{"id":546,"date":"2008-03-12T21:53:13","date_gmt":"2008-03-12T22:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=546"},"modified":"2022-05-08T16:22:39","modified_gmt":"2022-05-08T14:22:39","slug":"ma-e-o-non-e-importante-imparare-bene-litaliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/ma-e-o-non-e-importante-imparare-bene-litaliano\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 o non \u00e8 importante imparare bene l\u2019italiano?"},"content":{"rendered":"<p>Leggo sempre con molto interesse la rubrica \u00abSottobanco\u00bb, che Fabio Pusterla firma sul settimanale \u00abAzione\u00bb. Sul numero 10 di quest\u2019anno, Pusterla si \u00e8 nuovamente soffermato sull\u2019importanza di sostenere l\u2019insegnamento dell\u2019italiano. Dal suo osservatorio di docente al liceo, si chiede retoricamente cosa significhi, nella realt\u00e0 quotidiana, il fatto che \u00abgli studenti, a ogni livello, sembrano oggi possedere un bagaglio linguistico minore di quello dei loro coetanei di venti o trent\u2019anni fa\u00bb, una situazione \u00abcome minimo allarmante\u00bb, che \u00ab\u00e8 stata discussa, studiata, monitorata\u00bb. Portando come esempio la proposta di lettura del \u00abCinque Maggio\u00bb, ben descrive la grande fatica che \u00e8 necessario mettere in conto per aiutare gli studenti a sopperire alle loro manifeste lacune linguistiche e culturali. Esagerato, il prof. Pusterla? No, credibilissimo, se appena si considera che vi sono fior di studenti che entrano all\u2019alta scuola pedagogica con l\u2019ortografia che fa ampiamente cilecca. Che italiano insegneranno mai, una volta diventati maestri?<br \/>\nRicordo che, durante la mia infanzia \u2013 diciamo a cavallo tra l\u2019elementare e il ginnasio \u2013 mi ero divertito molto con letture indimenticabili. Penso su tutte alle \u00abAvventure di Tom Sawyer\u00bb o ai \u00abRagazzi della Via Pal\u00bb, senza ovviamente scordare le stupende storie di London, Verne, Stevenson, Malot, \u2026 La gran parte dei ragazzi di oggi non sono in grado, a quell\u2019et\u00e0, di affrontare da soli \u00abVentimila leghe sotto i mari\u00bb, \u00abKim\u00bb o \u00abDavide Copperfield\u00bb; e quando avranno (forse) raggiunto il livello di competenze linguistiche per percorrere romanzi come questi, cercheranno altre storie, pi\u00f9 adatte alla loro et\u00e0. Ergo: non li leggeranno mai. Nel frattempo si cimenteranno \u2013 si fa ovviamente per dire \u2013 con libri dal contenuto banale e dalla lingua scialba. Cos\u00ec non potranno crescere n\u00e9 linguisticamente, n\u00e9 culturalmente.<br \/>\nSembra evidente che tutta la scuola, dall\u2019elementare al liceo, abbia abbassato le sue pretese sul piano dell\u2019insegnamento dell\u2019italiano. I motivi di talune sciagurate scelte del passato pi\u00f9 o meno recente sono difficili, ma non impossibili, da capire; oggi, poi, ci si mette anche l\u2019editoria, che sforna titoli come noccioline senza curarsi troppo della loro essenza letteraria e pedagogica. Ho un collega, docente di italiano in un istituto terziario, che coltiva un passatempo stupendo: scrive libri per ragazzi. Mi ha raccontato che assai spesso le case editrici chiedono delle revisioni, poich\u00e9 i testi sono giudicati troppo difficili. \u00c8 una corsa al ribasso del tutto incomprensibile, che non permette nemmeno di capire chi, secondo le case editrici, potrebbe non acquistare questi libri perch\u00e9 troppo impegnativi: i maestri o i piccoli lettori?<br \/>\n\u00abInsomma\u00bb conclude Pusterla, \u00abil problema \u00e8 gravissimo, e serve a poco dirsi che interessa l\u2019intero Occidente; il Ticino ha se non altro un vantaggio: \u00e8 piccolo\u00bb. Concordo: se per davvero, al di l\u00e0 degli \u00abalti lai\u00bb, esiste la consapevolezza della drammaticit\u00e0 della situazione, allora non dovrebbe risultare cos\u00ec difficile metterci d\u2019accordo un po\u2019 in fretta e cominciare ad alzare l\u2019asticella, dalla scuola dell\u2019infanzia su su fino al liceo, non certo con l\u2019intento restauratore di selezionare delle \u00e9lite, ma con la dichiarata intenzione di imprimere un\u2019impennata al livello linguistico medio di tutti i nostri allievi e studenti. Per il momento non serve molto: pi\u00f9 che di astruserie didattiche e di complicati piani formativi per gli insegnanti, \u00e8 necessario decidere che la lingua italiana \u00e8 l\u2019asse portante dell\u2019educazione e dell\u2019istruzione dei nostri ragazzi e giovani. Gi\u00e0 questa dichiarazione, se non limitata al novero delle enunciazioni di facciata, sarebbe un potente strumento nelle mani della scuola. In ogni modo non \u00e8 pi\u00f9 ammissibile mettere l\u2019italiano sul mercato della formazione, in balia d\u2019ogni sorta di contrattazione, come se si trattasse di una materia qualsiasi. Perch\u00e9 \u00e8 noto che meglio si legge, si scrive e si parla, meglio si pensa. Oppure \u00e8 proprio questo che darebbe fastidio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggo sempre con molto interesse la rubrica \u00abSottobanco\u00bb, che Fabio Pusterla firma sul settimanale \u00abAzione\u00bb. Sul numero 10 di quest\u2019anno, Pusterla si \u00e8 nuovamente soffermato sull\u2019importanza di sostenere l\u2019insegnamento dell\u2019italiano. 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