{"id":544,"date":"2008-02-29T21:52:28","date_gmt":"2008-02-29T22:52:28","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=544"},"modified":"2008-02-29T21:52:28","modified_gmt":"2008-02-29T22:52:28","slug":"la-scuola-ticinese-fra-cicli-lunari-e-orbite-solari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-ticinese-fra-cicli-lunari-e-orbite-solari\/","title":{"rendered":"La scuola ticinese fra cicli lunari e orbite solari"},"content":{"rendered":"<p>Neanche il tempo di archiviare le vacanze di carnevale e gi\u00e0 le scuole saranno nuovamente chiuse per Pasqua. Beh, che c\u2019\u00e8 di strano? Da sempre Pasqua cade quaranta giorni dopo il marted\u00ec grasso. Ne consegue che tra le due chiusure vi sono sempre poco pi\u00f9 di cinque settimane di scuola. Il fatto \u00e8 che, quest\u2019anno, a fine marzo si saranno gi\u00e0 esaurite le quattro vacanze canoniche, tanto che il periodo che ci porter\u00e0 al 20 giugno \u2013 ultimo giorno di scuola \u2013 sar\u00e0 il pi\u00f9 lungo dell\u2019anno scolastico, seppur con un mese di maggio costellato di ponti infrasettimanali a distanza ravvicinata. E questo perch\u00e9 le vacanze scolastiche sono intimamente avvinghiate alle festivit\u00e0 religiose. Se le prime due \u2013 autunnali e di Natale \u2013 sembrano coincidere con l\u2019esigenza di creare dei regolari momenti di pausa, le prossime due dipendono invece dagli astri. Quando, come quest\u2019anno, la domenica successiva al primo plenilunio successivo all\u2019equinozio di primavera, che determina il giorno di Pasqua, cade troppo presto, allora avremo le vacanze di carnevale a ridosso di quelle di Natale.<br \/>\nIl meno che si possa dire \u00e8 che un siffatto calendario scolastico \u00e8 poco comprensibile e altrettanto inefficace, almeno dal punto di vista di una logica ripartizione tra i tempi del lavoro e quelli del riposo. Sarebbe quantomeno curioso sapere perch\u00e9 mai le vacanze scolastiche debbano dipendere dai cicli lunari e dalle orbite solari; se non fosse che, con ogni probabilit\u00e0, si tratta unicamente di una scelta di comodo, per non scompaginare la tradizione. Il risultato, rispetto all\u2019anno scolastico, \u00e8 che al posto di avere cinque periodi di scuola di durata pi\u00f9 o meno equivalente \u2013 diciamo attorno alle sette o otto settimane l\u2019uno \u2013 quest\u2019anno ne avremo uno cortissimo (quattro settimane da Natale a carnevale) e uno lunghissimo (quasi dodici settimane da Pasqua a fine anno: per la gioia di chi, dopo il 20 giugno, dovr\u00e0 affrontare anche gli esami). Ma non terrebbe nemmeno la motivazione di un presunto rispetto nei confronti della Cristianit\u00e0 e dei suoi eventi religiosi. A questo proposito, anzi, la Chiesa \u00e8 addirittura pi\u00f9 duttile del nostro Dipartimento, se solo si pensa che quest\u2019anno San Giuseppe non sar\u00e0 festeggiato \u2013 come tradizione vuole \u2013 il 19 marzo, ma il sabato precedente (che non sar\u00e0 tuttavia un giorno festivo). E cosa festeggeranno i ticinesi il 1\u00b0 maggio? L\u2019Ascensione al Cielo di Ges\u00f9 o la pi\u00f9 popolare festa dei Lavoratori? Probabilmente in molti non si cureranno n\u00e9 dell\u2019una, n\u00e9 dell\u2019altra: sar\u00e0 solo il primo giorno di un lungo ponte. In buona sostanza, il terzo comandamento rischia di essere l\u2019unico a fare il pieno di consensi e obbedienza: basta che sia festa, non importa perch\u00e9.<br \/>\nNel XXI secolo sarebbe forse opportuno chinarsi sui tempi della scuola, calendario scolastico compreso. Se in passato vi era un maggiore sincronismo tra mondo della scuola e mondo del lavoro, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Non occorrono grandi doti divinatorie per ipotizzare che un nuovo calendario scolastico che mettesse addirittura in dubbio le date \u00absacre\u00bb di apertura e di chiusura \u2013 inizio settembre e met\u00e0 giugno \u2013 non avrebbe la bench\u00e9 minima possibilit\u00e0 di nascere. Ma ci si potrebbe legittimamente attendere almeno una miglior ripartizione delle pause all\u2019interno di quest\u2019arco temporale, non fosse che per giustificare la necessit\u00e0 di interrompere a scadenze regolari le trentasei settimane e mezza della scuola ticinese, frutto anch\u2019esse della consuetudine. Ci\u00f2 non risponderebbe alle esigenze di un mondo del lavoro sempre pi\u00f9 anarcoide e compulsivo, ma rappresenterebbe un segnale di coerenza verso chi intende piegare sempre pi\u00f9 la scuola alle esigenze del marcato, dettandone i contenuti, i tempi e i compiti. Poi si potrebbe ricominciare a parlare seriamente delle finalit\u00e0 fondatrici della scuola, perch\u00e9 pi\u00f9 il tempo scorre, pi\u00f9 \u00e8 difficile capire dove si situi il confine tra educare e istruire da una parte, e assumere sempre pi\u00f9 compiti di baby sitting dall\u2019altra: tra doposcuola, refezioni, colonie e nidi dell\u2019infanzia il quadro si fa sempre pi\u00f9 confuso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neanche il tempo di archiviare le vacanze di carnevale e gi\u00e0 le scuole saranno nuovamente chiuse per Pasqua. Beh, che c\u2019\u00e8 di strano? Da sempre Pasqua cade quaranta giorni dopo il marted\u00ec grasso. Ne consegue che tra le due chiusure vi sono sempre poco pi\u00f9 di cinque settimane di scuola. 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