{"id":496,"date":"2006-10-25T21:34:30","date_gmt":"2006-10-25T22:34:30","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=496"},"modified":"2017-11-17T19:08:27","modified_gmt":"2017-11-17T18:08:27","slug":"i-nostri-figli-sapranno-tutti-linglese-per-dirsi-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/i-nostri-figli-sapranno-tutti-linglese-per-dirsi-cosa\/","title":{"rendered":"I nostri figli sapranno tutti l\u2019inglese: per dirsi cosa?"},"content":{"rendered":"<p>Ho gi\u00e0 scritto una volta di HarmoS, il progetto di armonizzazione della scuola obbligatoria svizzera che la CDPE (Conferenza svizzera dei Direttori cantonali della Pubblica Educazione) intenderebbe sottoscrivere al pi\u00f9 presto. A fine ottobre terminer\u00e0 la fase di consultazione cantonale. Poi toccher\u00e0 al Consiglio di Stato intuire gli umori della base e confezionare il solenne documento ticinese. Non sar\u00e0 cos\u00ec difficile, perch\u00e9 tutti, almeno sinora, si esprimono pi\u00f9 o meno all\u2019unisono: soprattutto non si venga a imporci una scuola elementare di sei anni e una media di tre. Credo che la durata dei due settori scolastici sia il minore dei problemi. In altre parole, ho la netta sensazione che quaggi\u00f9 al sud delle alpi continueremo con quella ramificazione strutturale e temporale per i prossimi decenni: anche perch\u00e9, in fondo, il turgoviese che trasloca da noi ha ben altri problemi che non quello di sapere se il figlio undicenne dovr\u00e0 frequentare la 6\u00aa elementare o la 1\u00aa media. Altri e ben pi\u00f9 importanti sono invece i problemi sul tavolo, affinch\u00e9 la riforma migliori la scuola invece di appiattirla. Insomma: ci sono altri aspetti del progetto di accordo sui quali converrebbe soffermarsi e magari pestare i pugni sul tavolo delle trattative.<br \/>\nPrendiamo il capitolo sulla durata del livelli scolastici: secondo il progetto di accordo il passaggio alle scuole post-obbligatorie si produrr\u00e0 \u00ab\u2026 in generale dopo l\u201911\u00b0 anno di scuola per il settore della formazione professionale e, di regola, dopo il 10\u00b0 anno per le scuole di maturit\u00e0\u00bb. Tradotto in parole povere: se vuoi fare il cameriere vai a scuola per undici anni, mentre se preferisci diventare avvocato lo Stato ti offre un bonus e dopo dieci anni puoi iscriverti al liceo: che \u00e8 un modo \u00abarmonizzato\u00bb per cominciare sin da subito a dividere gli allievi in bianchi e neri, belli e brutti, tonti e sagaci, tramite una visione vecchia e classista dell\u2019istituzione scolastica, che rimanda alla preistoria della pedagogia, quando i figli delle classi popolari erano destinati alle attivit\u00e0 pi\u00f9 plebee, con un assenso sociale senza riserve. Star zitti di fronte a una prospettiva del genere \u00e8 come arrendersi all\u2019evidenza che \u00e8 difficile insegnare. Ma se si sventola bandiera bianca, tanto vale lasciar fare alla natura, liberandoci di classi tutto sommato piccole, di servizi di sostegno pedagogico, di approcci differenziati per l\u2019insegnamento e di ogni altra diavoleria didattica a puntello di quegli allievi coi quali il buon Dio \u00e8 stato sparagnino oltremisura, mentre l\u2019ambiente in cui \u00e8 cresciuto ha riservato solo sciatteria.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi almeno un altro aspetto che fa venire i brividi. Secondo le finalit\u00e0 della scuola obbligatoria armonizzata sul piano nazionale, \u00ab\u2026 tutte le allieve e gli allievi acquisiscono e sviluppano le conoscenze e le competenze fondamentali, nonch\u00e9 l\u2019identit\u00e0 culturale, che permettono loro di continuare ad imparare tutta la vita e di trovare il loro posto nella vita sociale e professionale\u00bb. E come si costruisce quest\u2019identit\u00e0 culturale? Attraverso le solite discipline scolastiche \u2013 ma sappiamo tutti che ve ne sono di categoria A e B. Non \u00e8 certo un caso se nella graduatoria dei tragitti per raggiungere l\u2019identit\u00e0 culturale, il progetto di accordo mette in prima fila le lingue. Nazionali? Neanche per sogno. Dopo la lingua madre, ne viene una seconda nazionale e poi una terza a scelta: perch\u00e9 non dire subito che la terza sar\u00e0 l\u2019inglese quasi ovunque, alla faccia della nostra identit\u00e0 e della necessit\u00e0 sempre pi\u00f9 acuta di abbattere un po\u2019 in fretta i diversi R\u00f6stigraben disseminati a destra e a manca?<br \/>\nNon so se sia mai esistita la svizzerit\u00e0, n\u00e9 \u2013 in tal caso \u2013 cosa fosse esattamente. \u00c8 per\u00f2 vero che pi\u00f9 la comunicazione diventa facile e veloce, pi\u00f9 noi non ci capiamo pi\u00f9, e nemmeno ci sforziamo di farlo. Un progetto di politica educativa a livello nazionale imporrebbe che in undici anni ogni allievo svizzero potesse acquisire e sviluppare le competenze essenziali nelle due altre lingue nazionali, non limitandosi a un raffazzonato incedere comunicativo, ma facendo la conoscenza di qualche pietra miliare delle culture originarie: non sarebbe un male se tutti incontrassimo \u2013 tanto per fare dei nomi \u2013 Ramuz, D\u00fcrrenmatt e Martini. Forse ci capiremmo meglio, senza l\u2019imperioso bisogno di calar le brache davanti a sua maest\u00e0 l\u2019inglese. Perch\u00e9 senza un retroterra culturale comune, cosa avremmo mai da dirci, giunti a quel punto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho gi\u00e0 scritto una volta di HarmoS, il progetto di armonizzazione della scuola obbligatoria svizzera che la CDPE (Conferenza svizzera dei Direttori cantonali della Pubblica Educazione) intenderebbe sottoscrivere al pi\u00f9 presto. 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