{"id":6035,"date":"2023-06-24T19:30:37","date_gmt":"2023-06-24T17:30:37","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=6035"},"modified":"2023-06-26T15:27:21","modified_gmt":"2023-06-26T13:27:21","slug":"la-scuola-come-istituzione-non-come-servizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-come-istituzione-non-come-servizio\/","title":{"rendered":"La scuola come istituzione, non come servizio"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-background\" style=\"background-color: #e3a153; text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #000000;\"> Docenti e allievi, fra piani di studio e pressioni delle famiglie<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Su <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/i-contributi\/i-dibattiti\/1676305\/e-scuola-docenti-situazione-allievi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Regione del 17 giugno<\/a>, Giuseppe Cotti, vicesindaco di Locarno, ha pubblicato un\u2019interessante opinione col titolo \u00abNon esiste scuola senza rispetto\u00bb. Tocca in particolare due temi d\u2019attualit\u00e0. <em>\u00abGli insegnanti<\/em> \u2013 scrive \u2013 <em>si sentono confrontati, con frequenza crescente, con un clima ostile da parte delle famiglie\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Cotti coglie bene uno degli aspetti scatenanti di questo grave malessere che attraversa la scuola, assieme alla sua societ\u00e0 di riferimento: <em>\u00abLa scuola non \u00e8 un buffet \u00e0 la carte n\u00e9 una Landsgemeinde. Non possiamo consentire che venga trattata come un\u2019entit\u00e0 negoziabile in cui selezionare solo gli aspetti che ci soddisfano personalmente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Concordo. Quasi trent\u2019anni fa il pedagogista francese Philippe Meirieu aveva gi\u00e0 lanciato questo monito in un autorevole libro \u2013 <a href=\"https:\/\/www.meirieu.com\/LIVRESEPUISES\/ecoleouguerrecivile.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019\u00e9cole ou la guerre civile<\/em><\/a> (pp. 64-5), titolo quant\u2019altri mai premonitore. <em>\u00abLa scuola<\/em> \u2013 si legge \u2013 <em>deve rinunciare alla gestione giustapposta e conflittuale di milioni di interessi privati; deve tornare a essere un affare pubblico. In altre parole, la scuola non \u00e8 un servizio, \u00e8 un\u2019istituzione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Poi chiariva: <em>\u00abCos\u2019\u00e8 un servizio? \u00c8 un\u2019organizzazione che \u201cfornisce servizi\u201d a un gruppo di persone. La Posta \u00e8 un servizio, come la rete stradale. La qualit\u00e0 di un servizio si misura dalla soddisfazione dei suoi utenti. Tuttavia, in una repubblica, devono esistere almeno tre organizzazioni che sfuggono alla logica del servizio: la giustizia, l\u2019esercito e l\u2019educazione. Queste sono istituzioni. Non si giudicano dalla soddisfazione dei loro utenti. L\u2019educazione, durante il periodo dell\u2019obbligo scolastico, deve obbedire a specifici valori. Non pu\u00f2 diventare l\u2019arena della competizione sociale. Chiedere alla scuola di soddisfare l\u2019ambizione individuale di ognuno \u00e8 condannarsi alla scuola-supermercato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Purtroppo, \u00e8 quel che \u00e8 successo e continua a succedere dentro quel mondo complicato che \u00e8 la scuola dell\u2019obbligo, schiacciata tra pressioni delle famiglie, piani di studio stipati di competenze trasversali, dimensioni curricolari e una sovrabbondanza di aree e discipline, col loro corollario di <em>traguardi di competenza<\/em> illusori: un piano di studio che porta dritti al <em>menu \u00e0 la carte.<\/em> Tuttavia, \u00e8 proprio da questo piano di studio che, spesso, le famiglie prendono spunto per accusare maestri delle scuole comunali e professori della scuola media del fatto che i loro figli non imparano le conoscenze e le competenze cos\u00ec copiosamente illustrate e commentate in quelle 200 pagine di buoni propositi \u2013 si fa ovviamente per dire.<\/p>\n<p>Nel citato articolo, Cotti osserva pure che <em>\u00ab\u201cPenuria\u201d oggi \u00e8 la parola pi\u00f9 sentita, nella politica svizzera. L\u2019abbiamo sentita nei dibattiti sull\u2019energia, sulla situazione idrologica, sui farmaci essenziali e, ovviamente, sulla manodopera. A quest\u2019ultimo proposito, molti Dipartimenti cantonali dell\u2019educazione si sono trovati in gravi difficolt\u00e0. La scarsit\u00e0 di docenti ha obbligato, per esempio a Zurigo, ad assumere anche persone che non possedevano le qualifiche necessarie per gestire una classe\u00bb. <\/em>Oddio, nulla di scandaloso nell\u2019assumere insegnanti senza le qualifiche richieste \u2013 fatto questo che non mette al riparo da competenze professionali carenti: perch\u00e9 un conto sono i diplomi, un altro ci\u00f2 che i docenti sono in grado di fare.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro \u00e8 gi\u00e0 successo, negli anni \u201970, nel Vallese francofono. Anche in Ticino, una decina di anni fa, per far fronte a una carenza di insegnanti nella scuola elementare, si era \u201csnellito\u201d il curricolo formativo previsto dal Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI, mandando gli studenti dell\u2019ultimo anno a \u201cimpratichirsi\u201d a met\u00e0 tempo come insegnanti contitolari nella scuola reale, come se fosse stato cos\u00ec difficile sapere che negli anni \u201910 di questo secolo sarebbe iniziato un sostanzioso cambio generazionale, che chiamava a gran voce nuovi insegnanti, giovani e ben preparati.<\/p>\n<p>Purtroppo, invece, siamo daccapo, con l\u2019aggravante che, accanto a una riduzione del numero medio di allievi per classe, con proporzionale aumento delle classi di scuola, sono state inventate diverse figure professionali che, come formazione di base, esigono la patente di maestro: docenti d\u2019appoggio, risorse casi difficili, operatrici per l\u2019integrazione, docenti di lingua e integrazione\u2026<\/p>\n<p>Con tutto ci\u00f2, questa sorta di riforma della scuola, che \u00e8 nata e cresciuta nel breve volgere di un decennio, ha coinciso con un importante ricambio generazionale, che ha messo sotto pressione il DFA, che \u00e8 l\u2019istituto chiamato a formare i docenti delle scuole comunali e abilitare all\u2019insegnamento quelli del settore medio, una scuola che \u00e8 pi\u00f9 o meno coetanea di questa scuola dell\u2019obbligo delle competenze.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 difficile capire se i docenti attualmente in carica sanno destreggiarsi dentro la ragnatela del piano di studio e, nel contempo, gestire le relazioni e la comunicazione con le famiglie dei loro allievi: perch\u00e9 organizzare la vita della classe, cio\u00e8 un gruppo basato sul diritto e non sugli affetti, richiede la necessaria serenit\u00e0 e un congruo entusiasmo.<\/p>\n<p><strong><em>Scritto per <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/la-scuola-come-istituzione-non-come-servizio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Naufraghi\/e<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Docenti e allievi, fra piani di studio e pressioni delle famiglie Su La Regione del 17 giugno, Giuseppe Cotti, vicesindaco di Locarno, ha pubblicato un\u2019interessante opinione col titolo \u00abNon esiste scuola senza rispetto\u00bb. 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