{"id":3108,"date":"2016-10-02T23:44:28","date_gmt":"2016-10-02T21:44:28","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=3108"},"modified":"2016-10-05T22:29:20","modified_gmt":"2016-10-05T20:29:20","slug":"ritorno-a-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/ritorno-a-berlino\/","title":{"rendered":"Ritorno a Berlino"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultima settimana di questo settembre spettacolare sono tornato a Berlino, dov\u2019ero gi\u00e0 stato cinque anni fa (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=674\" target=\"_blank\">Berlino, le scolaresche e la guerra fredda<\/a>), accolto da un clima meteorologico e culturale particolarmente caloroso e disponibile. Ero appena arrivato, domenica sera, quando ho letto i risultati delle votazioni federali e cantonali di quel 25 settembre.<\/p>\n<p>Nessuna sorpresa, figuriamoci, a parte qualche percentuale. Mi succede assai spesso di recarmi alle urne sapendo che il mio voto, tutt\u2019al pi\u00f9, contribuir\u00e0 ad affievolire la disfatta. Infatti son rimasto in minoranza chiara e netta su due iniziative federali, <a href=\"http:\/\/www4.ti.ch\/index.php?id=86023&amp;idVotazione=1945\" target=\"_blank\"><em>\u00abPer un\u2019economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (economia verde)\u00bb<\/em><\/a> e <a href=\"http:\/\/www4.ti.ch\/index.php?id=86023&amp;idVotazione=1945\" target=\"_blank\"><em>\u00abAVSplus: per un\u2019AVS forte\u00bb<\/em><\/a>: che \u00e8 poi quel che mi aspettavo (per dire che la speranza si prende ancora qualche spazio di libert\u00e0).<\/p>\n<p>La Svizzera \u00e8 sempre stata prudente, diciamo cos\u00ec, anche se dopo Fukushima si era creata anche qui una reazione di pancia favorevole all\u2019uscita fulminea dal nucleare. Faccio fatica a capire la coerenza tra il no all\u2019inziativa verde e l\u2019abbandono in fretta e furia del nucleare.<\/p>\n<p>Sempre in tema di coerenza, quella sera a Berlino ho preso atto del no all\u2019iniziativa cantonale <a href=\"http:\/\/www4.ti.ch\/index.php?id=86023&amp;idVotazione=1964\" target=\"_blank\"><em>\u00abBasta con il dumping salariale in Ticino!\u00bb<\/em><\/a> e del s\u00ec, pesante e aggressivo, a quell&#8217;altra iniziativa, <a href=\"http:\/\/www4.ti.ch\/index.php?id=86023&amp;idVotazione=1947\" target=\"_blank\"><em>\u00abPrima i nostri!\u00bb<\/em><\/a><em>,<\/em> accolta dal 58% dei votanti.<\/p>\n<p><em>Prima i nostri,<\/em> la grande buggerata. Fulvio Pelli, un politico che di solito mi fa andare la luna di traverso, ha pubblicato su <em>Opinione liberale <\/em>una riflessione interessante, che condivido, al di l\u00e0 delle sue posizioni sugli oggetti in votazione: <a href=\"http:\/\/www.liberatv.ch\/it\/article\/33494\/tra-sondaggi-e-illusioni-come-usare-male-la-democrazia-diretta-il-voto-di-domenica-secondo-fulvio-pelli-che-smonta-prima-i-nostri-la-scena-politica-ticinese-continua-a-produrre-con-costanza-soluzioni-light-fatte-in-casa-alla-buona\" target=\"_blank\"><em>Tra sondaggi e illusioni: come usare male la democrazia diretta<\/em><\/a>. Ho spesso l\u2019impressione, soprattutto in questi ultimi anni, che certe campagne politiche trasformate in votazioni popolari \u2013 ah, la famosa democrazia diretta della Confederazione svizzera \u2013 non mirino necessariamente a risolvere problemi concreti. Invece ho di frequente la sgradevole sensazione che i promotori siano coscienti di spararla grossa, ma\u00a0 vogliono far vedere chi comanda e creare un po\u2019 di scompiglio.<\/p>\n<p>Come detto ero a Berlino quando ho letto queste notizie, in particolare quest\u2019ultima. Ho creduto che <em>Prima i nostri <\/em>non sarebbe stata accolta. Invece \u00e8 stato eretto un altro muro, dopo i tanti del passato recente. A Berlino di muri se ne intendono: nel 1961 mezza citt\u00e0 si era svegliata un mattino circondata da mura. Sappiamo chi eresse la barriera e perch\u00e9, ed \u00e8 noto com\u2019\u00e8 andata a finire.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3106 size-large\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west--1024x694.jpg\" alt=\"berlin-wall-children-playing-west\" width=\"474\" height=\"321\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west--1024x694.jpg 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west--300x203.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west--768x520.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west--600x407.jpg 600w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Berlin-wall-children-playing-west-.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a>Quanto ai <em>nostri<\/em> che devono avere la precedenza sugli <em>altri<\/em> \u00e8 difficile darne una definizione convincente. Un po\u2019 di tempo fa ero stato fermato in Piazza Grande da un raccoglitore di firme per l\u2019iniziativa, proprio quella l\u00ec. Non so se quel tipo, nato e cresciuto nel meridione italiano prima di emigrare tra i <em>nostri, <\/em>sia nel frattempo diventato svizzero. Gli chiesi se non si vergognava, ma rest\u00f2 l\u00ec impalato, neanche mi fossi espresso in uno stretto <em>Schwitzert\u00fctsch<\/em> con accento bernese.<\/p>\n<p>Al domenicale della <em>Lega dei ticinesi<\/em> piace sbeffeggiare gli stranieri residenti che osano dire forte e chiaro la propria opinione, calcando sul fatto che costoro <em>non sono patrizi di Corticiasca,<\/em> per dire che non sono svizzeri e ticinesi a Denominazione di Origine Controllata, e come minimo dal XIX secolo.<\/p>\n<p>Parrebbe che per essere <em>nostri<\/em> basti avere quello che, in altri tempi, era l\u2019aristocraticissimo passaporto rossocrociato. Ha scritto <a href=\"http:\/\/www.hls-dhs-dss.ch\/textes\/i\/I11554.php\" target=\"_blank\">Peter Bichsel<\/a>:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Durante il mio soggiorno berlinese mi accadeva spesso di passare <\/em><em>il <\/em><em>posto di frontiera tra Berlino ovest e Berlino est. E <\/em><em>l\u00ec <\/em><em>si prova quella sensazione che sempre si vorrebbe riuscire a provare ad altri confini: la sensazione di arrivare in un altro mondo; si prova paura, si va verso l\u2019ignoto.\u2028<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Notai che a quel posto di frontiera vedevo sempre molti svizzeri. Non rivolgevo loro la parola, e loro non parlavano, eppure io sapevo che erano svizzeri. Da che cosa li riconoscevo? All\u2019inizio non ne ero consapevole. Era semplicemente ovvio. Comunque, le altre nazionalit\u00e0 si distinguevano molto meno chiaramente. Una volta cercai di capire con precisione da che cosa li riconoscevo, ed ebbi modo di verificare su me stesso l\u2019esattezza della mia osservazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>I rappresentanti di altre nazionalit\u00e0 tiravano fuori il loro passaporto soltanto davanti al funzionario, oppure lo tenevano in mano in qualche modo, senza dar nell\u2019occhio; gli svizzeri lo tenevano in mano ben visibile, il loro passaporto rosso con la croce bianca. Esso \u00e8 chiamato a proteggerli, e il fatto che sono svizzeri deve scongiurare ogni pericolo, deve fruttar loro certi vantaggi; persino qui, davanti ai funzionari della Volkspolizei tedesco-orientale, che non li considerano amici. Sono svizzero. E questo, dunque, significa qualcosa di pi\u00f9 che la semplice risposta alla domanda: \u00abLei, di che nazione \u00e8?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>L\u2019altro deve riconoscervi subito qualificazioni personali, come nella risposta: \u00abFaccio atletica leggera\u00bb, oppure: \u00abSono un pugile\u00bb, oppure: \u00abSono un fisico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>[PETER BICHSEL, <\/em>Des Schweizers Schweiz,<em> 1969; <\/em>La Svizzera dello svizzero,<em> 1970, trad it. di Enrico Filippini, Bellinzona: Casagrande, 1977].<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Parrebbe, insomma, che per i moderni cani da guardia della svizzerit\u00e0 sia sufficiente tenere in saccoccia il passaporto rossocrociato, o almeno la pi\u00f9 modesta carta d\u2019identit\u00e0, anche se, a quasi cinquant\u2019anni dai tempi narrati dallo scrittore lucernese, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec certo che il libricino filigranato possa proteggere a scrocco, neanche fosse un assioma.<\/p>\n<p>Ho sempre avuto la convinzione che il passaporto non \u00e8 un vaccino contro l\u2019imbecillit\u00e0: che si pu\u00f2 prevenire, ma una volta contratta \u00e8 difficile da curare. Da quando la scuola dell\u2019obbligo ha quasi del tutto dimissionato dal ruolo che il Paese le aveva assegnato gi\u00e0 nell\u2019800, ribadito l\u2019ultima volta ventisei anni fa, il compito di <em>promuovere <\/em><em>lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0<\/em> \u00e8 stato assunto da tutti e da nessuno, un po\u2019 a casaccio. Cos\u00ec certe precise finalit\u00e0 della Scuola sono in balia di movimenti, lobby e gruppi d\u2019interesse, non necessariamente <em>nostri<\/em> e condivisi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3107\" aria-describedby=\"caption-attachment-3107\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3107 size-medium\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989-300x133.jpg\" alt=\"larepubblica-10-11-1989\" width=\"300\" height=\"133\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989-300x133.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989-768x341.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989-1024x455.jpg 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989-600x267.jpg 600w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaRepubblica-10-11-1989.jpg 1572w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3107\" class=\"wp-caption-text\">la Repubblica di venerd\u00ec 10 novembre 1989<\/figcaption><\/figure>\n<p>In altri anni la Svizzera ha conosciuto James Schwarzenbach, un politico noto per le sue campagne contro l\u2019inforestieramento (la barca \u00e8 piena!), sfociate in diverse votazioni popolari. Nel 1970, quando vot\u00f2 il 75% della popolazione, la sua prima proposta fu bocciata, seppur di misura.<\/p>\n<p>Nel 1977 vi fu l\u2019ultima chiamata alle urne da parte di Schwarzenbach: si voleva introdurre un limite del 12.5% della popolazione straniera a livello nazionale. L\u2019idea fu respinta dal 70.5% dei votanti. Quell\u2019anno insegnavo in una 5\u00aa elementare. Ne parlai con i miei allievi, mi piaceva stuzzicarli su tematiche di cui si discuteva. E mi piaceva provocarli, insinuare dubbi, invitarli a diffidare delle soluzioni sicure e definitive, bench\u00e9 in classe atterrassero facilmente le sparate decollate al riparo delle mura domestiche. Quella volta mi fece sorridere un ragazzo, uno in gamba, che, tutto convinto, dichiar\u00f2 che, potendo, avrebbe votato a destra, per la limitazione degli stranieri: sebbene, a parte l\u2019et\u00e0, fosse italiano.<\/p>\n<p>[So che legge le mie <em>Cose di scuola<\/em> e forse si riconoscer\u00e0. Sono certo che, sorridendo, mi mander\u00e0 a quel paese, perch\u00e9 oggi \u00e8 cambiato, magari anche grazie a quei miei arrembaggi alle sue certezze infantili].<\/p>\n<p>O tempora, o mores, insomma. Chiss\u00e0 se nelle classi ticinesi, in queste settimane, si sar\u00e0 parlato di <em>economia verde, <\/em>di <em>dumping salariale<\/em> e, naturalmente, dei <em>nostri<\/em> che devono arrivare <em>prima <\/em>di tutti gli altri? E, gi\u00e0 che ci siamo, chiss\u00e0 se si \u00e8 almeno tentato di spiegare che la democrazia non pu\u00f2 essere ridotta alla contabilit\u00e0 dei s\u00ec e dei no? Non \u00e8 che se io la penso diversamente dalla <em>vox populi<\/em> \u2013 che \u00e8 notoriamente considerata anche <em>vox Dei,<\/em> almeno da chi ha una <em>Weltanschauung<\/em> poco o punto laica \u2013 sar\u00f2 per forza un eretico. Anche Galileo, per citarne uno non proprio a caso\u2026 ricordate?<\/p>\n<p>Fulvio Pelli ha giustamente osservato che <em>\u00ab<\/em><em>lo sforzo di capire non \u00e8 esente da rischi. Vantaggi e svantaggi delle soluzioni proposte sono tutt\u2019altro che facili da individuare e chi cerca di convincere della bont\u00e0 del s\u00ec o del no, non necessariamente la racconta giusta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Appunto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultima settimana di questo settembre spettacolare sono tornato a Berlino, dov\u2019ero gi\u00e0 stato cinque anni fa (Berlino, le scolaresche e la guerra fredda), accolto da un clima meteorologico e culturale particolarmente caloroso e disponibile. Ero appena arrivato, domenica sera, quando ho letto i risultati delle votazioni federali e cantonali di quel 25 settembre. 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