{"id":2908,"date":"2016-05-27T15:29:41","date_gmt":"2016-05-27T13:29:41","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=2908"},"modified":"2016-12-26T22:05:01","modified_gmt":"2016-12-26T21:05:01","slug":"la-scuola-per-il-paese-di-domani-tra-il-progresso-e-i-gattopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-per-il-paese-di-domani-tra-il-progresso-e-i-gattopardi\/","title":{"rendered":"La scuola per il Paese di domani tra il progresso e i gattopardi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/218-in-LOPINIONE-27-05-2016.pdf\">Questo articolo \u00e8 uscito sul Corriere del Ticino di venerd\u00ec 27 maggio 2016, a pag. 32, nella rubrica \u00abL&#8217;Opinione\u00bb.<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>\u00abOccorre essere lungimiranti. Investire nella scuola significa investire nei giovani e dunque nel futuro\u00bb.<\/em> In vista del voto popolare sull\u2019iniziativa <em>\u00abRafforziamo la scuola media\u00bb<\/em> \u00e8 iniziata la solita lagna. Anche in tempi tecnocratici e burocratici come questi, \u00e8 difficile dissentire: investire nella scuola \u2013 meglio, nell\u2019educazione \u2013 significa ambire a un futuro migliore. <em>\u00abNon ho ancora sentito un argomento contrario a questa iniziativa che non siano i costi<\/em> \u2013 ha affermato Raoul Ghisletta, primo firmatario dell\u2019iniziativa \u2013 <em>e sappiamo benissimo che i costi sono il grande tab\u00f9 di questo cantone\u00bb.<\/em> Dissento, ma andiamo oltre.<\/p>\n<p>Come ha riferito questo giornale, <em>\u00abdurante il dibattito parlamentare, il Consigliere di Stato aveva invitato a rinviare le discussioni finch\u00e9 non fosse stata presentata <\/em>\u201cLa scuola che verr\u00e0\u201d,<em> la riforma elaborata dal DECS che mira a riorganizzare l\u2019intero sistema dell\u2019obbligo\u00bb.<\/em> Concordo, al di l\u00e0 del parere di Fabio Camponovo, altro sostenitore dell\u2019iniziativa, secondo il quale <em>\u00abDire di no in nome di un progetto che deve ancora esser posto in consultazione ci appare specioso se non subdolo. \u00c8 ancora da dimostrare che il progetto di Bertoli sia migliore e meno dispendioso dell\u2019iniziativa. Investire nella scuola non \u00e8 mai stato semplice, se poi ci si mette anche il DECS a remare contro, le cose si complicano\u00bb.<\/em> Ben vengano le complicazioni, perch\u00e9 il problema, naturalmente, non \u00e8 l\u00ec, la domanda \u00e8 un\u2019altra.<\/p>\n<p>Non stravedo per la <em>\u00abScuola che verr\u00e0\u00bb.<\/em> Tuttavia, pensando ai temi proposti da questa e altre iniziative popolari, non ho mai nascosto la testa sotto la sabbia. Mense e doposcuola sono una grana del dipartimento della socialit\u00e0: la scuola ha ben altri crucci. Nel contempo ho sempre detto che la diminuzione lineare del numero massimo di allievi per classe ha lo stesso quoziente di ottusit\u00e0 di ogni intervento analogo. Ma la scuola che potrebbe esserci \u2013 e che ha bisogno del contributo di tutti, senza minacce e senza aut aut politici e\/o sindacalistici \u2013 \u00e8 un degno tentativo per cambiare qualcosa alla sostanza stessa della scuola.<\/p>\n<p>La scuola obbligatoria \u00e8 forse quella che, tra tante istituzioni pubbliche, si \u00e8 riprodotta negli anni infinitamente uguale a s\u00e9 stessa. Se scordiamo i suoi programmi e le sue didattiche, la scuola assomiglia ancora maledettamente a quella di met\u00e0 ottocento. Perfino l\u2019esercito e la polizia, che nell\u2019immaginario collettivo si collocano dalla parte della massima prudenza di fronte al cambiamento, hanno saputo adeguare le proprie strutture all\u2019evoluzione della societ\u00e0. Mi verrebbe addirittura da dire, con riferimento all\u2019esercito: malgrado i ricorrenti tagli budgetari. La scuola no, \u00e8 ancora aggrappata a consuetudini ormai secolari: un maestro, un\u2019aula, un tot numero di allievi, i \u00abmiei\u00bb allievi. A parte qualche ammirevole artigianato, qual \u00e8 il mestiere che seguita a essere cos\u00ec refrattario al lavoro in \u00e9quipe? Senza citare il calendario scolastico, che assomiglia spaventosamente a quello uscito, oltre cent\u2019anni fa, dalle estenuanti trattative col mondo agricolo, che aveva bisogno di mani per mungere e braccia per i lavori nei campi. Ma sono finiti i tempi in cui la scuola dettava i ritmi a Roma e al mondo\u2026<\/p>\n<p>Senza ironia alcuna: d\u2019accordo, credere nella forza dell\u2019educazione significa investire nei giovani e nel futuro del Paese. Ma, di grazia, qualcuno mi pu\u00f2 dire che scuola si vuole?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 uscito sul Corriere del Ticino di venerd\u00ec 27 maggio 2016, a pag. 32, nella rubrica \u00abL&#8217;Opinione\u00bb. \u00abOccorre essere lungimiranti. Investire nella scuola significa investire nei giovani e dunque nel futuro\u00bb. In vista del voto popolare sull\u2019iniziativa \u00abRafforziamo la scuola media\u00bb \u00e8 iniziata la solita lagna. 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