{"id":2800,"date":"2016-04-16T16:44:24","date_gmt":"2016-04-16T14:44:24","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=2800"},"modified":"2016-04-18T15:48:46","modified_gmt":"2016-04-18T13:48:46","slug":"la-scuola-dellobbligo-tra-memoria-e-cambiamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-dellobbligo-tra-memoria-e-cambiamenti\/","title":{"rendered":"La scuola dell\u2019obbligo tra memoria e cambiamenti"},"content":{"rendered":"<p>Le scuole comunali stanno vivendo cambiamenti molto significativi. Tanto per dire, HarmoS ha spostato indietro di due anni l\u2019inizio della scuola obbligatoria e ha generato dei nuovi piani di studio, che non si limitano a precisare e completare materie di studio e obiettivi specifici, ma propongono pure una specie di rivoluzione copernicana dell\u2019approccio didattico, con le competenze trasversali e i contesti di formazione generale. Insomma, non certo minuzie. Parallelamente \u00e8 in atto un ricambio generazionale di dimensioni incredibili, tanto che anche il DFA ha dovuto riorganizzare il percorso di formazione dei futuri maestri per affrontare la grave penuria di insegnanti, soprattutto di scuola elementare. Tra le tante mutazioni non si pu\u00f2 sorvolare sulla riorganizzazione dei quadri direttivi: da un lato stanno diminuendo gli ispettori, che sono altres\u00ec confrontati con un riesame dei loro compiti; dall\u2019altro i direttori hanno ereditato le mansioni tolte agli ispettori e sono notevolmente cresciuti di numero: oggi sono una sessantina, e coprono la totalit\u00e0 degli istituti scolastici comunali, un centinaio tra grandi e piccoli.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 curioso vedere come questa macchina cos\u00ec complessa riuscir\u00e0 a gestire i tanti cambiamenti, per garantire alla scuola dei comuni il suo buon livello educativo e formativo, assieme a quell\u2019ambiente sereno che ha distinto la storia secolare di un\u2019istituzione radicata nei paesi, nei borghi e nei quartieri: perch\u00e9 siamo di fronte a modifiche di sostanza, mica a un tenue maquillage. Non sar\u00e0 facile mantenere la barra al centro, anche perch\u00e9 in tempi assai brevi andr\u00e0 perduta quella memoria storica cos\u00ec tipica di ogni istituzione umanista e intergenerazionale, di cui la scuola dei comuni \u00e8 senz\u2019altro una testimonianza esemplare. Mi ha molto colpito l\u2019<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Pensionamento-QUADRANTI-LaRegione-10-03-2016.pdf\" target=\"_blank\">intervista al direttore delle scuole di Massagno<\/a> pubblicata da \u00abLa Regione\u00bb circa un mese fa: Fabrizio Quadranti, che andr\u00e0 in pensione dopo quarant\u2019anni di attivit\u00e0, ha raccontato due \u00abcose\u00bb importanti, due cose che non si possono dimenticare. \u00abDa allievo \u2013 ha raccontato \u2013 ebbi come docente un grande rivoluzionario, e per me fu una fortuna. Arriv\u00f2 il primo allievo straniero, Fernando, uno spagnolo, e il maestro mi disse fallo copiare, che cos\u00ec impara\u00bb. \u00c8 un principio pedagogico di estrema potenza, anche se la scuola fa spallucce sempre pi\u00f9 spesso. \u00c8 un principio che contribuisce a educare e facilita la comprensione e l\u2019acquisizione di conoscenze e competenze. \u00c8 un principio che mette al primo posto il vero compito del maestro, quello di educare insegnando. \u00c8 un principio di cui curarsi con tanta attenzione, perch\u00e9 soffre gi\u00e0 molto per le incessanti valutazioni, tempo rubato al fare scuola.<\/p>\n<p>Per chiudere il colloquio col giornalista, Quadranti si \u00e8 rivolto ai maestri, esortandoli \u00aba parlare sempre all\u2019ultimo della classe\u00bb, perch\u00e9 \u00abcome diceva don Milani, una scuola che si cura solo dei bravi allievi \u00e8 come un ospedale che cura i pazienti sani\u00bb. Non sono un passatista, ma \u00e8 doveroso custodire i fondamenti della scuola e dell\u2019educazione. Sarebbe un peccato mortale se le grandi tensioni etiche che hanno caratterizzato tanta storia della pedagogia finissero nel tritatutto di certo utilitarismo purtroppo di moda. Perch\u00e9 fare scuola, e farla bene, \u00e8 s\u00ec questione di cultura e di competenze professionali: ma prima di tutto servono rispetto, tenacia e una giusta dose di utopia, per credere che ognuno ce la pu\u00f2 fare, anche se \u00e8 nato senza la camicia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le scuole comunali stanno vivendo cambiamenti molto significativi. 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