{"id":506,"date":"2007-02-01T21:37:55","date_gmt":"2007-02-01T22:37:55","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=506"},"modified":"2017-10-12T16:17:02","modified_gmt":"2017-10-12T14:17:02","slug":"educazione-civica-e-politica-sporca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/educazione-civica-e-politica-sporca\/","title":{"rendered":"Riflettendo fra l&#8217;educazione civica e la &#8220;Politica sporca&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Anch\u2019io, come molti coetanei, quand\u2019ero un ragazzetto dovevo sorbirmi giornalmente il notiziario. Mario Casanova, a mezzogiorno e mezzo in punto, leggeva il bollettino dell\u2019Agenzia Telegrafica Svizzera, che qualche volta riusciva ad attirare l\u2019attenzione anche di noi sbarbatelli, mentre \u00e8 pur vero che, solitamente, non afferravamo granch\u00e9, al di l\u00e0 della memorizzazione un po\u2019 acritica di qualche nome della politica internazionale e nazionale (Eisenhower e Adenauer, che gran confusione). Poi capitava che se ne parlasse coi grandi, ma di solito ci si limitava ad ascoltarli, e non sempre suonavano in piena armonia. Ricordo, ad esempio, che nell\u2019agosto del \u201964 anche Radio Monteceneri dedic\u00f2 diversi notiziari all\u2019agonia, alla morte e alle esequie di Palmiro Togliatti, uomo che anche da noi non faceva certo il pieno di consensi: e gi\u00f9 lunghe dispute. Non rammento quando Casanova and\u00f2 in pensione \u2013 e forse non c\u2019era gi\u00e0 pi\u00f9 in quell\u2019estate spensierata. Ma \u00abquel\u00bb notiziario era \u00abil\u00bb notiziario.<br \/>\nPoi taluni temi si ritrovavano sui giornali e, naturalmente, sul leggendario \u00abAlmanacco Pestalozzi\u00bb, che riportava anno dopo anno i nomi dei consiglieri federali e dei governanti cantonali, accanto, un po\u2019 alla rinfusa, a concetti di civica, di storia e di geografia; e poi l\u2019alfabeto Morse, le regole della geometria, l\u2019elenco dei Cantoni e molte altre nozioni ritenute importanti dalla cultura pedagogica dell\u2019epoca. Anche se il notiziario non l\u2019ascolto pi\u00f9 con tale consuetudine, \u00e8 quello il contesto educativo in cui si \u00e8 formata la mia conoscenza della \u2018res publica\u2019 e si \u00e8 sviluppato il mio senso dello Stato: un impasto di elementi formali (l\u2019\u00abAlmanacco\u00bb, qualche sporadica lezione specifica) e di situazioni informali (il notiziario sub\u00ecto e le discussioni dei grandi). Poi, come no!, sentivo dire che \u00abla politica l\u2019\u00e8 \u2019na roba sporca\u00bb, e qualche anno pi\u00f9 tardi scoprii l\u2019esistenza del \u00abtavolo di sasso\u00bb, che non era solo una metafora. Ma ero gi\u00e0 sufficientemente smaliziato per capire che, l\u00ec attorno, non sedessero solo mitici eroi da additare quali fulgidi esempi alle generazioni future.<br \/>\nOggi l\u2019educazione civica sembrerebbe diventata un affare esclusivo della scuola, soprattutto da quando, nel 2001, il Gran Consiglio ha modificato alcuni testi legislativi introducendo norme relative all\u2019insegnamento dell\u2019educazione alla cittadinanza \u2013 come viene chiamata oggi. Ma dalla scuola non ci si possono attendere magie, anche perch\u00e9 i nostri insegnanti si formano all\u2019Alta Scuola Pedagogica, mica alla fantastica scuola per maghetti di Hogwarts. Cos\u00ec la recente interrogazione di Abbondio Adobati, che vuol sapere dal Consiglio di Stato quali sono i risultati di quella minuscola modifica legislativa di cinque anni fa, \u00e8 per lo meno un po\u2019 leziosa. Anche perch\u00e9 la risposta era gi\u00e0 indirettamente contenuta nel rapporto della commissione speciale scolastica che aveva proposto alcune soluzioni, poi divenute norma di legge. Scriveva il relatore Franco Celio, che \u00ablo studio delle istituzioni deve necessariamente seguire \u2013 non precedere \u2013 la sensibilizzazione all\u2019interesse per la \u2018cosa pubblica\u2019\u00bb.<br \/>\nCio\u00e8 a dire: per educare futuri cittadini \u00abin grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0\u00bb occorre lo sforzo di tutti. Ma la scuola \u2013 luogo privilegiato di educazione formale \u2013 non pu\u00f2 in nessun caso raggiungere da sola obiettivi di questo tipo. Non ne era capace cinquant\u2019anni fa, quando le dinamiche sociali e culturali erano pi\u00f9 lineari e uniformi, ed \u00e8 ancor pi\u00f9 in affanno oggi, confrontata com\u2019\u00e8 con una moltitudine di individui che diventano maggiorenni senza essere minimamente sfiorati dal dibattito politico: perch\u00e9 non ascoltano nessun notiziario n\u00e9 seguono il tigg\u00ec, perch\u00e9 dei giornali leggono solo lo sport, perch\u00e9 asfaltopoli, il fiscogate e lo scandalo dei permessi facili \u2013 di cui avranno pure qualche eco lontana \u2013 sono solo un alibi per confermare a se stessi che la politica \u00e8 una cosa sporca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anch\u2019io, come molti coetanei, quand\u2019ero un ragazzetto dovevo sorbirmi giornalmente il notiziario. 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