{"id":554,"date":"2008-09-11T21:55:43","date_gmt":"2008-09-11T22:55:43","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=554"},"modified":"2016-04-16T16:40:24","modified_gmt":"2016-04-16T14:40:24","slug":"scolarizzazione-precoce-tra-obbligo-e-facolta-di-scelta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/scolarizzazione-precoce-tra-obbligo-e-facolta-di-scelta\/","title":{"rendered":"Scolarizzazione precoce tra obbligo e facolt\u00e0 di scelta"},"content":{"rendered":"<p>HarmoS sta irritando molti svizzeri. Da qualche mese in diversi cantoni si sono aperte le danze attorno all\u2019Accordo intercantonale sull\u2019armonizzazione della scuola obbligatoria \u2013 HarmoS, appunto \u2013 approvato un anno fa dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). A far discutere, per ora, \u00e8 l\u2019anticipo dell\u2019et\u00e0 per iniziare la scuola obbligatoria, prescritto a quattro anni. L\u2019iter per far s\u00ec che l\u2019accordo vada in porto \u00e8 ancora lungo e non certo privo d\u2019intoppi. Intanto i diversi parlamenti lo dovranno approvare o respingere. Ma ovviamente dietro ogni voto vi sar\u00e0 spesso in agguato il referendum. Ad esempio alcuni cantoni dovranno presto recarsi alle urne per assecondare il proprio parlamento, o per sconfessarlo.<br \/>\nNel nostro cantone sembrava che l\u2019anticipo dell\u2019et\u00e0 obbligatoria per iniziare la scuola non dovesse porre problemi, dato che da noi c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 gi\u00e0 da decenni di iniziare anche prima, a tre anni. Tant\u2019\u00e8 vero che pressoch\u00e9 tutti i bimbi di quattro e cinque anni frequentano la scuola dell\u2019infanzia, mentre quelli di tre anni, a volte non accolti per motivi di spazio, raggiungono in ogni caso percentuali di tutto rispetto. Eppure da qualche mese anche in Ticino ha cominciato a circolare qualche perplessit\u00e0. Ma come \u2013 sembrano dire gli scettici \u2013 gi\u00e0 lo Stato sottrae i figli alle famiglie a sei anni, e ora si vogliono addirittura aggiungere altri due anni di vincolo statale? Sembrerebbe insomma che questo continuo allungare le mani sui bambini per toglierli sempre pi\u00f9 presto alle famiglie sia vissuto, almeno da taluni, come una pericolosa ingerenza nelle competenze dei genitori, che si vedrebbero sempre pi\u00f9 impotenti nelle scelte educative dei propri figli.<br \/>\nPer certi versi il dissenso, detto cos\u00ec, fila via liscia come l\u2019olio. \u00c8 pur vero che con sempre maggiore insistenza molti chiedono a gran voce che la cellula primaria della nostra societ\u00e0 \u2013 la famiglia, appunto \u2013 torni a rivestire quel ruolo fondamentale per la costruzione di un sistema di valori ispirato alla migliore tradizione democratica (e per taluni anche cristiana). E non \u00e8 certo allontanando i figli in tenerissima et\u00e0 dalla famiglia che si responsabilizzano padri e madri. Poi, dall\u2019altra parte, numerosi studi in materia di educazione dicono che l\u2019istruzione sempre pi\u00f9 precoce \u00e8 un importante investimento sul futuro di molti potenziali scienziati e letterati. Mancano comunque, almeno sino ad ora, prove sicure.<br \/>\nMa non si pu\u00f2 nemmeno tralasciare il fatto che negli ultimi decenni l\u2019educazione di piccoli e grandi \u00e8 passata di mano: dalle scelte consapevoli di genitori in chiaro sul loro ruolo educativo, il testimone si \u00e8 trasferito alla TV e ai media elettronici in generale. Da quando i bambini sono diventati un soggetto commerciale di enorme rilevanza economica, sono aumentati a dismisura, e in modo assolutamente incontrollato, i canali televisivi, coi loro quiz, i giochini scemi che possono arricchirti in un attimo, i telefilm insulsi. E, naturalmente, i maghi della persuasione occulta si sono moltiplicati come insetti da laboratorio genetico.<br \/>\nChe fare, dunque? Certamente vi saranno famiglie che possono fare a meno della scuola per crescere bene i loro figli e per insegnar loro l\u2019arte di comunicare sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0. Per loro lo statu quo \u00e8 il migliore dei mondi possibili: se voglio posso mandare mio figlio all\u2019asilo, ma non devo. Nel contempo \u2013 detto di transenna \u2013 crescono, anche da quelle stesse famiglie, le richieste di potenziamento delle strutture scolastiche di accoglienza (vedi nidi dell\u2019infanzia, servizi di refezione, doposcuola): e a questo livello pare lampante almeno una buona dose di incoerenza. Eppoi: siamo sicuri che la scuola sia in grado di opporsi allo strapotere dei massmedia, della creazione di bisogni fittizi, del consumo sempre pi\u00f9 massiccio dell\u2019utile e dell\u2019inutile? Guardando l\u2019evoluzione degli ultimi trent\u2019anni non si direbbe proprio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>HarmoS sta irritando molti svizzeri. Da qualche mese in diversi cantoni si sono aperte le danze attorno all\u2019Accordo intercantonale sull\u2019armonizzazione della scuola obbligatoria \u2013 HarmoS, appunto \u2013 approvato un anno fa dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE). 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