{"id":4086,"date":"2018-01-10T15:19:02","date_gmt":"2018-01-10T14:19:02","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=4086"},"modified":"2018-03-18T18:33:21","modified_gmt":"2018-03-18T17:33:21","slug":"da-grande-mi-piacerebbe-davvero-fare-linsegnante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/da-grande-mi-piacerebbe-davvero-fare-linsegnante\/","title":{"rendered":"\u00abDa grande mi piacerebbe davvero fare l\u2019insegnante\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Ai primi di dicembre i mass-media hanno riferito diffusamente di una ricerca commissionata dal DECS al Centro di ricerca sui sistemi educativi del DFA: \u00abLavorare a scuola. Condizioni di benessere per gli insegnanti\u00bb. Ha riassunto il committente: \u00abL\u20198% dei docenti presenta sintomi di gravit\u00e0 media o elevata da esaurimento legato alla professione <em>(burnout)\u00bb.<\/em> I dati dicono che l\u201980% dei docenti non sta rischiando lo sfinimento, mentre quell\u2019altro 20%, mica un\u2019inezia, \u00e8 a livello di guardia. \u00abSolo pochi docenti \u2013 continua il comunicato \u2013 presentano sintomi di gravit\u00e0 media, e una minima parte di gravit\u00e0 elevata\u00bb. Sui motivi che innescano il <em>burnout,<\/em> la ricerca menziona \u00abl\u2019accresciuta diversificazione dei compiti, l\u2019aumento della responsabilit\u00e0 educativa e il peggioramento dell\u2019immagine della professione diffusa a livello sociale\u00bb. Cosa fare coi dati emersi non \u00e8 naturalmente un problema dei ricercatori, anche se Luciana Castelli, responsabile del progetto, ha tenuto a gettare acqua sul fuoco attizzato da qualche catastrofista. Ad esempio il portale tio.ch titolava: \u00ab550 docenti sono \u2018sfiniti\u2019 e temono per il loro futuro nelle scuole\u00bb. Giustamente la ricercatrice ha precisato che si tratta di una quota contenuta, che non deve inquietare, bench\u00e9 non sia da trascurare.<\/p>\n<p>Come ogni ricerca ben fatta, anche questa d\u00e0 qualche risposta e stimola nuove domande. Si sa che la storia personale di ognuno ha a che fare con la decisione di scegliere cosa si vuol fare da grande. \u00c8 vero che il caso gioca le sue carte, ma a volte sarebbe interessante conoscere quali erano i motivi della scelta e le attese. Per restare ai docenti, ci sar\u00e0 chi, magari per belle esperienze di volontariato con bambini e ragazzi, ha voluto trasformare l\u2019episodio in professione. Ci sar\u00e0 chi \u00e8 stato incitato da motivi etico-politici, per contribuire all\u2019educazione dei cittadini di domani. E ancora, qualche insegnante di scuola media avr\u00e0 voluto trasmettere alle nuove generazioni il suo amore per la matematica, la letteratura, il tedesco o l\u2019inglese, le scienze o la geografia \u2013 senza naturalmente escludere ragioni pi\u00f9 prosaiche: ha scritto Don Milani \u2013 ma parlava degli anni \u201960 \u2013 che \u00abquel posto ha fatto gola a tanti cui di fare il maestro non importa nulla. Se aumentate l\u2019orario spariranno tutti\u00bb. Dissento, perch\u00e9 fare il maestro pu\u00f2 essere un lavoro difficile e faticoso. Ma non si pu\u00f2 escludere che ci sia chi imbocchi la carriera magistrale per le vacanze o per il sogno di una vita in cattedra, al di l\u00e0 delle severe selezioni per l\u2019entrata al DFA e dei controlli impietosi esercitati da ispettori, direttori ed esperti di materia.<\/p>\n<p>Allora, ci si pu\u00f2 chiedere, chiss\u00e0 se queste moderne rarit\u00e0 pedagogiche saranno capaci di salvarsi dal <em>burnout?<\/em> Sarebbe interessante incrociare i dati di questa ricerca con le storie di ciascuno, con le sue realt\u00e0 esistenziali, le scelte di fronte alla professione e al futuro. Forse da un esame di tal fatta uscirebbero elementi di rilievo per orientare la selezione dei futuri insegnanti e, soprattutto, per munirli, sin dalla formazione di base, delle armi pi\u00f9 adatte per blindare le proprie sensibilit\u00e0, rafforzare le fragilit\u00e0 e forgiare insegnanti credibili per la scuola della Repubblica, donne e uomini che sappiano insegnare con grande rigore anche ai pi\u00f9 recalcitranti, e che siano in grado di formare, con lungimiranza, futuri cittadini nel caos sociale, politico e culturale odierno \u2013 ci\u00f2 che non \u00e8 scontato: perch\u00e9 nessuno sa come sar\u00e0 il mondo vent\u2019anni dopo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.supsi.ch\/dfa\/eventi-comunicazioni\/news\/2017\/2017-11-10.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nel sito del DFA<\/a> \u00e8 possibile scaricare il rapporto e la rassegna stampa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai primi di dicembre i mass-media hanno riferito diffusamente di una ricerca commissionata dal DECS al Centro di ricerca sui sistemi educativi del DFA: \u00abLavorare a scuola. 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