{"id":289,"date":"2002-02-28T13:21:26","date_gmt":"2002-02-28T14:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=289"},"modified":"2017-11-17T19:12:45","modified_gmt":"2017-11-17T18:12:45","slug":"perche-ci-vuole-orecchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/perche-ci-vuole-orecchio\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 ci vuole orecchio"},"content":{"rendered":"<p>La scuola \u00e8 un argomento che tira. Lo dimostrano l\u2019appena conclusa consultazione sulla riforma dell\u2019insegnamento delle lingue proposta dal DIC, cos\u00ec come la votazione di un anno fa. Era praticamente dal \u201968 che non ci si scaldava pi\u00f9 tanto: forse siamo di fronte ad una svolta epocale, il che pu\u00f2 essere di conforto, anche se il livello del dibattito, alle nostre latitudini, non \u00e8 tra i pi\u00f9 elevati in Europa e desta qualche seppure impercettibile apprensione.<br \/>\nEsattamente un anno fa il Ticino era andato alle urne sul finanziamento alle scuole private, respingendo seccamente l\u2019iniziativa popolare. Anche in quel frangente il dibattito tra fautori e detrattori era stato ampio e agguerrito. Allora come oggi, per\u00f2, non si era capito bene quale fosse il modello di scuola auspicato dai pro e dai contro, tanto che il fronte dei partigiani della privatizzazione aveva utilizzato l\u2019icona di Stefano Franscini per la propria propaganda, sollevando le ire del fronte opposto, che si reputava l\u2019unico depositario dell\u2019idea repubblicana sostenuta nell\u2019800 dallo statista leventinese. Ora, con la vertenza sulle lingue da insegnare, siamo daccapo, anche se i fronti sembrano essersi rimescolati.<br \/>\n\u00c8 sempre difficile, in effetti, capire quale scuola si voglia, quali progetti si celino dietro le singole prese di posizione sul finanziamento, sulle mense, sull\u2019inglese e via di questo passo. Prendiamo i collegi dei docenti delle scuole cantonali, le cui dichiarazioni sono diventate un must: evidenziano il loro essere al servizio dell\u2019intero Paese, frignano se c\u2019\u00e8 qualche franco che rischia di prendere destinazioni diverse, si oppongono ad ogni minimo cambiamento e \u2013 alla faccia della scuola di tutti \u2013 continuano imperterriti ad esercitare il ruolo di braccio selettivo della finanza e dell\u2019economia. Come non leggere tra le righe un\u2019indegna difesa corporativistica?<br \/>\nHa ragione, quindi, l\u2019attuale presidente della commissione scolastica del Gran Consiglio, che dichiara ad un foglio domenicale: \u201cIo credo che a decidere quali lingue si devono studiare a scuola non dovrebbe essere lo Stato n\u00e9 il DIC, bens\u00ec la societ\u00e0, il mercato\u201d. Patapumm! Questo vuol dire parlar chiaro: il signor Claudio Bordogna dev\u2019essere uno che ha orecchio e che, conseguentemente, ha inteso cos\u2019\u00e8 lo Stato, e non confonde una stecca con una geniale armonia. Intendiamoci, non si capisce se per Bordogna societ\u00e0 e mercato siano la stessa cosa, oppure se l\u2019una \u00e8 complementare all\u2019altro; ma ci\u00f2 che conta \u00e8 il significato generale del Bordogna-pensiero \u2013 che \u00e8 poi il pensiero di molti, soprattutto dopo che il Dipartimento dell\u2019istruzione e della Cultura si \u00e8 adeguato, negli ultimi anni, all\u2019idea di una scuola di servizio.<br \/>\nA questa stregua si potrebbe immaginare, in un futuro prossimo, di differenziare maggiormente l\u2019offerta sin dalla scuola dell\u2019infanzia, in modo da esaudire i sogni educativi dei genitori, specie da quando il mitico doposcuola \u2013 che sta proliferando un po\u2019 in tutto il Cantone \u2013 ha sempre pi\u00f9 connotazioni scolastiche (Non c\u2019\u00e8 l\u2019inglese nei programmi scolastici? E allora la scuola organizzi il doposcuola!). Oltre agli indubbi risparmi (ottenibili con l\u2019eliminazione di certo vecchiume dai programmi), non vi sarebbero pi\u00f9 genitori insoddisfatti e rompiscatole, non dovremmo pi\u00f9 preoccuparci del numero di allievi per classe e l\u2019assunzione dei docenti avverrebbe a scadenze periodiche, in base alle richieste del mercato. Insomma: dopo la tassa sul sacco (chi consuma paga), si potrebbe cominciare a progettare la tassa sul banco, il che permetterebbe nuovi inevitabili sgravi fiscali, qualche licenziamento e, soprattutto, grane al ribasso. Con le leggi del mercato portate a questo livello, perch\u00e9 non architettare, dopo un doveroso periodo di prova, la tassa sul fucile d\u2019assalto o quella sul decreto d\u2019accusa? Perch\u00e9, insomma, non studiare la possibilit\u00e0 di sottomettere anche l\u2019esercito e la giustizia alle leggi del mercato?<br \/>\nErano anni che il dibattito sulla scuola \u2013 anzi: sulla Scuola \u2013 non si spingeva pi\u00f9 a simili altezze, ed \u00e8 legittimo chiedere al presidente della commissione scolastica e ai suoi accoliti cosa aspettino a chiedere l\u2019irrimediabile modifica delle finalit\u00e0 della Legge della scuola, scuola che \u2013 secondo il Parlamento cantonale \u2013 deve promuovere \u201c\u2026lo sviluppo armonico di persone [Tutte?] in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0 e di realizzare sempre pi\u00f9 le istanze di giustizia e di libert\u00e0\u201d. Con l\u2019applicazione delle leggi del mercato anche alla scuola, all\u2019esercito e alla giustizia, plasmeremmo senz\u2019altro una nuova aristocrazia, con il piccolo pregiudizio di quei concittadini che resterebbero sempre off. Ma il mercato non avrebbe problemi a smaltirli: in fin dei conti c\u2019\u00e8 sempre un gran bisogno di braccia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola \u00e8 un argomento che tira. Lo dimostrano l\u2019appena conclusa consultazione sulla riforma dell\u2019insegnamento delle lingue proposta dal DIC, cos\u00ec come la votazione di un anno fa. 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