{"id":540,"date":"2008-10-29T21:51:09","date_gmt":"2008-10-29T22:51:09","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=540"},"modified":"2018-03-18T18:50:57","modified_gmt":"2018-03-18T17:50:57","slug":"cera-una-volta-la-pedagogia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/cera-una-volta-la-pedagogia\/","title":{"rendered":"C\u2019era una volta la pedagogia. E adesso?"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019altra voce, autorevole e chiara, si \u00e8 levata recentemente per ribellarsi alla pochezza e alla sterilit\u00e0 della formazione pedagogica cui si deve sottoporre oggi il neo-laureato che intende dedicarsi all\u2019insegnamento. Sul \u00abCorriere del Ticino\u00bb del 12 gennaio scorso, il Prof. Stefano Barelli se la prende senza mezzi termini con l\u2019imperialismo pedagogico, unilaterale e insensibile alle critiche, che permea oggi la formazione professionale dei giovani insegnanti della scuola media o di quella media superiore. \u00abNon \u00e8 possibile in questa sede \u2013 scrive il Prof. Barelli \u2013 presentare con esaustivit\u00e0 ci\u00f2 che viene negato ai docenti in formazione: con il rischio dell\u2019eccessiva semplificazione, baster\u00e0 dire che il riferimento di fondo va al cosiddetto cognitivismo di seconda generazione, e in particolare alla corrente costruttivista\u00bb, una moda piuttosto tecnocratica che, da circa un ventennio, detta legge un po\u2019 in tutti gli istituti di formazione degli insegnanti.<br \/>\nNon ho nulla, di per s\u00e9, contro il socio-costruttivismo, un\u2019area delle scienze dell\u2019educazione che pu\u00f2 concorrere alla comprensione dei fenomeni educativi \u2013 ma che, detto per inciso, oggi costituisce l\u2019unico asse portante della formazione di tutti gli insegnanti, e non solo di quelli che giungono dalle universit\u00e0. Il problema, dunque, \u00e8 che in molteplici situazioni tale approccio ha sostituito e annullato decenni di riflessioni e di esperienze sull\u2019educazione che hanno pur lasciato segni positivi e tangibili. Non sono tra quelli che reputano che basti \u00absapere le cose\u00bb per poterle insegnare, affermando implicitamente che pi\u00f9 e meglio si conosce una disciplina, pi\u00f9 e meglio si sar\u00e0 in grado di insegnarla. Si tratta di un assunto che poteva forse funzionare in qualche liceo d\u2019altri tempi, quando al liceo accedevano solo i figli di alcune cerchie privilegiate; tant\u2019\u00e8 che la pedagogia classica nasce proprio come tentativo di educare e istruire i deboli, gli emarginati, i poveri: si pensi agli orfani di Johann Heinrich Pestalozzi a Stans o a quelli di Janusz Korczak nella comunit\u00e0 ebrea di Varsavia, al ragazzo selvaggio e ai sordomuti di Jean-Marc Gaspard Itard, ai figli delle classi popolari di Don Lorenzo Milani o di C\u00e9lestin Freinet.<br \/>\nLa storia della pedagogia moderna \u2013 diciamo da Jean-Jacques Rousseau in avanti \u2013 \u00e8 percorsa da una tensione etica e ideale basata sull\u2019educabilit\u00e0 di ogni individuo, indipendentemente dalle sue condizioni sociali, economiche, sessuali o religiose. \u00c8 grazie a quella pedagogia che si sono raggiunti traguardi che ancora cinquant\u2019anni fa sembravano utopici e che sono una delle basi della democratizzazione dell\u2019accesso agli studi: tanto per esemplificare, si pensi che ancora nei primi anni \u201970 gli studenti liceali ticinesi non arrivavano a 900, mentre oggi superano i 4 mila. Nondimeno l\u2019educazione nell\u2019era dello zapping e della cultura del \u00abtutto-e-subito\u00bb, pone problemi inediti, di fronte ad allievi e studenti con crescenti difficolt\u00e0 di attenzione, di concentrazione e di tenacia. Ancor pi\u00f9 che nel passato, dunque, \u00e8 fondamentale che la scuola non sia \u00abindifferente alle differenze\u00bb (Pierre Bourdieu, 1970) e che si batta con fermezza contro ogni forma di darwinismo sociale. La storia della pedagogia \u2013 \u00abRomanzo di formazione\u00bb, come la ritrae il pedagogista Philippe Meirieu \u2013 costituisce un approccio epistemologico fondamentale: perch\u00e9 educare resta una scelta politica forte, anche se in molti istituti di formazione degli insegnanti la dimensione umanista \u00e8 stata vieppi\u00f9 emarginata.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo \u2018Romanzo\u2019 che \u00e8 negato ai docenti in formazione, a favore di un approccio scelto unilateralmente da chi opera oggi nell\u2019ambito delle scienze dell\u2019educazione: un muro di gomma che sembra inespugnabile. Purtroppo la storia della scuola \u00e8 costellata di infatuazioni che hanno lasciato sul campo un ammasso di rovine, senza che nessuno se ne sia mai assunto le responsabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019altra voce, autorevole e chiara, si \u00e8 levata recentemente per ribellarsi alla pochezza e alla sterilit\u00e0 della formazione pedagogica cui si deve sottoporre oggi il neo-laureato che intende dedicarsi all\u2019insegnamento. Sul \u00abCorriere del Ticino\u00bb del 12 gennaio scorso, il Prof. Stefano Barelli se la prende senza mezzi termini con l\u2019imperialismo pedagogico, unilaterale e insensibile alle &hellip; <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/cera-una-volta-la-pedagogia\/\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">C\u2019era una volta la pedagogia. 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