{"id":520,"date":"2007-06-26T21:42:56","date_gmt":"2007-06-26T22:42:56","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=520"},"modified":"2016-03-05T19:21:51","modified_gmt":"2016-03-05T18:21:51","slug":"sa-le-cose-ma-perde-tempo-a-curarmi-come-un-ladro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/sa-le-cose-ma-perde-tempo-a-curarmi-come-un-ladro\/","title":{"rendered":"Sa le cose, ma perde tempo a curarmi come un ladro"},"content":{"rendered":"<p>Chiss\u00e0 se Don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi di Barbiana fanno ancora parte del percorso formativo dei nuovi insegnanti? Se solo si pensa che ancora pochi mesi fa un testo importante come \u00abLettera a una professoressa\u00bb era fuori catalogo, c\u2019\u00e8 da dubitarne. Eppure anche il messaggio di Don Lorenzo \u00e8 di quelli che lasciano il segno per la carica morale e la chiarezza, simile in ci\u00f2 alle opere di altri suoi illustri predecessori. Poi \u00e8 vero che la scuola di Barbiana \u00e8 figlia di quell\u2019Italia del secondo dopoguerra, che, anche attraverso la sua scuola abborracciata, si curava sopra ogni cosa della sua aristocrazia, a cui servivano contadini e operai. Certo non si pu\u00f2 leggere la \u00abLettera a una professoressa\u00bb prendendo tutto per oro colato. Per\u00f2 alcuni pensieri permangono essenziali.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Don-Milani.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2717\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2717 size-medium\" src=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Don-Milani-300x225.jpg\" alt=\"Don Milani\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Don-Milani-300x225.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Don-Milani.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>All\u2019esame scritto di pedagogia, in quarta magistrale, avevo dovuto sviluppare un tema sulla selezione scolastica preso da Don Milani: \u00abBocciare \u00e8 come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse una lepre. Si vedr\u00e0 a comodo\u00bb. In quegli anni pregni di ideologia \u2013 eravamo a met\u00e0 dei \u201970 e le scuole straripavano dei figli del boom demografico \u2013 il problema della selezione scolastica era all\u2019apice, anche perch\u00e9 ben si sapeva come la separazione dei bravi dagli sciocchi non era socialmente cieca (anzi: ci vedeva benissimo). La scuola media come oggi la conosciamo sarebbe concretamente giunta solo qualche anno pi\u00f9 tardi; per il momento ci si doveva accontentare di ginnasio e di scuola maggiore. Per\u00f2 \u00e8 in quegli anni che accadono i pi\u00f9 importanti mutamenti dei sistemi scolastici europei, anche grazie alle riflessioni e alle proposte dei Pestalozzi, dei John Dewey, delle Maria Montessori, dei C\u00e9lestin Freinet, dei Don Lorenzo Milani e di tanti altri.<br \/>\nTant\u2019\u00e8: la scuola di oggi ha un tasso di bocciatura assai minore, sicuramente anche grazie\u00a0 a quelle spinte ideologiche e idealistiche, sovente confluite in leggi e regolamenti che hanno tolto molta selettivit\u00e0 alla scuola. Si dice, in effetti, che la scuola di oggi \u00e8 pi\u00f9 democratica: basti pensare alla percentuale di studenti che accedono al settore medio-superiore e all\u2019universit\u00e0. Eppure c\u2019\u00e8 chi sostiene che la tanto sospirata democratizzazione si \u00e8 trasformata in democratizzazione pi\u00f9 che altro dei diplomi \u2013 che non \u00e8 proprio la stessa cosa, dato che la maggiore scolarizzazione non si traduce meccanicamente in maggiore cultura, in un pi\u00f9 elevato senso civico e in una rafforzata tensione etica collettiva. Il problema, semmai, \u00e8 che certe riforme volute negli anni \u201970 si sono nel frattempo annacquate. Dopo le scuole elementari i test sono diventati un must che modula le stagioni dell\u2019anno scolastico. Ma anche in questo contesto, vi \u00e8 un divario sostanziale tra l\u2019insegnare e il valutare. Lo diceva gi\u00e0 Don Lorenzo ai suoi tempi: \u00abAttualmente lavorate 210 giorni di cui 30 sciupati negli esami e un\u2019altra trentina nei compiti in classe. Restano 150 giorni di scuola. Met\u00e0 dell\u2019ora la sciupate a interrogare e fa 75 giorni di scuola contro 135 di processo. [\u2026] Durante i compiti in classe lei passava tra i banchi, mi vedeva in difficolt\u00e0 o sbagliare e non diceva nulla. [\u2026] C\u2019\u00e8 silenzio, una bella luce, un banco tutto per me. E l\u00ec, ritta a due passi, c\u2019\u00e8 lei [la professoressa]. Sa le cose. \u00c8 pagata per aiutarmi. E invece perde il tempo a sorvegliarmi come un ladro\u00bb: dati quantitativi a parte, potrebbe essere divertente riscrivere il paragrafo adattandolo alla nostra attualit\u00e0, mentre \u00ablei\u00bb sarebbe ancor l\u00ec a tenerci d\u2019occhio come furfanti.<br \/>\nEh, s\u00ec: il processo. Per Don Lorenzo gli esami, i test, le interrogazioni sono come un processo. Il bello \u00e8 che, al giorno d\u2019oggi, dopo tanti test propinati a dosi industriali si abbassa la percentuale dei bocciati, ma non si alzano la competenza linguistica, la conoscenza della storia, l\u2019amore per le arti, la coscienza civica e civile, l\u2019arte della convivenza, l\u2019amore per la speculazione intellettuale. Come Don Lorenzo non ho dubbi: prima di valutare bisognerebbe insegnare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiss\u00e0 se Don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi di Barbiana fanno ancora parte del percorso formativo dei nuovi insegnanti? Se solo si pensa che ancora pochi mesi fa un testo importante come \u00abLettera a una professoressa\u00bb era fuori catalogo, c\u2019\u00e8 da dubitarne. 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