{"id":260,"date":"2013-01-15T16:49:35","date_gmt":"2013-01-15T17:49:35","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=260"},"modified":"2015-08-17T19:09:11","modified_gmt":"2015-08-17T17:09:11","slug":"educare-in-un-mondo-a-portata-di-clic-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/educare-in-un-mondo-a-portata-di-clic-2\/","title":{"rendered":"Educare in un mondo a portata di clic"},"content":{"rendered":"<p>Da pi\u00f9 parti ci si chiede cosa stia succedendo nel mondo dell\u2019educazione, con l\u2019avvertenza che questo variegato universo non \u00e8 popolato solo dagli insegnanti nelle loro scuole. Al contrario, e pi\u00f9 correttamente, gli insegnanti sono solo uno dei tanti agenti che contribuiscono all\u2019educazione degli individui. Intendiamoci, \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Uomini e donne son sempre cresciuti, nel corpo e nella mente, soggiacendo all\u2019educazione di qualcun altro: genitori, parenti e insegnanti in prima linea, ovvio. Ma poi bisogna metterci la storia, le tradizioni, la politica e i politici, i mezzi di comunicazione e tutta una trafila di situazioni che non influenzano solo il <i>bambino,<\/i> individuo in crescita, bens\u00ec anche i suoi tanti, e a volte inconsapevoli, educatori.<\/p>\n<p>Per intenderci: ognuno di noi \u00e8 il prodotto in parte della biologia e in parte dell\u2019educazione. La biologia fornisce l\u2019<i>hardware,<\/i> per usare un termine tecnologicamente attuale. Nasciamo con una parte \u201ctecnica\u201d pi\u00f9 o meno predefinita, quel corpo che \u00e8 la nostra scatola, con tutti i suoi apparati e i suoi sistemi. Saremo belli o brutti, bianchi o neri, alti o bassi, I oppure O, con tanto o poco cervello (acceso e, forse, pure funzionante). L\u2019ambiente in cui cresceremo si occuper\u00e0 del resto, in barba all\u2019astrologia. Non si sa se Mozart avrebbe scritto il <i>Flauto magico<\/i> se fosse nato &#8211; poniamo &#8211; nel Minnesota, cos\u00ec come \u00e8 difficile credere che il nome e l\u2019opera di Euclide avrebbero potuto superare indenni quasi tremila anni di storia se il grande matematico fosse cresciuto in qualche sperduta valle delle alpi Lepontine.<\/p>\n<p>Insomma: da che mondo \u00e8 mondo <i>homo sapiens<\/i> \u00e8 sempre stato il prodotto di tre elementi fondamentali che continueranno a interagire durante tutto il corso della vita, un cammino che, fino a non molti anni fa, procedeva con una certa sopportabile lentezza. <i>Homo sapiens,<\/i> in altre parole, dipende dalla sua biologia, che non \u00e8 uguale a quella delle ghiandaie o delle pantere nere dell\u2019isola di Giava, cos\u00ec come non \u00e8 la stessa cosa nascere uomo o donna. \u00c8 poi un primate che, per molti motivi piuttosto evidenti, ha una vita sociale molto intensa. A parte qualche eremita che tenta di isolarsi dal mondo che lo circonda, normalmente siamo confrontati con una societ\u00e0 piccola o grande, con le sue regole, le sue abitudini, i suoi modi di intendere la vita: con chi comanda e chi ubbidisce, chi serve e chi \u00e8 servito, chi collabora e chi mette i bastoni tra le ruote, chi ama e chi \u00e8 amato. L\u2019uomo, infine, produce cultura, che non \u00e8 solo la cultura dei libri e della scuola, ma &#8211; per citare un noto antropologo britannico, Edward B. Tylor (1832-1917) &#8211; <i>\u00abLa cultura, o civilt\u00e0, intesa nel suo ampio senso etnografico, \u00e8 quell\u2019insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l\u2019arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacit\u00e0 e abitudine acquisita dall\u2019uomo come membro di una societ\u00e0\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>Negli ultimi anni, tuttavia, sembrerebbe che qualcosa si sia rotto nei processi di educazione, coinvolgendo in questa rivoluzione la nostra biologia, il nostro senso del sociale e, naturalmente, anche la nostra cultura. Ricordo con particolare emozione l\u2019epoca pi\u00f9 rinomata della conquista dello spazio. Avevo otto anni quando Jurij Gagarin, a bordo della navicella Vostok 1, port\u00f2 a termine la sua orbita attorno alla Terra, e ne avevo sedici quando Neil Armstrong e \u201cBuzz\u201d Aldrin allunarono nel Mare della Tranquillit\u00e0. Sembra preistoria, soprattutto se si pensa che i ventenni e i trentenni di oggi hanno al massimo sentito parlare di quegli anni &#8211; e in qualche caso sorrideranno di fronte a queste vicende di archeologia informatica e tecnologica, magari mescolando la Luna e Woodstock, Michael e Phil Collins.<\/p>\n<p>Ma sono soprattutto l\u2019informatica e la telematica ad aver scompaginato un fracco di piani: finanziari, economici, culturali, \u2026 E, senz\u2019altro, anche educativi. A scanso di equivoci e di moralismi gratuiti: sto scrivendo questo articolo al computer, perch\u00e9 \u00e8 comodo e mi permette molte pi\u00f9 libert\u00e0 rispetto ai \u201cbei tempi\u201d della macchina per scrivere (e anche in tipografia saranno contenti di non dover ricopiare queste righe, interpretando in qualche modo le aggiunte autografe a zampa di gallina e le correzioni sovente misteriose). Il computer e le sue derivazioni sono strumenti che pratico con tanta o poca regolarit\u00e0. Ho anch\u2019io il telefonino, ma non ho bisogno di trascorrere il tempo in auto chiamando amici e parenti per raccontare chiss\u00e0 quali vicende mirabolanti e, soprattutto, improrogabili. Uso la posta elettronica, perch\u00e9 \u00e8 un mezzo straordinario di comunicazione, sia professionale che privata. Invece che lettere e cartoline, ogni tanto mando e-mail agli amici sparsi in giro per il mondo: non \u00e8 un mezzo invasivo, chi riceve le mie <i>lettere<\/i> &#8211; s\u00ec, sono ancora lettere: perch\u00e9 ho la buona abitudine di rileggere quel che scrivo e di correggere gli errori &#8211; le legger\u00e0 se e quando ne avr\u00e0 voglia. E magari mi risponder\u00e0 pure. Uso pure <i>Skype,<\/i> quella specie di telefono che mi permette di chiacchierare mezz\u2019oretta con l\u2019amico lontano, addirittura guardandolo negli occhi. E scatto fotografie, ascolto musica, recupero bibliografie e informazioni diverse. Evitando, pur con tutti gli scongiuri del caso, di farmi sopraffare dalla tecnologia e dalle macchine: perch\u00e9 voglio mantenere il controllo di me stesso.<\/p>\n<p>Ho l\u2019impressione che non per tutti sia cos\u00ec. La ricerca della SUPSI (v. riquadro) dice ad esempio che il 92% degli allievi di scuola elementare e il 98% degli allievi di scuola media naviga regolarmente in internet, spesso con ritmi di almeno una o due ore al giorno. Dicono di giocare, cercare e scaricare musica e filmati, chattare, partecipare ai social network, cercare informazioni, girovagare per YouTube. Faccio fatica a capire come sia possibile che un gran numero di genitori apra il web ai loro pargoli gi\u00e0 in tenera et\u00e0, magari con qualche sacrificio per acquistare computer, stampante, scanner, schermo, modem, smartphone, coi relativi abbonamenti mensili tutt\u2019altro che a buon mercato, mentre nuovi gadget ci stan facendo l\u2019occhiolino. Forse sono convinti di fare il loro bene, di investire nel loro futuro, laddove la scuola, cos\u00ec conservatrice e ottusa, tende a rimirarsi e autocompatirsi, guardando ossessivamente nello specchietto retrovisore. Eppure l\u2019educazione e la crescita intellettuale richiedono dedizione e fatiche. Non ci sono scorciatoie e trucchetti per costruire menti ben fatte, per usare l\u2019azzeccata definizione del sociologo e filosofo Edgar Morin. Quando riusciranno a recuperare, i nostri bambini e ragazzi, il tempo per leggere un libro (o ascoltarne la lettura da genitori accorti), per godersi un brano musicale, per fare un disegno, per giocare con gli amici? O, molto pi\u00f9 semplicemente, per oziare, attivit\u00e0 di grande impatto educativo? E ancora: dove sar\u00e0 la loro mente tra un viaggio nel cyberspazio e l\u2019altro?<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra domanda: chi \u00e8 riuscito a compiere il miracolo di convincere tante persone adulte e dotate di normale intelletto che non \u00e8 possibile fare a meno di Facebook, di Twitter, di YouTube, dello smartphone e via elencando? Quand\u2019ero in magistrale &#8211; preistoria, ormai &#8211; al primo anno di psicologia avevo scoperto i \u201cpersuasori occulti\u201d, quei professionisti dell\u2019esortazione al consumo che, attraverso pubblicit\u00e0 a volte al limite della legalit\u00e0, ti convincevano che Omo lava pi\u00f9 bianco, che Ava come lava e che contro la caduta dei capelli era indispensabile la brillantina Linetti. Ovviamente spray. Col tempo le strategie si sono affinate. Oggi si dice che anche per riuscire in politica contano sempre pi\u00f9 le tecniche di comunicazione, i modi di vendere la propria immagine; le capacit\u00e0 tangibili pesano meno. E, purtroppo, l\u2019esito \u00e8 fin troppo evidente, qui come altrove. Internet \u00e8 il vero \u201cGrande Fratello\u201d. \u00c8 attraverso internet che si pu\u00f2 addirittura diventare amici e dare del tu ai nostri idoli, siano essi politici di caratura mondiale (in Facebook si possono incontrare Vladimir Vladimirovi\u010d Putin e Barack Obama), cantanti, sportivi o attori. Nel nostro cantone ci sono politici noti per essere dei prodi smanettatori della tastiera del computer, con tanto di pagine sul pi\u00f9 famoso <i>social network,<\/i> si chiamino poi Paolo Beltraminelli, Manuele Bertoli o Norman Gobbi (ma c\u2019\u00e8 anche quasi tutto il Consiglio federale).<\/p>\n<p>Woody Allen gir\u00f2 un film &#8211; \u00abIl dormiglione\u00bb, del 1973 &#8211; ambientato duecento anni dopo, in un mondo dominato dai computer e da tante \u00abagevolazioni\u00bb. Si pensi che uomini e donne, in quegli anni dorati e moderni, non facevano pi\u00f9 l\u2019amore, ma entravano in una specie di boiler con tante lucine, l\u2019<i>Orgasmatic<\/i><i>,<\/i> e dopo qualche attimo ne uscivano felici e appagati. Stanley Kubrick, nel 1968, present\u00f2 <i>2001: Odissea nello spazio,<\/i> un <i>cult<\/i> del genere fantascientifico. Resta memorabile la scena in cui uno degli astronauti, a bordo della <i>Discovery One<\/i> diretta verso Giove, tenta di disconnettere (uccidere!) il supercalcolatore HAL 9000. Quest\u2019ultimo si comporta come un normale umano e, per salvarsi la \u201cvita\u201d, tenta la via del piagnucolio pi\u00f9 subdolo, nel tentativo di intenerire l\u2019astronauta.<\/p>\n<p>Ha scritto Jean-Jacques Rousseau, l\u2019autore di <i>\u00c9mile ou De l\u2019\u00e9ducation,<\/i> libro del 1762: <i>\u00abRendete il vostro allievo attento ai fenomeni della natura, e lo renderete ben presto curioso; ma, per alimentare la sua curiosit\u00e0, non vi affrettate mai a sodisfarla. [\u2026] Ch\u2019egli non sappia nulla perch\u00e9 glielo avete detto voi, ma perch\u00e9 l\u2019ha compreso da s\u00e9 [\u2026]. Se mai sostituirete nel suo spirito l\u2019autorit\u00e0 alla ragione, egli non ragioner\u00e0 pi\u00f9; non sar\u00e0 pi\u00f9 che il giocattolo dell\u2019opinione degli altri\u00bb.<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 questo, soprattutto, che temo: che adulti e bambini siano ormai vittime dei pensieri altrui, di quei poteri forti che, attraverso la comunicazione sempre pi\u00f9 supersonica e fallace, brigano per accrescere i loro guadagni, siano essi finanziari o di egemonia politica, economica o semplicemente narcisistica. In siffatto contesto gli educatori &#8211; genitori e insegnanti <i>in primis<\/i> &#8211; si ritrovano al fronte in braghe corte e retino per farfalle, a combattere contro eserciti tremendi, armati di tecnologie inimmaginabili.<\/p>\n<p>Scarica l&#8217;articolo: <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Educare-in-un-mondo-a-portata-di-clic.pdf\" target=\"_blank\">Educare in un mondo a portata di clic<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul n\u00b0 1 del gennaio 2013 del mensile illustrato del Locarnese e valli &#8220;La Rivista&#8221;.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da pi\u00f9 parti ci si chiede cosa stia succedendo nel mondo dell\u2019educazione, con l\u2019avvertenza che questo variegato universo non \u00e8 popolato solo dagli insegnanti nelle loro scuole. 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