{"id":293,"date":"2002-05-02T13:23:08","date_gmt":"2002-05-02T14:23:08","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=293"},"modified":"2017-10-12T15:54:54","modified_gmt":"2017-10-12T13:54:54","slug":"scuola-istruzione-ed-educazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/scuola-istruzione-ed-educazione\/","title":{"rendered":"Scuola, istruzione ed educazione"},"content":{"rendered":"<p>Ammetto che il \u201cGiornale del Popolo\u201d non fa parte delle mie letture preferite, soprattutto da quando Giuseppe Zois lo dirige con piglio curiale. Per\u00f2 ogni tanto mi trastullo sfogliandolo, non fosse che per informarmi su quanto passa il convento del cattolicesimo accreditato. \u00c8 cos\u00ec che sabato scorso sono incappato, in prima pagina, su un editoriale del direttore, che ha attirato immediatamente la mia attenzione con un titolo accattivante: \u201cCambiare registro culturale\u201d. Toh, mi sono detto: vuoi vedere che la Santa Romana Chiesa \u00e8 diventata abortista o che il Papa ha deciso di consentire il matrimonio ai preti e alle suore? Insomma, \u201cculturale\u201d \u00e8 una parola di peso, per cui un lettore \u2013 seppur distratto come lo posso essere io \u2013 si aspetta stravolgimenti tali da incidere non solo sul popolo dei cattolici, ma sull\u2019intera societ\u00e0 civile.<br \/>\nDelusione annunciata, invece, perch\u00e9 il \u201cregistro culturale\u201d di cui si parla \u2013 un po\u2019 a sproposito, a dire il vero \u2013 \u00e8 di tutt\u2019altra pasta. Commentando i fatti di Erfurt, dove un giovane espulso dalla scuola ha fatto strage dei suoi (ex) insegnanti, Zois se la prende con \u201cl\u2019atmosfera che respiriamo e che avvelena soprattutto le nuove generazioni\u201d: l\u2019atmosfera sarebbe poi quella delle scene di violenza che i ragazzi vedono per anni e anni, dalla televisione ai videogiochi, e che possono trasformare in un batter d\u2019occhio ogni innocuo adolescente in un giustiziere assetato di sangue.<br \/>\nLa tesi, ovviamente, non \u00e8 nuova, n\u00e9 originale. \u00c8 dai tempi della diffusione massificata della televisione e degli audiovisivi in genere che una parte del mondo se la prende con la televisione, che induce all\u2019ozio e all\u2019indolenza, mentre istilla inesorabilmente il virus della violenza. Fin qui, dunque, nulla di nuovo, nessuno stravolgimento del \u201cregistro culturale\u201d. Si trattasse solo del fatto che il direttore del GdP si serve di un caso drammatico, ma del tutto eccezionale, per farne una parabola e buttar l\u00ec il suo predicozzo contro la perniciosa vacuit\u00e0 di certi programmi, il suo editoriale non meriterebbe neanche un\u2019energica scrollata di capo, tanto l\u2019assunto \u00e8 scontato. Ma Zois non si lascia sfuggire l\u2019occasione per sparare sulla scuola, e sintetizzando alla carlona un paio di conferenze pubbliche, sciorina in cinque righe la sua riforma: \u201cLa scuola dovrebbe essere sempre di pi\u00f9 anche un luogo che educa a diventare cittadini, a controllare i propri impulsi, ad ascoltare le emozioni e non soltanto aule dove si apprendono delle materie di studio, delle nozioni\u201d. E conclude: \u201cCi vorranno sempre di pi\u00f9 delle competenze psicologiche e ciascun docente dovr\u00e0 anche essere un buon comunicatore\u201d. Giuro che non ho riassunto nulla e che Zois ha scritto proprio e solo queste parole.<br \/>\nSi potrebbe argomentare a lungo sulla contrapposizione tra Educazione e Istruzione, magari per concludere che la Scuola potrebbe far bene entrambe le cose. Numerosi studiosi, un po\u2019 in tutta Europa, sostengono da anni che i sistemi scolastici dovrebbero preoccuparsi dell\u2019educazione alla cittadinanza e alla pace, invece che incenerire gran parte delle loro energie sull\u2019altare della selezione scolastica pi\u00f9 bieca. Ma Zois dovrebbe anche sapere che la strada che porta a questa scuola nuova \u00e8 tutta in salita: non certo per colpa degli insegnanti o della burocrazia scolastica, tenuto conto che, almeno sino ad oggi, \u00e8 tutto il sistema educativo ad essere costruito all\u2019insegna della concorrenza spietata e dell\u2019edonismo smodato. Il fallito tentativo di riforma del liceo francese, definitivamente affossato un paio d\u2019anni fa dagli alti ufficiali della politica prima ancora che giungesse in Parlamento, la dice lunga sugli ostacoli che costellano la strada di quella scuola nuova di cui si parla da quasi un secolo.<br \/>\nPurtroppo, invece, la struttura stessa della scuola di oggi \u00e8 ancora intrisa di cattolicesimo, tanta \u00e8 la somiglianza tra i maestri di oggi, chiusi nelle loro aule alle prese con programmi desueti, e i chierici d\u2019un tempo. E, d\u2019altra parte, anche i cattolici nostrani potrebbero dare il buon esempio ed indicare la via maestra: potrebbero smettere di dar le note agli allievi che si iscrivono alle loro lezioni; potrebbero rinunciare al catechismo a favore dell\u2019ecumenismo; meglio ancora, potrebbero mollare quell\u2019ora settimanale di privilegio e collaborare con l\u2019Associazione per la scuola pubblica per realizzare il progetto di Educazione al fenomeno religioso. A quel punto non saremmo al riparo dai pazzi, ma avremmo compiuto un perentorio passo avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ammetto che il \u201cGiornale del Popolo\u201d non fa parte delle mie letture preferite, soprattutto da quando Giuseppe Zois lo dirige con piglio curiale. 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