tra conoscere una lingua e saper chiedere dov\u2019\u00e8 la stazione. In secondo luogo l\u2019approssimazione che distingue l\u2019insegnamento della lingua madre non tiene nella giusta considerazione gli effetti di crescita intellettuale che l\u2019approfondimento dell\u2019italiano trascinerebbe inesorabilmente nella sua scia: sempre pi\u00f9 ci dobbiamo confrontare con ragionamenti faciloni, che tendono a banalizzare il patrimonio di conoscenze dell\u2019umanit\u00e0 e a ridurre tutto in termini di profitto: \u00e8 il primato della cultura formato Rete 4, ma non c\u2019\u00e8 nulla di stupefacente in questo stato di cose.<br \/>\nNella nostra scuola media \u00e8 pi\u00f9 facile incappare nel \u201cBandolero stanco\u201d di Vecchioni, che in un qualsiasi Leopardi, mentre l\u2019articolo di Repubblica ha rimpiazzato Pavese \u2013 e che a nessuno venga in mente che Maupassant faccia parte del programma di francese. Ora qualcuno dovrebbe pur rendere conto del karakiri ch\u2019\u00e8 in atto, ma per farlo bisognerebbe uscire dalla logica delle apparenze: perch\u00e9 anche educare i propri cittadini \u00e8 pi\u00f9 complesso di quel che si pensi.<br \/>\nVisto che siamo a inizio anno, vale indubbiamente la pena di tentare una divinazione: dato che le opposizioni astrali saranno fiacche, luned\u00ec 2 settembre aprir\u00e0 i battenti il nuovo anno scolastico, qualche giorno prima il dipartimento avr\u00e0 dato i numeri e in seconda media debutter\u00e0 l\u2019inglese obbligatorio, tra suoni di tamburi e squilli di trombe. Non credo nell\u2019astrologia e spero dunque di fallire questa profezia: ma temo che il congiuntivo sar\u00e0 definitivamente ceduto al suo destino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 tempo di astrologi e divinatori: un gran numero di giornali, in assenza di pettegolezzi ragguardevoli e anche per garantire le inevitabili vacanze ai redattori, vivacchia tra i bilanci dell\u2019anno appena concluso e le profezie sull\u2019anno che verr\u00e0. 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