{"id":4382,"date":"2018-06-30T00:01:39","date_gmt":"2018-06-29T22:01:39","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=4382"},"modified":"2018-06-30T01:13:39","modified_gmt":"2018-06-29T23:13:39","slug":"una-storia-narrata-fra-quasi-500-anni-o-forse-36-anni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/una-storia-narrata-fra-quasi-500-anni-o-forse-36-anni-fa\/","title":{"rendered":"Una storia narrata fra quasi 500 anni (o forse oggi, o una trentina di anni fa)\u2026"},"content":{"rendered":"<p>A mo\u2019 di mia personale chiusura dell\u2019anno scolastico 2017-18, propongo un testo assai ironico che il sociologo Philippe Perrenoud aveva messo come prologo al suo libro <a href=\"https:\/\/www.unige.ch\/fapse\/SSE\/teachers\/perrenoud\/php_main\/OUVRAGES\/Perrenoud_1995_A.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La p\u00e9dagogie \u00e0 l\u2019\u00e9cole des diff\u00e9rences &#8211; Fragments d\u2019une sociologie de l\u2019\u00e9chec,<\/a> (1995, Paris: ESF). La prima edizione dell&#8217;articolo \u00e8 del 1982.<\/p>\n<p>La traduzione italiana, del 1995, \u00e8 del <em>mo. Plinio Luconi,<\/em> insegnante di scuola elementare a Locarno.<\/p>\n<p>Una copia dell\u2019edizione originale dell\u2019articolo \u00e8 visibile cliccando <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/PERRENOUD-1995-Sur-la-plan\u00e8te-Kafka.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>.<\/p>\n<p>Buona estate a tutti.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><span lang=\"IT\">Il trattamento intensivo delle malattie infantili sul pianeta Kafka | <\/span><em><span lang=\"IT\">Memorandum all\u2019attenzione dell\u2019Accademia di etnografia extragalattica<\/span><\/em><\/h3>\n<h5><span lang=\"IT\">di <span style=\"font-variant: small-caps;\">I. Van Hill Hitch<\/span>, socio-esploratore indipendente<\/span><\/h5>\n<hr \/>\n<p><em>Questo documento eccezionale ci \u00e8 giunto attraverso una deformazione accidentale del <\/em>continuum<em> spazio-temporale. Si presume che la proiezione della scuola nel futuro, con una compensazione imprevedibile, abbia inviato frammenti del futuro nel nostro presente <\/em>(testo apparso in <em>Textes libres Rapsodie,<\/em> 1982, N\u00b0 12, p. 65-72).<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Kafka<\/em> \u00e8 l\u2019unico pianeta abitato di questo piccolo sistema solare. Innumerevoli specie viventi vi coesistono. La specie dominante conta alcuni miliardi di individui, che formano delle societ\u00e0 distinte, spesso in conflitto tra loro.<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 pi\u00f9 ricche, tutti i bambini sembrano nascere affetti da una grave malattia. Non \u00e8 mortale, ma, se non viene trattata per tempo, impedisce all\u2019individuo di diventare un adulto completo.<\/p>\n<p>Il trattamento \u00e8 piuttosto lungo e complicato, al punto che le famiglie non sono assolutamente in grado di applicarlo per conto loro. Mi \u00e8 stato riferito che se ogni bambino fosse curato nella sua famiglia da un medico, occorrerebbe un tale numero di medici che la produzione alimentare ne risentirebbe. Per questo motivo i bambini vengono ospedalizzati massicciamente. Allo scopo di non toglierli totalmente alle loro famiglie, vengono ricoverati in piccoli ospedali di giorno, ubicati in prossimit\u00e0 delle loro abitazioni. In queste strutture i bambini passano qualche ora il mattino e qualche altra ora il pomeriggio. A met\u00e0 giornata interrompono il trattamento per un pasto in famiglia, rito molto importante in queste societ\u00e0.<\/p>\n<p>Un tempo, solo le famiglie che lo desideravano facevano curare i figli. Molte altre non ci pensavano o ritenevano inutile la guarigione. Circa cento anni fa, a causa dell\u2019insistenza dei medici, il trattamento fu reso obbligatorio. Da allora i genitori che rifiutano di far trattare i loro figli incorrono in gravi sanzioni.<\/p>\n<p>Per ragioni che non sono riuscito a chiarire, il trattamento diventa obbligatorio a partire dall\u2019et\u00e0 di sei anni, forse per lasciare i bambini il pi\u00f9 possibile con la famiglia, nel momento in cui i genitori sono maggiormente affezionati ai loro figli. Potrebbe anche darsi che l\u2019ospedalizzazione di bambini troppo piccoli possa essere troppo complicata. Non lo so. Le autorit\u00e0 consigliano alle famiglie di cominciare per conto loro il trattamento il pi\u00f9 presto possibile. Alle famiglie vengono forniti i consigli che servono ad aiutarle a operare in questo senso. Se hanno a cuore la guarigione del figlio possono consultare un medico o decidere un\u2019ospedalizzazione precoce, gi\u00e0 tra i due e i quattro anni. A quest\u2019et\u00e0 il ricovero non \u00e8 comunque obbligatorio, ma le famiglie che non intraprendono nessun passo in questa direzione entro i sei anni sono sempre pi\u00f9 rare, e passano come irresponsabili agli occhi del vicinato.<\/p>\n<p>Il trattamento richiede diversi anni, almeno nove. I primi sei anni sono identici per tutti i bambini, a eccezione di quella piccola parte di casi ritenuti pi\u00f9 gravi e trattati in cliniche specializzate. Questa prima parte, che i medici chiamano <em>trattamento di base,<\/em> \u00e8 suddivisa in sei fasi annuali. Da quando hanno sei anni, i bambini vengono ospedalizzati e viene somministrata loro la prima fase. Al termine del primo anno passano normalmente alla seconda fase, un anno pi\u00f9 tardi alla terza, e cos\u00ec di seguito. Se al termine di una delle fasi annuali la malattia non \u00e8 sufficientemente regredita, il medico, d\u2019accordo con il suo capo clinica, pu\u00f2 decidere di ripetere l\u2019applicazione della stessa fase del trattamento. Parrebbe, insomma, che il passaggio diretto alla fase seguente non sarebbe proficuo. Ogni fase \u00e8 concepita in modo da essere efficace in un preciso stadio della guarigione. Certi aspetti del trattamento sono comuni a tutte le fasi, mentre altri non riguardano che i primi anni \u2013 o, al contrario, saranno sviluppati pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Per ognuna delle fasi del trattamento di base \u2013 che dura quindi dai sei agli otto anni, in base all\u2019evoluzione della malattia \u2013, i bambini sono affidati a medici generalisti, formati per applicare tutte le sfaccettature del trattamento. Mi \u00e8 stato riferito che prima che i trattamenti diventassero obbligatori, succedeva che un solo medico si prendesse a carico pi\u00f9 di cento malati, a volte centocinquanta. In questo caso era assistito da una o pi\u00f9 infermiere. Grazie al progresso tecnico nella produzione alimentare, \u00e8 stato possibile destinare alcune persone attive alla medicina. Nella maggior parte degli ospedali di giorno che ho visitato, vengono affidati circa 25 malati a un solo medico, che se ne occupa tutti i giorni per tutto l\u2019anno \u2013 insomma, quasi tutti i giorni. Dal momento che il trattamento risulta abbastanza faticoso, lo si interrompe due giorni alla settimana, e a volte anche per una o pi\u00f9 settimane consecutive. Ho sentito molti medici lamentarsi di importanti ricadute durante questi periodi. Altri non si lamentano di avere pi\u00f9 tempo per mangiare e dormire, o anche per formarsi a nuove terapie.<\/p>\n<p>Parlando con i medici, ho potuto constatare che molti avevano l\u2019impressione di non essere efficaci come avrebbero desiderato. Tutti sono convinti della necessit\u00e0 di un trattamento di lunga durata. Ma certi mettono in causa l\u2019organizzazione ospedaliera. Si rendono conto che i bambini affidati alle loro unit\u00e0 di cura si situano a differenti livelli dal punto di vista della regressione della malattia. In alcuni si nota una specie di guarigione spontanea, per cui ci si potrebbe accontentare di un trattamento leggero. In altri il trattamento \u00e8 stato iniziato gi\u00e0 nella prima infanzia e i progressi sono soddisfacenti. Con altri non \u00e8 ancora stato intrapreso niente e il loro stato risulta preoccupante. Malgrado ci\u00f2 questi bambini diversi sono ugualmente assoggettati alla prima fase del trattamento di base non appena compiono i sei anni. Questa prima fase non giova a tutti nello stesso modo; anzi, le differenze aumentano di anno in anno. Esiste la possibilit\u00e0, per una minoranza, di raddoppiare l\u2019applicazione della stessa fase, ma tutti i medici coi quali ho parlato non hanno nascosto il loro scetticismo a questo proposito:<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #808080;\"><em>\u00abSe almeno, dicono, si potesse modulare il trattamento, individualizzarlo! Ma \u00e8 impossibile. Ogni caso merita una terapia adattata al suo stato, dei medicamenti particolari. Ma l\u2019amministrazione ci assegna gli stessi medicamenti per tutti. All\u2019inizio dell\u2019anno, riceviamo una dotazione proporzionale all\u2019effettivo dei nostri malati. Non esiste possibilit\u00e0 d\u2019ottenere altro. Ci viene imposto un piano di trattamento molto stretto, che occorre rispettare entro la fine dell\u2019anno. Ci\u00f2 restringe la scelta dei metodi terapeutici. D\u2019altra parte la nostra libert\u00e0 su questo punto risulta parecchio teorica. I primari e i capi clinica sono ancorati a certi metodi. \u00c8 a questi metodi che si limita la nostra formazione.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #808080;\"><em>Se ce ne allontaniamo, lo facciamo a nostro rischio e pericolo. Ma ci\u00f2 che ci manca \u00e8 soprattutto il tempo. Dedicando due ore al giorno a ogni malato, il trattamento progredirebbe in modo ottimale. Per alcuni un\u2019ora sarebbe largamente sufficiente, per altri occorrerebbero almeno tre ore. La guarigione sarebbe garantita in nove anni o in molto meno. Meglio non pensarci. Immaginate: i bambini pi\u00f9 giovani vengono all\u2019ospedale sei ore al giorno, noi dobbiamo trattare collettivamente tutto il gruppo, o per lo meno alcuni sotto gruppi. Alcuni malati sono abbastanza autonomi per curarsi quasi da soli. Altri s\u2019aiutano. Ma succede raramente. Sapete, sono bambini. La maggior parte non si rende conto della gravit\u00e0 del loro stato. Durante l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza non soffrono, la malattia non ha delle conseguenze. Non immaginano quanto succeder\u00e0 se non si fa nulla. Alcuni provano con tutti i mezzi a sottrarsi al trattamento! Bisogna riconoscere che non tutti i giorni \u00e8 divertente&#8230;\u00bb<\/em><\/span><\/p>\n<p>Di medici scoraggiati ne ho incontrati parecchi. Alcuni pensano che non si pu\u00f2 far nulla con un numero cos\u00ec alto di malati. Altri pretendono che si organizzi il trattamento differentemente, cos\u00ec da poter curare tutti in meno tempo. Ma, dicono, l\u2019amministrazione ospedaliera \u00e8 soprattutto desiderosa di mettere ordine e gestire questo immenso insieme di malati e medici. Parlando in privato, certi amministratori ammettono che la separazione delle fasi di trattamento \u00e8 discutibile, \u00a0e che, in ogni caso, non \u00e8 vantaggiosa per ogni bambino. Riconoscono pure che certi aspetti del trattamento sono inutili per una parte degli ammalati. Ma preferiscono amministrarli comunque. Ci\u00f2 evita noie con i genitori, ai quali preme che i loro figli guariscano. Non appena alcuni genitori sentono dire che in un ospedale non si dispensa lo stesso trattamento che negli altri, ne fanno uno scandalo. Alcuni medici, amaramente, pensano che molti loro colleghi approfittino della situazione, applicando i trattamenti standard senza troppo riflettere, redigono periodicamente i loro rapporti e si dicono che, dopotutto, quando una malattia \u00e8 cos\u00ec generalizzata, non si pu\u00f2 pretendere di guarire tutti.<\/p>\n<p>Altri, per contro, pensano che li si tratti da utopisti e sognatori, pretendono che adattando veramente i trattamenti ai malati, sarebbe possibile guarire tutti, e in ogni caso evitare, dopo i sei anni di trattamento di base, di indirizzare i malati verso le varie trafile di cure differenti.<\/p>\n<p>Bisogna sapere, in effetti, che alla fine del trattamento di base si procede all\u2019esame dello stato di ogni giovane malato, stabilendo un pronostico. Per alcuni, si \u00e8 gi\u00e0 persa ogni speranza di guarirli completamente. Li si orienta quindi verso qualche anno di trattamento finale, che permetter\u00e0 loro di sopravvivere nella societ\u00e0, con uno statuto inferiore e un minimo accesso ai beni alimentari o quant\u2019altro. Per gli altri la guarigione sembra possibile o addirittura certa, e la societ\u00e0, in questi casi, fa uno sforzo speciale per loro. Sei anni di trattamento post \u00abobbligatorio\u00bb \u2013 quindi al di l\u00e0 del trattamento base \u2013 garantiranno a coloro che ne sono degni lo status pi\u00f9 invidiabile e il pi\u00f9 ampio accesso al consumo.<\/p>\n<p>Non tutti si rassegnano a questa gerarchia sociale ed economica, basata sul grado di guarigione; cos\u00ec il sistema ospedaliero \u00e8 al centro di continui dibattiti. Questa societ\u00e0 interamente medicalizzata, dove tutta l\u2019organizzazione \u00e8 retta dalla necessit\u00e0 di curare una malattia generalizzata, non \u00e8 che una delle strane strutture che il viaggiatore interstellare incontra quando si interessa alle civilt\u00e0 primitive identificate in galassie lontane. Sulla malattia stessa non posso dire molto. Non ha nulla in comune con le poche malattie rare che rimangono sul nostro pianeta.<\/p>\n<p>Le poche osservazioni che ho fatto mi hanno piuttosto ricordato alcune caratteristiche dell\u2019organizzazione della nostra societ\u00e0 quattro o cinquecento anni fa. Mi sembra che nel XIX e XX secolo non si disponesse ancora dei mezzi d\u2019apprendimento istantanei. L\u2019istruzione dei bambini preoccupava gli adulti, e l\u2019avevano organizzata un po\u2019 alla maniera della medicina sul pianeta Kafka. Un amico storico me lo ha confermato. Quando gli ho fatto notare che guarire una malattia e educare i bambini erano delle attivit\u00e0 decisamente poco comparabili, mi ha ricordato che i filantropi della fine del XIX secolo solevano dire: \u00abLa malattia pi\u00f9 grave, che tocca ognuno e che bisogna curare prioritariamente, \u00e8 l\u2019ignoranza!\u00bb Beninteso, non \u00e8 che un modo di dire. Nondimeno mi rifiuto di credere che, anche diversi secoli fa, sulla Terra potesse esistere un sistema cos\u00ec assurdo per l\u2019educazione dei bambini! Eppure, negli ultimi cento anni in cui ho viaggiato nell\u2019universo, ne ho viste di societ\u00e0 bizzarre!<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">1\u00b0 aprile 2482<\/p>\n<hr \/>\n<figure id=\"attachment_4380\" aria-describedby=\"caption-attachment-4380\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4380 size-large\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Philippe-Perrenoud-912x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Philippe-Perrenoud.jpg 912w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Philippe-Perrenoud-267x300.jpg 267w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Philippe-Perrenoud-768x862.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Philippe-Perrenoud-600x674.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4380\" class=\"wp-caption-text\">Philippe Perrenoud, sociologo, dal 2009 professore onorario dell&#8217;Universit\u00e0 di Ginevra.<\/figcaption><\/figure>\n<p><a href=\"http:\/\/www.unige.ch\/fapse\/SSE\/teachers\/perrenoud\/php.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Philippe Perrenoud<\/a>, sociologo, \u00e8 nato nel 1944 e ha conseguito il dottorato in sociologia e in antropologia. Dal 1984 al 2009 \u00e8 stato <em>charg\u00e9 de cours<\/em> all\u2019Universit\u00e0 di Ginevra; in seguito, dal 1994, \u00e8 stato professore ordinario, occupandosi di curricolo, di pratiche pedagogiche e di istituti di formazione. Con Monica Gather Thurler ha fondato e animato il <em>Laboratoire de recherche sur L\u2019innovation en Formation et en \u00c9ducation (<a href=\"https:\/\/www.unige.ch\/fapse\/life\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LIFE<\/a>).<\/em><\/p>\n<p>I suoi lavori sulla fabbricazione delle disuguaglianze e dell\u2019insuccesso scolastico l\u2019hanno portato a interessarsi del \u00abmestiere\u00bb di allievo, delle pratiche pedagogiche, della formazione degli insegnanti, del curricolo, del funzionamento degli istituti scolastici, delle trasformazioni del sistema educativo e delle politiche dell\u2019educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #808080;\"><em>[<a href=\"http:\/\/www.unige.ch\/fapse\/SSE\/teachers\/perrenoud\/php_main\/notice.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tratto dal sito della <\/a><\/em>Facolt\u00e0 di Psicologia e Scienze dell\u2019Educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Ginevra.<em> La traduzione italiana \u00e8 mia].<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A mo\u2019 di mia personale chiusura dell\u2019anno scolastico 2017-18, propongo un testo assai ironico che il sociologo Philippe Perrenoud aveva messo come prologo al suo libro La p\u00e9dagogie \u00e0 l\u2019\u00e9cole des diff\u00e9rences &#8211; Fragments d\u2019une sociologie de l\u2019\u00e9chec, (1995, Paris: ESF). 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