{"id":439,"date":"2004-10-06T19:04:17","date_gmt":"2004-10-06T20:04:17","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=439"},"modified":"2022-05-07T16:16:31","modified_gmt":"2022-05-07T14:16:31","slug":"mi-ha-piaciuto-molto-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/mi-ha-piaciuto-molto-2\/","title":{"rendered":"&#8220;Mi ha piaciuto molto!&#8221;&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>E cos\u00ec anche il Canton Uri ha ceduto all\u2019inglese, dopo aver dapprima abbracciato l\u2019italiano come seconda lingua nella sua scuola elementare: non sono passati molti anni da quando le maestre e i maestri delle terre di Attinghausen e di Intschi calavano nel nostro Cantone nell\u2019ambito di corsi di formazione organizzati dal loro Dipartimento dell\u2019Istruzione. Erano simpatici, restavano a Lugano o a Locarno per qualche settimana, visitavano scuole, conoscevano la nostra realt\u00e0 e chiacchieravano coi nostri maestri. Ora andranno anche loro a impratichirsi a Cambridge, assieme ai colleghi zurighesi. Non so com\u2019\u00e8 la tendenza nei cantoni di Svitto e Untervaldo \u2013 la Svizzera primigenia e ormai non pi\u00f9 vergine \u2013 e non ho notizie dai Grigioni, che qualche anno dopo Uri avevano adottato l\u2019italiano come seconda lingua.<br \/>\nChe dire, di fronte a notizie come questa? Di primo acchito che ha ragione Saverio Snider, che dalle colonne del Corriere di sabato scorso ha manifestato senza remore il suo dispiacere: \u00ab\u2026 rincresce veder naufragare in questo modo un progetto didattico e (soprattutto) culturale che aveva il pregio d\u2019andare controcorrente. [\u2026] Il fatto \u00e8 che sull\u2019altare dell\u2019utilitarismo si stanno compiendo nelle aule scolastiche del Paese riti assai penalizzanti per lo spirito federalista che ci ha condotti sin qui\u00bb. Ma ha ragione solo di primo acchito, perch\u00e9 a ben guardare il vero problema \u00e8 l\u2019abbandono della lingua materna in tutte le scuole elvetiche. L\u2019ormai famoso studio comparato Pisa 2000 aveva dimostrato come in tutta la Svizzera la lingua materna stesse andando a ramengo \u2013 ed \u00e8 questo il vero fatto grave, poich\u00e9 l\u2019utilitarismo e una strana idea della comunicazione tra i popoli ci stanno trascinando, tutti insieme, sulle spiagge dell\u2019incomprensione.<br \/>\nMio figlio, mentre frequentava la scuola media, ha partecipato con la sua classe a un\u2019attivit\u00e0 di scambio con degli allievi del Canton Uri. Dopo l\u2019ultimo incontro, avvenuto quaggi\u00f9 in Ticino, ha ricevuto, tramite il suo insegnante, una lettera dal suo corrispondente: \u201cCome stai? Io sto bene.\u201d E fin qui tutto a posto: sembra una di quelle lettere degli emigranti ticinesi che dalla California scrivevano all\u2019amata madre. Ma poi prosegue, senza nulla togliere all\u2019immediatezza dell\u2019epistola: \u201cMi ha piaciuto molto. Che cosa fai nell vacanca.\u201d. Non che uno pretenda, da un nativo di Gurtnellen che sta imparando l\u2019italiano, chiss\u00e0 quale livello letterario; ma la trascrizione, visibilmente non corretta dall\u2019insegnante, la dice lunga sulla seriet\u00e0 dell\u2019operazione, tanto pi\u00f9 che il ragazzo proseguiva in tedesco, dopo aver raschiato il fondo del suo italiano: \u201cEs war Scheise das man mit dem Zug 2 Stunden fahren mussten\u201c. Mi scuso, con chi capisce l\u2019idioma di Goethe, per la scatologica leggiadria del testo \u2013 certo non accessibile a chiunque \u2013 ma mi piace sottolineare come anche il tedesco sia alquanto sciancato.<br \/>\nNaturalmente non si pu\u00f2 dire che noi stiamo meglio. Sono un assiduo lettore delle lettere ai giornali, che annoverano opinionisti occasionali accanto a firme ormai cicliche. Cos\u00ec l\u2019estate scorsa mi sono imbattuto nel pistolotto morale di un ragazzo di 22 anni, che va all\u2019universit\u00e0 e si reputa carino, incappato in un\u2019ordinaria storia di corna che si \u00e8 sentito in dovere di raccontare all\u2019intero Paese. Insomma: il nostro universitario \u2013 che prima di arrivare l\u00ec sar\u00e0 pur passato da qualche scuola media superiore \u2013 stava con la sua ragazza \u201cche non vorrei fare il nome, che ha preso una cotta per un altro \u2018uomo\u2019 pi\u00f9 grande\u201d. Fortunatamente tutt\u2019\u00e8 bene ci\u00f2 che ben finisce, permettendo all\u2019autoctono studente di \u201crendere partecipe altri ragazzi\/e che forse stanno passando questa fase\u201d: naturalmente a mezzo stampa e badando alla sostanza pi\u00f9 che alla forma. Mal comune mezzo gaudio! verrebbe da strillare. Invece bisogna pur convenire che l\u2019italiano, nella scuola del nostro Cantone, \u00e8 stato relegato da tempo al rango di un qualunque gregario, tanto che a nessuno importa se si finisce all\u2019Universit\u00e0 (o all\u2019Alta Scuola Pedagogica) con una competenza linguistica approssimativa.<br \/>\nIn fondo dell\u2019italiano ce ne siamo sbarazzati noi, prima di Uri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E cos\u00ec anche il Canton Uri ha ceduto all\u2019inglese, dopo aver dapprima abbracciato l\u2019italiano come seconda lingua nella sua scuola elementare: non sono passati molti anni da quando le maestre e i maestri delle terre di Attinghausen e di Intschi calavano nel nostro Cantone nell\u2019ambito di corsi di formazione organizzati dal loro Dipartimento dell\u2019Istruzione. 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