{"id":463,"date":"2005-04-20T19:12:46","date_gmt":"2005-04-20T20:12:46","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=463"},"modified":"2017-10-12T15:16:30","modified_gmt":"2017-10-12T13:16:30","slug":"la-scuola-la-cultura-e-i-nipoti-di-paperino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-la-cultura-e-i-nipoti-di-paperino\/","title":{"rendered":"La scuola, la cultura e i nipoti di Paperino"},"content":{"rendered":"<p>Tra i tanti luoghi comuni che circolano sui ragazzini di oggi, uno asserirebbe che conoscano molte pi\u00f9 cose di quante ne conoscessimo noi alla loro et\u00e0, una quarantina d\u2019anni fa. L\u2019assunto prende le mosse dal fatto che i frugoletti del duemila hanno l\u2019immensa fortuna di poter disporre, con facilit\u00e0 e profusione, delle moderne tecnologie \u2013 come la televisione o internet, senza scordare i computer, con la loro vasta gamma di enciclopedie multimediali e di programmi educativi \u2013 cos\u00ec da renderli precocemente individui assai eruditi. Confesso che anch\u2019io ho dato credito a questa baggianata fino a qualche anno fa, per poi dimenticarmene. La cosa m\u2019\u00e8 venuta in mente qualche sera fa, inciampando casualmente in un giochino televisivo trasmesso da nostra signora di Comano.<br \/>\nSi trattava di uno di quei quiz che si vedono un po\u2019 su tutti i canali, per grandi e piccini: \u201cformat\u201d, li chiamano. C\u2019era un ragazzino di otto o nove anni, che doveva rispondere a domande difficilissime per vincere l\u2019agognato premio. Gli \u00e8 stato chiesto come si chiama, nella fiaba di Biancaneve, il nano perennemente insonnolito: \u00abNannolo!\u201d, ha risposto il nostro Pico della Mirandola. Poi il bravo presentatore voleva sapere cosa occorre per passare la dogana: \u00abLa patente!\u00bb, ha buttato l\u00ec, invero con una punta d\u2019incertezza. Insomma, un gioco pedagogico, dove addirittura bisognava conoscere un numero in francese, dire quale citt\u00e0 ticinese d\u00e0 il nome al Verbano (dopo aver precisato che il Ceresio \u00e8 quello di Lugano e che a Bellinzona\u2026) e sapere a memoria il nome di tutt\u2019e tre i nipoti di Paperino. Il medesimo gioco esiste anche per i grandi: a un mio coetaneo avrebbero chiesto cos\u2019\u00e8 l\u2019oritteropo oppure di chi era re Carlo Magno: delle lire, dei dollari o dei franchi?<br \/>\nLa TV ci sta prendendo tutti per cretini e rema follemente in quella direzione; dai e dai, credo che ci arriveremo. Sia chiaro che non ce l\u2019ho col povero ragazzino, finito inconsapevolmente davanti alle telecamere e diventato famoso nel giro dei parenti e dei compagni di scuola, almeno per qualche giorno. Perch\u00e9 il bello del comparire in tiv\u00f9 sta nell\u2019apparizione in s\u00e9: m\u2019\u00e8 gi\u00e0 capitato di dover sottostare, per mestiere, al rito dell\u2019intervista. Quel che resta, nei giorni successivi, non \u00e8 ci\u00f2 che hai raccontato, ma il tuo volto: sbuco dallo schermo, quindi esisto.<br \/>\nForse c\u2019\u00e8 stato un tempo in cui il luogo comune di cui ho detto all\u2019inizio abbia potuto avere qualche fondamento di verit\u00e0. \u00c8 possibile che negli anni \u201960 la televisione contribuisse in qualche modo a far s\u00ec che i piccoli e saltuari spettatori della \u00abTV dei ragazzi\u00bb e di qualche affascinante documentario aumentassero il bagaglio delle loro conoscenze. C\u2019era sicuramente chi, con l\u2019aiuto di un\u2019enciclopedia e seguendo Angelo Lombardi alla tiv\u00f9 italiana (\u201cAmici dei miei amici, buonasera!\u201d), riusciva a distinguere un leopardo da un giaguaro e da un ghepardo. Senza voler banalizzare, quelli erano anni in cui il controllo sulle televisioni era ancora molto elevato; ci si rendeva conto delle forze pedagogiche del mezzo televisivo e si faceva in modo da un lato di non eccedere, dall\u2019altro di proporre contenuti giudicati positivi: perch\u00e9 svolgere la professione di studioso o di insegnante era ancora un valore dabbene, di cui poter andar fieri.<br \/>\nIl capovolgimento, per quanto ci riguarda, \u00e8 probabilmente giunto nei primi anni \u201980, con l\u2019avvento svelto e ingombrante delle televisioni commerciali. \u00c8 in quel momento che gli interessi mercantili hanno sorpassato in un battere d\u2019occhio le tensioni pedagogiche ed \u00e8 da quell\u2019epoca che la vita dei nostri pargoli si \u00e8 trasformata in una festa senza fine. Nulla pi\u00f9 \u00e8 importante, se non l\u2019effimero. Forse anche in questi fenomeni c\u2019\u00e8 qualche brandello d\u2019indizio per capire la crisi odierna della scuola, che troppo in fretta si \u00e8 ritrovata a fare i conti con un mondo esterno troppo mutevole, senza punti di riferimento, senza grandi progetti collettivi per cui valga la pena di battersi. Prima dell\u2019inevitabile redde rationem converr\u00e0 tornare in fretta ai principi fondatori della nostra scuola: che non contemplano i nipoti di Paperino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i tanti luoghi comuni che circolano sui ragazzini di oggi, uno asserirebbe che conoscano molte pi\u00f9 cose di quante ne conoscessimo noi alla loro et\u00e0, una quarantina d\u2019anni fa. 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