{"id":591,"date":"2009-04-22T15:22:46","date_gmt":"2009-04-22T16:22:46","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=591"},"modified":"2016-04-26T12:39:35","modified_gmt":"2016-04-26T10:39:35","slug":"harmos-accordi-disaccordi-e-indifferenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/harmos-accordi-disaccordi-e-indifferenza\/","title":{"rendered":"HarmoS: accordi, disaccordi e indifferenza"},"content":{"rendered":"<p>Quasi mezza Svizzera ci applaude. L\u2019altra met\u00e0 non si sa. Ci voleva la ratifica di dieci cantoni per far decollare HarmoS, l\u2019accordo intercantonale sull\u2019armonizzazione della scuola obbligatoria e il Gran Consiglio ticinese, appunto, ha dato il suo placet il 17 febbraio. La raccolta di firme per sottoporre il voto del parlamento al popolo, lanciata dal \u00abNoce\u00bb del sindaco di Bellinzona insieme ai giovani UDC e al sindacato studenti e apprendisti, \u00e8 stato sepolto da una sonora risata: un migliaio le firme raccolte, contro le settemila richieste, senza che la piazza riuscisse minimamente a scaldarsi. Ora, dunque, in quattro cantoni svizzero-tedeschi, in quattro cantoni romandi, in Vallese e in Ticino l\u2019accordo, che prima o poi dovr\u00e0 pur diventare nazionale, entrer\u00e0 nella sua fase operativa, anche se sul lungo termine \u00e8 difficile ipotizzare come sar\u00e0 possibile mettere d\u2019accordo tutti i ventisei cantoni e semi-cantoni senza troppo stemperare i contenuti dell\u2019intesa. Al momento attuale gi\u00e0 tre cantoni e mezzo l\u2019hanno respinta in votazione popolare; si voter\u00e0 invece a Berna e a Zugo, mentre a Friborgo il termine per la raccolta delle firme \u00e8 scaduto nei giorni scorsi. Mancano comunque all\u2019appello in nove, tra cantoni e semi-cantoni: come si vede, per intanto imperversa il disaccordo. Viene poi da sorridere a immaginare cosa far\u00e0 la Confederazione quando tutti si saranno espressi e sar\u00e0 chiara la geografia degli integrati e degli autonomisti: perch\u00e9 \u00e8 giusto ricordare che la Berna federale potr\u00e0 obbligare i cantoni riottosi ad aderire alle convenzioni intercantonali, anche se occorrer\u00e0 far s\u00ec che la nuova zuppa di Kappel non risulti indigesta e annacquata, rischiando di vanificare l\u2019ambizioso patto.<br \/>\nFino ad oggi HarmoS non ha infiammato pi\u00f9 di tanto noi ticinesi. Gi\u00e0 dai blocchi di partenza abbiamo ottenuto qualche favore, come la possibilit\u00e0 di mantenere la nostra scuola elementare di cinque anni e la media di quattro. L\u2019altra Svizzera italiana, quella grigionese, si \u00e8 gi\u00e0 tirata fuori, a rimorchio del suo cantone, che ha bocciato l\u2019accordo in votazione popolare a fine novembre. Per chi ha aderito ad HarmoS ci sono per ora solo due paletti ben chiari: che la scuola dell\u2019obbligo durer\u00e0 due anni in pi\u00f9 e che la data di riferimento per il debutto sar\u00e0 il 31 luglio per tutti (o, almeno, per chi avr\u00e0 deciso di far parte dell\u2019Elvezia armonizzata). Si tratter\u00e0 ora di capire in che misura il nostro cantone, che in pratica \u00e8 anche regione linguistica a s\u00e9 stante, sar\u00e0 in grado di seguire i dettami di HarmoS senza uscirne con le ossa rotte e magari guadagnando in qualit\u00e0. Dietro l\u2019angolo ci sono la definizione di un piano di studio e gli standard nazionali di formazione. A differenza delle altre regioni linguistiche noi non dovremo andare alla ricerca di nuovi accordi e di altri compromessi in vista del piano di studio: si pu\u00f2 immaginare che ci terremo i nostri programmi e amen. Con la trasformazione della scuola dell\u2019infanzia da facoltativa a obbligatoria, sar\u00e0 tuttavia interessante capire da una parte come il carattere vincolante dell\u2019inizio a quattro anni sar\u00e0 interpretato e attuato; dall\u2019altra come gli attuali \u00abOrientamenti programmatici per la scuola dell\u2019infanzia\u00bb si integreranno a pieno titolo nel piano di studio ticinese, affinch\u00e9 l\u2019obbligatoriet\u00e0 votata dal parlamento sia poi in grado di convincere anche quelle famiglie che storcono il naso nel vedersi i figli sottratti precocemente dallo Stato.<br \/>\nQuanto agli standard nazionali di formazione per la scolarit\u00e0 obbligatoria, che riguardano sia le competenze da acquisire (standard di prestazione), che i contenuti di alcuni settori della formazione, si sa che gi\u00e0 ora sono in atto degli scontri accaniti tra le due altre aree linguistiche, ognuna delle quali seriamente intenzionata a promuovere la proprie scelte precedenti. Come si posizioner\u00e0 il Ticino tra questi due fuochi incrociati \u00e8 difficile prevederlo, cullando per\u00f2 la speranza che i nuovi modelli nazionali rappresentino degli strumenti per pilotare il miglioramento costante della scuola e non si limitino a legittimare i risultati esistenti, che \u2013 PISA insegna \u2013 non sempre hanno destato entusiasmo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi mezza Svizzera ci applaude. L\u2019altra met\u00e0 non si sa. Ci voleva la ratifica di dieci cantoni per far decollare HarmoS, l\u2019accordo intercantonale sull\u2019armonizzazione della scuola obbligatoria e il Gran Consiglio ticinese, appunto, ha dato il suo placet il 17 febbraio. 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