{"id":4839,"date":"2019-03-12T19:02:41","date_gmt":"2019-03-12T18:02:41","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=4839"},"modified":"2022-11-20T18:03:31","modified_gmt":"2022-11-20T17:03:31","slug":"la-formazione-professionale-tra-il-dire-e-il-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-formazione-professionale-tra-il-dire-e-il-fare\/","title":{"rendered":"La formazione professionale tra il dire e il fare"},"content":{"rendered":"<p>Sono tanti anni, ormai, che, a scadenze regolari, i nostri politici propagandano la formazione professionale come alternativa al liceo. Ho trovato qualche esempio nei miei appunti, ma ve ne sono naturalmente tanti altri.<\/p>\n<ul>\n<li>[Ci si pu\u00f2 chiedere] <em>\u00abse non occorra sostenere maggiormente la via di una formazione professionale ancora troppo spesso (e a torto!) ritenuta di serie B\u00bb<\/em> (Gabriele Gendotti, direttore del DECS, su <em>ilCaff\u00e8<\/em> del 30 agosto 2003).<\/li>\n<li><em>\u00abLa conoscenza \u00e8 una virt\u00f9 fondamentale e una premessa di libert\u00e0, un bene che \u00e8 a prova di furto. Ma i percorsi formativi sono percorribili e di qualit\u00e0 anche in campo professionale\u00bb.<\/em> (Nicola Pini, vicepresidente del PLR, sul <em>Corriere del Ticino<\/em> del 29 novembre 2014).<\/li>\n<li><em>\u00ab\u00c8 tempo\u00a0 di sottolineare\u00a0 in\u00a0 modo\u00a0 forte\u00a0 e\u00a0 chiaro\u00a0 che il\u00a0 percorso\u00a0 formativo\u00a0 professionale\u00a0 \u00e8\u00a0 di\u00a0 pari dignit\u00e0\u00a0 rispetto\u00a0 alla\u00a0 formazione\u00a0 liceale\u00bb.<\/em> (PLRT, Risposta alla consultazione sul documento \u201cLa scuola che verr\u00e0\u201d del 31 marzo 2017).<\/li>\n<li><em>\u00abChi ha una licenza con i livelli B, dopo la scuola dell\u2019obbligo, si trova di fronte molte porte chiuse, fra cui anche quelle dell\u2019apprendistato. A essere colpiti maggiormente sono i giovani con origine sociale bassa, che per esempio non possono permettersi i corsi di recupero per potersi assicurare il passaggio ai livelli A. Inoltre sono centinaia i ragazzi che sono a casa \u201ca far nulla\u201d, che hanno smesso di studiare e di cercare un impiego\u00bb.<\/em> (Presentazione del servizio del settimanale d\u2019informazione \u201cFal\u00f2\u201d della Rsi <em>Livelli da stress, <\/em>21 febbraio 2019).<\/li>\n<li>Per terminare, un\u2019opinione dall\u2019attualit\u00e0: <em>\u00abNon tutti devono per forza andare al liceo in particolare in un paese dove il sistema formativo, grazie a tutta una serie di passerelle, permette, con impegno e capacit\u00e0, di non arrivare mai in un vicolo cieco ma di avere sempre la possibilit\u00e0 di proseguire i propri studi\u00bb.<\/em> (Alex Farinelli su <em>Opinione liberale<\/em> dell\u20198 marzo 2019).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Intendiamoci: il nostro modello di formazione professionale \u2013 industriale, agraria, artigianale, artistica, commerciale\u2026 \u2013 \u00e8 giustamente invidiato e ammirevole. Negli anni ho seguito la formazione professionale a volte un po\u2019 per caso, altre per interesse o dovere di servizio. Ho sempre incontrato scuole e insegnanti competenti, sensibili e attenti. \u00c8 un settore che, fors\u2019anche per il contesto socio-economico in cui \u00e8 immerso, ha saputo rinnovarsi costantemente, assai spesso senza troppi clamori.<\/p>\n<p>Su <em>laRegione<\/em> del 2 e 3 marzo \u00e8 apparso un articolo di grande interesse: <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/GHISLA-Scuole-professionali-LaRegione-02-03-2019.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Il peccato originale della scuola ticinese<\/a>, di Gianni Ghisla, pedagogista a tutto tondo, grande conoscitore della formazione professionale in Ticino.<\/p>\n<p>Quel \u00e8 il <em>peccato originale <\/em>di cui parla?<\/p>\n<p><em>Nella storia del nostro Cantone<\/em> \u2013 scrive \u2013 <em>e in particolare della sua scuola c\u2019e\u0300 una sorta di peccato originale. Un peccato, forse tra altri, che a partire dalla fine dell\u2019Ottocento ha dato luogo ad una crescente contaminazione del sistema formativo e, per certi versi, anche dell\u2019economia e della cultura ticinesi. E quale sarebbe questo peccato originale? Alludiamo alla negligenza continua e costante di tutto ci\u00f2 che ha riguardato la formazione professionale e quindi la preparazione dei giovani al mondo del lavoro. Parole forti? Pu\u00f2 darsi. Ma la realt\u00e0 storica parla un linguaggio che non lascia adito a dubbi.<\/em><\/p>\n<p>E continua: <em>Con sorprendente regolarit\u00e0 e continuit\u00e0 <\/em>[ci]<em> si imbatte in fatti significativi cosi\u0300 come in messaggi, denunce e richiami di persone autorevoli che testimoniano inequivocabilmente del disinteresse e della trascuratezza nei confronti delle scuole professionali. Un terreno fertile su cui sono facilmente cresciuti tanti pregiudizi e una diffusa mentalit\u00e0 di diffidenza passiva e attiva che hanno prevalso di fronte agli sforzi di chi avrebbe voluto far crescere la formazione professionale. Occorre onestamente chiedersi: che ne sarebbe stato della formazione dei giovani al mondo del lavoro se non ci fosse stata una permanente e forte pressione da parte della Confederazione? Fermo restando che le dinamiche socioculturali hanno sempre un carattere di reciprocit\u00e0, la noncuranza nei confronti del settore professionale della scuola non ha mancato di avere degli effetti negativi sullo sviluppo della nostra economia e sulla cultura ticinesi, da sempre propense a snobbare la formazione professionale considerandola o un impegno non redditizio o una scelta di second\u2019ordine rispetto alle vie cosiddette accademiche.<\/em><\/p>\n<p>Gianni Ghisla porta esempi storici, che confermano senza equivoci la presenza quasi innata del peccato, che \u00e8 <em>originale<\/em> solo per una questione retorica.<\/p>\n<p>Amara, ma non arrendevole, la sua conclusione: <em>Non sarebbe forse maturo il tempo per un progetto di scuola ticinese che finalmente prenda sul serio l\u2019insieme della societ\u00e0 e delle sue esigenze, quelle sociali, quelle culturali e quelle del lavoro? Magari in questo modo si potrebbe riprendere il filo di una scuola del futuro di tutti e lasciarsi alle spalle il peccato originale.<\/em><\/p>\n<p>Quei politici che predicano l\u2019assoluta dignit\u00e0 della formazione professionale rispetto a quell\u2019altra, solo apparentemente pi\u00f9 \u201cintellettuale\u201d, hanno manifestamente ragione. Purtroppo, tuttavia, anche per tutto l\u2019ultimo mezzo secolo nessuno ha dato segnali di voler creare un nuovo e diverso progetto di scuola ticinese. Lo sanno anche i pi\u00f9 sprovveduti che il nodo gordiano del sistema \u00e8 la scuola media, oggetto, sin dalla nascita, di continui aggiustamenti che non sanno in alcun modo prendere di petto un nuovo, diverso e indispensabile progetto di <strong>scuola dell\u2019obbligo<\/strong>.<\/p>\n<p>La scuola media \u2013 una riforma sacrosanta votata dal parlamento nel 1974 \u2013 era stata fortemente voluta dalle forze progressiste del Cantone, in primis socialisti e liberali-radicali. Nacque con tante buone scelte, ma anche con alcuni inevitabili compromessi, che avrebbero potuto restare transitori, mentre sono ancora l\u00ec. Per dirne una, gli ormai famigerati livelli, che hanno subito alcune mutazioni in questi 45 anni: ma sono sempre l\u00ec, irrinunciabili per troppi insegnanti e tantissimi politici, reperto vivente di ci\u00f2 che si era voluto sopprimere con la riforma: il ginnasio, per chi si sarebbe iscritto al liceo o alla scuola magistrale, e la scuola maggiore per tutti gli altri.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi quell\u2019altro peccato, di ben maggiore gravit\u00e0.<\/p>\n<p>Avevo scritto qualche anno fa: <em>\u00abL\u2019insofferenza di taluni accademici nei confronti della formazione pedagogica \u00e8 ormai una storia vecchia (\u2026). Nel 1974 il nostro Parlamento, dopo una battaglia lunga e, in parte, estenuante, vot\u00f2 le <\/em>Legge sulla scuola media,<em> che cancellava le scuole precedenti, vale a dire la scuola maggiore e il ginnasio. La prima era una buona scuola, nella quale i maestri insegnavano; la seconda era una scuola selettiva, il cui obiettivo dichiarato era quello di selezionare i migliori (o i figli dei notabili) per mandarli alla scuola superiore e, poi, all\u2019universit\u00e0. Nella prima c\u2019erano i Maestri, preoccupati di insegnare; nella seconda i professori, che venivano dritti dritti dall\u2019universit\u00e0 \u2013 fatta eccezione per gli ultimi anni del boom demografico, dove si reclutava il personale come viene viene. In quell\u2019ormai lontano 1974 il parlamento fu costretto ad accettare un pesante compromesso affinch\u00e9 la rivoluzionaria legge passasse: la scuola media unificata, che sarebbe diventata una realt\u00e0 qualche anno dopo, prevedeva, dopo un primo biennio identico per tutti, i famigerati livelli A e B, poi confluiti in forme di selezione meno appariscenti, quali i corsi di base o quelli attitudinali in alcune discipline. Il guaio fu che, dopo aver ingoiato il compromesso, la nuova scuola fu presidiata da una moltitudine di insegnanti e direttori provenienti dal vecchio ginnasio: cos\u00ec che si fin\u00ec per riconvertire i maestri della scuola maggiore in professori, invece che fare il contrario \u2013 e poco pot\u00e9 fare Franco Lepori, all\u2019epoca capo dell\u2019ufficio cantonale della neonata scuola, per fronteggiare i guasti dei politici, perpetrati con le loro nomine disinvolte\u00bb<\/em> [<a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=665\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ma chi gliel\u2019ha detto, a certa gente, di fare il professore?<\/a>, Corriere del Ticino del 16.02.2011].<\/p>\n<p>Prendiamo le scelte dei nostri quindicenni al termine della scuola dell\u2019obbligo. La realt\u00e0, stringi stringi, \u00e8 che al termine della scuola media solo poco pi\u00f9 della met\u00e0 degli allievi ha in mano i requisiti <strong><em>scolastici<\/em><\/strong> per scegliere la scuola media superiore (liceo o scuola di commercio) o una formazione professionale. A ci\u00f2 si aggiunga che la SMS ha elevanti tassi di bocciatura, soprattutto nei primi due anni, e che <em>La ripetizione dell\u2019anno scolastico \u00e8 consentita una sola volta nei primi tre anni <\/em>(Regolamento delle scuole medie superiori, 2016).<\/p>\n<p>Per uscire dal peccato originale, insomma, occorrerebbe ripensare da cima a fondo la scuola dell\u2019obbligo, a partire da nuovi piani di studio, pensati per tutti gli allievi che dovranno ottenere la licenza della scuola dell\u2019obbligo, una riforma che consenta a ognuno di conoscere a menadito i propri pregi e i propri difetti: serve cio\u00e8 con urgenza una scuola che offra la possibilit\u00e0 di scegliere con la massima consapevolezza possibile come continuare la propria formazione di base.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo pi\u00f9 nobile della scuola dell\u2019obbligo \u00e8 quello di gettare le basi per educare i cittadini di domani (<a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=4805\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L\u2019unico e fondamentale senso della scuola dell\u2019obbligo<\/a>, Corriere del Ticino del 22.01.2019). A questa eccellenza appartiene pure l\u2019esortazione socratica \u00abConosci te stesso\u00bb, che pu\u00f2 e deve iniziare gi\u00e0 nell\u2019et\u00e0 pi\u00f9 tenera, per rafforzarsi e crescere nel corso di tutta la vita.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ci vogliono programmi scolastici che si nutrono di matematica, scienze naturali e discipline umanistiche. Ci vuole una scuola che tenda a formare e a educare, senza livelli e selezioni arbitrarie, ma con l\u2019obbligo di dare a tutti gli allievi la pi\u00f9 solida base culturale che ognuno pu\u00f2 raggiungere a quell\u2019et\u00e0, ritenuto che c\u2019\u00e8 un\u2019et\u00e0 anagrafica che coincide solo in parte con la vera et\u00e0 di sviluppo. Serve un nuovo paradigma del sistema scolastico, con insegnanti che sappiano lavorare insieme e uscire dalle pareti protettive (difensive) delle proprie aule, affinch\u00e9 gli allievi possano usufruire delle migliori capacit\u00e0 di ogni maestro. E servono delle \u00e9quipe di docenti che siano in grado di dar vita a una differenziazione autorevole dell\u2019attivit\u00e0 quotidiana della e nella scuola. Serve dunque un istituto di formazione dei docenti in grado di garantire il rispetto delle finalit\u00e0 istituzionali, le competenze disciplinari e le capacit\u00e0 pedagogiche e didattiche.<\/p>\n<p>Serve \u2013 senza nostalgia per un mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u2013 che la si smetta, tutti insieme, di pensare che una struttura nata due secoli fa possa continuare a stare in piedi solo con riformette che non toccano l\u2019essenza della scuola dell\u2019obbligo di oggi: come s\u2019\u00e8 fatto fin qui.<\/p>\n<p>P. S.: alla fine bisogner\u00e0 difendersi dai famosi <em>Fachidioten<\/em><em>,<\/em> gli idioti specializzati, evitando che si riproducano, culturalmente, come topi. Con <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Processo_di_Bologna\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la scuola <em>in salsa bolognese<\/em><\/a><em>,<\/em> quella del 3+2 (riservata quindi a chi abbraccer\u00e0 una formazione terziaria), il liceo \u00e8 diventato un coperchio per troppe padelle. Forse dopo la scuola media ci potrebbe essere qualcosa di diverso dal liceo e dalla scuola professionale. Forse si potrebbe inventare una terza via, fuori dalla logica dei politecnici e di talune facolt\u00e0 universitarie di eccezionale livello scientifico.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Gianni Ghisla \u00e8 autore, tra tante cose, del bel volumetto <a href=\"http:\/\/www.edizionicasagrande.com\/libri_dett.php?id=2621\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Un dialogo immaginario ma non troppo: breve storia della formazione professionale in Ticino attraverso i suoi protagonisti<\/em><\/a><em>,<\/em> vale a dire Luigi Brentani, Francesco Bertola e Vincenzo Nembrini,\u00a0 (2016, Bellinzona: Edizioni Casagrande). Dall\u2019\u00abAvvertenza\u00bb (p. 7): <em>Questo libro sulla formazione professionale in Ticino ha uno statuto particolare: esso \u00e8 infatti la versione ridotta di un corposo volume sulla formazione professionale in Svizzera di Emil Wettstein, Evi Schmid e Philipp Gonon tradotto e curato nell\u2019edizione italiana da Gianni Ghisla.<\/em> Ha quindi obiettivi di divulgazione e di sensibilizzazione verso un mondo scolastico sconosciuto a molti.<\/p>\n<p>EMIL WETTSTEIN, EVI SCHMID, PHILIPP GONON, La formazione professionale in Svizzera Tipologie, strutture, protagonisti, Edizione italiana a cura di Gianni Ghisla, \u00a9 2016 IUFFP Lugano \/ <a href=\"http:\/\/www.iuffp.swiss\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.iuffp.swiss<\/a> (<a href=\"https:\/\/www.iuffp.swiss\/la-formazione-professionale-svizzera\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">disponibile in formato elettronico<\/a> sul sito internet dell\u2019Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale e del Centro per la didattica universitaria).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono tanti anni, ormai, che, a scadenze regolari, i nostri politici propagandano la formazione professionale come alternativa al liceo. 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