{"id":5701,"date":"2022-04-20T18:13:19","date_gmt":"2022-04-20T16:13:19","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=5701"},"modified":"2022-05-26T17:47:30","modified_gmt":"2022-05-26T15:47:30","slug":"lettera-a-un-professore-di-didattica-dellitaliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/lettera-a-un-professore-di-didattica-dellitaliano\/","title":{"rendered":"Lettera a un professore di didattica dell\u2019italiano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5698 size-large\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350-1024x61.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"28\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350-1024x61.jpg 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350-300x18.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350-768x46.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350-600x36.jpg 600w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Simone-64-e1650468600350.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/p>\n<p>Caro professor Fornara,<\/p>\n<p>ho letto il suo libro <em>Lettere a una maestra,<\/em> l\u2019ho finito da un po\u2019, ma volevo pensarci bene prima di scriverle queste brevi note. Ci conosciamo ormai da diversi anni, sa bene che non mi sono mai occupato in maniera approfondita di didattica, bench\u00e9 si tratti naturalmente di un complesso di conoscenze che fa parte della \u201ccassetta degli attrezzi\u201d di ogni insegnante. Quando seguii la mia formazione di base non c\u2019erano le didattiche disciplinari, sostituite dalla didattica generale e da tanti \u201cconsigli pratici\u201d da parte dei nostri assistenti di didattica. In tal senso la nostra \u00abBibbia\u00bb era un volume pubblicato da Armando Armando Editore nel 1968 (la mia copia \u00e8 del 1970, V ristampa), col titolo <em>Nuove lezioni di didattica, <\/em>autore <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Robert_Dottrens\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Robert Dottrens<\/a>; per la cronaca, l\u2019edizione originale, <em>\u00c9duquer et instruire,<\/em> \u00e8 del 1966 (Unesco\/Nathan, Parigi). Chiss\u00e0 perch\u00e9 i titoli tradotti in Italia sono spesso ben diversi dagli originali; il cinema, a questo riguardo, offre esempi spassosi.<\/p>\n<p>Ma, per chiarirci, in quei primi anni \u201970 del secolo scorso avevamo superato da un pezzo la preistoria della pedagogia, della didattica e delle cosiddette scienze dell\u2019educazione. Tutt\u2019al pi\u00f9 continuo a credere che, per tanti versi, la scuola reale, quella di tutti i giorni, non \u00e8 cambiata molto nei decenni, ma questo \u00e8 naturalmente un altro discorso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5699\" aria-describedby=\"caption-attachment-5699\" style=\"width: 186px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5699 size-medium\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117-186x300.jpg\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117-186x300.jpg 186w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117-634x1024.jpg 634w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117-768x1241.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117-600x970.jpg 600w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Licenza-09-117.jpg 928w\" sizes=\"auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5699\" class=\"wp-caption-text\">Un\u2019immagine di Simone Fornara, presidente della giuria e scrittore ospite della III edizione del \u00abPremio Luca Franscella\u00bb, concorso di scrittura per gli allievi di 5\u00aa elementare delle scuole comunali di Locarno, quell\u2019anno sul tema \u00abScrivo per ricordare\u00bb. \u00c8 il 12 giugno del 2009 ed eravamo nella corte interna del castello visconteo di Locarno, durante la cerimonia di consegna delle licenze e la premiazione del concorso.<\/figcaption><\/figure>\n<p>La lunga premessa, tuttavia, \u00e8 per sottolineare che non ho i numeri per entrare nel merito scientifico dei tanti capitoli che lei ha toccato lungo le diciotto <em>Lettere a una maestra sull\u2019insegnamento (non solo) dell\u2019italiano.<\/em> Cos\u00ec la mia lettura si \u00e8 arricchita \u2013 forse, per taluni, sarebbe stata viziata \u2013 con diversi rimandi, del tutto personali, mi creda, all\u2019opera di alcuni grandi protagonisti della storia della pedagogia che lei ha citato: in ordine di apparizione sono Mario Lodi, Alberto Manzi, don Milani, Gianni Rodari, Jerome Bruner e Lev Vygotskij.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ho letto io \u2013 ma sono sereno, non ho fatto una lettura sviata da pregiudizi \u2013 mi porta a condividere con un certo entusiasmo la didattica dell\u2019italiano che ha in mente lei. Vorrei che tutte le didattiche avessero in comune la tensione etica che mette al primo posto ci\u00f2 che gli allievi imparano, piuttosto che la loro riuscita scolastica, che \u00e8 tutt\u2019altra cosa. Le sue proposte sono davvero impregnate di quella <em>scuola attiva<\/em> che rimanda a Lodi, Manzi, Milani, Rodari (aggiungerei C\u00e9lestin Freinet, tra i tanti), un approccio basato sulla mobilitazione dell\u2019allievo, ma anche sulla cooperazione tra allievi. \u00c8 una didattica, quella delle <em>lettere a una maestra,<\/em> che chiama a gran voce la scuola attiva, anche grazie a quel \u00abnon solo\u00bb che lei ha messo tra parentesi nel sottotitolo.<\/p>\n<p>Il mio timore \u00e8 che questo affascinante approccio didattico inciampi in qualche vecchia pedagogia poco differenziata, individualista, selettiva, competitiva \u2013 una pedagogia \u201cbancaria\u201d, per dirla con Paulo Freire. Negli anni ho visto passare tante didattiche, ognuna pi\u00f9 magica e miracolosa della precedente. La didattica che lei propone con queste lettere \u00e8 impegnativa. Per rispettarne il senso non la si pu\u00f2 uniformare, con il vecchio e ambiguo slogan delle \u201cpari opportunit\u00e0\u201d. Ha scritto il sociologo Walo Hutmacher:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #808080;\"><em><br \/>\nLes politiques d\u2019\u00e9galit\u00e9 des chances n\u2019ont pas r\u00e9duit les in\u00e9galit\u00e9s de r\u00e9sultat, comme la recherche le montre depuis des ann\u00e9es et l\u2019enqu\u00eate internationale PISA une fois de plus. En comparaison internationale, au terme de la scolarit\u00e9 obligatoire, en moyenne, les niveaux de comp\u00e9tences math\u00e9matiques des jeunes Suisses sont bons, la \u2028culture scientifique\u2028est moyenne, les comp\u00e9tences lectrices plut\u00f4t m\u00e9diocres. A c\u00f4t\u00e9\u2028 des moyennes, il faut \u2028aussi regarder les disparit\u00e9s. Parmi les pays europ\u00e9ens, la Suisse se caract\u00e9rise par des disparit\u00e9s particuli\u00e8rement fortes, dans l\u2019absolu et entre classes sociales. Et l\u2019OCDE d\u2019insister sur le r\u00f4le que joue chez nous le caract\u00e8re s\u00e9paratif du secondaire I. Elle met aussi en exergue les r\u00e9sultats de pays qui (\u2026) visent explicitement non pas l\u2019\u00e9galit\u00e9 des chances, mais l\u2019\u00e9galit\u00e9 des r\u00e9sultats \u00e0 un niveau \u00e9lev\u00e9. Ils y r\u00e9ussissent avec les m\u00eames objectifs d\u2019apprentissage renon\u00e7ant \u00e0 toute division sociale ou culturelle avant la fin de la scolarit\u00e9 obligatoire.<\/em><\/span><\/p>\n<p>Il paradosso \u00e8 tutto nell\u2019istituzione in cui lei opera. A met\u00e0 degli anni \u201980 nacque la magistrale post liceale, a cui seguirono l\u2019ASP e, oggi, il DFA della SUPSI. La storia delle idee pedagogiche ha perso di importanza (eufemismo). Nei miei anni la chiamavamo <em>pedagogia,<\/em> si parlava di Rousseau, Clapar\u00e8de, Dewey, Bruner\u2026<\/p>\n<p>Continuo a credere che nella Scuola ci debba essere una gerarchia di valori, conoscenze e competenze che non pu\u00f2 essere modificata a seconda dei bisogni della politica e dell\u2019economia. O viceversa. In vetta devono restare gli aspetti istituzionali, etici e deontologici. Da questi discendono le scelte pedagogiche e quelle didattiche: scegliere se educare o selezionare, se istruire o orientare per rispondere al mondo del lavoro, se inserire gli allievi dentro la curva di Gauss o se mirare all\u2019equit\u00e0 dei risultati ad alto livello.<\/p>\n<p>Senza queste scelte \u2013 concrete, oltre gli slogan \u2013 tutto diventa vacuo.<\/p>\n<p>In ogni modo: complimenti per le sue <em>Lettere a una maestra<\/em>. Sono lettere profonde. Se saranno travisate o svuotate per mezzo di scelte pedagogiche sballate non sar\u00e0 un suo problema. Ormai viviamo questi tempi. Un giorno o l\u2019altro bisogner\u00e0 ricominciare a parlare di pedagogia con i futuri insegnanti.<\/p>\n<p>La saluto cordialmente, e pedagogicamente attivo.<\/p>\n<p>AT<\/p>\n<p>P. S. Non mi spaventa fa parola FINE. La disprezzo.<\/p>\n<hr \/>\n<p>La citazione di Walo Hutmacher \u00e8 tratta dall&#8217;articolo \u00abR\u00e9clamer l\u2019\u00e9galit\u00e9 des chances, c\u2019est s\u2019emp\u00eacher de viser l\u2019\u00e9galit\u00e9 des r\u00e9sultats \u00e0 un niveau \u00e9lev\u00e9\u00bb, in <em>\u00c9ducateur &#8211; Les b\u00e2tisseurs du \u00absi\u00e8cle de l\u2019enfant\u00bb <\/em>|<em> Cent ans de recherches et d\u2019innovations p\u00e9dagogiques,<\/em> Numero speciale nel centenario di fondazione dell\u2019Institut Jean-Jacques Rousseau, 24.02.2012.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Ecco un esempio spassoso di titoli del cinema in traduzione italiana. <i>Domicile conjugal,<\/i> film di Fran\u00e7ois Truffaut del 1970, usc\u00ec in Italia col titolo <em>Non drammatizziamo&#8230; \u00e8 solo questione di corna. <\/em>Tanto per dirne una.<\/p>\n<hr \/>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-5696 \" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lettere-a-una-maestra-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"58\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lettere-a-una-maestra-195x300.jpg 195w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lettere-a-una-maestra-665x1024.jpg 665w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lettere-a-una-maestra-600x924.jpg 600w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lettere-a-una-maestra.jpg 756w\" sizes=\"auto, (max-width: 58px) 100vw, 58px\" \/>SIMONE FORNARA, <em>Lettere a una maestra &#8211; Sull\u2019insegnamento (non solo) dell\u2019italiano,<\/em> 2021, Einaudi ragazzi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro professor Fornara, ho letto il suo libro Lettere a una maestra, l\u2019ho finito da un po\u2019, ma volevo pensarci bene prima di scriverle queste brevi note. 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