{"id":522,"date":"2007-09-07T21:43:43","date_gmt":"2007-09-07T22:43:43","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=522"},"modified":"2015-11-02T15:40:59","modified_gmt":"2015-11-02T14:40:59","slug":"la-televisione-educa-che-lo-si-voglia-oppure-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-televisione-educa-che-lo-si-voglia-oppure-no\/","title":{"rendered":"La televisione educa: che lo si voglia oppure no"},"content":{"rendered":"<p>A fine agosto il consiglio del pubblico della CORSI ha stigmatizzato un\u2019intervista a Roger Etter mandata in onda dalla nostra TSI, ritenendo \u00abfuori luogo, anche dal profilo etico ed educativo, la diffusione di questo servizio\u00bb. A \u00abLa Regione\u00bb il rimprovero \u00e8 andato di traverso, tanto che \u2013 per zampetta della sua formichina \u2013 ha paragonato il consiglio del pubblico al MinCulPop di totalitaria memoria. Scrive: \u00absiamo ormai al giornalismo \u2018pedagogico\u2019, caldeggiato in particolare dalle dittature\u00bb, mentre \u00abil giornalismo [deve] anche e soprattutto informare\u00bb. \u00d6h, la p\u00e8pa: se \u00abLa Regione\u00bb ha ragione, devo aver perso qualche puntata.<br \/>\nNon ho visto l\u2019intervista a Etter, ma sono rimasto sconcertato da quel \u00absiamo ormai\u00bb che la formichina ha usato per enfatizzare la sua improvvisa avversione a un giornalismo, televisivo o meno, che ogni tanto dovrebbe ricordare la sua funzione di servizio pubblico o i suoi impegni etici (ovviamente al di l\u00e0 delle pi\u00f9 prosaiche occorrenze di audience e\/o di tiratura: francamente, un bel dilemma). Senz\u2019altro non da oggi, si dice che una delle difficolt\u00e0 della scuola a tener dietro ai suoi obiettivi risieda proprio nella \u00abcattiva maestra televisione\u00bb, come la defin\u00ec Karl Popper. Perch\u00e9 la TV educa, che lo si voglia o no, cos\u00ec come educano tutti i mezzi di comunicazione di massa. E allora come si fa a paventare un rigurgito di dittatura davanti a un legittimo diritto espresso da un organo costitutivo della CORSI? Oppure si ritiene che il Consiglio del pubblico si sia improvvisamente tramutato in un\u2019ammucchiata di bacchettoni, che tramano il colpo di stato e, all\u2019occorrenza, potrebbero tramutare Nostra Signora di Comano in un servile portaborse del potere? La prospettiva fa almeno abbozzare un sorriso.<br \/>\nNon si capisce, insomma, perch\u00e9 mai un giornalismo \u2018pedagogico\u2019 dovrebbe finire al rogo, sbertucciato peggio della spazzatura che imperversa in ordine sparso su un po\u2019 tutti i canali televisivi e le tante testate. Tanto pi\u00f9 che un\u2019azienda di servizio pubblico, come la SSR, ha \u00abil compito di produrre e distribuire programmi radiofonici e televisivi su tutto il territorio della Confederazione\u00bb con il preciso mandato di \u00abtutelare e promuovere i valori culturali del Paese e contribuire alla formazione dell\u2019opinione e dello svago del pubblico\u00bb. Oppure si ritiene che scopi del genere non siano (pi\u00f9) educativi, nell\u2019accezione pi\u00f9 neutra del termine?<br \/>\n\u00c8 chiaro che, per assurdo, il problema non si porrebbe se solo ogni telespettatore fosse autonomamente in grado di farsi un\u2019opinione critica e consapevole di ci\u00f2 che gli viene propinato o di ci\u00f2 che preferisce farsi rifilare. Ma sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec. Bench\u00e9 i programmi scolastici contemplino da qualche decennio anche l\u2019educazione ai mass media, in concreto si tratta di un\u2019istruzione che non passa, che stenta a entrare nella \u00abcassetta degli attrezzi\u00bb che ogni cittadino dovrebbe avere a disposizione per leggere il mondo. Il guaio \u00e8 che, con la crescita quantitativa dell\u2019offerta televisiva e massmediatica in generale, sono pure prosperati gli ambiti di cui la scuola ha creduto di doversi occupare e quelli che le sono stati affibbiati: col risultato che la scuola annaspa ed \u00e8 sempre pi\u00f9 insistentemente chiamata a operare delle scelte radicali, per andare al cuore delle essenzialit\u00e0 e di ci\u00f2 che \u00e8 in grado di fare bene. Perch\u00e9 nella realt\u00e0 dei fatti la ressa pasticciona dei programmi televisivi \u2013 che accosta sul medesimo scaffale l\u2019informazione e il reality show, l\u2019approfondimento giornalistico e il quiz cretino, il capolavoro cinematografico e il telefilm insulso \u2013 ha finito col favorire lo zapping e il pensiero a singhiozzo.<br \/>\nNell\u2019universale marasma, quindi, un giornalismo \u2018pedagogico\u2019 \u2013 che non \u00e8 sinonimo di \u2018censorio\u2019 o \u2018dispotico\u2019 \u2013 potrebbe contribuire al vasto progetto di educazione che \u00e8 proprio di ogni Paese civile. Non si vede per quale astruso motivo la scuola (pubblica) e la televisione (pubblica) dovrebbero essere tradizionalmente \u00abl\u2019un contro l\u2019altra armate\u00bb. Perch\u00e9 la libert\u00e0 di stampa \u00e8 un po\u2019 come la libert\u00e0 d\u2019insegnamento: dovrebbe terminare laddove inizia la libert\u00e0 dell\u2019altro. Almeno nel settore pubblico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine agosto il consiglio del pubblico della CORSI ha stigmatizzato un\u2019intervista a Roger Etter mandata in onda dalla nostra TSI, ritenendo \u00abfuori luogo, anche dal profilo etico ed educativo, la diffusione di questo servizio\u00bb. 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