{"id":479,"date":"2005-10-05T19:19:56","date_gmt":"2005-10-05T20:19:56","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=479"},"modified":"2017-10-12T15:12:52","modified_gmt":"2017-10-12T13:12:52","slug":"unesperienza-viaggiando-nel-mondo-della-scuola-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/unesperienza-viaggiando-nel-mondo-della-scuola-2\/","title":{"rendered":"Un&#8217;esperienza, viaggiando nel mondo della scuola"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019agosto del 2001 \u2013 ormai oltre settanta articoli fa \u2013 ho dato il cambio all\u2019amico e collega Emilio Franti nella gestione di questa rubrica, con la piena consapevolezza che esperienze di questo tipo non possono durare oltre un ragionevole lasso di tempo. Discorrendo con lui \u2013 che cercava con modi suadenti di convincermi a subentrargli, perch\u00e9 ero del tutto restio a raccogliere il testimone \u2013 avevo capito che l\u2019impegno poteva diventare assillante: il vincolo pi\u00f9 o meno quindicinale presta il fianco alla ripetitivit\u00e0, ci\u00f2 che porta a contrarre abitudini e vezzi, a tutto svantaggio del lettore. Meglio, quindi, se continuer\u00e0 a perdurare la buona usanza della rotazione.<br \/>\nOddio, non che i miei lettori fossero una schiera infinita\u2026 Tutti parlano di scuola e di educazione, perch\u00e9 tutti, in tempi pi\u00f9 o meno prossimi, hanno frequentato una qualche scuola. E nel caso se ne siano usciti con le ossa rotte, avranno pur trovato qualche immancabile capro espiatorio, cos\u00ec da avere in mano, pi\u00f9 tardi, l\u2019infallibile ricetta dell\u2019uovo di Colombo per appianare ogni seccatura. In questi quattro anni, tuttavia, ho cercato \u2013 non sta a me dire con quale esito \u2013 di parlare di istruzione e di educazione prendendo le distanze dai soliti stereotipi. Nel mondo della scuola, quella istituzionale, vi sono dei must imprescindibili, che vengono a galla con ciclica regolarit\u00e0: il numero di allievi per classe, le note, la triade maestro-aula-allievi, l\u2019immarcescibile selezione scolastica, che, socialmente, non \u00e8 per niente cieca (anzi ci vede benissimo, e sa dove abbassare la mannaia). Ho quindi cercato di orientarmi in un mondo che sconcerta sempre pi\u00f9, dominato com\u2019\u00e8 dalla globalizzazione e dall\u2019individualismo, in cui altri veicoli fuori dall\u2019aula la fanno da padroni \u2013 almeno in parte anche grazie all\u2019ignavia dei sistemi scolastici, sempre al traino di chi strilla pi\u00f9 forte.<br \/>\nPer me, comunque, si \u00e8 trattato di un\u2019esperienza stimolante e nel contempo avvincente, perch\u00e9 i problemi della scuola di oggi sono i problemi di una societ\u00e0 dominata dagli interessi particolari, da un gran numero di specchietti per allodole, dalla crescente complessit\u00e0 che aiuta a perdere irrimediabilmente la bussola e ad accrescere cos\u00ec il suo disorientamento. Chi, almeno una volta, non ha dovuto affidarsi al proprio intuito per decidere come esprimersi \u2013 s\u00ec o no \u2013 in occasione di qualche chiamata alle urne su temi finanziari, bio-etici, economici o sociali? Chi, mesi dopo, non si \u00e8 sentito platealmente turlupinato perch\u00e9 il suo s\u00ec (o il suo no) gli si era rivoltato contro, colpendolo con un poderoso pugno sul naso? Eppure la scuola, questa nostra scuola che tanto spreme in termini economici e che influenza il nostro vivere quotidiano anche senza che ce ne accorgiamo, continua imperterrita nel solco della consuetudine, senza nemmeno intuire che \u2013 fuori \u2013 il mondo cambia anno dopo anno.<br \/>\nSe non che, come dice qualcuno, la democratizzazione degli studi si \u00e8 tramutata nella liberalizzazione dei diplomi: venghino signori!, diplomi per tutti, certificati, bachelors, masters, dottorati. Il grande business della formazione, dove non conta cosa sai fare, mentre contano \u2013 eccome! \u2013 i pezzi di carta, i legami di sangue e le giuste conoscenze, se ne fa un baffo del suo scopo primordiale: che sarebbe la formazione di cittadini consapevoli, istruiti, capaci di esprimersi e pensare. Preferibilmente con la propria testa. No, i sistemi scolastici contemporanei sono sedotti dalle sirene del plurilinguismo, del profitto, dell\u2019informatica, del culto del corpo sano e scultoreo: consumo e m\u2019inchino, quindi sono. Nel frattempo chissenefrega se l\u2019italiano va in malora, se il latino e il greco non li studia pi\u00f9 nessuno, se la valenza di discipline come la storia, la musica, la filosofia o la storia dell\u2019arte \u00e8 ai minimi storici, se i mezzi di comunicazione di massa \u2013 ufficialmente i mastini della democrazia \u2013 privilegiano il dibattito starnazzante e l\u2019epica del centravanti, gli amori dell\u2019attricetta di turno e le vicende matrimoniali dei Windsor. Avanti cos\u00ec, a martellate sulle dita.<br \/>\nNel momento del congedo definitivo da questa rubrica non posso sottacere la soddisfazione per aver potuto collaborare con un giornale serio, indipendente, equilibrato e liberale \u2013 nel senso che non esercita l\u2019antipatica istituzione della censura. Come detto, la mia esperienza \u201cFuori dall\u2019aula\u201d \u00e8 stata ricca, vera, stuzzicante. Ma \u00e8 giunto il momento di passare il testimone ad altri, che meglio di me sapranno interpretare la \u00abbattaglia\u00bb per avere una scuola pi\u00f9 attenta alla diffusa preoccupazione della societ\u00e0 civile, che vorrebbe cittadini in grado di comunicare e pensare nella nostra lingua. Perch\u00e9 \u2013 si sa \u2013 \u00e8 con la padronanza della lingua materna che si capisce il mondo, si imparano altre lingue, si afferma la propria identit\u00e0: alla quale gi\u00e0 si attenta abbondantemente per altre vie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019agosto del 2001 \u2013 ormai oltre settanta articoli fa \u2013 ho dato il cambio all\u2019amico e collega Emilio Franti nella gestione di questa rubrica, con la piena consapevolezza che esperienze di questo tipo non possono durare oltre un ragionevole lasso di tempo. 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