{"id":477,"date":"2005-09-14T19:19:07","date_gmt":"2005-09-14T20:19:07","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=477"},"modified":"2017-11-17T19:16:04","modified_gmt":"2017-11-17T18:16:04","slug":"una-questione-di-sostanza-of-course","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/una-questione-di-sostanza-of-course\/","title":{"rendered":"Una questione di sostanza, of course!"},"content":{"rendered":"<p>E cos\u00ec da quest\u2019anno anche il nostro Cantone, sulla scia dei pi\u00f9 blasonati Ginevra e Vaud \u2013 per stare ai cantoni neolatini \u2013 ha la sua bella scuola elementare in lingua inglese. Gran parte dei ticinesi ne sentiva chiaramente la mancanza, tanto che, per dare risalto al lieto evento, il DECS si \u00e8 fatto rappresentare al battesimo dal direttore della Divisione della scuola, Prof. Diego Erba. Stando alle cronache locali l\u2019idea \u00e8 vecchia di almeno vent\u2019anni, ma c\u2019\u00e8 voluto nientepopodimeno che una riforma legislativa per dare la stura a questa fondamentale innovazione: \u00abUn obiettivo che non si era potuto concretizzare \u2013 ha rilevato questo giornale il 6 settembre scorso \u2013 poich\u00e9 la legislazione cantonale non consentiva agli studenti residenti nel Cantone di frequentare la scuola elementare non in lingua italiana. La recente revisione della legge scolastica cantonale \u2013 avvenuta grazie alla collaborazione tra il Dipartimento e il Consiglio di Stato da una parte e diverse associazioni, tra le quali la Camera di Commercio Americana in Svizzera, dall\u2019altra \u2013 ha reso possibile lo sviluppo di quest\u2019iniziativa a condizione che vengano impartite lezioni in lingua italiana pari al 20 per cento delle ore totali\u00bb.<br \/>\nNon posso sapere come si ossequier\u00e0 quest\u2019ultima condizione, ma non \u00e8 cos\u00ec difficile immaginarlo. Da tempo immemore, ormai, tutte le scuole includono nel loro pacchetto \u201ctutto compreso\u201d ben pi\u00f9 di un quinto di attivit\u00e0 non propriamente sostanziali, per cui ci vuole veramente poco per inventare quelle cinque o sei ore settimanali durante le quali ci si perita di comunicare nell\u2019idioma dei Chiesa e degli Orelli. D\u2019altra parte ben prima di questa trovata mercantile dell\u2019American School di Montagnola esistevano, qua e l\u00e0 in Ticino, scuole svizzero-tedesche, dove in italiano non ti rispondevano nemmeno al telefono. Ma che ci vogliamo fare? Ormai il settore pubblico della formazione sta cedendo sempre pi\u00f9 al privato, al di l\u00e0 del risulto popolare della memorabile votazione del 18 febbraio 2001: se la scorsa settimana a Montagnola era presente ufficialmente il nostro DECS al varo della prima scuola elementare in lingua inglese, non \u00e8 raro trovare qualche politico che stringe mani e butta l\u00e0 due parole in occasione di questa o quella manifestazione promossa da scuole private: sarebbe curioso fare una statistica, ma credo che, proporzionalmente, sia pi\u00f9 facile trovare l\u2019onorevole di turno o il grand commis dello Stato \u2013 poniamo \u2013 alla consegna dei diplomi della Villa Erica di Locarno piuttosto che in una qualsiasi scuola obbligatoria del Cantone.<br \/>\nMa il bello \u00e8 che, pochi giorni dopo l\u2019inaugurazione della grande novit\u00e0 pedagogica ticinese in cima alla Collina d\u2019Oro, \u00e8 arrivata una singolare e simpatica notizia dalla Commissione della scienza, dell\u2019educazione e della cultura del Consiglio nazionale, che raccomanda di inserire nella legge sulle lingue il principio secondo cui \u00abLa Confederazione e i cantoni si adoperano congiuntamente affinch\u00e9 la prima lingua straniera insegnata sia una lingua nazionale\u00bb. Sar\u00e0 che noi \u2013 quando fa comodo \u2013 diventiamo un affettato \u201cSonderfall\u201d; sar\u00e0 che a furia di menarla con l\u2019importanza dell\u2019inglese c\u2019\u00e8 venuto naturale cambiare addirittura la legge per fare un cortesia alla Camera di Commercio Americana in Svizzera: ma rischiamo di rimediare l\u2019ennesima figuraccia, perch\u00e9 \u2013 come ha scritto questo giornale \u2013 \u00abSe le Camere dovessero confermare la decisione della commissione, i cantoni che hanno optato per l\u2019inglese dovranno fare dietrofront\u00bb: noi abbiamo addirittura concesso l\u2019inglese prima ancora dell\u2019italiano. D\u2019altra parte lo stesso Consigliere di Stato direttore del DECS, in risposta ad un attacco un po\u2019 di casta giunto dal \u201cMovimento per la scuola\u201d,\u00a0 negli scorsi giorni ha scritto che \u00ab\u2026 bisogna spostare l\u2019auspicato dibattito dalle preoccupazioni sindacali, contabili e di risparmio alle questioni di sostanza\u00bb. Appunto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E cos\u00ec da quest\u2019anno anche il nostro Cantone, sulla scia dei pi\u00f9 blasonati Ginevra e Vaud \u2013 per stare ai cantoni neolatini \u2013 ha la sua bella scuola elementare in lingua inglese. 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