{"id":295,"date":"2002-05-15T13:23:46","date_gmt":"2002-05-15T14:23:46","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=295"},"modified":"2017-10-12T15:53:28","modified_gmt":"2017-10-12T13:53:28","slug":"quando-si-contano-gli-allievi-nelle-classi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/quando-si-contano-gli-allievi-nelle-classi\/","title":{"rendered":"Quando si contano gli allievi nelle classi"},"content":{"rendered":"<p>Puntuale come una grippe, con i primi tepori primaverili \u00e8 arrivata l\u2019ammuffita questione del numero di allievi per classe, che i maestri ritengono da sempre troppo elevato. Quand\u2019erano quaranta se ne volevano trentacinque \u2013 e chi ha frequentato le classi di quaranta allievi tende oggi a divinizzare il suo maestro, perch\u00e9 quelli erano tempi e quelli s\u00ec ch\u2019erano maestri.<br \/>\nNe d\u00e0 notizia l\u2019ultimo numero del Risveglio, l\u2019organo della Federazione dei Docenti Ticinesi (sarebbe poi l\u2019associazione dei docenti pipid\u00ec), che ha in Agostino Savoldelli \u2013 gi\u00e0 fervente sostenitore del sussidio alle scuole private, dove notoriamente le classi hanno effettivi esagerati\u2026 \u2013 uno dei suoi uomini pi\u00f9 acuti. Quest\u2019anno l\u2019influenza \u00e8 salpata da Arbedo-Castione, dove insegna Savoldelli e dove gli insegnanti hanno dato l\u2019allarme e, a quanto scrive La Regione del 7 maggio, hanno scritto un\u2019accorata [sic] lettera a Gabriele Gendotti, chiedendo che sia adottata \u201curgentemente [\u2026] una diminuzione sostanziale del numero massimo di allievi per classe\u201d.<br \/>\nI motivi della richiesta sono pi\u00f9 o meno i medesimi che gli epidemiologi avevano gi\u00e0 reperito l\u2019ultima volta che la tutto sommato innocua influenza aveva tormentato il nostro Cantone. La lettera cita tre fattori scatenanti. Il primo \u00e8 \u201cun grosso [doppio sic] aumento di allievi stranieri\u201d che \u201csi integrano nelle nostre scuole e contribuiscono all\u2019arricchimento culturale\u201d, ma che \u201channo bisogno di un\u2019attenzione particolare\u201d. Il secondo \u00e8 relativo ad una modifica dei programmi, che sono effettivamente cambiati, ma per colmo di sventura l\u2019ultima revisione risale a diciotto anni fa. Il terzo, infine, parte da un presunto disorientamento di alcune famiglie sui metodi di educazione dei figli e sul modo di affrontare problemi particolari, che causano \u201cun aumento di bambini con difficolt\u00e0 di adattamento, di comportamento, di educazione che non sono facilmente gestibili in classe\u201d.<br \/>\nNaturalmente Diego Erba, direttore della Divisione della scuola del DIC, a precisa domanda postagli da non so pi\u00f9 quale quotidiano ticinese, ha precisato che la media cantonale di allievi per classe \u00e8 attestata attorno a venti, facendo finta di non sapere che in giro per il Cantone vi sono sezioni ridotte all\u2019osso, mentre le classi di 24 o 25 sono assai copiose, indipendentemente dalle qualit\u00e0 specifiche delle popolazioni scolastiche locali. Giocare a rimpiattino col numero massimo di allievi per classe \u00e8, in fondo, un modo poco raffinato per evitare il nocciolo della questione, che risiede in parte in ci\u00f2 che la scuola elementare dovrebbe insegnare e in parte nella stessa struttura organizzativa della scuola, ancor sempre basata sul trinomio \u00abun maestro, un\u2019aula, una classe\u00bb. Cerchiamo di capirci: non \u00e8 vero, per cominciare, che esiste un numero adeguato di scolari per far scuola (bene), ma ne esistono pi\u00f9 d\u2019uno. Un dettato pu\u00f2 essere assegnato indifferentemente a tre o a trenta allievi, cos\u00ec come il numero di allievi \u00e8 irrilevante per ascoltare una storia raccontata dal maestro o per seguire un documentario. Viceversa, aiutare un allievo in difficolt\u00e0 a superare un ostacolo linguistico o matematico presuppone un impegno pi\u00f9 individualizzato.<br \/>\nOltre a ci\u00f2 il numero di allievi per classe rappresenta una media, che come tale dice tutto e tace su tutto. Ad esempio, in un istituto di duecento allievi potremmo avere sette sezioni pi\u00f9 che adeguate \u2013 17\/18 allievi per classe \u2013 e tre sezioni numericamente spropositate. Far fronte al problema ritoccando il numero massimo di allievi per classe, invece, si traduce in un assurdo aumento dei costi, in un\u2019altrettanto insensata diminuzione del numero minimo di allievi e, soprattutto, assicura che si continuer\u00e0 sulla strada dell\u2019omologazione delle pratiche pedagogiche odierne, anche laddove la realt\u00e0 contraddice platealmente talune enunciazioni di principio.<br \/>\nNel caso dell\u2019esempio appena citato, quindi, basterebbe che i maestri collaborassero concretamente tra loro \u2013 e con i loro colleghi che insegnano le cosiddette materie speciali \u2013 per far variare il numero di allievi, adattandolo alle necessit\u00e0 sostanziali e considerando di volta in volta che certe pratiche presuppongono gruppi di allievi omogenei, altre danno risultati migliori grazie all\u2019interazione tra competenze e capacit\u00e0 molto diverse, e altre ancora sono basate sul lavoro individuale di ogni singolo allievo. La rivendicazione che parte stavolta da Arbedo-Castione e vien fatta propria dal Risveglio \u2013 che in tal modo fa stucchevolmente suo un tema che fino a ieri era peculiare alla sinistra \u2013 rischia unicamente di lasciar sul campo di battaglia qualche morto e qualche ferito, senza riuscire a intaccare minimamente la qualit\u00e0 della scuola: in realt\u00e0 per guarire dalla grippe, non sempre la soluzione ideale sta nel primo medicamento che salta in mente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Puntuale come una grippe, con i primi tepori primaverili \u00e8 arrivata l\u2019ammuffita questione del numero di allievi per classe, che i maestri ritengono da sempre troppo elevato. 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