{"id":258,"date":"2002-01-16T16:15:39","date_gmt":"2002-01-16T17:15:39","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=258"},"modified":"2017-11-17T19:12:04","modified_gmt":"2017-11-17T18:12:04","slug":"lingue-e-scuola-davvero-ci-capiremo-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/lingue-e-scuola-davvero-ci-capiremo-meglio\/","title":{"rendered":"Lingue e scuola: davvero ci capiremo meglio?"},"content":{"rendered":"<p>Cosa si cela per davvero dietro tutto il gran discutere attorno alla politica delle lingue e del plurilinguismo? Il Dipartimento Federale dell\u2019Interno ha presentato l\u2019avamprogetto della \u201cLegge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunit\u00e0 linguistiche\u201d; dal canto suo, il nostro Dipartimento dell\u2019Istruzione e della Cultura ha messo in consultazione le sue proposte di modifica della politica d\u2019insegnamento delle lingue.<br \/>\nGli oggetti del contendere sembrerebbero essenzialmente due: difendere le lingue nazionali come elemento che, nelle mire di Berna, dovrebbe rafforzare la comprensione tra le diverse regioni linguistiche, e dar via libera all\u2019inglese, che oggi sta diventando un po\u2019 come il latino ai tempi di Carlo Codiga. Non si tratta, oggettivamente, di un soggetto semplice e, manifestamente, gli appigli per tirare l\u2019acqua al proprio mulino non mancano, tanto da portare il Consigliere di Stato Gabriele Gendotti a rilevare che \u201cla preoccupazione del Dipartimento non \u00e8 quella di accontentare tutti, ma di permettere al maggior numero di giovani di approfittare di un insegnamento che renda meno problematico il loro primo approccio con la realt\u00e0 che li accoglie una volta lasciata la scuola\u201d. Tutto il dibattito soffre per\u00f2 di una tara che \u00e8 fonte di qualche abbaglio.<br \/>\nPer prima cosa, non si pu\u00f2 fingere che con la conoscenza, oltre all\u2019italiano, di una seconda lingua nazionale, sia possibile essere capiti indifferentemente a Losanna o a Frauenfeld. Per regola costituzionale, in tutta la Svizzera tedesca si insegna il francese come lingua obbligatoria a partire dai 9\/10 anni; specularmente, la medesima regola \u00e8 osservata in Romandia. Come nei romanzi appena un po\u2019 avvincenti, per\u00f2, anche qui la trama non \u00e8 cos\u00ec lineare. Se avete gi\u00e0 tentato di chiacchierare in francese con un basilese normale o in tedesco con uno di Le Locle, capirete cosa intendo (e senza scordare che \u00e8 nondimeno imprudente attaccar bottone in tedesco con uno di Br\u00fcttisellen, che ribatter\u00e0 con un impeccabile Schwitzert\u00fctsch, la sua vera lingua madre). Questo perch\u00e9 romandi e svizzerotedeschi non vivono in riserve indiane da proteggere e non hanno quindi bisogno di investire pi\u00f9 di tanto per l\u2019apprendimento della lingua confinante \u2013 ecco perch\u00e9 Zurigo ha gi\u00e0 saltato il fosso, soppiantando anche de iure il francese a favore dell\u2019inglese.<br \/>\nDa noi, per forza di cose, sono obbligatorie entrambe le lingue nazionali (con buona pace del rumantsch), e con i ritocchi proposti dal DIC, entro la quarta media ogni allievo ticinese dominer\u00e0 l\u2019italiano e sar\u00e0 provvisto di una bastevole capacit\u00e0 comunicativa per trarsi d\u2019impaccio a Lione come a Colonia o a Birmingham \u2013 e ovviamente anche a Gurtnellen e a Chavornay.<br \/>\nSar\u00e0 poi vero? Gi\u00e0 oggi il francese e il tedesco sono pezzi d\u2019artiglieria assai precisi, puntati contro un gran numero di allievi delle medie. Molti di loro non riusciranno a conquistare i livelli che permetterebbero realmente di ampliare le proprie scelte di vita al termine della scuola media, proprio perch\u00e9 falcidiati da tali micidiali munizioni. Fra un anno o due, c\u2019\u00e8 da contarci!, la nuova arma lascer\u00e0 sul campo di battaglia altri caduti, e il divario tra chi potr\u00e0 proseguire gli studi e chi ne sar\u00e0 impedito, si dilater\u00e0 oltre i livelli che gi\u00e0 oggi sono inquietanti.<br \/>\nNel contempo gli universitari ticinesi che frequenteranno gli atenei svizzerotedeschi e i giovani impiegati degli istituti bancari spediti a impratichirsi oltre Gottardo, andranno avanti imperterriti a subire lo Schwitzert\u00fctsch per poter scampare. Ma \u2013 soprattutto \u2013 tutti noi continueremo a coltivare l\u2019incomprensione e la xenofobia latente: perch\u00e9 quel percorso di guerra che \u00e8 oggi la scuola media persister\u00e0 senza titubanze nell\u2019annientare i ragazzi pi\u00f9 svantaggiati, ma non avr\u00e0 insegnato la Storia neanche ai pi\u00f9 capaci (o ai pi\u00f9 scaltri). Forse la coesione nazionale ne uscirebbe davvero consolidata, se appena ci rendessimo conto dell\u2019importanza di conoscere la nostra storia, le nostre culture, le nostre mentalit\u00e0: che non sono, di per s\u00e9, vincenti o perdenti, neanche a quel livello economico che si nasconde surrettiziamente tra le pieghe del dibattito sulle lingue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa si cela per davvero dietro tutto il gran discutere attorno alla politica delle lingue e del plurilinguismo? 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