{"id":512,"date":"2007-04-17T21:40:06","date_gmt":"2007-04-17T22:40:06","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=512"},"modified":"2007-04-17T21:40:06","modified_gmt":"2007-04-17T22:40:06","slug":"scuola-e-promozione-sociale-un-dispositivo-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/scuola-e-promozione-sociale-un-dispositivo-in-crisi\/","title":{"rendered":"Scuola e promozione sociale: un dispositivo in crisi"},"content":{"rendered":"<p>La \u00abclasse ingestibile\u00bb di Zurigo, quella che ha messo al tappeto sei insegnati di fila nel breve volgere di due anni e un po\u2019, ha tenuto banco sui giornali nel periodo pasquale, surclassando i consueti articoli sulle code dell\u2019asse nord-sud, sul bel tempo nella Sonnenstube e sull\u2019omelia del Papa. I crudeli allievi, ovviamente stranieri, hanno fatto da traino ad altri truci fatti scolastici: sul Corriere del sabato Santo un titolaccio strillava: \u00abSempre pi\u00f9 docenti minacciati\u00bb; poi, a seguire, un\u2019antologia di \u201ccrimini e misfatti\u201d. A Ennentb\u00fcrgen, nel canton Nidvaldo, un allievo di scuola media (svizzero, precisa il comunicato) \u00abha proferito minacce nei confronti di un docente\u00bb, facendo accorrere la polizia (chiss\u00e0 se a sirene spiegate?). A Siebnen \u00e8 invece stato arrestato un quindicenne (croato, stavolta) che tartassava alcuni coetanei estorcendo piccole somme di denaro. E per concludere: \u00abDa febbraio allo scorso marzo sono almeno tre i casi di minacce di morte di cui sono stati vittima\u00bb alcuni insegnanti nella svizzera interna. Sull\u2019inevitabile nazionalit\u00e0 dei minaccianti, neanche un cenno piccolo piccolo. Saranno stati autoctoni.<br \/>\nE allora uno si chiede: ma che sta succedendo? Non era gi\u00e0 eccessivo e intollerabile \u2013 che so? \u2013 l\u2019uso improprio del telefonino a scuola? Parrebbe di no. Come hanno scritto i giornali \u2013 e come hanno riferito radio e televisioni in quei giorni di pace \u2013 \u00abNelle ultime settimane ha fatto notizia una classe della scuola elementare di Zurigo-Friesenberg, che in due anni e mezzo ha visto succedersi ben sei insegnanti. La classe in questione \u00e8 composta di 22 scolari, di cui 17 provenienti dai Balcani\u00bb. La provenienza \u00e8 basilare. Potevano mancare le opinioni delle maggiori cariche dello Stato? Certo che no. Il consigliere federale Christoph Blocher, durante una manifestazione dell\u2019UDC, ha criticato la passata politica di immigrazione e il conseguente aumento della violenza giovanile. Par di capire che, secondo Blocher, se i 22 scolari fossero stati svizzeri nulla sarebbe accaduto.<br \/>\nPer fortuna, come si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Ed ecco allora un altro consigliere federale a denunciare le oscene nudit\u00e0 del re: Pascal Couchepin, dicendosi scioccato e inorridito, ha puntato senza mezzi termini il dito contro le autorit\u00e0 scolastiche: \u00abSe in una classe vi sono ben 17 allievi su 22 che non parlano tedesco, il problema \u00e8 imputabile alle autorit\u00e0, non ai ragazzi\u00bb. Bravo, signor ministro! Bravo, s\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 utile che, almeno ogni tanto, una voce autorevole si levi a spezzare questa spirale xenofoba, che diventa sempre pi\u00f9 perniciosa. Non \u00e8 una novit\u00e0 che a porre problemi di disciplina siano pressoch\u00e9 da sempre i figli dei ceti pi\u00f9 umili, quelli che hanno poco da rimetterci e che la scuola tende a perdere facilmente per strada. Che poi le classi pi\u00f9 indigenti siano composte in gran parte da stranieri, sembra importare poco.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 dell\u2019altro: rispetto a un po\u2019 di anni fa, la riuscita scolastica non \u00e8 pi\u00f9 legata a doppio filo con l\u2019entrata nel mondo del lavoro; analogamente la scuola \u00e8 sempre meno uno strumento di promozione sociale. Fino a un tempo neanche tanto distante, tra durata della formazione e status della professione c\u2019era un rapporto quasi inscindibile e naturale. Invece oggi il bel dispositivo si \u00e8 rotto. A quindici anni \u00e8 difficile, per un giovane, riuscire a capire quale sia la strada migliore per non restare inevitabilmente disoccupato \u2013 e ancor pi\u00f9 delicato \u00e8 consigliarlo. Riuscire a scuola \u00e8 sempre pi\u00f9 un fatto pressoch\u00e9 autoreferenziale, quasi un lusso per pochi privilegiati proverbialmente nati con la camicia \u2013 e naturalmente dopo loro padre. Forse invece di fare di ogni erba un fascio, continuando a criminalizzare i nostri giovani e a sbatterli in prima pagina, converrebbe capire che essi rappresentano il nostro futuro. Invece si preferisce vezzeggiarli per spingerli sempre pi\u00f9 al consumo: che \u00e8 effimero solo per loro ed \u00e8 indipendente dalla nazionalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u00abclasse ingestibile\u00bb di Zurigo, quella che ha messo al tappeto sei insegnati di fila nel breve volgere di due anni e un po\u2019, ha tenuto banco sui giornali nel periodo pasquale, surclassando i consueti articoli sulle code dell\u2019asse nord-sud, sul bel tempo nella Sonnenstube e sull\u2019omelia del Papa. 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