{"id":330,"date":"2013-11-26T20:39:16","date_gmt":"2013-11-26T21:39:16","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=330"},"modified":"2022-08-15T15:39:38","modified_gmt":"2022-08-15T13:39:38","slug":"il-gatto-ha-ancora-gli-stivali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/il-gatto-ha-ancora-gli-stivali\/","title":{"rendered":"Il gatto ha ancora gli stivali?"},"content":{"rendered":"<p>SCUOLA TICINESE, nel suo numero 313 di novembre-dicembre 2012, ha dedicato ampio spazio al convegno <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Rassegna-stampa-GATTO-con-locandina.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00abIl gatto ha ancora gli stivali?\u00bb<\/a> del 25 agosto 2012 al Teatro di Locarno.<\/p>\n<hr \/>\n<h3>Note attorno al convegno \u00abIl gatto ha ancora gli stivali?\u00bb, di Adolfo Tomasini<\/h3>\n<p><em>Si \u00e8 svolto lo scorso marted\u00ec 28 agosto, al Teatro di Locarno, il convegno \u00abIl gatto ha ancora gli stivali? \u2013 Perch\u00e9 leggere i classici a scuola, oggi e domani\u00bb, organizzato dall\u2019Ufficio delle scuole comunali del DECS e dal Dipartimento della Formazione e dell\u2019Apprendimento della SUPSI, in collaborazione con la Direzione delle scuole comunali di Locarno, il Centro di Didattica dell&#8217;Italiano e delle Lingue nella Scuola (DILS) del DFA e il Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell\u2019Educazione Linguistica, sezione Ticino (GISCEL-TI). Aperto con il saluto del direttore della SUPSI, prof. ing. Franco Gervasoni, e conclusosi con una riflessione del Consigliere di Stato Manuele Bertoli, direttore del DECS, il convegno ha riunito sull\u2019arco dell\u2019intera giornata circa 500 persone, tra insegnanti delle scuole comunali, studenti del DFA, autorit\u00e0 scolastiche, bibliotecari e altri.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Il convegno ha rappresentato un evento piuttosto inconsueto, soprattutto di questi tempi cos\u00ec frenetici, globalizzati, tecnocratici, con le pressioni ormai quotidiane che giungono dai settori pi\u00f9 disparati e che vorrebbero una scuola sempre pi\u00f9 efficiente, rapida e, soprattutto, facilmente spendibile nel mondo del lavoro. L\u2019anomalia \u2013 che era stata una scelta consapevole \u2013 risiede in diversi argomenti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1696\" aria-describedby=\"caption-attachment-1696\" style=\"width: 604px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/GCS02-e1393514712477.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1696 size-large\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/GCS02-e1393514712477-1024x357.jpg\" alt=\"Tavola rotonda durante il convegno del 28 agosto 2012. Da sinistra: Pino Boero, Mario Gamba, Simone Fornara, Antonio Bolzani (giornalista RSI), Renato Martinoni, Dario Corno, Fabio Merlini e Walter Fochesato.\" width=\"604\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/GCS02-e1393514712477-1024x357.jpg 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/GCS02-e1393514712477-300x105.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1696\" class=\"wp-caption-text\">Tavola rotonda durante il convegno del 28 agosto 2012. Da sinistra: Pino Boero, Mario Gamba, Simone Fornara, Antonio Bolzani (giornalista RSI), Renato Martinoni, Dario Corno, Fabio Merlini e Walter Fochesato.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Manifestamente contro tanta letteratura per ragazzi caratterizzata da prodotti prettamente commerciali, che vendono molto ma che presentano contenuti insulsi e forme linguistiche mediocri o anche peggio, si \u00e8 scelta una riflessione sui classici, quelli della mia infanzia e di tante generazioni prima della mia, e sui classici di oggi e di domani, una serie di testi che, come hanno annotato Antonella Castelli e Orazio Dotta nella \u00abGuida ai classici della letteratura per l\u2019infanzia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00bb, rappresenta \u00abun sottile filo di continuit\u00e0 che si dipana tra ieri e oggi e collega il patrimonio dei classici ai libri contemporanei. Un filo di continuit\u00e0 che nonostante la trasformazione della narrativa recente, attenta ai cambiamenti dell\u2019immaginario, rimanda ai grandi simboli fissati dai classici che ritornano e si trasformano\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Contro numerosi tecnicismi che si sono purtroppo impadroniti del potere dentro tante, troppe aule scolastiche, il convegno ha proposto una riflessione originale e lontana da certe mode di oggi, spesso tese a facilitare e banalizzare, col rischio \u2013 come hanno osservato taglienti Simone Fornara e Mario Gamba \u2013 di far crescere l\u2019antitesi della teoria di Vygotskij: la zona di regresso prossimale, al posto di quella di sviluppo. L\u2019idea era quindi di andare alla riscoperta dei classici della letteratura per l\u2019infanzia suggerendo un pi\u00f9 ampio spettro di approcci, oltre una certa tradizione un po\u2019 ottusa che lega la lettura unicamente all\u2019insegnamento dell\u2019italiano.<\/p>\n<h4>Che cosa sono i classici?<\/h4>\n<p>Andare invece <em>Alla ricerca di un tesoro perduto, i classici per ragazzi,<\/em> per citare il titolo della relazione di Pino Boero<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, significa ad esempio incontrare l\u2019India coloniale di <em>Kim,<\/em> imbattersi nell\u2019<em>Ultimo dei Mohicani<\/em> in guerra contro i colonizzatori francesi e britannici dell\u2019America settentrionale, duellare accanto ai <em>Tre moschettieri<\/em> nella Francia del XVII secolo, sotto il regno di Luigi XIII; mentre <em>Ivanhoe<\/em> ci riporter\u00e0 indietro di qualche secolo ancora, nella leggendaria Inghilterra dei castelli e dei cavalieri \u201csenza macchia e senza paura\u201d, ma di una lealt\u00e0 esemplare. \u00abFaccio un esempio fra i mille possibili\u00bb<em>,<\/em> ha osservato Boero. \u00abQuando nel 1907 Ferenc Moln\u00e1r pubblic\u00f2 a puntate <em>I ragazzi della via P\u00e1l,<\/em> il sovrano di un Impero gi\u00e0 in crisi non apprezz\u00f2 il \u201cparlamentarismo\u201d del romanzo, n\u00e9 grad\u00ec probabilmente l\u2019amore per la patria e l\u2019esaltazione dell\u2019eroismo nazionale ungherese. Ciononostante il successo fu immediato e nessun potere riusc\u00ec a impedirlo, il libro continu\u00f2 il suo percorso trionfale (traduzioni in trentacinque lingue, milioni di copie vendute), a differenza dell\u2019autore ebreo e borghese che gi\u00e0 dagli anni Venti, lasciando prima il suo paese poi l\u2019Europa, intu\u00ec la catastrofe che avrebbe toccato l\u2019Ungheria: l\u2019antisemitismo prima, il comunismo dopo, al punto che ai tempi dell\u2019Unione Sovietica venne definito \u201ccosmopolita borghese che ha sacrificato il talento per il successo nei paesi capitalistici\u201d&#8230; Insomma se il libro non poteva essere vietato, era censurato il suo autore; eppure il giovane lettore non era toccato da queste vicende e il senso del libro, al di l\u00e0 delle contingenze storiche, stava (e sta) tutto nell\u2019eternit\u00e0 dell\u2019eroismo, nel debole che sconfigge il forte, nel dramma conclusivo che \u201ctrasforma in realt\u00e0 ci\u00f2 che nasce come finzione\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Tommy-River.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2123 alignright\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Tommy-River-221x300.jpg\" alt=\"Tommy River\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Tommy-River-221x300.jpg 221w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Tommy-River-755x1024.jpg 755w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Tommy-River.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a>Ripercorrendo le diverse tappe del convegno, \u00e8 apparsa evidente la forza direi multi-disciplinare dei classici, che spaziano ben oltre il fatto letterario in s\u00e9. Legare quasi per via naturale la lettura dei classici all\u2019insegnamento della lingua italiana sembra quasi una banalit\u00e0: attraverso i classici \u00e8 possibile percorrere, quasi senza accorgersene, tanti aspetti della nostra Cultura, di natura storica, filosofica, religiosa, naturalistica, sociologica, geografica e tanto altro ancora. Tuttavia \u00e8 doveroso riservare la giusta attenzione anche agli aspetti strettamente linguistici e letterari di cui i classici sono portatori, perch\u00e9 sarebbe reato grave disattendere tale tensione. Laddove tante attuali proposte di lettura per l\u2019infanzia sono sciatte nella forma e nei contenuti, i classici si stagliano sul panorama delle letture come opere c\u00f3lte, per quel che raccontano e per come lo raccontano. La loro lingua non ha paura di sfidare il lettore e di chiedere la sua collaborazione lungo il cammino del racconto: non ci sono timori dettati da quel falso rispetto per bambini e ragazzi, ai quali sembrerebbe, secondo certe tesi ancora cos\u00ec attuali, che tutto debba essere facilitato, con un approccio didascalico che rasenta il disprezzo del lettore. Insomma: <em>C\u2019era una volta e adesso non c\u2019\u00e8 pi\u00f9,<\/em> anche con riferimento al linguaggio dei classici per bambini come modello di lingua e di italiano, tema sviluppato durante il convegno da Dario Corno<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, che ha annotato: \u00abUn testo letterario viene solitamente considerato classico per una pluralit\u00e0 di ragioni. Normalmente queste ragioni riguardano la sua struttura narrativa, la sua storia e il cumulo di immagini, temi e motivi che lo innervano dalla prima all\u2019ultima parola. Ma c\u2019\u00e8, soprattutto nella nostra cultura, nella cultura italofona, una ragione in pi\u00f9 per cui un testo pu\u00f2 essere definito classico e questa ragione riguarda la lingua in cui \u00e8 scritto. Si tratta di una considerazione che vale soprattutto per quei testi che chiamiamo \u201cclassici per l\u2019infanzia\u201d dato che \u00e8 nell\u2019infanzia che si apprende linguaggio, che si vengono a conoscere le parole e che si affinano i propri rapporti con la comunicazione verbale\u00bb.<\/p>\n<h4>I classici: non solo storie accattivanti<\/h4>\n<p>Perch\u00e9 <em>I sussurri delle storie<\/em> portano anche il <em>vento della Storia,<\/em> come si \u00e8 ben manifestato nella riflessione di Walter Fochesato<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. A chi si rivolgono i classici se, per dirla con Italo Calvino, continuano a parlare anche alle nuove generazioni, perch\u00e9 non hanno finito di dire ci\u00f2 che hanno da dire? A questo riguardo Fochesato ha proposto diversi esempi: \u00abPensiamo a <em>Piccole donne<\/em> (Alcott, 1868). Qui le sorelle, coraggiose e intraprendenti, proclamano il loro diritto a progettare la propria esistenza di ragazze e di donne, ma ci\u00f2 inizialmente accade perch\u00e9 il padre \u2013 il pastore March \u2013 non c\u2019\u00e8, si \u00e8 arruolato come volontario con i nordisti nella guerra di Secessione [\u2026]. Fra \u201cstrada\u201d e \u201cStoria\u201d ecco <em>Senza famiglia<\/em> di Hector Malot (1878), una sorta di feuilleton a misura d\u2019infanzia, ma anche di viaggio didattico attraverso la Francia dove \u2013 in filigrana \u2013 possiamo leggere il problema dei piccoli suonatori ambulanti, in genere di origine italiana; e il maestro Vitali si veste appunto come i banditi e i pastori di tante oleografiche convenzioni destinate a durare nel tempo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Piccolo-Lord.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2126 size-medium alignright\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Piccolo-Lord-223x300.jpg\" alt=\"Piccolo Lord\" width=\"223\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Piccolo-Lord-223x300.jpg 223w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Piccolo-Lord-761x1024.jpg 761w\" sizes=\"auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a>Le storie, dunque, fanno giungere fino a noi le <em>Voci del passato<\/em> e propongono spesso dei modelli etici: si pensi a romanzi come il gi\u00e0 citato <em>I ragazzi di via P\u00e1l,<\/em> oppure a <em>Robin Hood, Oliver Twist, Heidi, \u2026<\/em> Con una sorta di furore iconoclasta, dagli anni \u201970 in qua abbiamo mandato al simbolico rogo tante opere d\u2019arte, spesso ritenute, a torto o a ragione, espressioni di certa borghesia bacchettona, moralista e un po\u2019 insolente. Naturalmente c\u2019erano educatori che usavano i classici come armi improprie, un po\u2019 modelli immutabili da riprodurre acriticamente e un altro po\u2019 precetti da seguire con devozione, per evitare l\u2019inferno dell\u2019aldil\u00e0. Di fronte a situazioni molto attuali di banalizzazione, di populismo, di grettezza, di chiusura, di intolleranza, tutti, sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, hanno il diritto di accostarsi al mondo con la pi\u00f9 grande capacit\u00e0 possibile di leggere l\u2019ambiente circostante in tutta la sua complessit\u00e0. Lo sviluppo di una tensione etica che caratterizzi ogni cittadino di oggi e di domani non pu\u00f2 pi\u00f9 essere procrastinata. A un sistema di valori sacrificato, forse giustamente, sull\u2019altare della speranza per una democrazia migliore, la generazione dei sessantenni di oggi non ha saputo opporne un altro che fosse davvero in grado di richiamare e porre l\u2019accento sui principali elementi costitutivi di una moderna democrazia liberale. In questo senso la rilettura dei classici pu\u00f2 riservare piacevoli sorprese, anche, o forse soprattutto, grazie ai tanti fili tematici del pensiero e del vivere civile che continuano a percorrere la storia senza soluzione di continuit\u00e0. \u00abLa difficolt\u00e0 odierna a incontrare la voce del classico, la sua opera e la sua \u201clezione\u201d \u2013 ha detto il filosofo Fabio Merlini<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> \u2013 \u00e8 certamente anche una conseguenza del nostro attuale rapporto con il passato, ossia della forma assunta dall\u2019atto del ricordare esperienze, eventi e insegnamenti provenienti dal passato<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Non esiterei ad affermare che questa forma prende l\u2019aspetto del sospetto, nella migliore delle ipotesi, e dell\u2019oblio nella peggiore. Siamo irretiti in un presente che anche quando vive la crisi, la profonda crisi dei suoi assetti istituzionali, delle sue modalit\u00e0 riproduttive, dei suoi contenuti di verit\u00e0, rimane fermo sulle sue posizioni. Privilegia sempre una lettura per cui le turbolenze che intervengono a sconquassare la continuit\u00e0 pacifica di pratiche, di costumi e di malcostumi sono interpretate come accadimenti congiunturali. Tutto deve comunque poter ricominciare come prima: se c\u2019\u00e8 memoria per un simile presente \u00e8 sempre e solo memoria di s\u00e9, della propria identit\u00e0 \u2013 una memoria cortissima. E non potrebbe essere altrimenti, se tale identit\u00e0 \u00e8 fuori discussione. La sua incontestabilit\u00e0 \u00e8 proprio ci\u00f2 che fa da ostacolo alla memoria d\u2019altro \u2013 le voci e le lezioni dal passato. Ma \u00e8 anche ci\u00f2 che blocca il pensiero stesso del futuro come attesa d\u2019altro\u00bb.<\/p>\n<h4>Sar\u00e0 vero?<\/h4>\n<p>Tra i diversi spunti di approfondimento e riflessione proposti ai relatori invitati al convegno, uno toccava un aspetto particolare: possono i classici per l\u2019infanzia fungere da strumenti di legame generazionale e di identit\u00e0? A questo interrogativo un po\u2019 sibillino ha cercato di rispondere Renato Martinoni<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, con la sua relazione <em>Viva i balocci, abbasso Larin Metica!,<\/em> un titolo che richiama naturalmente <em>Le avventure di Pinocchio.<\/em> Martinoni non ha lesinato perplessit\u00e0 e scetticismi, sin dalla definizione di <em>classico,<\/em> esprimendo forti dubbi che i classici possano contribuire a creare identit\u00e0 e a legare tra loro le generazioni, gi\u00e0 per il fatto che \u00abi miei libri non sono quelli di mia figlia\u00bb. \u00abSono pi\u00f9 pessimista che ottimista\u00bb<em>,<\/em> ha concluso. \u00abCapisco \u2013 e sostengo \u2013 l\u2019impegno della scuola, anche se poi troppo spesso alla scuola vengono delegati compiti che spetterebbero alla famiglia. Ma credo che anche il forzare le cose sia controproduttivo: c\u2019\u00e8 sempre il rischio che una generazione imponga delle letture a un\u2019altra generazione, pur non potendone condividere le sensibilit\u00e0 o i punti di vista. Certo, la scuola ha il compito di mettere in dialogo le generazioni. Anche perch\u00e9 la scuola \u00e8 il luogo dove si fa jogging mnemonico, per dirla ancora con Umberto Eco, che tra l\u2019altro ha anche opportunamente ricordato che (cito) \u201cimparare a memoria la Cavallina Storna \u00e8 una forma di assicurazione sull\u2019Alzheimer\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Mi piace invece citare nuovamente Umberto Eco che, richiesto di un consiglio, suggerisce a uno studente di leggere il <em>Saggio sull\u2019intelletto umano<\/em> di John Locke: dicendogli che quella lettura gli servir\u00e0 tanto se scriver\u00e0 una tesi di filosofia, all\u2019universit\u00e0, cos\u00ec come se andr\u00e0 a fare il venditore di macchine usate. Perch\u00e9, dice Eco, la lettura dei classici serve a conoscere uomini che vale la pena di conoscere. \u201cLeggere un classico\u201d, conclude l\u2019autore del <em>Nome della rosa<\/em><em>,<\/em> \u201c\u00e8 come psicanalizzare la nostra cultura attuale, si trovano tracce, ricordi, schemi, scene primarie, ecc.\u201d. Insomma: leggere un classico \u00e8 tornare alle radici<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> e riflettere dentro s\u00e9 stessi. \u00c8 questa, forse, una strada da seguire da parte di chi cerca di costruire legami generazionali o di identit\u00e0 fra giovani e meno giovani. Anche se temo, lo avrete capito da un po\u2019, che i classici intergenerazionali non esistono, o esistono sempre meno. E che sia meglio lasciare ad ogni generazione i suoi classici, destinati poi a declassarsi\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/America-in-fiamme.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2124 alignleft\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/America-in-fiamme-231x300.jpg\" alt=\"America in fiamme\" width=\"231\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/America-in-fiamme-231x300.jpg 231w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/America-in-fiamme-788x1024.jpg 788w\" sizes=\"auto, (max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/a>A tanto pessimismo hanno fatto da contraltare Simone Fornara e Mario Gamba<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, trattando del <em>dovere <\/em><em>di scrivere ed educare nel mercato editoriale del terzo millennio,<\/em> un mercato purtroppo orientato verso un bambino\/adolescente visto come un piccolo consumatore, ci\u00f2 che genera una letteratura, spesso edita su precisa ordinazione, piegata alle urgenze mercantili dell\u2019editoria: \u00abUna \u201cletteratura\u201d che coglie con sensibilit\u00e0 imprenditoriale le mode e i successi del momento nel tentativo di replicarli, e produce lavori fabbricati in serie, pianificandoli con precisione, affidandoli (commissionandoli) ad autori facilmente sostituibili che riproducono temi e personaggi, inserendoli su trame intercambiabili. Si confezionano cos\u00ec libri tutti uguali, caratterizzati da \u201cuna scrittura finto-spontanea (graficamente resa con caratteri corsivi, cambi di font, maiuscole ed esclamazioni)\u201d e accompagnata da \u201cdisegnini finto-infantili che spezzano il ritmo di ogni pagina e la fanno sembrare pi\u00f9 leggera e pi\u00f9 buffa\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. L\u2019ovvio risultato \u00e8 una letteratura che svaga ma non richiede sforzo intellettuale n\u00e9 stimola lo spirito critico nel bimbo\u00bb. L\u2019accusa \u00e8 naturalmente pesante, tanto pi\u00f9 che non sempre l\u2019educatore, sia esso insegnante o genitore, \u00e8 in grado di orientarsi al meglio nel momento delle sue scelte, confrontato con gli scaffali delle librerie e dei supermercati ampiamente colonizzati da prodotti librari che devono produrre ricavi sonanti. Cos\u00ec Fornara e Gamba, messa sul banco degli accusati questa produzione, hanno affrontato un\u2019interessante requisitoria, attraverso un\u2019accurata presentazione di esempi e indizi: nell\u2019evidenza che tanti indizi fanno una prova.<\/p>\n<p>La loro conclusione \u00e8 tuttavia ottimista: \u00abaffinch\u00e9 il gatto continui a calzare gli stivali, e non semplicemente ad avere o metterli o infilarli, lo scrittore oggi deve essere pronto a combattere una dura battaglia, sopportando anche qualche sconfitta e l\u2019onta di scelte ingiustificabili, rinunciando magari anche all\u2019idea di vendere migliaia e migliaia di copie. Ma il valore educativo della lettura non pu\u00f2 soccombere di fronte al miraggio delle vendite: il lavoro dello scrittore per ragazzi (e forse dello scrittore in generale) \u00e8 diventato una sorta di missione, un tentativo ostinato (per dirla con il Calvino delle Lezioni americane) di contrastare \u201cl\u2019espandersi della peste del linguaggio\u201d, cercando di opporre a essa, come degli anticorpi, \u201cl\u2019unica difesa che riusciamo a concepire: un\u2019idea della letteratura\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> Nessun dubbio: si tratta di una conclusione che suoner\u00e0 risibile, o addirittura ridicola. Ma \u00e8 una conclusione che intende opporsi alla banalizzazione, all\u2019appiattimento e alle strategie di chi si ostina a voler allevare \u201cpiccoli cretini che devono diventare soltanto dei cretini adulti\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00bb.<\/p>\n<h5>Un futuro di speranze, a qualche condizione<\/h5>\n<p>In opposizione al consumo frenetico di storie e parole e immagini, e all\u2019abitudine del tutto e subito, della lettura piegata surrettiziamente alla necessit\u00e0 di insegnare a leggere e scrivere, ecco che i classici offrono un <em>supporto didattico<\/em> di estrema potenza, alla portata di chiunque abbia a che fare con l\u2019educazione dei pi\u00f9 piccoli. Per quel che ricordo, ho conosciuto Pinocchio attraverso la voce del mio maestro di scuola elementare, e tante fiabe \u2013 ricordo bene <em>Il brutto anatroccolo <\/em>e <em>Il lupo e i sette capretti<\/em> \u2013 per la voce di mia madre, oppure il <em>Barbabl\u00f9<\/em> di Perrault in un\u2019edizione molto gotica su un disco in vinile (azzurro!) che girava per casa.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Corsaro-nero.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2125 alignleft\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Corsaro-nero-193x300.jpg\" alt=\"Corsaro nero\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Corsaro-nero-193x300.jpg 193w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Corsaro-nero-659x1024.jpg 659w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Corsaro-nero.jpg 1149w\" sizes=\"auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a>Oggi pi\u00f9 di ieri, la lettura ad alta voce resta una pietra miliare dell\u2019Educazione, non solo linguistica. Leggere ad alta voce \u00e8 opera di educazione linguistica, \u00e8 momento etico e morale, \u00e8 cultura. Ed \u00e8 emozioni. Le fiabe, le favole e i romanzi sono come la musica. Non saranno la sinfonia mahleriana o il poema sinfonico di Liszt, lo scherzo o la ninna nanna di Chopin, il preludio di Bach: ma le <em>storie<\/em> che racconteremo ai nostri figli e ai nostri allievi forniranno loro un bagaglio straordinario di conoscenze, di emozioni e di modelli linguistici. Volete mettere la storia di <em>Pollicino <\/em>o di <em>H\u00e4nsel e Gretel<\/em> raccontata dalla mamma o dal pap\u00e0?<\/p>\n<p>Poi, col crescere delle capacit\u00e0, bambini e ragazzi inizieranno da soli ad assaporare il piacere faticoso della lettura per conto proprio. Ma anche in questo caso \u00e8 necessario essere oculati: tra quelli che Castelli e Dotta chiamano <em>I classici del futuro<\/em> ci sono testi alla portata delle competenze linguistiche e culturali dei nostri ragazzi in et\u00e0 di scuola elementare. \u00c8 bene per\u00f2 essere sempre attenti. <em>Geronimo Stilton<\/em> non \u00e8 da demonizzare, ma nemmeno da santificare. Un maestro mi raccontava di averlo dovuto proibire nella sua classe, perch\u00e9 <em>l\u2019annusare le puzze<\/em> era diventato il gioco del giorno, ben oltre l\u2019esercizio della lettura e delle storie raccontate, gi\u00e0 di per s\u00e9 non particolarmente sontuose. Come a dire: leggere i classici ci serve non tanto per annusare \u201cpuzze\u201d, ma perch\u00e9 i bambini imparino nuove parole, pi\u00f9 lingua, e rafforzino il loro diritto ad avere un immaginario (e non solo a consumarne uno che \u00e8 gi\u00e0 bell\u2019e pronto, perch\u00e9 pensato facile facile dall\u2019industria culturale a loro diretta). Insomma: pi\u00f9 parole, meno puzze.<\/p>\n<p>Ha detto Fabio Merlini, citando Nietzsche: \u00ab\u201cFretta generale\u201d, \u201ccrescente velocit\u00e0\u201d e \u201ccessare di ogni contemplativit\u00e0\u201d: sono i tre aspetti principali del declino, pensando al quale Nietzsche ha potuto non solo immaginare, in un futuro prossimo, il tramonto dell\u2019attivit\u00e0 della lettura e della scrittura. Ma ha potuto anche identificare la modernit\u00e0 politica ed economica come epoca della secolarizzazione radicale, dell\u2019interesse immediato, della coscienza circoscritta alla superficie delle cose: \u201cmai il mondo \u00e8 stato pi\u00f9 mondo\u201d. La condanna all\u2019attualit\u00e0 \u00e8 allora rincorsa del tempo che allontana da s\u00e9, caduta nell\u2019inessenzia\u00adle. \u00c8 vita cui manca valore. Vita priva di cultura\u00bb.<\/p>\n<p>In fin dei conti, sono ancora attuali i classici? Il convegno sembra aver risposto di s\u00ec, con molti distinguo e rafforzando l\u2019idea che cresce la responsabilit\u00e0 del Maestro nello sceglierli. Ha scritto Luca Cignetti, docente-ricercatore al DFA<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>: \u00abIl convegno locarnese non \u00e8 valso solo a ricordarci quello che, in fondo, i teorici del racconto e i pedagogisti ci ripetono da sempre: \u00e8 servito a trasmetterci la fiducia che tutto questo possa finalmente trasferirsi in una pratica didattica e pedagogica quotidiana. Sono stati i docenti, presenti e futuri, che hanno gremito il teatro a tenere accesa questa speranza. Il loro entusiasmo e la loro partecipazione valgono come la promessa di voler seminare ancora a lungo, nelle classi e nelle sezioni del Cantone, manciate di fagioli magici, e naturalmente di continuare a coltivare ancora la proverbiale astuzia dell\u2019ingegnoso felino. Perch\u00e9 la sopravvivenza del nostro eroe e dei suoi stivali incantati non \u00e8 mai stata davvero messa in discussione: i gatti hanno sette vite, anche quando abitano nelle fiabe\u00bb.<\/p>\n<hr \/>\n<h3>\u201cIl gatto ha ancora gli stivali?\u201d: esposizione di classici per l\u2019infanzia<\/h3>\n<h6>di Antonella Castelli (Co-curatrice della mostra \u201cIl gatto ha ancora gli stivali?\u201d)<\/h6>\n<p>Preparare una mostra dedicata ai classici era una proposta molto stimolante, una vera sfida che ci ha subito entusiasmati non senza suscitare qualche perplessit\u00e0.<\/p>\n<p>Occorreva porsi alcune importanti domande: quali sono i classici della letteratura per l\u2019infanzia? Quali titoli e quali autori potremmo includere in un elenco di classici per ragazzi? Quali le qualit\u00e0 per cui definiamo \u201cclassico\u201d un testo?<\/p>\n<p>Parlando di classico nella letteratura per ragazzi, non si pu\u00f2 far altro che restare fedeli a una concezione che valuti fondamentali gli stessi requisiti dei classici in generale: l\u2019eccellenza della qualit\u00e0 formale &#8211; la cura, la ricerca espressiva dell\u2019autore &#8211; e la ricchezza e profondit\u00e0 di contenuto del testo letterario.<\/p>\n<p>Ma mentre le parole sulla pagina rimangono sempre uguali, il mondo e il lettore cambiano. Cambiano le modalit\u00e0 di percezione, le valenze culturali, cambia l\u2019immaginario. I dialoghi hanno preso il posto delle lunghe descrizioni. Lo stile, i tempi della narrazione non sono pi\u00f9 quelli di una volta: la sinteticit\u00e0, la rapidit\u00e0 delle immagini si sono in qualche modo trasferite nella scrittura, oggi altamente influenzata dalla comunicazione visiva. Una delle ragioni per cui i nostri ragazzi difficilmente leggono ci\u00f2 che ha tanto appassionato le generazioni precedenti, \u00e8 proprio la differenza del ritmo narrativo tra i testi del passato e quelli della narrativa contemporanea.<\/p>\n<p>Il bambino oggi si abitua a una rapidissima serie di emozioni che a poco a poco condizionano tutte le sue scelte. \u00c8 necessaria una grande esperienza di lettura per superare codici stilistici e culturali desueti, e affrontare questi testi del passato cos\u00ec diversi dalla narrativa contemporanea.<\/p>\n<p>Che senso ha allora scegliere delle storie apparentemente tanto lontane per contesto, gusti, linguaggio?<\/p>\n<p>Calvino ha scritto che <em>\u201ci classici sono quei libri che non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire\u201d<\/em>. Se queste grandi storie continuano a parlare ai piccoli lettori generazione dopo generazione, uno dei motivi risiede nell\u2019universalit\u00e0 dei temi che esse affrontano. I classici sono delle grandi metafore che parlano direttamente al lettore, sanno essere contemporanei perch\u00e9 sono uno sconfinato serbatoio di simboli di immensa suggestione (Beseghi).<\/p>\n<p>Secondo Faeti i classici hanno assunto valore di paradigma e grazie ad essi, \u00e8 possibile scoprire ambienti, atmosfere, personaggi e valori oggi dimenticati o perduti, eppure ancora cos\u00ec significativi per la vita dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Giorgia Grilli parla di \u201cinattuale pedagogico\u201d: sarebbe cio\u00e8 fondamentale tener presente l\u2019inattuale, individuare, recuperare quelle caratteristiche che hanno reso tali i classici (che sono appunto inattuali) a differenza di quei prodotti che durano solo una stagione per soddisfare, poich\u00e9 novit\u00e0, i gusti spesso effimeri del presente.<\/p>\n<p>Una piccola mostra sui classici poteva quindi avere un senso.<\/p>\n<p>Oggi la si pu\u00f2 guardare con gli occhi un po\u2019 nostalgici di chi sicuramente non ha dimenticato certe sue letture di giovent\u00f9; pu\u00f2 forse essere d\u2019aiuto a quei docenti che desiderano perfezionare la scelta delle letture in classe o approfondire alcuni argomenti particolari; pu\u00f2 servire ad alcune biblioteche per completare le proprie collezioni; pu\u00f2 essere anche solo una curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 non esiste un vero e proprio canone, stilare un elenco di classici non \u00e8 stato facile: il rischio di dimenticare autori o titoli importanti era grande.<\/p>\n<p>La scelta \u00e8 quindi puramente soggettiva e sicuramente incompleta. Nel limite del possibile, d\u00e0 la precedenza a quelle opere che si pensa possano coinvolgere anche dei ragazzini della scuola elementare.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione intende offrire una panoramica generale delle numerose pubblicazioni oggi in commercio, spaziando tra le varie collane presenti, note e meno note, per mostrare come e che cosa \u00e8 cambiato in questo particolare settore dell\u2019editoria per ragazzi, per scoprire il senso degli innumerevoli rifacimenti.<\/p>\n<p>In questi ultimi anni non c\u2019\u00e8 casa editrice che non abbia sfornato una nuova collana di classici, compresi quelli che da tempo erano fuori catalogo, riproponendoli in nuove versioni integrali o con copertine di pregio.<\/p>\n<p>Ad aver contribuito a questo revival collettivo sono soprattutto le recenti traduzioni.<\/p>\n<p>Le traduzioni dell\u2019epoca, grazie alle quali i lettori di lingua italiana hanno potuto conoscere i testi classici, \u201cnon funzionano pi\u00f9\u201d. Oggi \u00e8 possibile proporre ai ragazzi questo genere di lettura grazie a nuovi ottimi traduttori, spesso anch\u2019essi autori di libri per ragazzi, che con indubbia abilit\u00e0 hanno saputo coniugare la levit\u00e0 stilistica con la qualit\u00e0 letteraria, nel rispetto del testo originale.<\/p>\n<p>Un ruolo determinante spetta anche alle illustrazioni: spesso affidate ad artisti di grande valore, esse arricchiscono, incuriosiscono e rendono pi\u00f9 accattivanti le ristampe delle numerose case editrici.<\/p>\n<p>Inoltre, in alcune collane sono state aggiunte delle introduzioni o delle postfazioni, a volte curate da famosi scrittori per l\u2019infanzia e indirizzate proprio ai giovani lettori, un ulteriore contributo per aiutarli a scoprire l\u2019attualit\u00e0 di questi testi.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 suddivisa in quattro categorie: i classici, i classici del futuro, la mitologia e le fiabe classiche.<\/p>\n<p>Per classici del futuro s\u2019intendono quei libri che dalla seconda met\u00e0 del secolo scorso hanno caratterizzato la letteratura per l\u2019infanzia, opere di scrittori ormai conosciuti internazionalmente che hanno radicalmente rinnovato il panorama letterario. In una mostra dedicata ai classici non si poteva, infatti, non accennare alla presenza di chi sembra aver ricevuto il testimone: Rodari, Dahl, Lindgren, Piumini, N\u00f6stlinger, Pitzorno, ecc.<\/p>\n<p>La sezione dedicata alla mitologia ha uno scopo puramente rappresentativo: si tratta di un breve accenno concernente questo genere letterario per ricordare che ogni grande cultura ha le sue origini nella mitologia, sede delle preistorie di tutta la letteratura.<\/p>\n<p>Le fiabe, custodi dei grandi archetipi del nostro immaginario, fonte di ispirazione per le storie di ieri e di oggi, sono l\u00ec per \u201cmarcare presenza\u201d.<\/p>\n<p>Infine, il catalogo che accompagna la mostra vuol essere un aiuto supplementare. In esso le voci si susseguono in singole schede, in ordine alfabetico per autore e titolo; sono indicati il titolo originale, la data della prima edizione originale, la lingua originale e l\u2019edizione presente nella mostra, della quale vengono riportati il nome del traduttore, eventualmente dell\u2019illustratore e l\u2019incipit.<\/p>\n<p>Desidero terminare questa breve presentazione con un mio suggerimento personale: per introdurre gli allievi al mondo dei classici e suscitare la passione per le narrazioni di grande respiro, il primo passo dovrebbe sempre essere la lettura ad alta voce. Da parte dell\u2019insegnante, del genitore, del nonno o del bibliotecario, la lettura ad alta voce \u00e8 sicuramente il modo pi\u00f9 efficace per suscitare la passione per la lettura e permette di avvicinare anche quei testi che risultano troppo difficili per una lettura individuale.<\/p>\n<p>Ci auguriamo che questo nostro contributo possa risvegliare il desiderio di scoprire o riscoprire libri, autori e personaggi suggestivi e inesauribili; in tal caso il nostro lavoro non sar\u00e0 stato vano.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>La mostra \u00e8 a disposizione degli istituti scolastici, le biblioteche o altre istituzioni interessate. Oltre ai 170 volumi, la mostra comprende il catalogo, curato da Antonella Castelli e Orazio Dotta, edito dal Centro didattico cantonale; un cavalletto con testo esplicativo; alcuni cartelloni decorativi tratti dal catalogo. La mostra potr\u00e0 essere prenotata contattando il Centro didattico cantonale (viale S. Franscini 32, 6500 Bellinzona, telefono +41 91 814 63 11, decscdc@ti.ch).<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Antonella Castelli e Orazio Dotta, <em>Guida ai classici della letteratura per l\u2019infanzia,<\/em> Centro didattico cantonale, Bellinzona, 2012<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Pino Boero, professore ordinario di Letteratura per l&#8217;infanzia, Prorettore alla formazione, Universit\u00e0 di Genova.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Giampaolo Visetti, <em>I ragazzi di via P\u00e1l traditi dal Novecento <\/em>in \u201cla Repubblica\u201d, 13 maggio 2007.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Dario Corno, ricercatore in Linguistica Italiana presso la Facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 degli studi del Piemonte Orientale.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Walter Fochesato, direzione della rivista \u00abAndersen\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Fabio Merlini, Direttore regionale dell\u2019Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale. Presidente della Fondazione Eranos.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> cfr. F. Papi, \u201cPer una ontologia del ricordare\u201d, in <em>Iride,<\/em> n\u00b0 14, 1995.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Renato Martinoni, professore di Letteratura italiana all&#8217;Universit\u00e0 di San Gallo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Umberto Eco, <em>Ricordate tutti i sette nani?<\/em>, in <em>La bustina di Minerva<\/em>, Milano, Bompiani, 1999, p. 188.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Umberto Eco, <em>Elogio dei classici<\/em>, in <em>La bustina di Minerva<\/em>, cit., p. 243.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Simone Fornara, docente-ricercatore in didattica dell\u2019italiano presso il DFA\/SUPSI, e Mario Gamba, docente di filosofia presso il liceo scientifico G. Galilei di Borgomanero, sono autori di diversi libri rivolti ai ragazzi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Grilli G. (2012), <em>Libri nella giungla. Orientarsi nell\u2019editoria per ragazzi<\/em>, Carocci, Roma (p. 11).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Calvino I. (1993), <em>Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio<\/em>, Mondadori, Milano (pp. 66-67).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Denti R. (2012), <em>I bambini leggono<\/em>, Il Castoro, Milano (p. 169).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Corriere del Ticino del 21.09.2012).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCUOLA TICINESE, nel suo numero 313 di novembre-dicembre 2012, ha dedicato ampio spazio al convegno \u00abIl gatto ha ancora gli stivali?\u00bb del 25 agosto 2012 al Teatro di Locarno. 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