{"id":583,"date":"2009-01-08T15:19:52","date_gmt":"2009-01-08T16:19:52","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=583"},"modified":"2016-01-22T22:42:26","modified_gmt":"2016-01-22T21:42:26","slug":"la-missione-culturale-della-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-missione-culturale-della-scuola\/","title":{"rendered":"La missione culturale della scuola"},"content":{"rendered":"<p>Ancora pochi anni fa c\u2019era chi si scandalizzava se un ragazzetto non sapeva dove si trovasse l\u2019Adula o se non aveva nessuna idea di cosa fossero il patto di Torre o il giuramento del Gr\u00fctli. Oggi se ne parla ancora in alcune aule scolastiche, ma sembra evidente che la storia e la geografia \u2013 per non parlare di altre discipline ancor pi\u00f9 \u201cinutili\u201d, quali la filosofia o la musica \u2013 non appartengono pi\u00f9 al gotha della cultura scolastica, soppiantate dalle lingue due e tre, nonch\u00e9 dalle scienze pi\u00f9 o meno esatte. Che poi i nostri giovani non brillino per le loro straordinarie competenze in questi ambiti poco importa. La vecchia storia e l\u2019ancor pi\u00f9 vetusta geografia sono state scalzate da tematiche ben pi\u00f9 urgenti ed emergenti, legate in particolare all\u2019accresciuta ampiezza del mondo, alla rapidit\u00e0 e alla complessit\u00e0 dei rapporti sociali e ai profondi cambiamenti socio-culturali intervenuti anche a livello locale, messi in evidenza dalla presenza in tanti comuni di una percentuale elevata di persone di altre lingue, altre religioni, altri usi e costumi. Ecco allora che, a partire da qualche parola magica, come integrazione e accoglienz, ci si \u00e8 lanciati in decine di proposte didattiche che dovrebbero mettere le nuove generazioni in grado di conoscere gli altri, di capirli e di rispettarli. Anche in questo caso il fatto che di risultati non se ne vedano molti sembra non destare troppe preoccupazioni.<br \/>\nIntanto fuori dalle aule scolastiche non si sta certo con le mani in mano. L\u2019educazione dipende sempre pi\u00f9 dallo spettacolo offerto dalla quotidianit\u00e0 e amplificato dai mass media, apparentemente senza un obiettivo preciso, ma con un miscuglio caotico di intrattenimento, informazione e stimolo al consumo, dentro un sistema di valori banali e frivoli. In tale contesto i due sistemi educativi \u2013 quello scolastico e quello della comunit\u00e0 nel suo insieme \u2013 si ignorano reciprocamente, anche se il primo non se lo potrebbe permettere. E allora, che fare? Ha scritto il pedagogista Philippe Meirieu: \u00abTra gli elementi determinanti [di tale situazione], occorre sicuramente confermare la scomparsa del consenso su ci\u00f2 che conviene insegnare. Un tempo era scontato che accanto all\u2019educazione familiare, che funzionava largamente per imitazione, la Scuola doveva trasmettere \u2018le belle cose ereditate dalla storia degli uomini\u2019. Ma sappiamo bene che tale evidenza \u00e8 andata in frantumi. L\u2019idea stessa che sia necessario insegnare \u2018il bello\u2019 non trova pi\u00f9 consensi: l\u2019utile l\u2019ha rimpiazzato massicciamente. Ridotta dall\u2019utilitarismo contemporaneo al rango di \u2018competenze funzionali\u2019, la cultura scolastica si dissolve cos\u00ec in una moltitudine di savoir-faire senz\u2019altra legittimit\u00e0 che una pertinenza inevitabilmente provvisoria, incerta e, dunque, perfettamente discutibile\u00bb (Le ma\u00eetre, serviteur public, 2008).<br \/>\nAnalogamente \u00e8 sotto gli occhi di tutti che la frammentazione dell\u2019insegnamento da un lato e, dall\u2019altro, la socializzazione-educazione trattata in termini universalistici e separata dalle discipline, quasi si trattasse essa stessa d\u2019una materia di studio autonoma, ha portato alla diffusa ignoranza d\u2019oggigiorno e al dileggio reiterato di chi non \u00e8 come noi e non la pensa come noi. Osserva ancora Meirieu: \u00ab\u00c8 impossibile \u2018educare-socializzare\u2019 sul nulla. La socializzazione si realizza a partire dagli apprendimenti scolastici e per il loro tramite\u00bb. Insomma: la sopravvivenza della scuola con le finalit\u00e0 definite dalla sua specifica legge deve passare per forza di cose attraverso il recupero della sua missione culturale, una missione al servizio della democrazia. \u00c8 un problema politico, dei politici, ma anche degli uffici dipartimentali, dell\u2019alta scuola pedagogica e di tutti i cittadini che hanno a cuore il nostro futuro. Forse l\u2019attuale periodo che vede per lo meno un po\u2019 in affanno i meno-statisti e i fanatici del mercato che sistema ogni cosa potrebbe contribuire a rilanciare, attraverso la pedagogia, una scuola pi\u00f9 attenta ai suoi obiettivi fondamentali. Da che parte vogliamo cominciare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora pochi anni fa c\u2019era chi si scandalizzava se un ragazzetto non sapeva dove si trovasse l\u2019Adula o se non aveva nessuna idea di cosa fossero il patto di Torre o il giuramento del Gr\u00fctli. 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