{"id":548,"date":"2008-04-01T21:53:47","date_gmt":"2008-04-01T22:53:47","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=548"},"modified":"2008-04-01T21:53:47","modified_gmt":"2008-04-01T22:53:47","slug":"la-scuola-sta-bene-grazie-e-la-para-scuola-che-scricchiola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-sta-bene-grazie-e-la-para-scuola-che-scricchiola\/","title":{"rendered":"La scuola sta bene, grazie. \u00c8 la para-scuola che scricchiola\u2026"},"content":{"rendered":"<p>E cos\u00ec anche la scuola ticinese ha fatto il check up per verificare il suo stato generale di salute. C\u2019\u00e8 voluto molto impegno per costringerla a recarsi dal medico e darsi una controllatina: addirittura una mozione parlamentare. Per\u00f2 alla fine, un paio di anni fa, la vecchia signora s\u2019\u00e8 convinta ed \u00e8 andata dal dottore. E qualche giorno fa lo staff che l\u2019ha analizzata ha presentato anamnesi, diagnosi e prognosi. Oddio, il paziente sta benino, almeno a sentire chi l\u2019ha visitato. Qualche acciacco qua e l\u00e0, ma nulla di che allarmarsi \u2013 eppoi neanche tutti gli esami convergono. Alla sua et\u00e0\u00a0 ci si sarebbe potuti aspettare ben altro. Insomma, la scuola sta abbastanza bene, soprattutto se si considera che non ha pi\u00f9 vent\u2019anni\u2026 \u00c8 la para-scuola, invece, che scricchiola. In particolare, i medici hanno rilevato importanti insufficienze a livello di mensa e di doposcuola.<br \/>\nCerto che il quadro odierno fa un po\u2019 sorridere: i fondatori della scuola pubblica e obbligatoria erano stati confrontati con l\u2019impellenza di convincere le famiglie a mandare i loro pargoli a scuola \u2013 ed \u00e8 da l\u00ec, perlopi\u00f9, ch\u2019\u00e8 nato l\u2019attuale calendario scolastico, attento alle esigenze dell\u2019alpeggio e della transumanza. Non era stato cos\u00ec facile persuadere i genitori dell\u2019epoca, soprattutto quelli delle regioni pi\u00f9 periferiche, che imparare a leggere, scrivere e far di conto poteva essere un bell\u2019investimento per il futuro. In qualche caso, per convincerli, s\u2019era dovuto far ricorso alle minacce e alla polizia. Oggi, invece, quelle medesime famiglie \u2013 fatte le debite proporzioni \u2013 hanno cambiato prospettiva: i figli a casa li vogliono il meno possibile. Eppure, a ben guardare, ci sono dei punti in comune tra quei tempi e l\u2019oggi. Agli albori della scuola pubblica c\u2019era chi strillava perch\u00e9 l\u2019obbligo di frequenza avrebbe tolto braccia importanti al lavoro nei campi, nelle stalle e sugli alpi. Ma lo Stato aveva deciso, pur accettando qualche compromesso. A quasi duecento anni di distanza sono i medesimi gruppi sociali a premere affinch\u00e9 si moltiplichino mense e doposcuola, cos\u00ec che i loro rampolli non siano pi\u00f9 d\u2019impedimento al migliore sviluppo economico.<br \/>\nAddirittura, dal rapporto sulla ricerca\u00a0 si deduce che gi\u00e0 oltre dieci anni fa non erano \u00abunicamente i genitori appartenenti alla classe sociale inferiore ad auspicare l\u2019estensione dei servizi di mensa e doposcuola, ma che tale richiesta [era] condivisa anche da famiglie di origine medio-superiore\u00bb. Ci mancherebbe. Sar\u00e0 anche poco politicamente e sessualmente corretto, ma non sono certamente i genitori delle classi pi\u00f9 disagiate \u2013 che sono statisticamente tanti \u2013 a vagheggiare la doppia occupazione per realizzarsi. Invece molte coppie sono costrette a lavorare come forsennate e, di conseguenza, a trovare una sistemazione per i figli durante gli orari di lavoro, affinch\u00e9 qualcuno possa permettersi l\u2019esatto contrario. Altrimenti detto: provi lei, gentile lettrice ed egregio lettore, a tirare la fine del mese con un\u2019unica occupazione, coi salari che girano e con qualche figlio a carico.<br \/>\nIl bello, tuttavia, deve ancora arrivare. Non ci si scordi che l\u2019anno scolastico dura soltanto 36 settimane e mezza (sic). Ne restano una quindicina da coprire. Per intanto ci si arrabatta tra colonie varie e parenti che, in Spagna, in Portogallo o in Croazia, possano occuparsi dei figli dei camerieri e degli aiuto-cucina durante la lunga estate ticinese. Ma prima o poi la para-scuola dovr\u00e0 cominciare a preoccuparsi anche di tutte quelle settimane di inoperosit\u00e0 scolastica. Per intanto solo alcuni comuni sono costretti a inventarsi spazi \u201csociali\u201d durante le chiusure della scuola. Ma verr\u00e0 il tempo in cui anche i ceti fiscalmente pi\u00f9 attrattivi riterranno un loro diritto la settimana sciistica o le ferie estive senza figli tra i piedi. Cosa c\u2019entri poi la scuola con la para-scuola \u00e8 ancor tutto da stabilire. Per intanto \u00e8 un diversivo emergente; e mentre l\u00e0 fuori il mondo continua a cambiare, la scuola resta avvinghiata alle sue strutture secolari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E cos\u00ec anche la scuola ticinese ha fatto il check up per verificare il suo stato generale di salute. C\u2019\u00e8 voluto molto impegno per costringerla a recarsi dal medico e darsi una controllatina: addirittura una mozione parlamentare. 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