{"id":587,"date":"2009-02-28T15:21:26","date_gmt":"2009-02-28T16:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=587"},"modified":"2009-02-28T15:21:26","modified_gmt":"2009-02-28T16:21:26","slug":"questa-scuola-malata-specchio-della-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/questa-scuola-malata-specchio-della-societa\/","title":{"rendered":"Questa scuola malata, specchio della societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019editore locarnese Armando Dad\u00f2 ha recentemente parlato delle \u00abMalattie della scuola\u00bb in un articolo sul Giornale del Popolo. Citando a piene mani uno scritto del politologo Giovanni Sartori, che si era espresso mesi prima sul Corriere della Sera, Dad\u00f2 si chiede, retoricamente, se anche la scuola ticinese ricalchi i gravi malanni tratteggiati dall\u2019illustre professore italo-americano: il sessantottismo funesto, che \u00abcavalcando la tigre dell\u2019antielitismo, ha distrutto il principio del merito producendo la \u2018societ\u00e0 del demerito\u2019 che premia i peggiori e gli incapaci a danno dei competenti e dei migliori\u00bb. Poi \u00abil progressivismo pedagogico, che ha infestato tutta la disciplina\u00bb. Infine la cosiddetta democratizzazione degli studi, che ha contribuito a creare una societ\u00e0 parassitaria dove tutti vorrebbero laurearsi e che \u00abalimenta la insensata corsa universale al \u2018pezzo di carta\u2019 del titolo universitario\u00bb. Dal canto suo Dad\u00f2, per completare il quadro, aggiunge i molti allievi che arrivano da altre parti del mondo, lo sfascio di molte famiglie, i disastri televisivi e di altri mezzi elettronici e la diffusione sempre pi\u00f9 allargata di droga e alcool.<br \/>\nUn quadretto non proprio bucolico, quello tratteggiato da Sartori e ritoccato da Dad\u00f2: \u00e8 vero che il \u201968, in tal senso, rappresenta una sorta di demarcazione tra un prima e un dopo, che tuttavia ha investito la societ\u00e0 tutta. Sarebbe ingeneroso, oltre che falso, affermare o \u2013 peggio ancora \u2013 credere sul serio che il dopo sia stato progettato e realizzato dalla scuola. La benemerita istituzione, lo si voglia o no, \u00e8 specchio della propria societ\u00e0, tanto che i malanni di cui soffre riflettono pari pari quelli che affliggono il nostro vivere. Il problema, semmai, \u00e8 che le distanze generazionali \u2013 cio\u00e8 le differenze culturali da una generazione a quella successiva \u2013 si sono incredibilmente ampliate in meno di cinquant\u2019anni, grazie in parte a un autoritarsimo che, per buona sorte, \u00e8 scemato pian piano a partire dagli anni \u201970, e in altra parte alla formidabile accelerazione delle forme di comunicazione di massa, dapprima con l\u2019espansione dei tradizionali media elettronici e poi con l\u2019informatica, che si \u00e8 ormai impadronita di ogni anfratto della nostra quotidianit\u00e0. Non si scordi, per fare qualche esempio, che ancora nei primi anni \u201980 era difficile telefonare dalla Sardegna al Ticino, alla faccia dei telefonini di oggi. E nemmeno ci si dimentichi che il primo Macintosh, vera chiave di volta della diffusione dell\u2019informatica, ha visto la luce solo venticinque anni fa\u2026 Se oggi, dunque, siamo al caos sociale e al disorientamento che accomuna un po\u2019 tutti, non si pu\u00f2 incolpare la scuola. Chiss\u00e0, insomma, se il prof. Sartori, e con lui l\u2019editore Dad\u00f2, guardano la televisione, leggono i giornali e seguono anche solo distrattamente le cronache politiche? Anche quella \u00e8 pedagogia. Anche i giornali, la televisione e i politici educano i cittadini.<br \/>\nQuanto al \u00abprogressivismo pedagogico\u00bb buttato l\u00ec da Sartori come un\u2019ingiuria, occorrerebbe capire a cosa ci si riferisce. Rammento che Pestalozzi, che con la sua \u00abLettera ad un amico sul proprio soggiorno a Stans\u00bb impresse, oltre due secoli fa, una svolta radicale al pensiero pedagogico attuale, \u00e8 pi\u00f9 facile trovarlo sui nomi delle strade che non dentro le aule scolastiche. Il capostipite della pedagogia moderna e i tanti discendenti \u2013 da Dewey a Freinet, da Korczak a Freire, da Clapar\u00e8de a Don Milani, alla nostra Boschetti-Alberti \u2013 non hanno mai attecchito, anche perch\u00e9 quasi sempre invisi ai poteri che si sono succeduti nel tempo. Poi bisogna pur dire che questo fondamentale patrimonio pedagogico sta vieppi\u00f9 svanendo, vittima di una societ\u00e0 contraddistinta dal tutto e subito, dalla compulsione al consumo e dall\u2019edonismo. Eppure Pestalozzi &amp; co. anelavano a educare e istruire anche coloro che pi\u00f9 li detestavano, gli anelli pi\u00f9 deboli della societ\u00e0, quelli che della scuola proprio se ne fanno un baffo: il che non significa certo progettare la \u00absociet\u00e0 del demerito\u00bb, anzi! Quella, semmai, \u00e8 una creatura moderna, vittima di scelte politiche sciagurate: le malattie delle scuola, insomma, si nutrono dell\u2019aria pestilenziale che si respira.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019editore locarnese Armando Dad\u00f2 ha recentemente parlato delle \u00abMalattie della scuola\u00bb in un articolo sul Giornale del Popolo. 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