{"id":500,"date":"2006-12-01T21:35:55","date_gmt":"2006-12-01T22:35:55","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=500"},"modified":"2006-12-01T21:35:55","modified_gmt":"2006-12-01T22:35:55","slug":"la-scuola-lintegrazione-culturale-e-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-lintegrazione-culturale-e-la-vita\/","title":{"rendered":"La scuola, l\u2019integrazione culturale e la vita"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 facile che nei processi penali compaiano esperti balistici, criminologi, psichiatri e tecnici dell\u2019alta finanza per meglio inquadrare le vicende sulle quali la corte \u00e8 chiamata a esprimersi. Non avevo mai letto, almeno nel contesto dei tribunali ticinesi, che l\u2019antropologo e il sociologo rivestissero il delicato ruolo del perito. \u00c8 capitato nel corso del dibattimento che doveva giudicare il giovane pakistano Ajmal Aziz, che un anno e mezzo fa uccise a martellate Khudeja Butt, la mogliettina sposata pochi mesi prima.<br \/>\nNella sua drammaticit\u00e0 e nel suo essere estrema, la storia \u00e8 esemplare per chinarsi pi\u00f9 in generale sul problema dell\u2019integrazione culturale, argomento quanto mai attuale in tempi come questi. Ajmal \u00e8 nato e cresciuto in qualche sperduto villaggio sulle pianure del Punjab. Anche Khudeja \u00e8 originaria dello stesso paese, ma \u00e8 nata a Bellinzona, dove ha frequentato le scuole fino a ottenere, due anni prima della tragica morte, il diploma di impiegata di vendita: un percorso di crescita in tutto simile a quello di tante coetanee ticinesi o straniere. Poi, nel 2005, le due famiglie combinano il matrimonio, accettato dalla giovane coppia: Aziz lascia quindi il Punjab, raggiunge Bellinzona e, novello principe azzurro, impalma la dolce Khudeja.<br \/>\nMa questa \u00e8 la realt\u00e0, non una fiaba. Lui \u2013 sono parole del suo avvocato \u2013 ha una mentalit\u00e0 da medioevo, ma \u00e8 un medioevo definito con occhi occidentali. Lei, invece, \u00e8 gi\u00e0 stata contaminata dalle sirene della modernit\u00e0, eppure un po\u2019 medioevale lo \u00e8 ancora: accetta il matrimonio combinato dai genitori, cos\u00ec come, pi\u00f9 tardi, si rassegna a ingurgitare la pozione magica che dovrebbe riportare il matrimonio sui binari della normalit\u00e0. Ora un tribunale ticinese ha giudicato l\u2019uxoricida, e lo ha fatto secondo le nostre regole culturali, nonostante il tentativo dell\u2019avvocato difensore di capire, nel limite del possibile e di ci\u00f2 che \u00e8 socialmente passabile, quali pensieri hanno attanagliato il giovane pakistano fino a spingerlo a uccidere la propria sposa. Ecco quindi la necessit\u00e0 di interrogare l\u2019antropologia e la sociologia nel tentativo di definire almeno a grandissime linee il contesto sociale e culturale in cui il dramma \u00e8 maturato e si \u00e8 consumato.<br \/>\nAl di l\u00e0 degli aspetti del tutto straordinari e smisurati di questa storia, siamo ancora una volta costretti a confrontarci con una percezione della vita e della morte che non fanno (pi\u00f9) parte del nostro insieme di valori. Eppure anche nelle nostre aule penali transitano spesso omicidi, assassini e altri delitti contro la persona. A volte si parla di efferatezze, altre di scemata responsabilit\u00e0, di onore e disonore e passione. Ma solitamente leggiamo i fatti come una \u00abnormale\u00bb deviazione dalle regole che ci siamo dati. Non sono un esperto del diritto, ma credo che il \u00abpeso specifico\u00bb di un reato muti nel tempo e si aggiusti a seconda del valore etico e sociale di ogni comportamento all\u2019interno di una data comunit\u00e0.<br \/>\nNel caso di Aziz e Khudeja, invece, fatichiamo a trovare il bandolo etico della matassa, rischiando \u2013 noi comuni cittadini, non il tribunale\u2026 \u2013 di emettere una condanna esemplare, mischiando tra loro i soliti pregiudizi che hanno a che fare con la religione e con l\u2019immigrazione: \u00abmoglie e buoi dei paesi tuoi\u00bb, si diceva neanche tanto tempo fa. Eppure davanti alla tragedia di Khudeja e della sua famiglia dovremmo chiederci come sia stato possibile che una ragazza di vent\u2019anni, che \u00e8 nata a Bellinzona (Ticino, Svizzera, Europa) e che l\u00ec ha frequentato le scuole, \u00abuna ragazza gentile, sensibile, riservata e ben integrata nella nostra cultura, tant\u2019\u00e8 che aveva pure ottenuto la cittadinanza svizzera\u00bb (dalle cronache del processo) abbia potuto ammettere dapprima un matrimonio combinato e, poi, un magico intruglio per risolvere i gravi problemi che l\u2019attanagliavano.<br \/>\nNell\u2019integrazione di Khudeja, in ogni caso, qualcosa non \u00e8 funzionato a dovere. Se crediamo per davvero alla potenza liberatoria e integratrice dell\u2019istruzione e dell\u2019educazione, non possiamo accettare che una ragazza nata qui e che qui ha frequentato tutte le scuole diventi adulta rassegnandosi a conservare una concezione dell\u2019esistenza in bilico tra il retaggio familiare e un futuro all\u2019occidentale. Forse dovremmo chiederci se sono sufficienti tre nozioni di aritmetica e una competenza linguistica rudimentale per affrontare la vita nel nostro paese. Credo che non sia bastevole, se si vuole evitare di risolvere ogni avversit\u00e0 col mazzuolo o, pi\u00f9 di frequente, con il coltello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 facile che nei processi penali compaiano esperti balistici, criminologi, psichiatri e tecnici dell\u2019alta finanza per meglio inquadrare le vicende sulle quali la corte \u00e8 chiamata a esprimersi. 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