{"id":447,"date":"2004-12-15T19:07:00","date_gmt":"2004-12-15T20:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=447"},"modified":"2017-10-12T15:20:38","modified_gmt":"2017-10-12T13:20:38","slug":"ma-quanta-fretta-di-dire-che-siamo-bravi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/ma-quanta-fretta-di-dire-che-siamo-bravi\/","title":{"rendered":"Ma quanta fretta di dire che siamo bravi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 chiaro il motivo per cui gi\u00e0 il 4 dicembre, cio\u00e8 tre giorni prima della prevista conferenza stampa, alcuni giornali svizzero-tedeschi abbiano sentito il bisogno di diffondere in anteprima i risultati emersi dall\u2019indagine internazionale che va sotto il nome di PISA 2003. Come forse qualcuno ricorder\u00e0, PISA \u00e8 un programma di valutazione internazionale degli studenti, che a scadenza triennale mette a confronto alcune competenze dei quindicenni di molti paesi. Dopo la pubblicazione del primo rapporto (PISA 2000), un certo scalpore l\u2019aveva destato il magro risultato degli adolescenti svizzeri nell\u2019ambito della lettura: solo il 9% si era piazzato nella fascia pi\u00f9 alta delle competenze, contro il 15% del paese migliore (la Finlandia). Nel contempo circa un quinto dei nostri quindicenni era finito nella fascia pi\u00f9 bassa della classifica (il 13% dalle parti dell\u2019analfabetismo, mentre il 7% neanche quello), contro un naturale 5+2% finlandese nelle medesime fascia d\u2019incapacit\u00e0.<br \/>\nIl comunicato stampa ufficiale, diffuso il 7 dicembre dall\u2019Ufficio Federale di Statistica (UFS) anche a nome dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, stempera in effetti i toni roboanti delle notizie fatte circolare ad arte nei giorni precedenti, quando pressoch\u00e9 tutti i quotidiani hanno riportato un dispaccio dell\u2019ATS che enfatizzava il miglioramento della classifica, al di l\u00e0 dei risultati reali. Chi ha letto distrattamente i giornali del 6 dicembre \u00e8 certamente giunto alla conclusione che il sistema scolastico svizzero non deve destare soverchie preoccupazioni. Anzi, secondo certi fantomatici addetti ai lavori, genericamente citati dall\u2019ATS, \u00ab\u2026questa positiva evoluzione \u00e8 frutto delle riforme nell\u2019istruzione pubblica e del cambiamento di mentalit\u00e0 tra i docenti\u00bb. Quali siano le riforme citate non \u00e8 dato sapere, cos\u00ec come non risultano studi recenti sulla mentalit\u00e0 dei docenti. E poi: da quando in qua sarebbe possibile rimettere in sesto un bastimento smisurato e complesso come la scuola nel giro di due o tre anni? E ancora: se la memoria non m\u2019inganna, le riforme pi\u00f9 importanti del passato prossimo hanno riguardato le lingue straniere, con particolare riferimento all\u2019inglese, che sta diventando concretamente la lingua franca di tutta la Svizzera; mentre altre riforme di un certo peso risalgono agli anni \u201990 \u2013 e non si pu\u00f2 dire che tutto fili via liscio come l\u2019olio, anche grazie alla mentalit\u00e0 di certi docenti e dei loro sindacati.<br \/>\nDi fatto, i primi dati presentati in margine a PISA 2003 dicono s\u00ec che la Svizzera ha migliorato la sua classifica; ma dicono anche che, ad esempio nella lettura, le variazioni delle capacit\u00e0 non siano granch\u00e9 cambiate. Nella fascia dell\u2019analfabetismo e gi\u00f9 di l\u00ec ha preso casa il 16% dei quindicenni, mentre in quella alta \u00e8 finito un 1% in pi\u00f9 rispetto a tre anni fa. Un rendimento stabile, quindi, tanto che il comunicato stampa dell\u2019UFS ammette onestamente che \u00abla dispersione tra deboli e forti rimane relativamente ampia\u00bb e che \u00abgli eventuali cambiamenti introdotti nell\u2019insegnamento della lettura potranno essere osservati soltanto a lungo termine\u00bb: resta da stabilire qual \u00e8 la risposta precisa a quell\u2019incauto \u00abeventuali\u00bb anteposto ai \u00abcambiamenti\u00bb.<br \/>\nIl comunicato dell\u2019UFS, infine, butta l\u00ec con una frasetta una constatazione su cui tutti dovrebbero riflettere con seriet\u00e0 e rigore: \u00abDalle analisi emerge che i modelli scolastici \u201ccooperativi\u201d, caratterizzati dal raggruppamento degli allievi di livelli diversi all\u2019interno di una stessa classe di grado secondario I, riescono a compensare meglio le disparit\u00e0 sociali rispetto ai modelli \u201cselettivi\u201d\u00bb: l\u2019eterogeneit\u00e0, dunque, \u00e8 pagante, molto pi\u00f9 delle apartheid pedagogiche, che tendono a separare i buoni dai cattivi, senza rendersi conto che gli ultimi peggiorano e i primi non migliorano. Alla faccia dei livelli della nostrana scuola media, che hanno superato indenni anche la troppo strombazzata Riforma 3.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 chiaro il motivo per cui gi\u00e0 il 4 dicembre, cio\u00e8 tre giorni prima della prevista conferenza stampa, alcuni giornali svizzero-tedeschi abbiano sentito il bisogno di diffondere in anteprima i risultati emersi dall\u2019indagine internazionale che va sotto il nome di PISA 2003. 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