{"id":4300,"date":"2018-04-24T00:54:03","date_gmt":"2018-04-23T22:54:03","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=4300"},"modified":"2022-05-07T16:41:02","modified_gmt":"2022-05-07T14:41:02","slug":"una-scuola-che-sappia-nutrire-la-liberta-di-pensiero-e-di-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/una-scuola-che-sappia-nutrire-la-liberta-di-pensiero-e-di-parola\/","title":{"rendered":"Una scuola che sappia nutrire la libert\u00e0 di pensiero e di parola"},"content":{"rendered":"<p>Un paio di mesi fa la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato \u00abDataroom\u00bb, la sua rubrica sul Corriere della Sera, a cosa conviene studiare per il lavoro del futuro. \u00abIl 65% dei bambini che iniziano la scuola oggi, quando avranno finito faranno lavori che oggi ancora non esistono. E allora su che cosa conviene puntare per essere pi\u00f9 sicuri di avere un lavoro domani?\u00bb. La fonte \u00e8 un rapporto del 2016 del WEF, \u00abIl futuro dei mestieri: strategia per impiego, abilit\u00e0 e forza-lavoro nella quarta rivoluzione industriale\u00bb. La giornalista cita alcune professioni, legate alle nuove tecnologie, che avranno un considerevole sviluppo. E osserva: \u00abLa formazione di queste figure nelle universit\u00e0 italiane \u00e8 iniziata solo dal 2016\u00bb.<\/p>\n<p>Appunto, questo \u00e8 un problema della formazione terziaria e concerne cos\u00ec solo una porzione di giovani, mentre la scuola \u00e8 obbligatoria per ognuno e per undici anni. Essa custodisce gelosamente la pretesa di saper preparare i suoi cuccioli alla vita adulta e al miglior inserimento professionale. Tant\u2019\u00e8 che, senza dichiararlo apertamente, i programmi di studio sono costruiti pensando pi\u00f9 in particolare a chi, dopo i quindici anni, potr\u00e0 continuare gli studi. Intendiamoci, fino a un po\u2019 di anni fa questa scelta funzionava ed era per lo pi\u00f9 condivisa dalla gran parte dei cittadini. Dopo la scuola elementare c\u2019era il ginnasio di cinque anni, per chi era ritenuto pi\u00f9 tagliato per lo studio sui libri e l\u2019attivit\u00e0 intellettuale; per gli altri c\u2019era la scuola maggiore, di tre anni, trascorsi i quali, prima dell\u2019apprendistato, c\u2019erano le scuole di avviamento professionale e quelle di economia domestica. L\u2019inserimento nel mondo del lavoro \u2013 o, per molte ragazze, il matrimonio, la maternit\u00e0 e i \u00ablavori donneschi\u00bb \u2013 era praticamente garantito sin dagli anni \u201950, e pi\u00f9 si andava lontano con la formazione, pi\u00f9 \u00abda grandi\u00bb si sarebbero svolte professioni ben retribuite e socialmente riconosciute.<\/p>\n<p>Il meccanismo \u00e8 saltato ormai da un pezzo. Diciamo che le prime avvisaglie sono state avvertite quarant\u2019anni fa, con le crisi energetiche degli anni \u201970. Poi le nuove tecnologie, la caduta del muro di Berlino e la successiva, e per certi versi logica, globalizzazione dei mercati (e non solo) hanno fatto il resto. Ne consegue che per la formazione dei cittadini di domani la scuola dell\u2019obbligo deve avere l\u2019umilt\u00e0 di ammettere che non ha doti divinatorie. Pretendere di sapere oggi quali competenze saranno utili domani per un bimbo nato in questi anni denota almeno ingenuit\u00e0, se non un pizzico di arroganza. Edgar Morin, nel suo famoso \u00abLa testa ben fatta\u00bb, afferma che educare non significa dare all\u2019allievo una quantit\u00e0 sempre maggiore di conoscenze. Al contrario l\u2019educazione deve \u00abindicare che imparare a vivere richiede non solo conoscenze, ma la trasformazione della conoscenza in sapienza\u00bb, cio\u00e8 in scienza e saggezza, \u00abe l\u2019incorporazione di questa sapienza per la propria vita\u00bb. Converrebbe insomma che la scuola dell\u2019obbligo scegliesse di fare quel che ha fatto bene per tanti anni: educare cittadini, cominciando a gettare basi solide, in un ambiente sereno e alla larga da competizioni fasulle. Ha scritto la filosofa americana Martha Nussbaum: \u00abNon si tratta di difendere una presunta superiorit\u00e0 della cultura classica su quella scientifica, bens\u00ec di mantenere l\u2019accesso a quella conoscenza che nutre la libert\u00e0 di pensiero e di parola, l\u2019autonomia del giudizio, la forza dell\u2019immaginazione\u00bb.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI<\/h5>\n<p>EDGAR MORIN, <em>La testa ben fatta &#8211; Riforma dell\u2019insegnamento e riforma del pensiero,<\/em> 2000, Milano: Raffaello Cortina Editore, pag. 45<\/p>\n<p>MARTHA C. NUSSBAUM, <em>Non per profitto &#8211; Perch\u00e9 le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, <\/em>2014, Bologna: Il Mulino | La citazione che chiude l\u2019articolo \u00e8 in realt\u00e0 una sintesi, presente nell\u2019ultima di copertina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un paio di mesi fa la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato \u00abDataroom\u00bb, la sua rubrica sul Corriere della Sera, a cosa conviene studiare per il lavoro del futuro. \u00abIl 65% dei bambini che iniziano la scuola oggi, quando avranno finito faranno lavori che oggi ancora non esistono. 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