{"id":3479,"date":"2017-04-02T18:06:32","date_gmt":"2017-04-02T16:06:32","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=3479"},"modified":"2017-11-17T19:11:13","modified_gmt":"2017-11-17T18:11:13","slug":"la-scuola-che-verra-in-un-servizio-del-domenicale-il-caffe-con-intervista-al-sottoscritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-che-verra-in-un-servizio-del-domenicale-il-caffe-con-intervista-al-sottoscritto\/","title":{"rendered":"La scuola che verr\u00e0 in un servizio del domenicale \u00abIl caff\u00e8\u00bb, con intervista al sottoscritto\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo numero del 2 aprile il domenicale <strong><em>Il caff\u00e8<\/em><\/strong> ha pubblicato un\u2019inchiesta abbastanza esaustiva sugli umori del Paese nei confronti del progetto <strong>La scuola che verr\u00e0<\/strong>, <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?tag=la-scuola-che-verra\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">di cui ho pi\u00f9 volte parlato in questo sito sin dalla sua prima presentazione<\/a>, nel dicembre del 2014.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?attachment_id=3509\" rel=\"attachment wp-att-3509\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3509 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Prima-pagina-originale.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Prima-pagina-originale.jpg 350w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Prima-pagina-originale-300x253.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a>L\u2019ampio servizio si apre con una sintesi critica dell\u2019inchiesta, firmata dal giornalista Clemente Mazzetta: <a href=\"http:\/\/www.caffe.ch\/stories\/inchieste\/57412_ecco_quale_scuola_vogliamo_nel_futuro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00abEcco quale scuola vogliamo nel futuro\u00bb<\/a>. Poco sotto, arriva il commento del direttore del DECS Manuele Bertoli: \u00ab<a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Commento-BERTOLI.pdf\">Investire nella scuola \u00e8 investire nella societ\u00e0<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019intero servizio, naturalmente, lo si pu\u00f2 consultare nel sito del domenicale: <a href=\"http:\/\/www.caffe.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.caffe.ch\/<\/a>.<\/p>\n<p>Come mi era gi\u00e0 successo altre volte, anche in questo frangente sono stato interpellato dal giornalista, che ha pubblicato l\u2019intervista col titolo generale <a href=\"http:\/\/www.caffe.ch\/stories\/inchieste\/57436_ex_direttori_scolastici_a_confronto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rigozzi e Tomasini sulla \u201cscuola che verr\u00e0\u201d. Ex direttori scolastici a confronto<\/a>. Naturalmente \u00e8 stato impossibile, per il giornalista, riportare per intero la nostra chiacchierata (mezz\u2019oretta nel pomeriggio del 22 marzo). Cos\u00ec voglio concedermi il gioco di completare o commentare quell\u2019intervista, distinguendo <strong>le domande del giornalista<\/strong>, le mie risposte e <em>i miei commenti successivi.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h1>\u00c8 una battaglia da combattere ma evitando scontri partitici<\/h1>\n<p>\u00abLa scuola dell\u2019obbligo ha bisogno di serenit\u00e0. E deve essere sganciata dal continuo richiamo al mondo del lavoro. Anche perch\u00e9 non sappiamo quali potranno essere le competenze che fra 15 anni saranno richieste dalla societ\u00e0\u00bb, sostiene Adolfo Tomasini, ex direttore della scuola elementare di Locarno.<\/p>\n<p><em>Il Corriere del Ticino del 10 febbraio scorso aveva pubblicato una lunga intervista al prof. Emanuele Caranzano, direttore del Dipartimento tecnologie innovative alla SUPSI, dove tra l\u2019altro si leggeva che <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CdT-10-02-2017-Il-lavoro-domani-dei-bambini-di-oggi.pdf\">\u00abil 65% di coloro che oggi hanno 12 anni faranno dei lavori che oggi non esistono. In altre parole, tra 10 anni pi\u00f9 della meta\u0300 dei lavori saranno attivit\u00e0 che ancora non ci sono\u00bb.<\/a> Si provi allora a immaginare queste percentuali ipotetiche se le volessimo applicare a quei bimbi che hanno iniziato la scuola dell\u2019obbligo nel settembre scorso, a quattro anni, e che i vent\u2019anni li compiranno nel 2028 o gi\u00f9 di l\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><strong>Che impressione ha avuto leggendo la riforma della scuola?<\/strong><\/p>\n<p>Che pone degli obiettivi condivisibili. L\u2019abolizione dei livelli e della media per l\u2019accesso al liceo, il tutto all\u2019interno di una scuola di qualit\u00e0 \u00e8 una battaglia che si deve fare. Ma con intelligenza, evitando lo scontro ideologico e partitico.<\/p>\n<p><em>Come ho scritto pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, all\u2019origine del progetto <\/em>La scuola che verr\u00e0<em> c\u2019\u00e8 una scelta schiettamente e fatalmente ideologica, che condivido. Ancora di recente ho scritto che <\/em>\u00abnessuno ha il coraggio di porre l\u2019unica domanda fondamentale, che impone una risposta serena e trasparente: che scuola vogliamo? Una scuola per la democrazia e il Paese oppure al servizio dell\u2019economia? In altre parole, desideriamo educare cittadini o selezionare e formare lavoratori?\u00bb<em> (<a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=3227\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Una scelta per la scuola del Paese che verr\u00e0<\/a>, Corriere del Ticino del 22.12.2016). Va da s\u00e9 che io pendo con forza per una scuola dell\u2019obbligo che educa cittadini democratici.<\/em><\/p>\n<p><strong>La riforma promuove una scuola equa e inclusiva. \u00c8 sostenibile?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, ma bisogna capirci bene sul termine inclusivit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Rimando al mio scritto \u00ab<a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=1226\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019inclusione tra sogni e realt\u00e0<\/a>\u00bb, del 5 ottobre 2014.<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019obiettivo egualitaristico della riforma \u00e8 forse troppo&#8230; egualitario?<\/strong><\/p>\n<p>Macch\u00e9. Se per pari opportunit\u00e0 si intende che tutti possono andare a scuola, questa pari opportunit\u00e0 non significa niente. Anche l\u2019ultima analisi statistica de <a href=\"http:\/\/www.supsi.ch\/dfa\/dms\/dfa\/docs\/ricerca\/scuola-tutto-campo\/Scuolatuttocampo_2015\/Scuola%20a%20tutto%20campo_2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cLa scuola a tutto campo\u201d<\/a> (Supsi, 2015) ha ricordato come la condizione socioeconomica di appartenenza dei ragazzi resti una variabile importante nel fallimento scolastico. E se esiste ancora questa situazione, ha ragione Bertoli: qualcosa bisogna fare.<\/p>\n<p><strong>Nel merito \u00e8 favorevole all\u2019abolizione dei livelli?<\/strong><\/p>\n<p>Senza dubbio. Creano una divisione fittizia.<\/p>\n<p><em>Tra l\u2019altro parliamo di ragazzine e ragazzini di 12\/13 anni.<\/em><\/p>\n<p><strong>Favorevole anche all\u2019abolizione della media del 4.65?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. \u00c8 una media inventata. La prova che non serve a nulla \u00e8 data dal fatto che oggi il 30% dei ragazzi che entrano nel liceo viene bocciato. Occorre invece mettere il ragazzo nella condizione di fare delle scelte consapevoli.<\/p>\n<p><em>Nell\u2019introduzione al servizio, Clemente Mazzetta ha ripreso una mia domanda, naturalmente retorica, che rimanda proprio a questa necessit\u00e0 di togliere di mezzo i livelli. Scrive: <\/em>\u00abDel resto come rispondere all\u2019interrogativo dell\u2019ex direttore della scuola media <em>[comunale, in verit\u00e0]<\/em>\u00a0 di Locarno Adolfo Tomasini (vedi intervista a lato) quando chiede di spiegargli \u201ccome fa uno a diventare ingegnere Supsi (cosa possibile partendo dall\u2019apprendistato), dopo aver mancato la possibilit\u00e0 di iscriversi al liceo per non aver raggiunto il fatidico 4.65?\u201d <em>Per dire che \u2019sto 4.65, che \u00e8 tutto fuorch\u00e9 una media matematica, dice solo che in quel momento l\u00ec quel\/la giovane aveva un <strong>rendimento <span style=\"text-decoration: underline;\">scolastico<\/span><\/strong> di poco superiore al quattro e mezzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando leggo che bisognerebbe innalzare la soglia del 4.65 per l\u2019accesso alla scuola media superiore mi vengono i brividi, perch\u00e9 \u00e8 un salto indietro pauroso: quella sarebbe una scuola per la pura e semplice crescita economica, a vantaggio di pochi, mica per il consolidamento della democrazia. Peggio dell&#8217;attuale, dunque.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><strong>La riforma non prevede troppi compiti per i docenti?<\/strong><\/p>\n<p>Forse s\u00ec. Ma non \u00e8 questo il problema pi\u00f9 importante. Del resto non ci sono soluzioni magiche.<\/p>\n<p><em>Il compito primario dei docenti \u00e8 quello di insegnare. Per insegnare bisogna conoscere bene ci\u00f2 che si insegna (competenze disciplinari) e come si insegna (competenze professionali). Insegnare significa, grosso modo, \u201clasciare un segno\u201d. L\u2019insegnante professionalmente irreprensibile \u00e8 quello che \u2018non molla l\u2019osso\u2019, \u00e8 quello che fa tutto il possibile per portare ogni allievo al limite massimo delle sue possibilit\u00e0, senza perdere troppo tempo con esami e test reiterati (che, come gi\u00e0 diceva Don Lorenzo Milani, \u00e8 tempo rubato all\u2019insegnamento).<\/em><\/p>\n<p><em>La si smetta, insomma, con la storiella che l\u2019egualitarismo porta automaticamente al livellamento delle menti, naturalmente verso il basso. La metafora trita e ritrita della <\/em>siepe<em> va bene solo per chi non sa o non vuole insegnare, cio\u00e8 lasciare dei segni tangibili.<\/em><\/p>\n<p><strong>La ritiene una riforma economicamente sopportabile?<\/strong><\/p>\n<p>Non saprei. Ma mi urta questa concezione che vede ogni cambiamento come fonte di spesa, forse bisognerebbe verificare se si impiegano bene ora le risorse disponibili. Piuttosto il problema \u00e8 di sostenibilit\u00e0 politica della riforma. Il Plrt si \u00e8 pronunciato chiedendo un innalzamento dei livelli, pi\u00f9 selezione. La Lega, con Lorenzo Quadri ha sostenuto che quello che si insegna a scuola deve essere deciso dal mercato, non da pedagogisti.<\/p>\n<p><em>Il riferimento preciso torna alla campagna elettorale per il rinnovo dei poteri cantonali del 2011. Lorenzo Quadri, sul Mattino del 20 marzo, scrisse: <\/em>\u00abLa scuola non potr\u00e0 esimersi da un riorientamento nell\u2019ottica di quelle che sono le richieste del mercato del lavoro. \u00c8 evidente che le professioni \u201cd\u2019ufficio\u201d sono sature. Mancano risorse nell\u2019arti\u00adgia\u00adnato, nell\u2019edilizia, nel sociosanitario. Altra misura necessaria: si metta il numero chiuso alle formazioni \u201cletterarie\u201d ed \u201cartistiche\u201d prive di sbocchi professionali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma cos\u00ec la scuola dell\u2019obbligo dovrebbe formare lavoratori non cittadini?<\/strong><\/p>\n<p>Sono convinto che in molti Paesi europei c\u2019\u00e8 una scuola per la crescita economica e non per il rafforzamento della democrazia. Ma non \u00e8 con il corso di civica che risolviamo il senso civico dei cittadini.<\/p>\n<p><em>Ha scritto la filosofa americana Martha C. Nussbaum: <\/em>\u00abLe nazioni sono sempre pi\u00f9 attratte dall\u2019idea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarr\u00e0, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anzich\u00e9 cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da s\u00e9, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo \u00e8 appeso a un filo.<\/p>\n<p>Quali sono questi cambiamenti radicali? Gli studi umanistici e artistici vengono ridimensionati, nell\u2019istruzione primaria e secondaria come in quella universitaria, praticamente in ogni paese del mondo. Visti dai politici come fronzoli superflui, in un\u2019epoca in cui le nazioni devono tagliare tutto ci\u00f2 che pare non serva a restare competitivi sul mercato globale, essi stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio, cos\u00ec come dalle teste e dai cuori di genitori e allievi. In realt\u00e0, anche quelli che potremmo definire come gli aspetti umanistici della scienza e della scienza sociale \u2013 l\u2019aspetto creativo, inventivo, e quello di pensiero critico, rigoroso \u2013 stanno perdendo terreno, dal momento che i governi preferiscono inseguire il profitto a breve termine garantito dai saperi tecnico-scientifici pi\u00f9 idonei a tale scopo\u00bb. <a href=\"https:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/non-profitto-perche-democrazie-hanno\/libro\/9788815253040\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[Martha C. Nussbaum, <em>Non per profitto. Perch\u00e9 le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, <\/em>2011, Bologna: Il Mulino].<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00c8 un palliativo?<\/strong><\/p>\n<p>Peggio. Si illudono le persone. Cos\u00ec come si illudono i ragazzi nel dire loro che se imparano dieci lingue a scuola poi si troveranno bene.<\/p>\n<p><em>Ho scritto pi\u00f9 volte dell\u2019impegno esagerato e un poco fuorviante legato alla politica di insegnamento delle lingue. Mi piace citare due scritti: <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=496\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I nostri figli sapranno tutti l\u2019inglese: per dirsi cosa?<\/a> (25.10.2006) e <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=439\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mi ha piaciuto molto!\u2026<\/a> (06.10.2004).<\/em><\/p>\n<p><strong>Morale?<\/strong><\/p>\n<p>Qualcosa bisogna fare. Occorre ripensare la scuola. Ma il clima politico di questo momento non \u00e8 certo il migliore; c\u2019\u00e8 il rischio di fare due passi indietro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo numero del 2 aprile il domenicale Il caff\u00e8 ha pubblicato un\u2019inchiesta abbastanza esaustiva sugli umori del Paese nei confronti del progetto La scuola che verr\u00e0, di cui ho pi\u00f9 volte parlato in questo sito sin dalla sua prima presentazione, nel dicembre del 2014. 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