{"id":536,"date":"2008-01-11T21:48:40","date_gmt":"2008-01-11T22:48:40","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=536"},"modified":"2016-01-22T22:38:29","modified_gmt":"2016-01-22T21:38:29","slug":"la-scuola-e-la-ricerca-della-storia-che-si-e-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-e-la-ricerca-della-storia-che-si-e-perduta\/","title":{"rendered":"La scuola e la ricerca della storia che si \u00e8 perduta"},"content":{"rendered":"<p>\u00abDiscours Suisse\u00bb, che non \u00e8 il solito \u2018Think tank\u2019 legato agli ambienti economici che contano, bens\u00ec un progetto sostenuto dall\u2019Ufficio federale della cultura, ha lanciato l\u2019allarme a fine dicembre: l\u2019insegnamento della storia svizzera \u00e8 in crisi nei quattro angoli del Paese. Meglio tardi che mai. L\u2019ATS \u2013 l\u2019agenzia nazionale di stampa, che \u00e8 uno dei partner di \u2018Discours Suisse\u2019 \u2013 scrive: \u00abNella maggior parte delle scuole del Paese l\u2019insegnamento della storia svizzera viene trascurato. Non \u00e8 dunque un caso che scarseggino sia i programmi didattici unitari, sia le ore di lezione, e che i docenti svizzero-tedeschi considerino la loro materia addirittura in crisi. Quale storia patria viene tramandata oggi agli allievi? Uno sguardo nella classi scolastiche evidenza ovunque notevoli differenze e problemi\u00bb.<br \/>\nDue, in generale, i nodi che provocherebbero la crisi: le poche ore d\u2019insegnamento riservate alla storia e le scelte relative ai programmi. Sulla questione del tempo \u00e8 difficile disquisire. Sappiamo che ogni disciplina, se potesse, aumenterebbe il suo monte-ore, non \u00e8 chiaro se per amore spassionato della materia o per pi\u00f9 prosaici interessi sindacali. Quanto ai contenuti dei programmi, sembra quasi un\u2019ovviet\u00e0, ma insegnare oggi la storia svizzera \u2013 storia che non pu\u00f2 prescindere da altre \u2018storie\u2019 \u2013 \u00e8 naturalmente difficile. I socialisti ne insegnerebbero una, i liberali un\u2019altra, i radicali un\u2019altra ancora e i democentristi restaurerebbero la storia degli eroici ed elvetici miti. In tal senso, quindi, sarebbe auspicabile che qualcuno si assumesse il rischio e si lanciasse. Stando al citato comunicato dell\u2019ATS, \u00abChristian Berger, segretario generale della Conferenza intercantonale dell\u2019istruzione pubblica (CIIP) della Romandia e del Ticino, non esclude cambiamenti con l\u2019accordo HarmoS\u00bb, il nuovo concordato per l\u2019armonizzazione dei sistemi scolastici elvetici che dovrebbe farsi concretamente sentire tra non molto. Il che, tutto sommato, non sarebbe un male: dato per scontato che un programma di storia univoco per tutto il Paese darebbe certamente la stura a una bella polemicona, sarebbe un valido segnale che la Conferenza svizzera dei Direttori cantonali della pubblica educazione non si occupa solo di matematica, scienze e lingue straniere.<br \/>\nIl problema, semmai, \u00e8 che l\u2019insegnamento della storia, dall\u2019elementare in su, \u00e8 andato in crisi gi\u00e0 quarant\u2019anni fa. Forse qualcuno ricorder\u00e0 che il \u201968 aveva fatto strame dei precetti in vigore fino ad allora. Giustamente, almeno per molti versi, erano stati messi al rogo tanti miti, quali Guglielmo Tell, il giuramento del Gr\u00fctli, Arnold von Winkelried, la zuppa di Kappel, \u2026 Alla storia delle date e degli eroi da mandare a memoria, si era tentato di sostituire la storia degli Uomini, da capire e da scoprire. La svolta, tuttavia, \u00e8 incappata in un colpevole ammanco pedagogico e didattico: pedagogico, perch\u00e9 non si \u00e8 pi\u00f9 stati in grado di operare responsabilmente delle scelte di contenuto; didattico, perch\u00e9 a furia di tentare percorsi indiziari \u2013 neanche gli allievi dovessero trasformarsi in tanti piccoli Sherlock Holmes dell\u2019indagine storica \u2013 la storia non la sa pi\u00f9 raccontare nessuno. Il risultato \u00e8 un tragico deficit di conoscenze che permea tutte le generazioni dell\u2019ultimo mezzo secolo.<br \/>\nLa denuncia di \u00abDiscours Suisse\u00bb, dunque, pu\u00f2 rappresentare il pi\u00f9 classico dei sassi nello stagno, a condizione di non nascondersi dietro il solito dito per fingere sorpresa e affermare che \u2018Tout va bien, madame la marquise\u2019: perch\u00e9 \u00e8 vero che in tutti i programmi scolastici svizzeri \u2013 e sono tanti! \u2013 vi \u00e8 uno spazio dignitoso per la storia, non solo svizzera; ma \u00e8 altrettanto vero che, come spesso succede, tra le buone intenzioni e la realt\u00e0 c\u2019\u00e8 un fossato pi\u00f9 o meno largo e profondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDiscours Suisse\u00bb, che non \u00e8 il solito \u2018Think tank\u2019 legato agli ambienti economici che contano, bens\u00ec un progetto sostenuto dall\u2019Ufficio federale della cultura, ha lanciato l\u2019allarme a fine dicembre: l\u2019insegnamento della storia svizzera \u00e8 in crisi nei quattro angoli del Paese. 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