{"id":459,"date":"2005-03-16T19:11:24","date_gmt":"2005-03-16T20:11:24","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=459"},"modified":"2017-10-12T15:18:01","modified_gmt":"2017-10-12T13:18:01","slug":"non-si-puo-imparare-a-insegnare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/non-si-puo-imparare-a-insegnare\/","title":{"rendered":"Non si pu\u00f2 imparare a insegnare?"},"content":{"rendered":"<p>Con un\u2019argomentazione un po\u2019 ardita, Saverio Snider, sul Corriere di venerd\u00ec scorso, insinua il dubbio che l\u2019ignoranza dilagante scaturisca dai dettami della moderna pedagogia, che si occuperebbe per lo pi\u00f9 del \u201ccome\u201d insegnare, facendosene un bel baffo del \u201ccosa\u201d. Nel suo pezzullo Snider scrive che, ai suoi tempi, aveva avuto un vecchio professore \u00ab\u2026 che faceva splendide ed avvincenti lezioni senza troppo interagire con i suoi allievi, senza far uso di proiettori e controproiettori, senza far ricorso agli artifici esplicativi dei \u201clucidi\u201d\u00bb: a occhio e croce doveva essere una specie di Vittorio Gassman dell\u2019insegnamento. Quel docente aveva la sua ricetta, che Snider sembra elevare al rango di assioma: \u00abIn primo luogo la capacit\u00e0 d\u2019insegnamento non pu\u00f2 essere data per via d\u2019apprendimento teorico: questo ci pu\u00f2 essere d\u2019aiuto, ma essenzialmente la valenza del suo esercizio concreto \u00e8 un dono che uno ha o non ha, dunque che non si pu\u00f2 imparare pi\u00f9 di quel tanto sui libri. In secondo luogo chi sa cento, se insegna bene, riesce a trasmettere ottanta o settanta; per converso, chi sa solo cinquanta, pur insegnando bene, trasmette alla fine solo trenta o venti\u00bb. E conclude, tra lo sconsolato e l\u2019ironico: \u00abSinceramente non mi sembra fuori posto quel suo elementare ragionamento, o almeno non ho trovato argomenti atti a contraddirlo\u00bb.<br \/>\nTutti, negli scaffali della nostra memoria, conserviamo un insegnante come quello, ma, nel contempo, serbiamo docenti che ci fanno ancora sghignazzare o incavolare a distanza di anni. Gi\u00e0 in questa semplice constatazione c\u2019\u00e8 un elemento per contraddire l\u2019assunto del vecchio professore di Snider: ogni Paese ha bisogno di un numero elevato di insegnanti e se la scuola dovesse far capo solo ai maestri formati all\u2019Actors\u2019 studio (o alla pi\u00f9 nostrana Scuola Dimitri) potrebbe tranquillamente passare dalle aule agli stadi, per contenere contemporaneamente tutti gli allievi. \u00c8 impensabile pretendere che nella scuola vi siano solo maestri baciati dalla vocazione, colti e motivati, cos\u00ec come ci sono provetti chirurghi e squartatori, avvocati di grido e azzeccagarbugli, falegnami valenti e maldestri praticoni, giornalisti che sanno scrivere e altri che cadono nelle trappole tese dalla paronomasia, proprio come i concorrenti dei quiz televisivi\u2026<br \/>\nAnche tra i pedagogisti, dunque, ci sono i buoni e i cattivi, come dappertutto. Ma non sono certamente le scienze dell\u2019educazione le uniche cause del degrado attuale, dove \u2013 come annota giustamente Snider \u2013 \u00e8 purtroppo facile confondere il cardinal Borromeo con Brissago, o Petrarca con Leopardi, per finire dritti dritti a un improbabile premio Nobel a Dante. Ma la pedagogia non \u00e8 solo l\u2019arte di \u201cinsegnare a insegnare\u201d, mentre si occupa \u2013 o dovrebbe occuparsi \u2013 anche del cosa e delle condizioni in cui. Come ci sono giornalisti rabberciati o riciclati, cos\u00ec ci sono pedagogisti un po\u2019 ignoranti, che tenderanno a privilegiare l\u2019ormai trito e ritrito \u201csaper fare\u201d, magari costruito sul vuoto assolutamente pneumatico, al \u201csapere\u201d e basta. Affermare per\u00f2 che le due facce non appartengano alla stessa medaglia sembra francamente illegittimo.<br \/>\nSenza poi scordare qualche minuzia di una certa importanza. Jules Ferry, che \u00e8 un po\u2019 lo Stefano Franscini della Francia repubblicana, nella seconda met\u00e0 dell\u2019800 si lasciava andare a propositi un po\u2019 sessantottini, affermando ad esempio che \u00ab\u2026 i nuovi metodi che hanno preso piede negli ultimi tempi consistono nell\u2019evitare di somministrare regole rigide al ragazzo, ma di fargliele scoprire. Esse si propongono primariamente di eccitare e risvegliare la sua spontaneit\u00e0, per vigilare e indirizzare un normale sviluppo, al posto di imprigionarlo in regole precostituite di cui non capisce nulla\u00bb. Poi non sono sicuramente i pedagogisti \u2013 per natura piuttosto classicisti \u2013 ad aver esiliato le discipline umanistiche nel ghetto in cui si trovano attualmente. Il primato delle lingue straniere e delle scienze naturali ed esatte sembra piuttosto il prodotto dell\u2019imperante neo-liberismo globalizzato e globalizzante, di cui non si pu\u00f2 certo accusare i pedagogisti. Perch\u00e9, insomma, non si pu\u00f2 imparare a insegnare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un\u2019argomentazione un po\u2019 ardita, Saverio Snider, sul Corriere di venerd\u00ec scorso, insinua il dubbio che l\u2019ignoranza dilagante scaturisca dai dettami della moderna pedagogia, che si occuperebbe per lo pi\u00f9 del \u201ccome\u201d insegnare, facendosene un bel baffo del \u201ccosa\u201d. 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