{"id":607,"date":"2009-12-24T15:30:57","date_gmt":"2009-12-24T16:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=607"},"modified":"2018-03-18T18:32:05","modified_gmt":"2018-03-18T17:32:05","slug":"la-formazione-dei-docenti-e-gli-eredi-di-pestalozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-formazione-dei-docenti-e-gli-eredi-di-pestalozzi\/","title":{"rendered":"La formazione dei docenti e gli eredi di Pestalozzi"},"content":{"rendered":"<p>Sono d\u2019accordo con il nostro ministro dell\u2019educazione: insegnanti si diventa, non si nasce. Ci saranno quelli pi\u00f9 inclini, ma per favore lasciamo perdere il discorso sulle vocazioni. Il motivo del contendere, che ha indotto Gabriele Gendotti a intervenire pubblicamente nei giorni scorsi, \u00e8 il quasi eterno problema dell\u2019importanza della pedagogia &#8211; o, pi\u00f9 in generale, delle scienze dell\u2019educazione &#8211; nel percorso formativo degli insegnanti, dalla scuola dell\u2019infanzia in su. Sempre pi\u00f9 spesso, da parte dei professori, si levano vibranti lagnanze contro la norma attuale secondo cui, dopo aver ottenuto il diploma universitario, \u00e8 necessario frequentare un istituto magistrale per accedere al mestiere di insegnante: sono convinti che basta \u00absapere le cose\u00bb per poterle insegnare &#8211; e se poi gli allievi non le imparano, cavoli loro. Va da s\u00e9 che la conoscenza delle nozioni e delle competenze che fanno parte dei programmi \u00e8 essenziale. Ma insegnare, soprattutto insegnare nella scuola dello Stato, implica qualche competenza in pi\u00f9. \u00c8 vero che molti ricordano con simpatia qualche (raro) insegnante che li sapeva entusiasmare per le sue doti comunicative e la passione per la disciplina. Come sempre, per\u00f2, non \u00e8 il caso di elevare l\u2019eccezione al rango di verit\u00e0 indiscussa.<br \/>\nSi pu\u00f2 discorrere a lungo sull\u2019attuale momento, che prevede la formazione pedagogica prima di poter aspirare a un posto di insegnamento. Evidentemente la scelta, imposta dalla Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione, ha una sua logica, che tuttavia ritarda a dismisura il tempo di accesso al mondo del lavoro. Ma la necessit\u00e0 di acquisire una lunga sequenza di competenze, proprie di un insegnante consapevole e preparato, andrebbe trattata senza la solita puzza sotto il naso: gli enormi problemi legati alla formazione e all\u2019educazione dei futuri cittadini son l\u00ec a dimostrare che non bastano lauree master e dottorati per fare dei bravi insegnanti. Ci si potrebbe chiedere, credo legittimamente, quanti professori si erano iscritti all\u2019universit\u00e0 mirando, in seguito, all\u2019insegnamento; e quanti, per contro, avevano in mente carriere ben pi\u00f9 prestigiose, poi deragliate verso la scuola. In quest\u2019ottica, dunque, la formazione specifica degli insegnanti riveste un\u2019importanza considerevole e irrinunciabile. Quando mi reco dal medico o chiamo l\u2019idraulico, mi attendo che il medico o l\u2019idraulico sappiano svolgere il loro lavoro secondo le regole dell\u2019arte. Analogamente dobbiamo pretendere le medesime competenze dai docenti ai quali affidiamo i nostri figli, considerando che la scuola \u00e8 obbligatoria e che l\u2019insegnante, a differenza del medico e dell\u2019idraulico, non lo si pu\u00f2 scegliere.<br \/>\nDi tutt\u2019altra pasta \u00e8 invece il dibattito sul contenuto dei curricoli formativi dei futuri insegnanti. Al di l\u00e0 delle didattiche disciplinari, ho l\u2019impressione che nel campo &#8211; fondamentale &#8211; della pedagogia e delle scienze dell\u2019educazione regni oggi tanta confusione, nel Paese e dentro gli stessi istituti magistrali, e che la tensione etica nei confronti della professione sia sempre pi\u00f9 al ribasso. A ci\u00f2 si aggiunga il completo scollamento tra i contenuti della formazione pedagogica e l\u2019azione concreta dell\u2019insegnante, che facilmente se ne fa un baffo della formazione (eventualmente) ricevuta. In quest\u2019ottica, dunque, l\u2019ottenimento del diploma che abilita all\u2019insegnamento rischia di trasformarsi in una sorta di male necessario: se serve il pezzo di carta, facciamo pure anche questa, tra un mugugno e l\u2019altro. Per contro \u00e8 certo giunto il momento che lo Stato intervenga con caparbiet\u00e0 affinch\u00e9 la formazione pedagogica dei suoi insegnanti sia rigorosa e coerente con le finalit\u00e0 della scuola. E che tra il dire e il fare svanisca il fossato attuale: perch\u00e9 non sembra proprio che nelle nostre aule brulichino tanti eredi di Pestalozzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono d\u2019accordo con il nostro ministro dell\u2019educazione: insegnanti si diventa, non si nasce. Ci saranno quelli pi\u00f9 inclini, ma per favore lasciamo perdere il discorso sulle vocazioni. 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