{"id":518,"date":"2007-06-12T21:42:19","date_gmt":"2007-06-12T22:42:19","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=518"},"modified":"2018-03-18T18:26:23","modified_gmt":"2018-03-18T17:26:23","slug":"la-formazione-degli-insegnanti-tra-scienza-e-umanesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-formazione-degli-insegnanti-tra-scienza-e-umanesimo\/","title":{"rendered":"La formazione degli insegnanti tra scienza e umanesimo"},"content":{"rendered":"<p>Per diventare insegnante di scuola dell\u2019infanzia o elementare occorre frequentare l\u2019Alta Scuola Pedagogica (ASP) per tre anni a tempo pieno, dopo aver conseguito la maturit\u00e0. Se invece si vuole insegnare alla scuola media o al liceo, la permanenza all\u2019ASP cala vistosamente: pi\u00f9 o meno un annetto a met\u00e0 tempo, dopo l\u2019obbligatorio ottenimento di una licenza universitaria (o, per dirla alla moderna, di un \u201cbachelor\u201d o di un \u201cmaster\u201d): in effetti ogni abilitazione vale per l\u2019insegnamento di un\u2019unica disciplina, per cui il tempo di formazione sembra \u2013 almeno a naso \u2013 proporzionato. Ma l\u2019equazione scricchiola, se appena si pensa che, accanto alla specifica didattica disciplinare, ben altre competenze dovrebbero far parte della cultura professionale dell\u2019insegnante: nell\u2019uno come nell\u2019altro caso.<br \/>\nUn mese fa \u00e8 apparsa anche su queste pagine la lettera di un gruppo di docenti di italiano che hanno ottenuto l\u2019abilitazione all\u2019insegnamento nel settore medio-superiore nel \u201905 (Corriere del 5 maggio). Nello scritto \u2013 schietto, civile e amaro \u2013 i neo-docenti manifestano tutte le loro perplessit\u00e0 nei confronti di una formazione post-universitaria ritenuta inutile. \u00abAbbiamo subito il protrarsi di una situazione davvero spiacevole, per cui settimana dopo settimana eravamo obbligati a frequentare un numero importante di lezioni incapaci di creare un diretto legame fra noi e la nostra professione, incapaci di fornire degli strumenti realmente in grado di migliorare il nostro rapporto con gli studenti, incapaci di costruire un sapere solido che consentisse di leggere la realt\u00e0 scolastica e sociale\u00bb. Considerato che l\u2019abilitazione l\u2019hanno ottenuta, vien da chiedersi se non hanno imparato nulla o se non c\u2019era nulla da imparare.<br \/>\nNon conosco nel dettaglio il percorso formativo proposto agli abilitandi dell\u2019una o dell\u2019altra disciplina. Qualche anno fa \u2013 non secoli, n\u00e9 decenni\u2026 \u2013 una collega alle prese con l\u2019abilitazione per la scuola media mi aveva mostrato un compito sul tema della valutazione, chiedendomene un parere. Vi avevo ritrovato parecchie schede copiate pari pari da un corso che avevo svolto oltre vent\u2019anni prima all\u2019universit\u00e0 di Ginevra: concetti importanti, che erano tuttavia un po\u2019 isolati; quando si valuta, ad esempio, non si pu\u00f2 scordare la fondamentale attivit\u00e0 che precede: insegnare. L\u2019altro giorno una giovane collega, recentemente abilitata dall\u2019ASP, mi ha raccontato di un corso di educazione sessuale che faceva parte della trafila abilitante: \u00e8 noto, per opinione comune e diffusa, che non si pu\u00f2 ignorare la differenza statistica della curva del piacere maschile e femminile per insegnare matematica al liceo. Un po\u2019 tutti, poi, se la prendono col socio-costruttivismo, un approccio che si \u00e8 accasato all\u2019ASP e che tende a far strame di ogni altro indirizzo pedagogico.<br \/>\nIntendiamoci: non \u00e8 il caso di sparare a casaccio sull\u2019ASP, occupazione che da qualche anno sembra assai di moda. Il problema, per la verit\u00e0, non \u00e8 solo ticinese o svizzero. La terziarizzazione della formazione degli insegnanti si sta configurando come una perniciosa spinta tecnocratica. Cos\u00ec le scienze dell\u2019educazione sono sempre pi\u00f9 soggiogate dalle pi\u00f9 disparate tassonomie, alla spasmodica ricerca di uno statuto scientifico che \u00e8 comunque lontano mille miglia dalle riflessioni, dai contributi e dalle esperienze offerte dalla storia delle idee pedagogiche. Col passare del tempo e col nostro essere vieppi\u00f9 cittadini del mondo globalizzato, per contro, la conoscenza di alcuni principi fondamentali della scuola assume di giorno in giorno maggior peso: ad esempio, cosa significa e cosa implica operare in una scuola pubblica e obbligatoria? In definitiva, Enrico Pestalozzi, Maria Montessori, John Dewey e molti altri hanno ancora alcuni messaggi forti da trasmettere ai futuri insegnanti. Sembrerebbe invece che, al giorno d\u2019oggi, l\u2019ultimo ritrovato delle scienze dell\u2019educazione possa fare a meno di tanti insegnamenti pedagogici che, prima di ogni infatuazione tecnologica, traevano origine dall\u2019etica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per diventare insegnante di scuola dell\u2019infanzia o elementare occorre frequentare l\u2019Alta Scuola Pedagogica (ASP) per tre anni a tempo pieno, dopo aver conseguito la maturit\u00e0. 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