{"id":526,"date":"2007-10-02T21:45:08","date_gmt":"2007-10-02T22:45:08","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=526"},"modified":"2017-10-12T16:18:45","modified_gmt":"2017-10-12T14:18:45","slug":"urge-una-chiara-definizione-delle-finalita-della-scuola-obbligatoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/urge-una-chiara-definizione-delle-finalita-della-scuola-obbligatoria\/","title":{"rendered":"Scuola obbligatoria: all\u2019urgente ricerca delle finalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 colpa della scuola dell\u2019obbligo se oggi dal 30 al 50% degli allievi non riesce a conseguire la qualifica a fine tirocinio?\u00bb. \u00c8, questa, una delle tante domande uscite durante il convegno sul tema \u00abApprendistato: quale futuro?\u00bb, organizzato nei giorni scorsi a Manno e di cui ha riferito La Regione del 28 settembre. Naturalmente tante le certezze, le preoccupazioni, i dubbi e le ipotesi che sono state avanzate. Cristina Resmi, dell\u2019Unione svizzera del metallo: \u00abIl livello dei ragazzi che escono dalla scuola media si abbassa ogni anno sempre di pi\u00f9\u00bb. Vincenzo Nembrini, capo della Divisione della formazione professionale del DECS: \u00abLe imprese, a volte, pretendono molto, forse troppo. Non ci si pu\u00f2 attendere che un giovane appena uscito dalla scuola dell\u2019obbligo risponda immediatamente a tutti i requisiti\u00bb.<br \/>\n\u00c8 abbastanza evidente, anche se la scelta \u00e8 solo sottintesa, che la scuola dell\u2019obbligo \u00e8 primariamente progettata per quegli allievi che proseguiranno gli studi. Basti pensare che il passaggio automatico di un allievo dalla scuola media al liceo avviene sulla scorta di taluni presupposti ben precisi, quali una media complessiva di almeno 4.65, la frequenza dei corsi attitudinali di matematica e tedesco (e perch\u00e9 non \u2013 tanto per dire \u2013 storia?) e come minimo il 4\u00bd in italiano. Chi non raggiunge questi obiettivi \u2013 ed \u00e8 una percentuale piuttosto significativa \u2013 pu\u00f2 tentare, con scarse possibilit\u00e0 di successo, gli esami di ammissione alla scuola media superiore, oppure ripiegare sull\u2019apprendistato. Di transenna, ma non \u00e8 certo la scoperta dell\u2019America: al convegno di Manno si \u00e8 pure detto che \u00abl\u2019apprendistato \u00e8 generalmente frequentato dalle classi sociali pi\u00f9 basse\u00bb.<br \/>\nDunque chi, come me, era fermo alla realt\u00e0 di un elevato tasso di bocciatura soprattutto nei primi anni del liceo e della scuola di commercio \u2013 dal 20 al 30% \u2013 ora \u00e8 servito con questo supplemento offerto dalle scuole professionali, che descrivono uno scenario inquietante, fatto da fallimenti che toccano fino alla met\u00e0 degli apprendisti. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra circostanza altrettanto allarmante che ha fatto capolino al convegno di Manno: sempre secondo la Resmi, \u00abOggi gli allievi che escono dalla scuola obbligatoria hanno s\u00ec un\u2019infarinatura su molti argomenti, ma molto superficiale\u00bb. Ecco allora che balza nuovamente all\u2019attenzione una duplice urgenza. La prima: la scuola dell\u2019obbligo deve urgentemente ritrovare quell\u2019essenzialit\u00e0 imprescindibile, e da sostenere col necessario rigore, affinch\u00e9 sia chiaro a tutti \u2013 insegnanti, allievi, genitori, settori formativi post-obbligatori \u2013 cosa un allievo di quindici anni deve conoscere e padroneggiare. \u00c8 la prima e fondamentale finalit\u00e0 di una scuola che \u00e8 in grado di insegnare delle conoscenze e delle competenze che si ritengono indispensabili per ogni successivo percorso formativo, ed \u00e8 un obiettivo sulla cui limpidezza \u00e8 poi possibile costruire l\u2019Educazione di tutti gli allievi.<br \/>\nLa seconda, vincolata alla prima: a ormai pi\u00f9 di trent\u2019anni dall\u2019entrata in vigore della scuola media, la scuola dell\u2019obbligo deve diventare la scuola di tutti, affinch\u00e9 ognuno, entro i quindici anni, abbia acquisto l\u2019essenziale bagaglio di conoscenze culturali, linguistiche, storiche, geografiche, artistiche, \u201cfilosofiche\u201d, \u2026 che permetta una scelta futura ben ponderata. Insomma: \u00e8 una sciagura se centinaia di giovani si sfracellano ogni anno contro le valutazioni sommative della scuola scelta, sia che si tuffino nell\u2019acqua alta e scura del liceo, sia che entrino correndo e ridacchiando nel mare apparentemente tranquillo della scuola professionale. Si tenga conto che tra sei e quindici anni, un allievo che non ripete neanche una classe trascorre a scuola \u2013 obbligatoriamente \u2013 oltre diecimila ore. Come ha scritto il sociologo Philippe Perrenoud, se la medicina potesse occuparsi della popolazione, per obbligo statale, anche solo per una porzione infinitesimale di questo tempo, non le si perdonerebbe neanche un raffreddore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 colpa della scuola dell\u2019obbligo se oggi dal 30 al 50% degli allievi non riesce a conseguire la qualifica a fine tirocinio?\u00bb. \u00c8, questa, una delle tante domande uscite durante il convegno sul tema \u00abApprendistato: quale futuro?\u00bb, organizzato nei giorni scorsi a Manno e di cui ha riferito La Regione del 28 settembre. 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